Parlami di Lucy (2018)

Titolo originale:  Parlami di Lucy

Anno: 2018

Paese: Italia

Lingua: Italiano, Tedesco

Genere: Dramma psicologico

CAST TECNICO

Regia Giuseppe Petitto

Soggetto e sceneggiatura Giuseppe Petitto, Kim Gualino

Montaggio Giuseppe Petitto, Annalisa Forgione, Elio Gentile

Dop Davide Manca

MusicheTeho Teardo

,Produttori esecutivi

Elda Guidinetti, Andres Pfaeffli, Frenk Celarc,

Petra Vidmar

Luca Emiliano Pancaldi, Ognjen

Dizdarevic

Una produzione Martha Production, Ventura Film, Gustav Film

Casa di Produzione: Altre storie

Durata: 84 minuti

Formato: DCP

CAST ARTISTICO

Antonia Liskova

Michael Neuenschwander

Linda Mastrocola

Mia Skrbinac

– Dai Lucy spegni le candeline altrimenti niente desiderio

 – Ma io non ho desideri (cit. Parlami di Lucy)

Il cinema indipendente italiano continua a sfornare opere molto interessanti e coraggiose come Parlami di Lucy, di Giuseppe Petitto, ultimato nel 2015, e che trova spazio cinematografico solo ad Aprile 2018.

Nicole, suo marito Roman e la piccola Lucy vivono in una bella casa tra le montagne del Nord-Est ma non sembrano felici: la coppia è evidentemente in crisi a causa di un tradimento di Roman e questo si ripercuote sulla bambina molto chiusa e problematica.

Sogni inquietanti e visioni oscure tormentano Nicole, Lucy sembra sempre più in pericolo a causa di fenomeni inspiegabili che si manifestano nella casa. Le certezze di Nicole vacillano e vengono messe in discussione per salvare la bambina, ma la soluzione che sembra a portata di mano, si allontana e niente è più come sembrava.

La figura di Nicole è centrale in questo dramma psicologico, intricato e sofisticato. Interpretata dalla bravissima Antonia Liskova (Sconnessi, Seguimi-in my steps), Nicole fornisce il singolo punto di vista attraverso il quale si dipana l’intera trama. Lo spettatore viene accompagnato, attraverso il suo sguardo, lungo il percorso che intraprende la donna per risolvere l’enigma che la angoscia.  

Al suo fianco Roman, il marito, interpretato da Michael Neuenschwander, riesce a trasmettere una sensazione di incertezza e di sospetto funzionale all’intreccio e allo svelamento finale. Infine c’è il personaggio di Lucy una bambina bellissima, eterea e, allo stesso tempo, inquietante e fredda (capirete il perché guardando il film) interpretata dalla convincente Linda Mastrococcia.

parlami di lucy set

Un altro interprete fondamentale del film è il paesaggio descritto in modo suggestivo dal regista che prima di questo film è stato un apprezzato documentarista di livello internazionale. In questo senso la montagna sembra avere un ruolo di oppressione e di angoscia e anche la palette di colori scelta per rappresentarla va in questa direzione.

La regia è attenta a non svelare anticipatamente le conseguenze finali e a indagare da vicino, quasi ossessivamente, il personaggio di Nicole. Le musiche originali di Theo Teardo sottolineano in modo preciso ed emozionante i passaggi del film. I dialoghi sono ridotti all’essenziale, Roman spesso parla in tedesco a sottolineare l’incomunicabilità di fondo della coppia e la solitudine di Nicole impegnata in una lotta con la sua coscienza.

La storia è quasi interamente ambientata all’interno della casa e il suo aspetto, come anche la personalità della protagonista, subisce una modificazione nel corso del film per cui all’inizio appare come un luogo accogliente e rassicurante man mano che la situazione evolve diventa sempre più inquietante e claustrofobica fino a diventare un vero e proprio luogo di detenzione. La stessa protagonista subisce una vera e propria trasformazione e alla fine del film sembra essere una donna diversa rispetto alle prime inquadrature.

Questo film è stato concepito come un sofisticato dramma psicologico, in cui ogni elemento della trama gira attorno ad un singolo punto di vista. Attraverso un approccio così formale, conduciamo sia la protagonista, sia gli spettatori dall’indagine di prove apparenti verso un’analisi interiore. Nicole percepisce una serie di misteriosi avvenimenti che minacciano sua figlia Lucy. Più si sforza di capirne l’origine, più essi peggiorano (cit. Giuseppe Petitto)

set film

Guardando il film ho notato delle citazioni eleganti e appena accennate al maestro del thriller Alfred Hitchcock  in un paio di scene: la prima in una scena girata sulle scale che richiama alla mente la celebre scena di Psycho e l’altra in una ripresa aerea, una soggettiva dalla visuale degli uccelli come nell’omonimo film del regista inglese.

Bellissime le scene oniriche e in particolare la scena iniziale ambientata tra le bianche rocce carsiche ma in generale tutte le riprese ambientate all’esterno della casa restituiscono il fascino e la maestosità della montagna.

Uno dei limiti del film a mio parere può essere l’eccessivo uso del flashback e della suspense che rischiano, in alcuni punti di disorientare lo spettatore, ma il risultato finale è un’opera molto interessante e coinvolgente soprattutto considerando il livello medio del cinema italiano attuale.

Purtroppo questa rimarrà l’unica opera di finzione di questo bravo e sensibile regista prematuramente scomparso a quarantasei anni a causa di un incidente stradale, peccato perché con quest’opera prima ha dimostrato ancora una volta che, più che con i grandi mezzi, i buoni film si fanno attraverso le idee.

regista di parlami di lucy

Note positive:

  • Notevole senso estetico nella scelta di ambientazione e palette di colori.
  • Tensione costante per tutto la durata del film-

Note negative:

  • La struttura temporale e i numerosi flashback possono disorientare la visione.