Lavoreremo da grandi (2026) — Conferenza stampa con Antonio Albanese, Battiston e Rignanese
Feb 7, 2026
Lavoreremo da grandi, un film del 2026 con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e Niccolò Ferrero. Nella conferenza stampa, tenutasi a Roma il 29 gennaio 2026, il cast racconta il film prodotto da Palomar, Mediawan Company e Piperfilm, realizzato con il contributo del Ministero della Cultura e del Piemonte Film TV Fund, e distribuito da Piperfilm con vendite internazionali curate da Piperplay.
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allo sceneggiatore Piero Guerrera, a un meraviglioso e atletico soprattutto
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sulla barca, Giuseppe Battiston, allo stilosissimo Niccolò Ferrero,
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al maestro Antonio Albanese all'uomo che vincerà il Davide Donatello
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con i soli grugniti, Nicola Rignanese e poi a Massimiliano Orfei per Piper
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Film e a Carlo degli Esposti per Palomar a cui faccio personalmente i complimenti, insomma, per il coraggio e
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la passione con cui hanno costruito insieme ad Antonio e agli altri questo
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film. E Antonio, ma anche Piero, inizio da voi perché immagino che dopo 100
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domeniche, che a me ancora fa piangere, nel senso che io ancora non sono uscito da quel film, immagino che lavoreremo da
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grandi sia stata anche una terapia per voi per uscirne. Insomma, avevate bisogno di farci ridere, ma forse
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avevate bisogno di ridere anche voi. Rispondi tu, Piero.
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L'idea del soggetto ci è venuta mentre scrivevamo la sceneggiatura di 100 domeniche in un momento di sofferenza
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perché insomma avevamo capito che il protagonista non finiva bene, ha detto non riuscivamo
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ad affrontare quel suo dolore e in una settimana abbiamo scritto il soggetto di
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questo film che ci ha fatto ridere tantissimo. È stato un divertimento
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unico, fantastico, quindi sì, serviva un cambio di passo. Poi con Antonio hai questo grande vantaggio, cioè che puoi
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variare, cioè Ma sì, per quanto mi riguarda quando giravamo giravo 100 domeniche,
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realizzavo 100 domeniche, mi sono detto beh, se riesco a ad affrontare eh questo
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eh eh vuol dire che avrò probabilmente più o meno la forza per affrontare qualcosa di più difficile che un film
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comico. Io credo che la comicità sia una delle cose più difficili in assoluto. Io
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un po' lo posso dire, eh, perché è più difficile, perché è più misterioso,
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perché ha bisogno di tante più cose, perché non ha un obiettivo unico, non in
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un un percorso unico, è ben preciso, ma ne ha tanti ed è più misterioso ed è più
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interessante, secondo me, in assoluto. Quindi l'abbiamo l'abbiamo scritta perché ho detto beh, se la forza di far
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questo trovo anche la forza di fare quello e quindi desideravo tantissimo fare un f comico, fare questo f comico e
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ed è partito dalla come dico io, dal desiderio non di trovare ma di cercare e cercare nella comicità che faccio da un
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po' di tempo a questa parte perché mi piace cercare e cercare è sempre molto rischioso, però è la cosa più
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interessante nel mondo e l'ho fatto grazie a questi attori stupendi che meravigliosi che io amo profondamente.
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ente che sono Giuseppe Nicola e e ho conosciuto, poi ho avuto la fortuna di incontrare questo talentuosissimo
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trentenne ai 30 anni. Il film non partiva perché non riuscivo a trovare mio figlio. Allora ho cercato,
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ricercato, poi a un certo punto entra lui ed è stato come un ho detto benissimo, abbiamo Alendelon perché che
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quello che ho chiesto a lui è di diventareon all'interno di questi e siamo riusciti a perché dovevi andare per somiglianza
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ovviamente e siamo riusciti con l'aiuto anche di un gruppo di una produzione che mi ha che
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ha accettato l'idea, una distribuzione che amava il pensiero, questo pensiero tutto, siamo riusciti a realizzare
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questo questo film che cerca continuo, come faccio sempre io, a cercare eh
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delle delle cose della comicità diversa. Non mi era mai capitato di lavorare in
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un film corale con la comicità, non mi era mai capitato di lavorare 6 settimane su 8 di notte, eh, mi interessava e sono
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riuscito a realizzarlo grazie a una fotografia di Italo Petricione, secondo me, perfetta, perché non è mai cupa, non
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pensi mai alla notte o al buio, la copza e non era semplice. e all'interno di tutte queste le combinazioni con noi
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quattro, perché anche questo era molto interessante, cio trovare proprio delle combinazioni, trovare dei ritmi e sono
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molto contento di di del dello del film per tanti miei motivi, per tanti motivi.
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Io lavoro con un gruppo da tanti anni che sono Marco e Anna Belluzzi a alla scenografia. a Carola Fenocchio che è
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qui con noi. Abbiamo questo piacere ai costumi che anche lì, per esempio, nei
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costumi di UF Comico c'è un lavoro molto molto molto più complicato perché il costume deve comunque, come dire, come
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in una maschera proteggere, ma nello stesso tempo non è non deve non deve superare, non deve sporcare l'azione, il
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personaggio. Allora, siamo partiti dai Bermuda di Battiston, siamo partiti dai Bermuda di Battiston, vero? E poi le
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mesh anche di Battiston che lui non voleva. Grazie. ancora ancora non sono piccole cose che a me però
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personalmente mi eccitano queste scoprire queste cose queste combinazioni. Siamo poi andati passati
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alle parrucche di Nicola, alle nutrie di Nicola. Cos'è? I tatuaggi
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e i tatuaggi poi di Beppe, sì. alla croce e tutto, però è questo. Desideravo
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affezionarmi a delle persone, in questo momento ho tanto bisogno di affezionarmi a delle persone e di vedere un'umanità
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così anche un po' rassegnata, ma che che trovo punk in un certo senso. Questa
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ingenuità, questa mi mi piace, mi piace tanto e piace pure a noi. Tra l'altro stavo
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pensando che effettivamente sono due film, gli ultimi due che hai fatto, molto diversi, ma i protagonisti potrebbero essere anche benissimo vicini
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di casa e in questo senso ti chiedo se eh non non è simile a niente di quello
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che ho visto, però in qualche modo io ho sentito il sapore di di un regista che è
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l'unico insieme a te che racconta la provincia che raccontava la provincia. Mazza curati. Bravissimo. Siamo
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anticipato. E beh, sai, è stato un mio maestro Carlo. Ogni volta poi mi commuovo io appena parlo di Carlo. È
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stato il primo film che ho fatto nella mia vita. mi aveva già chiamato in un altro, ma io ero in touré, non potevo farlo perché c'è quell'umanità e quella
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provincia che lui conosceva, ma che conosco molto bene anch'io per una mia estrazione operaia e tutto e mi piace
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l'idea di ricordare Carlo perché è quel cinema che io ho amato molto, cioè quel cinema io non amo particolarmente il
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cinema molto estetico, il cinema molto con le cose, coi silenzi, quelle cose dove la musica è fondamentale, no? ci
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deve essere fondamentale l'attore, l'umanità deve essere fondamentale, poi anche la musica e tutto quello che vuoi,
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è chiaro, però prima di tutto e poi mi piace raccontare la gente, poi ho fatto anche delle esasperazioni, però in
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questo caso ho sentivo il bisogno di raccontare un'umanità eh che può ricordare benissimo Carlo, sì, come in
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in quei due film che ho fatto con lui. Certo, certo. C'è anche un po' quello, però cosa vuoi? Ogni volta è bello
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cambiare, è bello sorprendere, cercare di f delle cose così, almeno non vedi
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sempre la stessa libreria del film o le stesse automobili. Ecco, giustissimo. Passerei un attimo agli
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attori perché hai giustamente fatto notare come le facce e il talento degli attori siano stati determinanti, no? Qua
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tu sei anche molto assistman per la comicità e altrui e partirei da Giuseppe
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Battiston perché non è che non abbia frequentato la commedia, anzi è successo, però mi sembra che questa
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cifra, tra virgolette comica in alcuni momenti slapstick tu non l'avessi mai frequentata con con questa generosità.
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No, no, in effetti hai ragione. Eh, infatti prima nel negli incontri precedenti,
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nelle interviste sono uscite fuori queste riflessioni, appunto, e sono
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tornare a dire che è stato un privilegio per me poter dare vita, rendere, spero
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credibile un personaggio come quello di di Beppe. È è una figura veramente molto
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molto al limite della sulla credibilità. In questo senso esisto. Ehm
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è è un è è un vinto, è un è un puro, è
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un ingenuo, è sicuramente il più ingenuo di quel di quel di quel gruppetto di di
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di disgraziati. Ehm, la difficoltà grossa in questi quando
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lavori a questi personaggi è evitare di giudicarli eh nel attraverso la
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recitazione. Quindi eh c'era l'ambiente giusto per fare questo lavoro. Eh, Antonio, oltre al talento
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che tutti conoscete, io non conoscevo il suo talento di
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regista, il suo modo di stare in di di prendersi il set e di e di guidare e la
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la troop è veramente
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eh importante quello che fa sul set. ehm e
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crea attenzione ed è molto esigente con con tutti, con gli attori, con la
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troop. Eh, abbiamo provato tanto
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come cità ci chiedevano avete improvvisato? No, abbiamo improvvisato niente perché eh lavorando con una
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persona come Antonio capisci che la comicità è vero che è un mistero, ma è soprattutto una scienza quasi. Ehm, e
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quindi tutto quanto è stato importante per me e ed è un film
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che mi rimarrà molto nel cuore perché davvero è un un dono prezioso poter
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creare un personaggio come questo. Grazie, prego, prego. Se volete. Grazie
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Antonio. E Nicolò, tu diciamo da una parte stare con questi
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mostri sacri, dall'altra anche in qualche modo, no, dover essere la parte
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un pochino più seria, quella su cui la comicità rimbalza, no? E anche il punto
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di caduta non non deve essere stato facile, immagino. No, ma io, guarda, all'inizio però
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quando ho saputo di di essere stato preso da Antonio ero tranquillo, poi ho incontrato Antonio al Salone del Libro
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di Torino nella prima cosa che mi ha detto, non mi ha neanche salutato, mi ha detto "Guarda che tu adesso fai un film con Albanese, Rignanese, Battiston,
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pausa, per te sono cazzi amari". e da lì mi sono iniziato un po' a preoccuparmi.
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Poi però devo dire che mi hanno sempre fatto sentire parte di un gruppo quasi a
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pare livello nonostante non lo sia. Ehm, però sì, mi piaceva molto questo contrasto di Tony rispetto a loro che in
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effetti all'inizio è un po' il più sveglio, il più serio, almeno sembra così. Poi però in realtà si capisce benissimo che uno sbandato come loro,
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come dice Marrake nella canzone finale un po', gli sbandati a loro sono gli sbandati che hanno perso. Forse Tony è
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lo sbandato che che sta perdendo adesso. Devo dire la faccia quasi tenera in difesa che fai quando hai in mano il
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piatto di pasta è una delle cifre eh del film. Tra l'altro mi fa piacere, come dicevi tu, la la scelta di Antonio del
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film, di tanti bravi attori, anche fuori dai protagonisti, eh penso a chi ha fatto poche pose. Erica del Bianco,
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Francesco Brandi che è in questo weekend col morto, anzi quest'anno è meraviglioso. Bebbo Storti con le sue
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massime, insomma sono veramente il coro, adesso non me li ricordo tutti e quattro, però il coro sulla barca anche.
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Le merde bastardi, son fantastici. Nicola, diciamo che io mi immagino nel momento
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in cui ti hanno mandato la tua parte ed era ah m cioè deve essere stato un po'
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disorientante. Problema stata la memoria, però poi l'ho portato a casa, ce l'ho fatto con grande
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difficoltà. Sono partito molto prima comunque, ma soprattutto no. Poi con Antonio per me è come aver fatto un
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personaggio a che ti posso dire fratelli Cohen, Kaurismi, cioè mi ha dato la possibilità di fare un personaggio che
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come dire folle produto della provincia perché non è mai una provincia banale, penso a chi le voleva abolire le
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province, voglio dire, è una provincia folle, una provincia che nella sua quotidianità la follia ha è nascosta
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dietro l'angolo a tavola piuttosto che tra le quattro pareti domestiche dove
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puoi vedere dei personaggi folli che fanno, come dire, Per loro è quasi tutto normale la, anzi più è folle più è
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normale, non so come dire. Per cui anche in questo personaggio
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apparentemente silenzioso eh comunque non è stato facile, però è stata una
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goduria perché Antonio voleva fare una reunion Beppe per poco non c'è stato
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anche un quarto nostro amico e ritrovare quelle cose, vabbè, con Antonio ci
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frequentiamo personalmente, artisticamente da una vita e quando ci sono cose strane da fare Antonio mi dice "Mi fai una cosa?" E io la faccio molto
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volentieri proprio eh perché mi diverto e essendo cresciuti professionalmente
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insieme ci viene spontaneo e automatico. Il mondo di appartenenza è quello. Spesso
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ci troviamo che ci telefoniamo che abbiam visto delle cose che ci hanno colpito entrambi e stare con Beppe, mi
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ricordo le scene in macchina e anche biascicare una piccola cosa e sentire che Beppe l'ha raccolta mentre si sta
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girando e Antonio pure è una cosa che e è quel segreto e quel mistero e quella
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cosa e quel mondo di appartenenza che non te lo può levare nessuno. Benissimo. E prima di aprire le domande
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volevo coinvolgere anche Massimiliano e Carlo perché mi sembra che questo film si incastoni perfettamente in un
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percorso da una parte più lungo e dall'altro più giovane di due realtà che
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cercano davvero di amare il cinema italiano, dal cinema d'autore più indipendente a questo tipo di commedia
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che è molto raffinata nella regia, ma che anche va più incontro al pubblico e mi sembra molto molto interessante.
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Prima diciamo in una chiacchierata confidenziale dicevamo è un momento in cui il cinema
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italiano si diverte a fare tante cose diverse. Sì, si
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si diverte ed è un momento di grande lucidità e
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potenza del cinema italiano che negli ultimi 6 mesi ha dimostrato con delle
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percentuali quanto si riesca a crescere nonostante tutte le critiche e tutto
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l'aura negativa che forse è anche grazie a quello ed è
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molto bello entrare in un momento come questo
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con l'ulteriore sperimentazione di Antonio, di cui quando andrò in pensione
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scriverò un libro perché io sono quasi 40 anni fa andai a un concorso di nuovi
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comici in un teatro di Bologna si chiamava La Zanzara d'oro al cinema
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d'use e rimasi folgorato dalla performance di di Antonio. Allora, l'ho
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sempre seguito e adesso questo percorso che abbiamo iniziato da parecchi anni di
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sperimentazione è il succo che ti mi dà personalmente la
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voglia e l'entusiasmo per andare avanti, perché con Antonio non è mai niente scontato. lui avrebbe potuto eh campare
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sui suoi personaggi per 10 vite e ogni volta riesce a a continuare un percorso
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di sperimentazione e di rafforzamento del
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del suo essere che è invidiabile perché poi alla base c'ha il teatro, la
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preparazione, lo studio, il la concentrazione e niente lasciato al caso
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e devo dirvi che ne questi ultimi film che abbiamo fatto insieme riempiono d'orgoglio me e tutta la Palomar.
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Massimili, sono talmente d'accordo che se Albanese
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fosse più facile da declinare sarebbe diventato un aggettivo già da parecchio, insomma.
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Massimiliano, allora, buongiorno a tutti. Grazie Boris. E allora diciamo che hai detto
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una cosa fondamentale e cioè che il cinema italiano in questo momento, oltre ad avere dei numeri che sono
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oggettivamente mai visti, perché se noi andiamo a guardare i dati degli ultimi
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25 anni, qui c'è Davide Novelli del Cinetel, questo è il momento forse di
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massimo splendore del cinema italiano. fa molta tristezza, almeno a me fa molta tristezza coniugare questo questa
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consapevolezza di un momento di grande fulgore a un momento anche di di grande,
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come dire, sottovalutazione del del della potenza che ha questa industria da parte da parte del del regolatore. Ehm,
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però quello che possiamo fare noi è continuare a fare bene il nostro lavoro. A volte le facciamo bene, a volte lo
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facciamo meno bene. Questa volta, secondo me, lo abbiamo fatto molto bene, grazie a un talento straordinario come
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Antonio, che ringrazio eh per aver creduto in noi. Ringrazio tutti tutti
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tutto il cast e ringrazio Carlo soprattutto perché eh questo è il secondo film che come Piper facciamo
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insieme dopo DUSE e questo a proposito e questo dice molto insomma dice esatto della della diversificazione
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della varietà delle cose che noi nel nostro piccolo riusciamo riusciamo a fare. Comunque, bando alle ciance, dal 5
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febbraio, noi siamo in tutti i cinema italiani in 300 in 300 ne almeno 300 cinema, ma stiamo
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ancora lavorando sugli ultimi piazzamenti e quindi insomma grazie a tutti. Mi viene da dire che forse non lo
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sottovalutano l'industria, ma la ma invece sanno bene il valore e per questo lo attaccano. Colgo l'occasione anche
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per salutare in prima fila Nicola Serra e Marco Grifoni per Palomar, la
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produttrice esecutiva Patrizia Massa e Luisa Borella e Davide Novelli per Piper
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Film. Portiamo le domande, quindi insomma ecco laggiù sempre più in mezzo
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e più lontano così. Ec vabbè Leoni che è una professionista
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si messa Mitrano per Chac. Antonio, c'hai mostrato col film
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precedente e con questo il grande valore della provincia, l'hai appena detto, però mi piacerebbe che ci spiegassi
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meglio che cosa perché è così importante rappresentare la provincia e in che modo
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tu la vuoi rappresentare. Poi anche come fai a rappresentarla così bene? Ma io, per esempio, in 100 domeniche io
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ho girato il film nel paesino dove sono nato, Olginate, eh perché volevo raccontare quel film,
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quella storia, eh volevo raccontarla in un all'interno di una comunità che
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conosco. Avevo bisogno di, come dire, quasi di protezione, cioè avevo bisogno di avere dei posti. È stato quasi un
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caso, ma c'era un bisogno da parte mia di raccontare un operaio e io sono stato operaio e lì, proprio in quel paesino,
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io ho fatto l'operaio non per una settimana, ma per 6 anni. E quindi conos la la scena dove abbiamo girato in
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fabbrica la scena di 100 domeniche, il tornio è lo stesso dove io lavoravo 40 anni fa. Quindi questo mi serviva molto
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per arrivare a quella, io avevo bisogno di raccontare quella verità per questo,
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in questo caso è nato perché frequentando quel paese sul lago d'Orta, io e Piero abbiamo scritto a pochi metri
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da quella casa questa storia e quindi abbiamo individuato le strade, i luoghi, le profondità, le piazze che io
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conoscevo bene e con l'aiuto poi della produzione e tutto poi siamo andati lì a
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girare il film. Ora la provincia poi una storia come questa in provincia si esalta, in città si disperde e mi
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serviva anche questo e poi mi serviva concentrarmi in questo borgo, in questo paesino, per poter lavorare sulla
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comicità. Però diciamo che è quasi non era voluto, non era proprio così cercato, cioè non era fondamentale la
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provincia. Eh, attenzione, non voglio fare una una radiografia, un uno studio sulla provincia, non era quello. Eh,
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però è Sì, io vivo in una città che amo profondamente. Girerò probabilmente un
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lavoro in questa città che amo profondamente. Poi capiterà di girare magari anche a Treviso o a Benevento,
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non lo so, però questo è stato quasi un caso. Nel primo caso no, in 100 domeniche No, c'era proprio il bisogno
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di raccontare lì quella storia. Però io arrivo dalla provincia, arrivo da un
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mondo operaio, arrivo, quindi la provincia mi appartiene e la amo profondamente, come amo molto anche la
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città dove vivo che è Milano. Quindi è così. La storia voleva questo. Chissà. A
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volte non mi spiego certe cose. Io Antonio, io Antonio, posso dirti dopo
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aver visto voi fare così bene, lavoreremo da grandi, ho un insano
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desiderio che è quello di far vedervi fare il remake, magari proprio ginate di del grande Boschi. Secondo me sarebbe
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perfetto. Pensaci perché guarda il produttore subito come sono altri tempi, no? E eh il grande le
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Boschi è un film che io ho amato molto. Eh eh però come dire eh sì, ci sono poi
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delle cose quella scena del del teatrante che a me ha fatto impazzire. Eh eh sì. Eh chissà, non lo so. Eh io la
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butto lì. Ma tu dici un remake? Ma sì, ho qualcosa che insomma si richiami, però secondo me
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siete siete un gruppo meraviglioso comicamente che potrebbe fare qualcosa del genere, insomma.
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Sì. Eh, Francesca, buongiorno. Buongiorno, Francesca Perleon.
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Non c non devi deciderlo adesso, eh. No, no, ma certo, tranquillo. Certo, lo stavo già decidendo.
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Buongiorno, Francesca Pierleoni dell'Anza. Volevo chiedere eh ricollegandomi a quello che diceva
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Boris, sicuramente è un un ottimo momento per il cinema italiano. Volevo
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come autore che poi ha anche molte cose, forse in
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molti punti di contatto con Zalone, siete autori, guardate alla società, ne ridete, ve ne divertite. che arriva in
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sala dopo un successo così grande, un po' sollevati vedendo che il pubblico c'è quando la storia quando si sente
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quel legame forte anche con l'autore oppure c'è un po' di pressione. E poi volevo provare, siccome un loro sono
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appunto siete tutti uomini, il mondo femminile in questo film è molto giudicante, a parte un personaggio che
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invece ascolta come vede le donne in questo film. anche lavorano, quindi come
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dire nel sottotesto sono quelle che ci sostengono in un modo sono le le diciamo
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i corpi più vivi, più attenti e più no, effettivamente sono le uniche che lavorano sono la escort, la la
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dottoressa, la vigilessa e quello, però cosa vuoi che ti dica sulle donne io figurati, cioè una sorta di forse perché
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vanno oltre, capito? Per quanto riguarda il film di di di Checco, io sono non contento di più per un sostegno. Io amo
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profondamente la sala cinematografica, proprio io la amo. Cioè io quando entro in sala eh
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mi mi piace, mi fa star bene perché mi lascio andare, eh quindi lui è riuscito
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ad avere questo grande successo e veramente medica quasi un busto alquirinale, non so come dirti. Cioè, lui ha sostenuto il cinema, ha
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rallegrato l'animo di tutti gli esercenti che veramente si sono poi accoppiati tutti e da questa gioia
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infinita e quindi è viva questa cosa, chi aiuta il cinema. Poi il pubblico ha i suoi gusti, no, ha le sue cose. Io
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ultimamente ho visto dei film, uno è stato molto apprezzato che a me ha fatto mi è piaciuto per niente e invece uno
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che che è il per esempio ne parlo continuamente perché sono impazzito, che è un piccolo incidente, eh, a me è
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piaciuto da impazzire, proprio è piaciuto tantissimo e ma proprio ma tantissimissimissimo.
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Quindi è una questione di gusti, ma è viva quando si aiuta il cinema in quel modo, quando tu vai e c attiri il
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pubblico, soprattutto per quello che io considero la comicità, per ricevere energia, comunque per ricevere
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per ricevere un abbraccio, per ricevere un momento positivo, un momento che rallegra l'animo. E questa è tutta è
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vitalità, è salvifico, è meraviglioso, capito? È meraviglioso, proprio meraviglioso. Eh, io l'altra sera mi è
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successo una cosa che mi ha commosso l'altro giorno. Volevo andare a vedere un film, ero, ve lo dico anche, ero
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all'anteteo a Milano e quel film era esaurito, era pieno. Allora ho detto vado a vedere un altro, era pieno anche
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quello. Ho detto "Aspetto un'ora e era pieno anche il terzo." Io sono uscito contento, non ho visto nessun film, però
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sono uscito contentissimo. Ho detto "Ma cos'è questa cosa? Cos'è questa cosa? È
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meravigliosa". Ma proprio meraviglioso. Ho detto, "Io sono uscito e ho visto comunque un mio
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film, mi sono fatto io la gioia di di vedere tutta quella gente in sala e e io
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davvero quando quando vado al cinema sono contento. Poi sono anche uno che
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esce, eh io prendo sempre i posti in fondo. Sono perché è giusto così, come anche il
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teatro. Se una cosa poi quel viaggio non ti piace o quelle parole o quei discorsi li hai già visti, ti alzi e vai via. Ma
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il cinema è bellissimo andare, è bellissimo raggiungerlo, è bellissimo fermarti un attimo prima, poi arriva il
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buio, si spengono le luci e parte questa questo. Ma è una roba di una bellezza, guarda che continua. A me è un po' come
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la pizza, mi piace sempre, capito? da sempre, cioè è vero, si ritorna sempre al cibo, poi noi se ci lasciate
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un attimo par solo di cibo, però è vero. E quindi viva èviva. Vedo anche altri film, come diceva Carlo, che questo
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cinema che sta andando molto, sto notando che film particolari si riempiono, no? E questo è bellissimo, è
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bellissimo, proprio bellissimo. Comunque
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anche meno timidi, non vi preoccupate che ogni volta iniziate. Devo dire che comunque biondi state meglio voi rispetto a Checco, eh. Non c'è paragone,
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cioè le vostre parrucche sono sicuramente migliori. Altre altre domande
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laggiù? Eccola là la in fondo. Sì, vedi lei si è seduti seduti in fondo così po perché era così sicura che sono
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Bravo per tutti. Buongiorno a tutti. Lucrezia Leombruni ADN Cronos. Una domanda per Albanese.
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Allora, la collega le ha chiesto come vede le donne di questo film. Io invece le vorrei chiedere eh che racconto della
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mascolinità fa in lavoreremo da grandi. Grazie. Un racconto di una mascolilità tenera,
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secondo me, dolce, un po' ingenua. Io in questo momento ho tanto bisogno di affezionarmi a delle persone e di non
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vedere persone che parlano solo di obiettivi raggiunti, di di di maschialità particolari, di di di poteri
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e non poteri. Mi piaceva l'idea, e lavoreremo da grandi, di raccontare quattro persone che non ce l'han fatta,
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ma non perché è così, perché probabilmente privi di talento, però serenamente vivono la loro amicizia e il
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loro il loro territorio e la loro storia. Mi piaceva proprio affezionarmi a queste persone, a questa davvero a
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questa ingenuità. Ah eh e poi lavoreremo da grandi. È come una spinta, c'è un po'
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di speranza nel dire "Beh, probabilmente ci sarà tempo poi per poter realizzare le cose, ma non è così poi importante."
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Eh, questo è è chiaro che ci sono dei meccanismi poi grazie a questo che ti
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danno la possibilità di creare eh delle situazioni comiche tutti gli alibi che loro cercano
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e quindi c'è anche quello. Però mi piaceva l'idea di raccontare queste persone anche. Io lo trovo il mio film
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più trasgressivo questo qua in un momento come questo. Però attenzione dove si parla di sempre di dove vedo
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gente da questa persona io vengo sempre un po' respinto. Allora volevo un po' affezionarmi, volevo abbracciare delle
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persone, affezionarmi a delle persone, la loro tenerezza così, la loro anche in bontà e mi piace mi piace.
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Beh, posso intervenire cinematograficamente? In particolare a me sembra molto trasgressivo, no? Ci
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sono due personaggi praticamente muti e ci sono almeno tre linguaggi cinematografici diversi e mi sembra
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anche che tu abbia una ricerca visiva ancora maggiore, no? Se in 100 domenica il contenuto quasi sovrastava, qua ti
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sei divertito anche a muovere la macchina, mi sembra. Sì, sì. Eh eh come diceva Beppe prima, io non amo improvvisare proprio mai
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niente. Allora, quando io mi è stato data la possibilità di fare il film, abitando anche lì vicino, non è vicino
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da non è lontano da Milano, io sono andato e ritornato e ritornato per trovare eh delle per creare delle
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attenzioni e poi perché avevo questi attori anche che riescono immediatamente
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a costruire delle combinazioni e poi ho avuto eh ancora l'occasione di lavorare
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con il mio gruppo, con il mio scenografo, la mia costumista, ma con Italo. è il primo film che io faccio con
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Interopetricione e lui si era molto appassionato al film e abbiamo insieme studiato proprio i movimenti, le
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combinazioni, eh perché mi piaceva proprio dare anche un attimo la comicità
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deve essere libera, libera da da ogni da ogni estetica, da ogni forma tecnica,
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tutto, però mi piaceva comunque avvicinarla un po', no? e e abbiamo
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lavorato per questo, eh abbiamo ci siamo dati da fare per ottenere questo qua. Non è mai casuale, non è mai proprio
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casuale. Anzi, fa proprio parte della comicità, secondo me, questo linguaggio più raffinato, perché, insomma, ci sono
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trovate quasi da teatro greco, come e sai girare all'interno di una casa,
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perché metà del film è più o meno in una casa. Tu devi comunque trovare delle soluzioni diverse da quelle di prima,
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no? posizioni di macchina, devi trovare delle profondità, i movimenti, allora va bene, abbiamo buttato giù una porta per
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creare una profondità, d'accordo, però non basta mai, quindi devi ben studiare
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l'azione che hai fatto prima, il controllo che hai fatto prima con la camera e i movimenti loro e tutto. Ed è
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molto interessante questo, dosare e i i le azioni. Era non era facile, non era
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facile perché era molto è molto focalizzato in uno spazio questo film e
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non però è un bell'esercizio. Io mi eccito in queste cose. Quindi ti sei eccitato a dirigere e ti
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sei eccitato con Battiston. Sono due cose interessanti da Sì, io mi sono parecchio qua. Eh, ma io
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e poi un'altra cosa bella con loro è che davvero siccome gli vuoi bene, io gli voglio molto bene a loro, questa cosa
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nel film si vede ed è bello questo. È bella questa cosa qua, cioè almeno a me
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piace trovare questa questa cosa. Ti dico che quando ci siamo salutati il
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sabato, siamo entrati in sala all'una, questa cosa l'ho già detta, ma siamo entrati in un in un ristorante all'una e
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alle 18:40 c'erano due tedeschi che volevano cenare e abbiamo capito che era tardi perché
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non nessuno voleva lasciare l'altro, cioè non volevamo lasciarci, lui doveva andare a Roma. Eh, cioè è è curioso,
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siamo stati 6 ore in un ristorante. Il prossimo film è pranzo di Olginato, infatti. No, eravamo eravamo a Stresa
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lì, eh, 6 ore in un ristorante e nessuno voleva lasciare l'altro e beh questa
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cosa è molto bella questa cosa mi piace. E ma si sente si sente molto. Furvia Fulvia Caprara la stampa. Non a Napoli,
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eh, non eri a Napoli perché a quell'ora non entrano a mangiare. No, no, entrano a pranzo a Napoli alle
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18:40. Esatto, ci capiamo con Boris. Esatto. No, dunque volevo chiedere una
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riflessione su questo. Lavoreremo da grandi e quindi ti volevo riportare un attimo, Antonio, al problema del lavoro
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che è stato al centro della tua ispirazione, insomma, in tantissimi eh film. Siccome l'Italia è effettivamente
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un paese in cui lavoreremo da grandi, nel senso che nei giornali, per esempio, succede che la gente venga assunta, non
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so, a 55 anni dopo aver fatto 20 anni di precariato. È appunto tristemez così sorrido, ma è
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un dramma. Ehm, volevo sapere se c'è anche una riflessione su questo, cioè
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uno che si suicida perché effettivamente non ha l'eredità, perché tanto ormai come si fa a vivere? Cioè, se uno non
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riesce a avere un'eredità da una zia, ecco, questo effettivamente anche drammaticamente è un paese in cui si
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lavora molto da grandi, se ci si riesce. Sì, io l'ho trattato in mille modi il lavoro, in mille modi, dal 97 con uno
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spettacolo scritto con Michele Sera intitolato Giù al nord fino al fin di Amelio dove facevo tutti i lavori del
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mondo e così tante altre cose. Però in questo volevo come dire usare questo titolo. Lavoreremo da grandi proprio per
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ritornare a quella cosa che ho detto prima, per dare un po' di speranza. Poi non era, però non è un dal titolo può
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sembrare, però non è un film che parla, anche se indirettamente tutto parla di lavoro, però non è un film che voleva
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comunque concentrarsi sul lavoro, non so come dire. E poi il lavoro fa parte della mia vita. Io boh, ho cominciato
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veramente a 15 anni a lavorare e quindi non so, l'ho sempre sentito in famiglia
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la parola lavoro, il bisogno di lavoro, la se manca il lavoro, cioè il lavoro per me è sempre stato fondamentale. Ho
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dovuto sempre io lavorare per ottenere qualcosa, no? già da adolescente. Quindi per me il lavoro è importante, la base
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di tutto. E allora forse per quello ho costruito dei anche dei personaggi che parlano di lavoro. C'era l'uomo che fa
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figure di fumo, l'economista, Perego, sono persone, ma anche gli altri poi in
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diretta parlano comunque di lavoro. Per me il lavoro, come anche un certo tipo di illegalità che a me ha sempre mandato
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fuori di testa, no? Allora, da lì sono nati dei miei personaggi che trattano le
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leggalità. Ho parlato di mafia con i topi e quindi, cioè,
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ma il lavoro è è centrale. Sì, il lavoro è molto centrale. Continuerò continuerò,
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anzi adesso sempre di più, secondo me, perché però
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il lavoro è importante. Il lavoro di Roagrandi nasce da una mia battuta di qualche anno fa per una cosa dove dicevo
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ho 38 anni, forse 40, c'è chi dice 42, lavorerò da grande.
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E e quindi mi piaceva l'idea di coinvolgere loro. Lavoreremo da grandi. Mi piace. C'è comunque una speranza, no?
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E adesso è andata così. Io non sono diventato un compositore, lui è rimasto senza soldi. Lui ritorna forse in carcere, l'altro idraulico che non
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lavora mai. Boh, forse lavoreremo da grandi. Comunque c'è una speranza.
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Questo è devo dire a proposito dei due personaggi forse non te l'aspettavi che il ministro della paura diventasse poi reale,
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diciamo. Ormai è un moderato anche lui. Eh sì, cioè quasi calendiamo. Sì, il ministro della paura. che me
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l'hanno richiesto ultimamente, anche se davvero boh, cosa può dare il ministro da Paola. Adesso sto preparando un nuovo
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personaggio che è un quasi generale
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che finisce bracci. No, no, facile. No, sinceramente mi sono sempre impegnato un po' di più.
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quasi generale perché ha il doppio mento, per questo
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e lui vede quasi tutto, non vede quasi la guerra, vede quasi ci sto lavorando, non è per niente facile, però come
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sempre ci metto un po' di tempo, però vediamo cosa diventerà il quasi generale. Non vedo l'ora. Non vedo l'ora. Eh,
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prima, non so se ci sono altre domande, però volevo chiedere a Piero una cosa. Eh, io rimango molto affascinato dal dal
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vostro tipo di scrittura, perché è un tipo di scrittura che costruisce i personaggi attraverso l'azione e quindi
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il personaggio avanza insieme alla storia. Ogni volta che scopri qualcosa in più del personaggio scopri anche
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qualcosa in più della storia. Ti faccio però una domanda banale. Eh, quando
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avete iniziato a scrivere avevate ben presente il castelto in seguito? Perché davvero gli sembra
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cucito addosso? No, no, ce l'avevamo presente con Antonio. La scrittura, come ha detto una
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volta Michele Serra, è tatuaggio, cioè tatuare su un corpo, un movimento e una
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storia. Quindi noi anche per non so affezione pigliia lavoreremo sempre con
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gli stessi attori e Beppe adesso per i prossimi 36 anni è opzionato. Ovviamente
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sì, avevamo immaginato questi attori e ci piace costruire la storia in questo modo e è più semplice. Tra l'altro ti
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ripresenta, loro sono tutti ex compagni della Paolo Grass, questa cosa è anche abbastanza curiosa. Ci sono tutti diplomati 35 anni fa, nel 1991, ma non è
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clamoroso in un film che ha anche Elena Giusti, anche Elena Giusti che fa la la
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deceptionista alla al pronto soccorso, ma non è curioso che un film Volevo segnalare che Ferrero non era
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neanche nato in quel momento, però va bene, insomma, però la escort ha fatto la Paolo Grassi un po' di anni dopo ha fatto ha fatto la
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ha fatto la Pa al di là di questa curiosità, ma dico, non è strano, non è bello anche che un film che sia così
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teatralmente provato perché come Diceva Antonio, il ragionamento sullo spazio lo risolvi solamente con la prova teatrale
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di movimento, anche minimo. Quella cosa lì va pensata, provata e come dire
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calibrata sui corpi, sulle voci, sui movimenti che venga fatto da attori che
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sono nati dalla stessa scuola che hanno condiviso la stessa esperienza. Io lo trovo
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bello, insomma, emozionante lavorare con quelli bravi, insomma, oltre a essere dannatamente più semplice. Eh, è
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emozionante che che mi fa ridere che pensando a quello che con io Piero ha un rapporto veramente curioso. Noi ci
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conosciamo da 1000 anni e lui prima di scrivere faceva il musicista, bravissimo. E faceva il mio musicista,
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era il mio batterista, ricordo. Poi da lì è nato tutto. Però così mi fa ridere che io e te abbiamo scritto tra le varie
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cose abbiamo scritto qualunque mente 100 domeniche e lavoreremo dai grandi.
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È al limite del bipolare e tu analizzi queste tre cose è al limite del bipolare. Allora, cioè è
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veramente tu prendi le gocce voi nello spazio, per esempio veramente è una roba
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è è è è un esercizio incredibile. Di questo sono molto orgoglioso, devo dirti la verità. la conferma.
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Per quello ci divertiamo moltissimo, però abbiamo più riso durante la scrittura, abbiamo più riso in questo
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film che in qualunque me Sì, non c'è dubbio, non c'è dubbi. È curioso. Abbiamo molto riso noi mentre
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eh mentre scrivamo questo questo perché Cetto un po' lo patiamo, Cetto un po' ci prende per mano, ci fa anche un
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po' del male. Sì, sì. Cioè, siamo a loro vuoi bene fino all'ultimo, insomma, nonostante non vogliano costituirsi, però vuoi bene fino
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all'ultimo. Ma io confesso una cosa adesso davanti a tutti e un po' mi vergognerò di averlo
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fatto, ma quando ho visto il film sul finale sono caduto dal divano, nel senso che ero talmente proteso verso i
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personaggi, quando cade Brandico son caduto pure io, che è stata una cosa molto triste. Verino, lui cadeva tante volte cadut.
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Sì. E poi domanda giustamente, vedi il buongiorno capo.
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Ciao Antonio, sono qua Emanuela Castellini Quotidiani del Nord. Volevo chiederti, dato che ha un impianto
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teatrale questo bel film, se pensi poi che possa diventare uno spettacolo teatrale.
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Sai che di questo non c'ho mai pensato di questo film? Eh, è veramente un impianto teatrale, credo. Sì. No, non
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c'ho mai pensato, mentre ho sempre pensato di fare la versione teatrale dei topi. Sai i topi? quella mia e che io
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amo in un modo, quindi quello c'ho sempre pensato. Ho detto perché non faccio i top in teatro? Caspite con
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stuarto. Gli ho messo io lì l'ho fatto diventare biondo anche lì e mi diverto tantissimo
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a lavorare con lui. Si fa fare di tutto. No, quel personaggio era meraviglioso. Eh,
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no, esatto. Startto. Sturtto in fondo alla discesa, vicino alla pianura
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e e però non c'ho pensato. Secondo te si può? Sì, perché comunque ha delle entrate, delle uscite, delle eh eh sì,
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sì, sì, bene. Credo che rimarremo tutti fino a
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tardo pomeriggio, ma hanno degli impegni. Vi ringraziamo molto sia per il film, sia per la generosità con cui vi
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siete raccontati. 5 febbraio. Faccio solo un piccolo appello. Siccome
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è vero che sta bene il cinema italiano, ma potrebbe sempre stare meglio, eh filmo, nei primi giorni più vanno bene
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più rimangono e quindi andateci, fateci andare, parlatene bene
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in modo che possa avere il risalto che merita. Grazie. Grazie.
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