Le dichiarazioni di Muccino, Accorsi e Miriam Leone alla conferenza stampa di Le cose non dette
Jan 28, 2026
Conferenza stampa di Le cose non dette, il nuovo film di Gabriele Muccino, tenutasi venerdì 23 gennaio al Cinema The Space Moderno di Roma. Presenti il regista e sceneggiatore Gabriele Muccino e gli interpreti Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani e Margherita Pantaleo.
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Che barazo. Buonasera a tutti. Buonasera a tutti. Le cose non dette producono
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Lotus cinema. Raffaella Leone e Paolo De Brocco sono qui. Passo a presentare persone che conoscete bene. Claudio
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Santamaria, Carolina Crescentini. Pessimo questo ritorno d'audio, eh?
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No, insomma. Troppo forte. Il microfono Gabriele Muccino, Iriamo
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Bleone, Stefano Corsi, Margherita Pattaleo e Savign Beatrice Savignani. Grazie Claudio. Ehm
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inizio da Gabriele, ovviamente viene citato Stendal Rosso e nero.
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Si dice in quel libro che ogni vera passione pensi solo a se stessa, no? Che mi vera passione pensi solo a se stessa.
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Sì. Volevo che raccontassi un po' la genesi del film che è tratto da dal romanzo di
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di Elfron e che che cosa volevi raccontare?
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La Genesi nasce sente? So so se sono troppo abbassato. Oh oh
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basso. Eh prendi questo. Si sente questo? Poco. Poco. Si sente poco.
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Sì. È meglio. Vabbè. Dunque, la vera Genesi dei film nasce con Raffaele Leone che mi parla di
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questo libro che è Siracusa scritto da da Ehron.
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è un libro che avevo provato già a fare in tanti, eh, ma non c'erano riusciti e
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a a evidentemente. Quindi a un certo punto ci provo io a metterlo in
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sceneggiatura e lo scrivo letteralmente in 25 giorni perché il plot era talmente
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chiaro e talmente avvincente e ben costruito che mettono in chiave forma di
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sceneggiatura di sceneggiatura è stato uno dei lavori più veloci
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di sempre, forse. Eh, e quindi nasce così. Eh,
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nasce così e il motivo per cui ho voluto farlo è perché quei personaggi io li conoscevo già perfettamente, perché
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quello che fa il lavoro di Dagia Flor al teatro, anche al cinema è un lavoro che corrisponde molto a quello che io ho ho
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fatto eh nella mia filmografia, cioè l'indagine in personaggi in cerca di
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felicità e di relazioni serene, non trovandole, è un po' la cifra
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dell'autrice ed è sicur sicuramente anche la mia. Quindi questi personaggi erano molto corrispondenti a quello che
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io avevo raccontato con la forza di un twist, di un plot twist molto forte che
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invece non apparteneva alle alle mie corde e che mi piaceva abbracciare. E quindi questo film nasce in questo modo
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abbastanza tumultuoso, cioè cioè lo scrivo
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velocemente in una telefonata chiamo Stefano, Carolina e Claudio Santa Maria.
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Eh, dico perché chi è Claudio? Comunque chiama
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comunque chiamo. Ma come ti permetti? Stefano Carolina Claudio li chiamo, gli
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dico c'ho un figlio che parte questo qua ci sei? Sì, sì, sì. Non non ho idea di
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quanto fosse, però così metto insieme la prima parte del cast. Poi cerchiamo eh
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Elisa che non che era un ruolo molto eh tricky, cioè molto complesso, perché lei
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in realtà oltre a essere il mio punto di vista fondamentalmente
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eh è un personaggio che vive di implosione per gran parte perché non
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vuole fare delle domande che rivelino una verità che le possa fare male.
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Quindi trovare questa capacità di essere
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non ingenua, non miope, ma intelligente e e cauta e ed
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empatica. Non non è stato facile. Ho fatto un po' di provini. A un certo punto ho detto "No, ma io avevo visto un
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film bellissimo con loro due, ho visto una chimica pazzesca", ho detto "Cheo
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Miriam?" E quindi ho chiamato William e e senza fare un provino come tutte le altre che mi erano passate sotto sotto i
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perdi, hai voluta è venuta direttamente a fare con le le prove. Sono state tante
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le prove, ne faccio sempre tante di prove perché è lì che poi capisci quanto funzionino le battute, i personaggi, la
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loro storia, eccetera eccetera e e anche soprattutto trovi la temperatura che è
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fondamentale per un film, per un regista e per un film. Cioè lo storytelling viene dalla temperatura e dal dosaggio
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delle temperature scene. Se non dosi bene le temperature i film sono piatti,
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invece le curve emotive arrivano dal dosaggio del tempo e delle temperature e
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questo lo troviamo facendo delle prove. E così entra Miriam e poi è entrata anche Margherita attraverso Margherita
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Pantaleo lei che che ha 13 anni come personaggio attraverso moltissimi provini. Alla fine quando l'ho visto ho
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detto "È lei, lei, lei, lei il casting direct diceva no ma vediamone altre". No, no, ma è lei, è lei, è lei. Ne ho
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viste anche altre forzatamente, ma io l'avevo già scelta appena l'ho vista in un self taper. E Beatrice Savignani è
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entrata in un modo un po' come nel film, diciamo, se sei arrivato
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out of the blue. E quindi eccoci qua, siamo qui, ho lavato con loro e abbiamo fatto questo
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film in grande armonia, grande voglia di stare insieme e farlo nel modo
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migliore, eh. Chiedo, parto da Miriam che è un po' l'ospite inatteso, visto che con gli altri attori che sono che
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sono qui, con quasi tutti gli altri attori avevi lavorato. Ti sei resa conto, come ha detto Gabriele, di essere
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lo sguardo del regista su questa storia? Vabbè, io sono veramente felicissima di
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essere in un film di Gabriele Muccino, perché Gabriele Muccino è veramente uno dei maestri del cinema italiano
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contemporaneo e perché sono dei compagni di avventura straordinari perché dirige
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un gruppo che è veramente una grande orchestra che suona ognuno, ogni strumento, secondo me perfettamente la
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sua parte e quindi è bello cantare, essere parte, essere strumento in un'orchestra.
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Eh, avevo capito che comunque questo personaggio era molto complesso perché
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ne abbiamo parlato con Gabriele a lungo e poi perché già in scrittura è un personaggio appunto che non esplode, no?
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Che che quindi togliere è sempre molto più difficile che aggiungere. Quindi abbiamo lavorato inizialmente molto in
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sottrazione, ci siamo fatti tantissime domande sul come appunto avere uno
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sguardo intelligente sulle cose, ma comunque non vedere fino in fondo quello
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quello che stava accadendo. E questo accade spesso, no? Ci accade spesso. Ci sentiamo sempre magari eh consapevoli di
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quello che ci sta accadendo nella vita. Succede anche ad amici, no? persona che abbiamo intorno che si sente di avere
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tutto sotto controllo, invece poi l'inconscio sta nascondendo delle cose.
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Questo è quello che che succede a Elisa. vive questo grande amore per il marito, in qualche modo è anche stata la sua
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musa, forse si è anche fatta un po' da parte rispetto al suo talento per dare luce al talento di questo uomo. Solo che
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poi davanti al fallimento, la frustrazione del non riuscire a diventare madre, questa coppia attraversa una crisi, lei attraversa una
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crisi e in qualche modo in questo film di Gabriele le donne sono anche i personaggi che ehm
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diciamo danno vita all'azione, che non subiscono, che cercano in qualche modo di cambiare le cose. Quindi Elisa sposta
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lo sguardo e organizza questo viaggio a D'Angeri per cercare di vedere le cose
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da un altro punto di vista, perché non è possibile che le cose non funzionino più e porta anche questa coppia in crisi e
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perché vuole aiutare in qualche modo anche i suoi amici, no? Questo è un film che parla di amore e che parla di
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amicizia e di quanto siano fragili e imperfette le relazioni umane. Tutte le
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relazioni umane sono sottili e fragili. E questo lo viviamo tutti, per questo secondo me ci riguarda tutti in qualche
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modo, anche se poi la storia arriva a delle conseguenze estreme. Tutti in qualche modo non ci diciamo o
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non ci siamo detti delle cose, non riusciamo a dire delle cose, facciamo fatica ad accettare a volte la verità
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quando è scomoda. E chiedo a a Stefano che fa un lungo
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discorso nel film sulle stagioni della vita e sulle stagioni dell'amore, sembra
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quasi di sentire batti e che si trova di fronte a una scelta, no? Ad un certo punto c'è c'è un fermo immagine e che
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segue filologicamente quello che tu dici e tu dici c'è stato quel momento esatto in cui è andato tutta [ __ ] e c'è
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stato quell'altro momento esatto in cui io avrei potuto fermare ogni cosa e lasciarla andare più placamente e invece
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no, non ti fermi e fai precipitare come in un domino tutta una serie di conseguenze fino a terra.
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Allora, una piccola premessa. A me piace sempre tantissimo lavorare con Gabriele
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Puccino, perché perché i film di Gabriele, i personaggi
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di Gabriele raccontano sempre qualcosa di noi. È un po' quello che diceva anche Miriam, cioè veramente magari non non ci
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fa piacere vederlo subito. Dici "No, ma no, io non sono così". Sai quanti quando uscì l'ultimo bacio anche amici, no, il
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film è bello, però dai, no, l'abitud dopo 2 anni venivano. Sai che però ci ho ripensato al film, cioè alle volte
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quando uno tocca certi nervi scoperti o certi tasti sensibili non è che ci fa piacere, cioè questo titolo Le cose non
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dette molto emblematico. Ci sono cose che decidiamo di non dire, cose che ci sono bugie, ci sono cose che non diciamo
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perché non ce ne rendiamo nemmeno conto. Quindi ci si sente sempre chiamati in causa in qualche modo. È è quella roba
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lì che hai detto tu adesso, quel piccolo momento in cui quando tu risali a quel
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momento sparti acque, a quello sliding door che ha diviso la tua vita in due da quel momento lì. Eh, quante volte ci
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capita? Non non ce ne magari non ce ne siamo accorti perché magari in quel momento è un piccolo gioco anche, no?
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quanto può essere innocente un bacio, appunto, quanto può essere innocente una carezza, non dire una cosa, un piccolo
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gioco di complicità che si crea fra noi. Invece come può ingrandirsi, quante
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conseguenze può portarsi dietro? una coppia che ce l'avrebbe anche potuta fare perché questa non è una coppia
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infelice, è una coppia che sta sta attraversando un momento complesso, la nostra, dico nel dettaglio, è che
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effettivamente quello che fa lo fa per ritrovare un'armonia e ci sta quasi riuscendo. Chissà cosa
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succederebbe se non succede quello che poi succede sullo schermo e se non fosse successo quello che è quel punto che
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racconti tu, è questo che mi piace molto, che secondo me si riesce
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attraverso una struttura molto articolata, in questo caso c'è anche questa cornice ulteriore, a parlare
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sempre di noi, di sentimenti umani, di cose della vita di tutti i giorni e ed è ed è facile alle volte dire "No, ma quel
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personaggio no, ma quello lì però sbagliato". Perché è difficile guardare tutto quello che facciamo noi, che
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magari non corrisponde a quello che ci piacerebbe fare in realtà, no? Quante volte quando poi ti vedi dall'esterno
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dici "Ma io ho fatto la stessa cosa e è questo che a me piace questo piccolo
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che i film di Gabriele traslano un pochino gli assi, no? tu passi dal vedere giudicare qualcuno al capire te
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stesso. Secondo me si stava molto scomodi sulle sedie effettivamente perché soprattutto negli
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ultimi 20 minuti e ti passa, insomma, passa la vita di chiunque di noi davanti
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a allo schermo e dice Carolina Crescettini nel film che non sappiamo mai veramente chi abbiamo di fronte, non
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nell'interrogatorio con la polizia italiana. Eh,
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è un po' il grande tema del film, cioè fino a che punto ci possiamo spingere nel sapere qualcosa degli altri. C'è chi
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dice che già sapere troppo di se stessi sia pericoloso, no? tu vai in questo in questo viaggio, eh tuo marito eh
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sostiene che tu abbi una nevosi molto forte di controllo, di ansia di controllo e però sei anche la prima a
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vedere il quadro generale, sei la prima che capisce, sei la prima che apre gli occhi. Eh, cè a tanti livelli, Anna. Anna, io
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la vedo un po' come la casa degli specchi dell'una park, perché ti detona in in continuazione con provocazioni e
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verità e quindi ti ritrovi a schiantarti contro vetri che non avevi preventivato.
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Però forse la più vera di tutti, anche se è vera con gli altri, è poco con se stessa, perché lei è consapevole di
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essere infelice, di essere in un matrimonio che non funziona. non accetta neanche il fatto che la figlia sia
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cresciuta e che forse ad oggi ha meno bisogno di lei, ma non ha il coraggio di
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prendere le redini della sua vita e andare in una direzione di felicità perché è troppo interessata a il
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pacchetto famiglia visto dall'esterno quando questa famiglia non funziona più.
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Se Anna trovasse il coraggio, Anna forse potrebbe trasformarsi, forse potrebbe
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avere una vita migliore e invece preferisce la tortura, la gabbia, la
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provocazione, il il brutto modo pur di rimanere in un
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territorio che conosce. E quindi le nevrosi sono obbligatorie se vivi in un
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contesto del genere e poi possiamo dire lo trovi in piccole robe seminate nel
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nei dialoghi. Anna sicuramente, lo dice Elisa, ha un percorso precedente fatto
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di abbandoni, quindi la regola numero uno della sua vita è che non subisca abbandoni sua figlia, però sua figlia è
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già abbandonata perché il problema serio di Anna è che ha scelto un uomo del
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quale probabilmente è rimasta incinta subito, eh, che non ama, che non ama sua
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figlia, che non è il padre che lei sperava che sua figlia e quindi lei
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bimba avesse e quindi si ritrova sola a fare,
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non so come dire, è il donky shotte contro i mulini a vento in versione psicopatica,
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in versione aggressiva, perché lei grida pur di farsi vedere, non riuscendo a
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capire che più fa così e più la gente cercherà di allontanarsi. Lei grida, lei ha bisogno di essere vista, amata, di
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sentirsi importante, però c'è anche l'illusione che tenere tutto sotto chiave lasci le cose immote
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e immutabili, no? Le preservi, le salvi. Ma perché lei è ossessionata dal controllo, ma non lo puoi avere il
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controllo. L'esempio è il rapporto con la figlia. lei è convinta di tenendola sotto chiave, vestendola da bambina più
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piccola della sua età, costringendola a delle dinamiche, che che tutto sia sotto
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controllo e quindi non pericoloso, ma in realtà quello che si sta innescando e che si sta sgretolando il rapporto con
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sua figlia. sua figlia si vergogna di lei, sua figlia non è più quella bambina, suo marito si vergogna di stare
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con lei. Va tutto male. Questo controllo in realtà sta portando alla perdita
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della della sua verità e della di una vita vera. Lei, che ci pensi a livello
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pratico, è sposata con un ristoratore che ha come centro della vita quel ristorante, c'ha un giorno libero a
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settimana. quel giorno libero si passa con gli amici, amici suoi che avranno
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ovviamente un'opinione su di me, come io ormai ho un'opinione su di loro, quindi
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è tutta una roba tremenda. È vive male Anna, vive molto male. Lei si dovrebbe
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concedere, ma non lo farà mai. Una bella seduta d'analisi, ma non lo farà mai.
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Non lo farà mai. Claudio, da quanti anni conosci Gabriele Muccino? Mi costringo a questo gioco
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matematico. Dal 97 abbiamo girato il suo primo film,
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ecco, fatto un film fatto per la TV che poi è andato al cinema. È stata una delle delle esperienze lavorative più
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divertenti di tutta la mia vita. Giravo il giorno con Gabriele, la sera andavo a teatro a fare le prove. Quindi vabbè,
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c'avo 23 anni, quindi facevamo, prendevo schiaffi la mattina da lui e la sera a terra.
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E sì, tanto tempo. Poi ti devo dire,
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no? Voglio voglio sapere se se cioè cosa avendo fatto un lungo pezzo di strada
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insieme, un lungo percorso, se è cambiato se lo stesso eh maniaco
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dell'inquadratura, del dettaglio, della precisione, del far bene le cose che era
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assolutamente già un tempo. Allora, Gabriele all'inizio era maniaco del piano sequenza perché aveva paura del
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montaggio, che gli tagliassero le scene. Quindi facendo piani sequenza nessuno poteva tagliare niente perché o ti
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tenevi il piano sequenza o ti tenevi il piano sequenza e questo era molto divertente perché fu la
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prima il primo film insomma 23 anni avevo, quindi era uno dei miei primi film in cui e la sensazione di di
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lavorare a teatro e la macchina da presa non era una macchina da presa, ma era un
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altro attore in scena, cioè un'altra attrice in scena, perché le coreografie
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eh di messa in scena di Gabriele erano erano de dei delle verografie di danza quasi, no? e si provava tantissimo. E
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questo fu una cosa che mi mi sconvolse perché io dicevo al cinema di solito non si prova, almeno quel poco di esperienza
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che avevo avuto non avevo fatto molte prove e invece Gabriele era maniaco delle prove, maniaco del del delle
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relazioni tra gli attori, della chimica fra gli attori. Eh, un attore funziona,
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se funziona anche l'altro e se funzionano insieme. Questo è stato per un grande un grande insegnamento. Quindi
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negli anni questa sua mania, mania voglio dire, soltanto una precisione,
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una grande attenzione al lavoro attoriale, insomma è cresciuta in maniera esponenziale e quindi la
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collaborazione fra lui e gli attori è sempre stata fondamentale e vitale. In questo film credo ancora di più perché
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abbiamo fatto un gran lavoro di prove, eh un gran lavoro di lettura, di riadattamento di alcuni dialoghi.
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abbiamo sono nate moltissime discussioni su su sulle scene, sul significato di di
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alcuni di alcuni passaggi, quindi è stato veramente un lavoro di squadra e credo che sia fondamentale perché arrivi
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sul set che sei già caldo, no? E hai già un hai già costruito tanto insieme. Ecco,
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vorrei andare dalle due sorprese del film che hanno due ruoli complicatissimi
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entrambe, devo dire. Eh, Beatrice, vuoi vuoi iniziare tu? tu hai insomma un
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ruolo molto difficile che tieni in mano perché sei sei quella che nelle famiglie
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degli anni 40 sarebbe stata chiamata sfascio famiglia e sogni un amore che non che forse non è realizzabile, non è
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possibile, però ci credi fino in fondo. e osservi, diciamo, in unità in cui ancora
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si ci si illude di essere innocenti, il castello di Menezzogni altrui, quello
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degli adulti, quelli veramente adulti. È vero. Innanzitutto Blu è un personaggio
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molto intenso, ma perché fa una scelta molto precisa, secondo me, quella di
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voler utilizzare la sua voce come una voce che va controcorrente in questo mondo fatto di bugie che, come diceva
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Stefano, spesso e volentieri non cose non dette che non è che volontariamente
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omettiamo, ma che la nostra mente tende a omettere e dimenticare. La scelta che
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fa Blu è una scelta molto coraggiosa, ribadisco, soprattutto perché
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ha un bisogno che non è solo quello di essere amata, ma proprio quello di essere vista in una realtà come quella
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di questo film, in cui lei non viene scelta e le bugie, le cose non dette, le omissioni, tutto ciò che viene nascosto
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in qualche modo la fa cadere in un baratro da cui lei effettivamente non si potrà salvare.
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La scelta dell'amore è una scelta quelle che in cui lei crede tantissimo, come appunto quella di credere nei suoi
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valori, nei suoi obiettivi, di porsi delle domande e che è un po' anche quello che ci permette di fare questo
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film, entrare in sala e uscire con con delle domande in più e di metterci in
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dubbio. Ecco, lei si mette in dubbio, ma è anche molto forte nel nel voler
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portare avanti ciò in cui lei crede e in questo caso è l'amore, che è la cosa più bella che ci capita nella vita, è una
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cosa che ci raggruppa tutti, quindi è un film molto terreno, molto umano e quindi
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è stata una grandissima esperienza sia perché per la fortuna che ho avuto a lavorare con queste persone che oltre a
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essere dei grandi attori e attrici sono veramente degli umani stupendi che mi hanno accompagnata e accolta.
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Eh, è stato un personaggio intenso, particolare, alle volte anche spicoloso
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e pericoloso, ma mi ha insegnato a non aver paura e a non aver paura di personaggi
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scomodi. Ecco, quindi per me è stata una grande lezione. Grazie anche a Gabriele e a tutte le persone che hanno contribuito a permettermi di entrare in
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questa grande famiglia. Quindi grazie
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Margherita, com'è stato per te invece? Sei sempre in scena, spessissimo, quindi
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sei proprio una coprotagonista vera del film, hai questo rapporto complicato con
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tua madre, ma in fondo il rapporto migliore ce l'hai con Carlo, con Stefano Corsi che è l'unico che sembra potersi
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sintonizzare su due onde, capirti, ascoltarti soprattutto, no? sono tutti presi da altro e qualcuno invece
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appoggio subito. Secondo me Vittoria è una ragazzina che in questo momento si sente in trappola.
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è molto simile a me perché sta vivendo il mio stesso periodo, cioè la la preadolescenza e in questo momento la
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madre inconsapevolmente la tiene in una bolla, una bolla che non gli permette di
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esprimere se stessa. Secondo me lei si va a rifugiare nelle parole di Carlo,
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quindi di Stefano, perché è l'unica è l'unico che la tratta per quella che è,
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cioè gli fa vedere la verità delle cose, le cose non dette, diciamo, di di ogni
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personaggio. Le capisce anche attraverso le parole di Carlo. Secondo me lei in
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questo personaggio trova il padre che, diciamo, non ha mai avuto. E
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e quindi io penso che sia che Carlo sia la chiave per farla liberare da,
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diciamo, questa gabbia. C'è una cosa, se se posso dire poi c'è
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c'è una cosa di destino destinica di questo film, no? Cioè nessuno si dice la
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verità, tutti la dicono agli altri, no? Ma nessuno poi sa veramente affrontare i propri mostri. Eh, di solito quando una
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coppia è in crisi in vacanza ci va da sola, no? Non si porta appresso gli amici. E lei invece organizza un
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viaggio, Elisa, e si porta appresso gli amici perché sa che ha bisogno anche di
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di avere uno specchio, no? In qualche modo sono tutti personaggi speculari e opposti, cioè Stefano fa qualcosa che io
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non farei mai e viceversa. Eh, lei fa qualcosa che lei non fa e viceversa,
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sono specchio l'uno dell'altro, no? Quindi in qualche modo inconsciamente sa che andando in vacanza insieme qualcosa
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accadrà. Quindi in qualche modo lei è come dire un po' il capitano di questa
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nave che va se va a largo, va in un territorio neutrale, in vacanza e e sa
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che qualcosa dovrà accadere, qualcosa esploderà. No, io la vedo anche in questo modo qua, perché lei è quella che
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apre gli occhi ad Elisa, Elisa è quella che apre gli occhi a me, io a Stefano e e Stefano ha a nostra figlia in qualche
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modo. Quindi è è un film anche di di relazioni di di amicizia, cioè anche Io
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a Blu, quindi è un film, cioè questi personaggi hanno bisogno l'uno dell'altro ed Elisa in questa sua
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inconsapevole consapevolezza lo sa e quindi in qualche modo organizza questo
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viaggio in due eh il Camicazz è lei. Il Camicazz è lei. Assolutamente. No, ma
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non è Camicazze. Sì, voglio far esplodere la bomba perché so che tutti devono tirar fuori qualcosa. Cioè, so
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che tutti devono tirar fuori qualcosa da qualche parte. Noi a volte agiamo anche inconsapevolmente, ma sappiamo dove
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vogliamo andare. Lei ha una grande desiderio di cambiamento, cosa che nessuno degli altri ha, quindi dentro di
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sé poi alla fine e qualcosa agisce in maniera inconsapevole.
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Se posso aggiungere, scusa, ti prego, vai Stefano, vai. e che io non sono completamente d'accordo con
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chi se ne frega. Ho capito par di tutti i personaggi, scusa. Ecco, questa è la mia visione. No, ma nel
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senso che è è proprio il senso del film, secondo me, questo, cioè alla fine è vero che anche oggi nelle interviste che
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facevamo sentivo delle cose con le quali ero d'accordo, altre con le però ognuno interpreta questi personaggi o ci mette
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qualcosa di suo dentro eh alcune cose giuste, altre sbagliate, magari voglio
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dire, cioè ci sono cose, però no, però è vero che secondo me, cioè è interessante
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questo, cioè a me fa fa tanto da riflettere, cioè tu per esempio adesso hai detto che lei eh porta anche per far
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scoppiare la bomba. Ma se non ci fosse il personaggio di Carolina, lei forse la nostra bomba, non non la non
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scoppierebbe nemmeno. Cioè, tutto questo che sto dicendo come questo che stai dicendo? Se non ci fosse lei, la bomba non esploderebbe.
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Sto dicendo lei, non lei. No, no, lei ci ha messo tutti insieme. Lei ci ha messo tutti insieme.
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Lei ci ha messo insieme. Una coppia per risolvere i propri problemi. Va in vacanza da sol,
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come diceva Marcom, è un film che farà discutere, come diceva Malco. Sì, ma secondo me lei ci porta in
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vacanza con lei perché sa che attraverso la relazione con l'altro può risolvere,
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può f esplodere qualcosa. tuo punto di vista l'abbiamo capito, giusto? Per me è bello. Cioè, quindi si quindi stiamo dicendo la
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stessa cosa, o meno. Sei d'accordo? Non non, ma un po' sì, un po' sì e un po' no. Ma
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anche io con te quello che hai detto prima, un po' sì, ma io non l'ho detto davanti a tutti. Però avete messo avete messo in scena un
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teatro che è il sogno di qualunque produttore. Io sono sicuro che voi sognate che a tavola succede esattamente
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quello che è accaduto dentro. Le cose dette la visione, le cose dette. Ok.
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Beh, sì, questo però ce lo siamo detto con Gabriele sempre. La speranza è
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questa, cioè quella di poi di suscitare, no, non solo negli attori, ma anche nel
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pubblico questo tipo di reazione, perché poi è un film che ti fa pensare, un film che ti porti dentro, i personaggi
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entrano dentro di te e tu sai che in qualche modo anche da spettatore sei
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parte di uno o dell'altro e quindi eh ti immedesimi,
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respingi alcuni e questo secondo Secondo me è è la grande capacità di Gabriele e
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è perché in qualche modo la cosa che mi
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ha detto quando ha finito di leggere il libro che gli avevo mandato che ha anche trasformato, come fa lui,
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perché poi non è una è uno spunto, diciamo, no? Eh, è stato Io questi li
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conosco tutti, io questi personaggi, no, questi sono i miei personaggi, io li conosco tutti.
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Allora è facile, no? Dico sì, sì. No, è facilissimo, è facilissimo. Dobbiamo farlo subito. Per questi io li conosco
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ed è vero, li conosciamo un po'. Eh, no. Eh, è beh, è ver eh, li conosciamo tutti, quindi l'idea è
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proprio quella. Poi sentendoti parte del film e parte di un personaggio piuttosto
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che di un altro, anche a tavola discuterne tanto da spingere altri ad andarla a
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vedere. No, non sono d'accordo. Io non mi conoscevo.
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No, io penso questa era è vero, è stato un film molto veloce, tra virgolette, nella sua nella decisione di farlo e
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anche nella scrittura e credo che abbia un po' in tutti i film di Gabriele c'è
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un po' questo questo tipo di contrasto e da quando è tornato in Italia, da un
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pranzo che facemmo a Los Angeles tanti anni fa, chi è lui manco ci conoscevamo forse e quindi per per esempio questa
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decisione in Italia abbiamo fatto tutti i film suoi ogni e ogni film ha determinate caratteristiche. quello che mi auguro e questo forse ancora di più
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perché io penso avendolo pure visto e letto la sceneggiatura, io sono riuscito, ho cominciato a discutere quando abbiamo visto il film la prima
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volta da di noi. Ecco, mi auguro proprio questo perché se la gente esce da un film e comincia a interpretarlo su se
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stesso comunque a capire meglio delle cose, a confrontarsi sull'altro cosa ha capito, credo che sia il proprio il
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motivo vincente per perché un pubblico possa essere attratto e ne possa parlare
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con gli amici, e poi è questo che no che alla fine ci interessa molto. E credo
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che stato questo obiettivo su questo film è stato molto raggiunto, forse anche più dei suoi precedenti.
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Sei d'accordo, Stefano? No, vorrei tenere il mio punto di vista per me da questo campo. Scusa, scusa.
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Sì, sì, liberissimo. agungere che è ovviamente il desiderio che il pubblico ne parli e
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quindi spinga andarle a vedere, ma fondamentalmente è il bello del cinema, nel senso che
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il fatto che in qualche modo le vite raccontate, no, questo film entrino
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nelle nostre e che in qualche modo ci lascino qualcosa di sbagliato, di giusto, ci facciano pensare. Ecco,
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Gabriele fa dei film che ti restano dentro. Quindi questo secondo me molto
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forse perché ho parla anche a una generazione che mi è vicina, però
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secondo me è un grandissimo talento che ha. Sono d'accordo della sua cifra. Giulia
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diamoale. Meno male.
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Quante copie? Wide 450. Sapete che
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450 450
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o più. Il numero giusto lo sappiamo martedì, purtroppo, che dice
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si saprà trattare. Buongiorno Francesca Perleonirellanza.
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E Gabriele, volevo chiedere qui chiaramente ci sono anche che
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passano sotto dei toni noir perché comunque il film a un certo punto è come se prendesse un ritmo sempre più
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accelerato perché sappiamo che qualcosa sta per succedere. Volevo sapere come eh
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ti sei confrontato con questa sfida, anche far entrare comunque anche questo genere o comunque dei toni di quel
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genere in questa storia e e come è importantissima Tangeri qui, no? È un
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personaggio perché un po' si stringe attorno a tutti loro e quindi come hai girato, come l'hai vista Tangeri nel
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film? Grazie. Dunque, no, io non ho mai pensato a al
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genere in questo film. Questo per me è un film di relazioni portate all'estremo
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come lo sono spesso le opere odcentesche di Verdi, doenzetti, Puccini che infatti
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esistono anche nella colonna sonora che peraltro è di Paolo Bonvino che è qui e
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che ha anche scritto e prodotto il brano di Mahmud
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che è vinto dal film. Ehm e dicevo che eh non ho pensato a un
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genere noir o thriller, cosa che secondo me il film è ma non è assolutamente
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l'obiettivo. Eh l'obiettivo era indagare fino a che punto
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le imperfezioni umane potessero recarsi un danno. E questo è tipico
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proprio della traviata delle grandi opere
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romantiche in cui i personaggi non conoscono mezze misure, devono alle fino
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alla fine, sono estremi e sono pronti a tutto pur di arrivare a a quello che
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aspirano di più, che spesso è proprio l'amore, ma ci arrivano spesso anche molto male. E
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E questo è è il motivo vero per cui ho fatto questo film, cioè un film sull'amore, sulle perfezioni dell'amore,
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degli esseri umani, delle relazioni umane e di cosa possono essere necessarie conseguenze.
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Ah, Tangeli, scusami, Tangeli l'ho conosciuta proprio mentre scrivevo questo film. Io l'ho scritto a tarifa
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dove ero andato a fare with self, ma scrivevo anche il film in 25 giorni, però tarifa che in Spagna sta di fronte
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a Tangeri. Cioè, cioè Tangeri la vedi come vedi Ischia da da Napoli. Quindi un
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giorno siamo andati con mia moglie e i nostri figli a in draghetto a a Tangeli avevo comprato
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due tappeti, ma io sono tornato pensando che posto bello questo per gitarci per per gitarci un film. E quindi da quel
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momento lì il film si è inventato nella mia testa a Tangeri
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perché è magnetica, perché con un piccolo percorso in draghetto solo io ho
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fatto e tutti loro hanno sempre volato da Roma in maniera anche complessa fino
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a T'Angeli. Però invece col traghetto è così vicina ma così lontana quando quando diettante sei
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non sei più non sei più in in occidente. L'occidente ti ti sembra così lontano e
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e ti senti anche m senza più maschere in qualche modo e e ho pensato che fosse il
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posto giusto dove loro potessero perdere queste maschere perché il mum zinc torna
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più volte al giorno.
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Questo modo di comportarsi socialmente molto diverso dal nostro ti fa sentire
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davvero fuori molto molto più lontano da casa di quanto tu non sia. E quando sei lontano
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da casa riesci anche a a esplorare te stesso e altre emozioni più a fondo
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perché ti senti quasi più al sicuro. Ma non è così.
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Una domanda per Gabriele Muccino e una pericolo solo dire che pur non avendo essendo
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concentrato sul sulla parte noir, comunque c'è stata una grande precisione di costruzione su quella cosa lì, nel
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senso gli ingredienti, il bacio del le cose, cioè ci mi ricordo che comunque
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c'è stata un'attenzione e e credo che se funzioni poi perché magari non era
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concentrarsi sul genere ma sull'efficacia della narrazione, però funziona bene, secondo me, perché
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qualcuno è guardato di Vediamo, vediamo che raggio ha.
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Questa questa è la svolta thriller
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a votore. Ricorda
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allora volevo chiedere a Beatri se questo magico Allora,
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se questo sì questo pluralismo dei punti di vista che poi
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Ok. Volevo chiedere a Beatrice se questo pluralismo di punti di vista connesso al
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Margio di Così di cui hanno parlato anche da Corsi e
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Santa Maria ti ha permesso di esplorare il tuo personaggio così emblematico di
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immergerti in questo personaggio e cosa ti ha dato a livello di indicazioni
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Capello Luccino per trasformare quella che poteva essere una sudditanza davanti
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a dei nomi così importanti del gast invece un pungolo perché il tuo personaggio unisce debolezza ed energia
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genuina. Allora la domanda di Gabriele era dice
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io voglio la verità. Vogliere la verità in un film di Gabriele Muccino vuol dire tante cose sicuramente. Quindi, com'era
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entrare in sottrazione per Miriam per me era espormi tanto perché è anche quello che in realtà è la trama del della
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storia di Blu, l'arco narrativo di Blu. E quindi principalmente la domanda, la
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richiesta di di Gabriella era questa e che voleva dirsi esporsi ogni giorno e mettersi alla prova sempre di più in una
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realtà in cui il personaggio va completamente controcorrente, non non ha intenzione di ascoltare, non ha
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intenzione di dire la verità a Carlo, non ha intenzione, ha solamente bisogno di questi colpi di scena che la facciano
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sentire viva. è una ragazza di una generazione nuova, di una generazione giovane, ha bisogno di non accettare la
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vita a metà. È una cosa che lei principalmente non accetta e e da una parte un rischio perché non non si sa in
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che direzione può andare. Si possono ricevere dei no, si possono ricevere delle menzogne o si possono ricevere dei
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sì, questo non si può sapere. Quindi era un rischio sia per me per esplorare delle cose che che non conoscevo. Io
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vengo da una realtà molto diversa. Eh, vengo da una realtà molto piccola, dico in un piccolo paese in Umbria che fa
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meno di 1000 animi, quindi capirai? E però avevo lo stesso la stessa forza
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forse che mi unisce lo stesso coraggio, quello di buttarmi andare. Forse io non
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so la Beatrice se avrei lo stesso coraggio di partire per amore dei vari Nattangeli, però è stato un'ottima
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occasione per me prestarle il mio corpo, la mia voce e lei mi ha prestato le sue domande, le sue necessità e e mi ha
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sottoposta appunto a a un viaggio interiore molto introspettivo che mi ha fatta crescere sicuramente
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e mi ha fatto in un qualche modo innamorare di questo mondo. Questo qui non posso smettere di dirlo anche grazie
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a loro il loro modo di di vedere il lavoro, di vedere l'arte, di
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conoscere i personaggi, farsi delle domande. Tante domande io ponevo anche perché mi ritrovavo in una realtà in cui
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partiva l'azione e poi perdi completamente percezione di dove sei e c'è solamente che Gabriele che ti fa
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urla. Possiamo dirlo che me lo dicevi questo? Gatrice. Urla. Lo sanno tutti.
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E lo sanno tutti. Claudio scena. Eh, sì, sì, sì, certo, certo. Per appunto
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mollare anche quell'inibizione, no? Quindi è stato è stato molto intenso.
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Sì. Spero di essere stata sufficientemente. Non so se c'era qualcos'altro. Sperio
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del film. Beh, mi sono immedesimata in qualche
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modo. Sì, forse non fare le stesse scelte. Sì, però nella vita, magari anche in
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ambiti argomenti diversi, non ho paura di alzare la voce per farmi sentire nel momento in cui faccio una certa. Questo
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se questa è la domanda. Sì, grazie.
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Salve Giele Bianconi. Il tempo qui sulla sinistra credo. Sì. Allora, volevo chiedere questo a Gabriele Muccino,
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rispetto alle parole che aveva detto prima Miriam Leone, delle donne che sono così centrali nel film, muovono l'azione
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e in realtà nel tuo cinema le donne sono sempre state al centro denti
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già da 25 anni, nel senso che sono lo specchio di sono sempre state un po' lo
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specchio della della realtà delle donne rispetto agli uomini e se su un gancio
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con i due protagonisti maschili e Santa Maria Corsi che nel nei film di Muccino
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ci sono già stati. Questi uomini rimangono sempre un po' così come quelli anche dell'ultimo bascho,
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fanno cose ma poi alla fine non le cambiano. E allora vi chiedo se sono
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appunto specchio di degli uomini di oggi. Grazie. Eh, e il mio sguardo sugli uomini è
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sempre stato lo stesso e evidentemente crescendo insieme a loro non è cambiato
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anche il mio sguardo su su me stesso, cioè eh
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pensavo di evolvermi più di quello che penso di essermi evoluto.
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St a spiegarmi. Mamma mia, stavo leggendo.
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E poi e mentre ho sempre pensato che le donne avessero una non è che non è che
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l'ho pensato evidente, cioè è un'evidenza empirica, cioè
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la mia parte femminile ha sempre voluto raccontare le donne, capirle anche,
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conoscerle, cose che invece la mia parte maschile non ha saputo fare abbastanza bene e quindi raccontare le donne come
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come minaccia alla alla fragilità maschile
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che che io credo ci sia, cioè l'uomo è è comunque più impreparato alla vita di quanto non sia
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la donna per tanti motivi che adesso non voglio raccontare sarebbe una lezione di
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sociologia d'accantto, però in questo io questo film ho veramente
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osservato dal punto di vista femminile dire la storia che ve l'ho raccontata da quel
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punto di vista. Sono in tutti i miei film io sono stato
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uomo e donna a seconda di chi scrivevo. Ma in questo film è più dichiarato
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questa angolazione.
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Grazie. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie.
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