La Gioia (2025) – Conferenza stampa con Valeria Golino, Saul Nanni e Jasmine Trinca Roma
Feb 12, 2026
Conferenza stampa, del 5 febbraio 2025, sul lungometraggio La Gioia, il film di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betti Pedrazzi.
Il film racconta la storia di Gioia, un’insegnante che vive ancora con i genitori e non ha mai conosciuto l’amore, e di Alessio, uno studente che usa il proprio corpo per sopravvivere. Tra i due nasce un legame proibito, fragile e necessario, destinato a spezzarsi sotto il peso del desiderio di riscatto del ragazzo. Nel video trovi gli interventi del cast, i temi principali del film,
👉 Recensione del film “La Gioia”:
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Sì, funziona. Allora, insomma, team ovviamente La gioia Vision Distribution uscirà il 12 di febbraio nelle nelle
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sale. Vi presento ovviamente gli ospiti che sono qui sul palco. Partiamo dal comparto produttivo. Massimo Proietti
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per Vision Distribution.
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Viola Prestieri HT Film Nicola Giuliano e
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Parliamo di Cast abbiamo Saunni, Francesco Polella,
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quasi Nicolangelo Gilormini, ovviamente regista
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Dovrebbe esserci la sceneggiatura Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori,
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Chiara ricordo ascoltatura 2021, premio
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Solines. Poi eh lato produttivo ancora indico film Francesca Cima Carletta
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Caloriamica
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bella per Visual anche però insomma ancora la ricordiamo e la salutiamo. Eh
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ovviamente insomma citavo prima un po' ovviamente prenotatevi adesso alzate pure le mani oltre ai telefonini. Un
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secondo solo, volevo partire un po' con con il regista per parlare proprio di qualcosa anche legata alla alla genesi,
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no? Abbiamo parlato detto della sceneggiatura. In realtà eh è tutto partito dal da un caso di cronaca che ha
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ispirato un lo spettacolo teatrale, poi è arrivata appunto la la sceneggiatura. fortuna il suo primo film anche in quel
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caso era traeva ispirazione dalla cronaca, insomma, da un da un fatto reale e volevo chiederti proprio in che
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modo eh quel quella realtà o comunque questi passaggi hanno fatto sì che questo sia un film liberalmente
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ispirato. Ecco come come ricostruiscici un po' il percorso che ha portato a
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questa a questo adattamento a questa versione poi cinematografica. Allora, sì, è una sceneggiatura che in realtà mi
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è stata proposta da HT delle persone di Viola, Presieri, di Valeria che loro
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stavano sviluppando con laico film, quindi Nicola Giun Nicola Giuliano e resto della film. Ehm, diciamo, sulla
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carta questa distanza rispetto alla realtà esisteva perché era tratto da una
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pista teatrale che era stascritta dallo stesso Giuliano Scarpinato che poi lavorato alla prima versione della scena
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giur insieme con Benedetta Vori e Chiara Trivaldi. dal punto di vista invece di quello che
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conteneva la la scrittura, c'era già, diciamo, un distanziamento
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emotivo. Cioè la cosa che mi ha colpito per cui ho detto mi va di farlo è che
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non era una mera ricostruzione di un fatto di cronaca, non era eh soddisfare
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una curiosità morbosa rispetto a appunto un fatto nero che era successo
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realmente, ma c'era già in luce la volontà di stabilire di identificare un tema che potesse
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essere il più universalizzabile possibile, che quindi potesse parlare ad una fratea più ampia che non fosse
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soltanto dei curiosi, ma di persone che potevano immedesimarsi in quella stessa diseducazione
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sentimentale di cui i personaggi di questo film, a mio avviso, sono vittime e che riguarda,
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come dire, che è un tema che tocca molto oggi, secondo me, e avere la possibilità di poter eh raccontare questa storia
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mettendo lo spettatore assolutamente dal punto di vista della protagonista, cioè gioia e quindi di rendere credibile che
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una donna adulta di un certo grado culturale che legge Floper in francese
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potesse fraintendere le mire di un giovane ragazzo bellissimo, ma
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evidentemente no mosso da altre da altri scopi che non quello sentimentale,
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rendere credibile questa cosa e quindi rendere credibile che questo ragli
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occhi della protagonista e quindi anche dello spettatore, mi ha dato in là per accettare di fare
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questo film, eh per sentirmi come dire assolutamente
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coinvolto, ecco, in questa narrazione al di là della bene, visto che hai citato giustamente
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il viola, viola bestieri htilm propulsore dell'iniziativa del della
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storia, viola, se ci vuoi raccontare appunto da dove nasce appunto la seduzione all'idea di proporla poi a
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Nicola? Allora, la verità è che la prima persona che si è un po' appassionata alla storia
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è Valeria. Ne abbiamo poi parlato con Nicola Giuliano e Nicola assolutamente
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per caso ci ha detto che aveva letto una sceneggiatura di un soggetto che poi ha vinto il
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premio Solinas, tra l'altro la sceneggiatura ha vinto il premio Solinas. Sì. E
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quindi Nicola ci ha dato questa questa diciamo ci ha dato la sceneggiatura Nicola, non il soggetto da leggere a me,
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a Valeria ci è piaciuta entrambe e non so se lo devo dire o non lo devo dire,
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ma Valeria era anche un po' in dubbio se interpretarlo, se forse invece magari
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poteva essere un suo film da regista, quindi abbiamo avuto un po' questa sceneggiatura. Nel frattempo eravamo travolti dall'arte della gioia e e poi
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mentre eravamo travolti, siccome abbiamo travolto anche Nicolangelo nell'arte della gioia, c'è, come dire, ci è
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sembrato quasi appunto organico fare il film insieme indico HT e farlo con Nicolangelo e con Valeria, con Jasmine e
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sono tutta la compagnia di giro dove è entrato anche Saul.
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Bene. E Francesco e tutti gli altri. Ci sono già delle domande? Se volete. Prego. Era prima.
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Era prima lì la domanda. Sì, arriviamo tutti. Hai capito? Ti vedo carica Teresa. Arriviamo,
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arriviamo.
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Prova. Ok, eccolo. Eh, buongiorno, sono Elisabetta Colangelo per il New Yorkese.
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Ho due domande per Valeria Golino. Allora, la prima è questo personaggio di
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gioia, questa donna di Mess invisibile, eccetera, è esattamente all'opposto di
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quella che è lei. Come ha lavorato per rendere questa interpretazione così
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credibile, così intensa? Seconda domanda, La gioia, tema su cui si si
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svolge il film. Che cos'è che a lei personalmente, Valeria, dà gioia?
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Grazie. Eh, allora, ehm, la preparazione del
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film e quindi anche proprio la costruzione del personaggio è stata,
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come sempre succede in questi casi, laboriosa, lunga, attenta,
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in cui gli interventi esterni del truccatore
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Maurizio Fozzini del della eh del di
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Antonella Camarozzi la nostra costumista, di Perne il il nostro parrucchiere, cioè
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queste cose sono alla base e anche il lavoro con Tatania Tatiana Lepore, che è
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la mia coach piemontese per il mio accento,
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tutte queste cose qui che sono, voglio dire, se vogliamo così, tecniche ed esteriori al personaggio e che potevano
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portare a vari risultati anche forse appunto se secondo me ha un
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bellissimo risultato al di là di quello che ho fatto io mi hanno dato la possibilità
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eh creando questa maschera, chiamiamola così, che però maschera non è, perché se
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era maschera avremmo perso maschera in teoria, però che hanno creato questa
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persona, questa gioia, questa persona che mi hanno dato,
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diciamo, l'invisibilità di gioia è quella è quella fatta di quei pulloverini, di quei capelletti, di quel
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nasotto, di quegli occhietti, quella e di quella voce, di quelle cose che
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quindi diciamo è stata una preparazione esterna che hanno fatto sì che poi la
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mia, adesso non voglio dire parolone, la mia anima,
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vabbè, l'anima del personaggio che però è un po' sua, è un po' mia. è un po'
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quello che che è successo. Sono stati il veicolo liberatorio,
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liberatorio per me, al contrario che contratto, costretto, ma proprio mi
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hanno creato la la giusta e la giusta situazione perché lei potesse esistere.
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Quindi, quindi per me è importantissimo ringraziare tutte queste persone.
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lo sguardo di Nicolangelo, lo sguardo lo sguardo attentissimo,
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pieno di tenerezza e allo stesso tempo sempre lucido,
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perché lui ha questa idea, questa è molto molto lucido, per cui anche
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addirittura spietato però rispetto ai suoi attori
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estremamente accogliente, estremamente mente, cioè ti crea una
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rete, no, in cui tu ti puoi muovere, che sai che puoi saltare, che male male che
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vada qualcuno ti prenderà, anche se sbagli, anche se sei al tuo peggio, ci
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sarà qualcuno ed è questo il nostro proprio il nostro modo di lavorare insieme. È il suo sguardo che io vedo di
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volta in volta commosso, incuriosito, eccetera eccetera. La
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gioia, la gioia, infatti sto per arrivarci. Volevo volevo ringraziare, non
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ringraziare formalmente, penso che sia veramente importante parlare del fatto che questo è il cinema. Il cinema, cioè
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sono stata molto aiutata. Ehm, e poi
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e poi la gioia per me è eh è la sensazione di del potenziamento del tuo
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essere in cui una situazione ti può dare la sensazione che sei tu un po' di più,
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cioè ha a che vedere con te stesso e con la maniera di percepire quello che ti sta succedendo in giro, di accoglierlo,
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di vederlo e e di di gioire. dell'altro,
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dell'altro, non solo in quanto essere umano, dell'altro, di tutto il resto,
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quei momenti in cui siamo così aperti e e senza
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sovrastrutture in cui le cose ci fanno sentire
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belli, belli, più belli di noi, perché riusciamo a gioire della bellezza degli
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altri, a gioiere della bellezza di un luogo Odio un testo,
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odio odio una cosa che ci fa, insomma, quella la gioia ha sempre a che credere con qualcosa che riguarda l'esterno e
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che riesci in quel momento a rendere tuo. Domanda la cortesia, una preghiera una
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domanda sola. E per esempio, per me la gioia è guardare Saul. Ogni volta che guardavo Saulo sul mentre
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giravamo provavo gioia e riuscivo a capire che
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cosa nonostante questa incongruità della di questa storia d'amore, guardare
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Saul è una gioia. Così come per me guardare Jasmine con cui ho fatto tre film
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d'attrice, ogni volta che la guardo provo gioia. Ecco, prego.
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Grazie. Buongiorno Maurizio. Buonanni e l'opinione, innanzitutto complimenti. È
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un film coraggioso. Allora, la domanda è molto semplice a tutti. Prendo a
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prestito indegnamente un gran titolo, sommersi e salvati. La domanda è: ma chi
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è salvato qua? salvato. salvato penso nessuno,
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cioè alla fine veramente una tragedia che si compie a tutti i livelli e
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non si salva nessuno perché sono tutti vittime in realtà di loro stessi,
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o per indole o per mancanza di strumenti o per
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forse è la cosa che mi riguarda, diciamo, più personaggio di gioia, la proiezione che
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noi abbiamo, no? nei confronti di, cioè, come dire, quanto proiettiamo rispetto a
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come invece stanno le cose, cioè il fraintendimento emotivo che è alla base del muoversi di tutti i personaggi di
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questo film, ehm è il vuoto, il disolamento che predomina tutti i
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personaggi di questo film, fa sì che tutti che nessuno si salvi. Nessuno si salvi. Cioè l'unica cosa che si salva
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ehm è il titolo del film che definisce una cosa molto breve, cioè un momento molto
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breve. Allora, l'unica cosa che si salva è la motivazione, secondo me, per cui gioia a un certo punto rischia il tutto
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e per tutto, cioè quel senso di pienezza, quel senso appunto di
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potenziamento di cui parlava Valeria prima a proposito della gioia, cioè quel sentimento che dal titolo al film si
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salva ma resta incollato su una su una locandina, diventa una definizione
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perché poi quello che accade dopo è purtroppo è
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tutt'altro. ragione. Prego. Salve, buonasera. Eh, Pierre Franco Lega
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per Friend. Allora, io me lo ricordo bene l'omicidio Rosbock perché quel periodo ero anche a Torino e credo che
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fosse un omicidio molto dei tempi, come dire, questo giovanissimo killer che
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seduce, una donna nonna molto più anziana, eccetera di come tutti i casi di True Crime, quello che è seguito
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subito è stato il giudizio. Eh, lei è scema, lui è un un killer spietato, lei
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doveva farsi due domande, lui è un mostro, eccetera eccetera. Allora io mi
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chiedevo perché siccome il ru l'attore alla fine è un personaggio non giudicarlo, no? E allora io mi chiedevo
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a Saul e a Valeria e come vi siete approcciati questo person questi personaggi senza giudicarli. E poi
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vorrei allargare questa domanda anche a Jasmine e a Francesco in realtà perché pure loro erano fondamentali per il
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caso. Grazie.
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Sì. E è chiaro che quando comunque qualcosa parte da da un evento che è
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realmente successo c'è una questione legata anche anche al rispetto, no, per tutto. Però e il discorso fin
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dall'inizio è che Nico Angelo in ha sempre chiesto di di non fare di certo
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un un lavoro emulativo su quello che era stato lui. Ecco, noi partivo da una pestatrale che era diata sceneggiatura.
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il mio punto di partenza era quello, era provare a raccontare quella storia lì e
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e diciamo era era proprio l'idea era quella di provare a raccontare un un
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ragazzo che in fondo era mosso dal nulla, dalla superficialità, dal dal niente, no? dalla
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anche un po' dalla paura di capire realisticamente che cosa fosse in qualche modo. E quindi la domanda sul
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rispetto, ecco, io l'ho vissuta proprio vivendo la la sceneggiatura con l'idea che secondo me fin dall'inizio mi è
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sempre stato chiaro che era un racconto dal punto di vista di gioia, no? E era gioia e è il racconto di come gioia
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potesse vivere un incontro di questo genere. Stiamo parlando di due persone che eh sono due due grandi outsider a
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modo loro, in modo completamente diverso, ma è un incontro tra due persone che stanno al margine della società e che per la prima volta in
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qualche modo si si sentono visti, no? E per la prima volta eh sentono
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che possono essere più di quello che sono per tutti gli altri, no? Alessio, nel mio caso, era un ragazzo abituato a
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essere eh corpo e non persona e per la prima volta in qualche modo sente di potere guardare
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dentro se stesso, ne ha paura e ed è un po' ecco, io ho sempre pensato che gioia per lui sia è stata un'occasione persa,
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un'occasione che la vita è regalata e lui ha perso
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e ehm cioè non non
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so che esattamente Nel senso, è una bellissima domanda, solo che non so cosa rispondere, nel
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senso che proprio e è talmente scevro dal giudizio il mio il mio
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percorso con il personaggio quasi sempre lo è. in questo caso ancora di più,
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talmente che non c'ho c'è dal giudizio, nel senso dal giudizio dal teorizzarlo
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più lo si fa adesso, lo faccio adesso, trovo dei sensi adesso e anche delle eh
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critiche che potrei muoverle o delle nel momento che l'ho fatto era talmente
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fuori dal mio, cioè tra tutte le cose a cui pensavo, non era quella di dire
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"Però anche lei oppure sono troppo un po' così. Io sono troppo colché
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nel momento che comincio a teorizzare troppo nascono tutta una serie di
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sovrastrutture intellettuali mie appartengono al personaggio, non appartengono alla storia, eh, e quindi
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sono io è quella lì, non so, è lei, sono io.
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Hai parlato di True Crime, no? Infatti, quindi non credo che siamo non siamo nei
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luoghi del true cry, proprio perché il presupposto era quello di non del non giudizio, cioè se la chiave fosse stata
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quella di di giudicare non avrebbero fatto il tipo di lavoro che hanno fatto di approfondimento sui
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personaggi. Partendo da un comprendere, ci siamo mossi un altro, ci siamo
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allontanati sin da subito da un'operazione filmica di continua,
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mentre per esempio giudicavo Francesco Corilla, molto
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molto è cattivissimo è lui. Parliamo di lui. Zitto zitto. Ma ci arriviamo, eh? Anzi,
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forse partiamo da Francesco. Allora, visto che è stato evocato. Evocato. Ma eh sì, ecco, quando si dice sommersi
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e salvati, insomma, il mio personaggio è insalvabile. Gli altri personaggi muovono anche la
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pietas, ma nel senso più bello. Ma io che cosa posso dire? si merita anche poche parole il mio personaggio, ma non
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perché non non sia contento o orgoglioso o fiero di aver fatto questo lavoro,
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però devo dire che non mi sono per nulla contaminato con questo personaggio
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proprio per lasciarlo libero. Poi io lo ripeto, io non sono d'accordo sul fatto che in certi casi non si debbano
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giudicare i personaggi quando si interpretano, si possono perfettamente disprezzare. Anzi, il disprezzo per
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certi personaggi ti leva in questi casi, proprio in questi casi, quella specie di
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narcisismo attoriale per il quale a un certo punto ti vuoi conferire una certa umanità. Eh, ma cosa vuoi conferire a
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uno così? È un morto in vita, insomma, è come quelle rane, cadavere su cui fanno
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gli esperimenti con gli elettrodi e quegli elettrodi sono la sua eccitazione sessuale e i soldi. È quelli che si
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vitalizza. E questa è la sua probabile pericolosità, non c'è niente di più da
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dire, ecco, qua, mentre avrei tanto da dire su di loro, ma non per cortesia da
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collega o da attorni, ma le screenziature del personaggio di Valeria, che è una donna che passa dagli
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8 ai 110 anni, ma per gli sguardi che ha, certe volte è una bambina completamente inerme, certe volte ha un
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lampo negli occhi che ti fa forse presagire la trag tragedia o che lei possa vederla. è qualcosa di cui forse
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non si rende conto che è bellissimo. la furia, la furia vitalistica di Saul si
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mescolava con la furia vitalistica di un attore che si trovava di fronte a un personaggio che io credo che fosse
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davvero la sua occasione e io l'ho visto lottare sul setti in una maniera tale
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che il personaggio con lui stesso in qualche modo entravano in una lotta bellissima e si è messo in discussione
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creando dei cortocircuiti commoventi. la disperazione di Jasmine è una disperazione tale e così profonda da
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diventare eterea e ed è bellissima. Io l'ho ammirata tantissimo vedendola.
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Ecco, io chissà come mai mi viene da parlarne così, forse perché il mio personaggio in qualche modo l'ho
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talmente scartato io vi ho guardato con la direzione di Nicolangelo che è stata,
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come diceva Valeri, è stata attenta, lucida, accogliente. è stato qualcosa
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che, sai, sono quelle cose non sono razionali, avvenivano le cose lì in una
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maniera che lievitava piano piano nella giornata e e tutto questo è stato
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veramente Jasmine,
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ma non so che perle aggiungere da dopo questa questo quadro che ha fatto Francesco.
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Ehm, ma certamente, insomma, questo lo sappiamo tutti, il cinema non è
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che non è un tribunale, nel senso che questa storia del giudizio si perde completamente.
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quello che fa il cinema, oltre a far emergere ogni volta per me in maniera sempre più violenta mano che invecchio
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inconscio, cioè mio personale, ma anche collettivo, cioè io penso che nel racconto di figure di questa umanità
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eh perse appunto in un mondo che non le accoglie
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è un mondo molto difficile da attraversare, no? Penso che su questo, insomma, anche quelli di noi che lo
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fanno con maggior successo sentono il peso che ci trasciniamo continuamente.
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La madre che io interpreto in questo film che non è per me minimamente da nessuna parte ispirata al caso di
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cronaca, ma è quello che abbiamo fatto partendo da questa scrittura, come abbiamo lavorato insieme nel film.
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Questa madre è proprio lo specchio della della società attuale, da un tempo
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che in questi giorni mi scuote. E che cos'è la società attuale? Per niente autorevole, molto autoritaria. Continuo
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a dire a questo figlio, non ti allontanare da me perché no, tu sei me,
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sei la mia emanazione, tu sei me, sei la parte migliore di me, sei il mio capolavoro, dice Sìilli. E per niente
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umana, cioè una donna che come tutti questi personaggi non ha fatto proprio mai esperienza non solo dell'amore ma
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del dell'essere vista. E questo in questo mondo qua, questo mondo che
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stiamo attraversando così faticosamente, cioè, come dire, risuona fortissimo.
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Teresa Marchesi, poi arriviamo qui. Una domanda. Grazie. La cortesia.
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Poi vi chiedo anche chi sono i versi finali. Eh, non lo so. Eh, allora
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sono Teresa Marchesi domani, poi me lo dice. Eh, io ho visto questo film 5 mesi fa e
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ho pensato è magico. Ho voluto rivederlo oggi e ho detto è
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magico. Io so elencare le ragioni per cui questo è un
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film perfetto. Ci sono due ragazze che conosco da un po' più di 30 anni che riescono a
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lasciarmi a bocca aperta. C'è un ragazzo che è Alen Deon giovane in un ruolo che
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Delon non avrebbe accettato e che non avrebbe saputo interpretare.
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Queste cose vanno dette. C'è una sobrietà c'è una sobrietà di racconto che mi lascia estasiata di nuovo la
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seconda volta che lo vedo. Allora, io so queste cose, però c'è una spezia che lo
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rende magico. Voi l'avete fatto, sapete cosa ci avete messo dentro. Io non sono in grado di dirlo, ti giuro, non lo so
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dire. Chi vuole parlare di spezie?
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No, ma grazie, basta, direi. Direi grazie. Grazie. Incassate direi con piacere. Nicola
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Giuliano, quale Spezia è stata aggiunta? No, comunque rispetto alla frase finale,
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frase finale, prego. Finale è di Giuliano Scarpinato, cioè la frase finale è originale nel
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senso che è stata scritta in fase di sceneggiatura insieme con Giuliano Scarpinato che ho nominato prima,
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conedetta Mori e con Chiara Trivaldi. Sì, sì,
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sì, sembra sembra appunto sembra Bler, però invece è lui.
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Poi me la risete che è scarpinato, non è Botell.
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Nicola, come si incassa? Come incazza un produttore questo questo
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soldi incassano incasso e poi magari digon aumenta 50 sale solo
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dopo questa questo. Sbagliato, no? E la cosa è
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quando succede che vedi un film quello che vedi è più bello di quello che che
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avevi immaginato, fosse perché poi il processo un po' è quello lì. Nel senso,
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questo film c'ha una serie di elementi un po' magici perché ricordo perfettamente, ma sono tantissimi anni
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fa, qui Valeria mi parlava di questo caso di cronaca e io ho detto ho letto un soggetto molto interessante a un
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corso di sceneggiatura. Poi sono passati degli anni, questo soggetto è diventato una sciugura bella
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e abbiamo cominciato a parlare di a un certo punto anche di chi potesse farlo
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come parere. Ricordo c'era il Covid in quella conversazione lì e Nicolangelo
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che poi tutte le storie delle nostre vite sono tutte molto connesse. Nicolangelo che io ho conosciuto quando
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girvamo, l'uomo in più era assistente alla regia dell'uomo in più.
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mi sembra appunto che già questi elementi di connessione così imprevedibile
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poi porti questo. Poi chiaramente è sempre difficile incassare i complimenti e
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e per cui li prendiamo con grande gioia, con un po' di imbarazzo sempre perché
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cioè la parola perfezione e la persona il sostantivo film sono raramente no.
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Però se tu lo dici noi lo prendiamo, però magico. Sì, magico, sì.
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E poi niente, poi la è chiaro che questo è un film che
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richiede a uno spettatore eh la capacità di entrare in connessione profonda con
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un lato oscuro dell'essere umano, col con il dolore, con il con il nero che
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c'è. Ed è uno sforzo che forse in questo momento e mi ric mi mi lego anche a
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quello che dice che diceva Jasmine. È difficile perché perché quello che mi
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sembra mancare in questo momento dovunque è eh la capacità di m
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di affrontare e analizzare la complessità e provare a risolverla. mi
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sembra tutto molto più superficiale perché mi sembra tutto molto più semplice. Questo film non chiede non
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richiede un approccio semplice, chiede un approccio in cui ci sia si sia disposti a a
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guardare il film, guardare dentro il film, guardarsi dentro e
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quindi siamo orgogliosi di averlo fatto. Poi poi adesso passiamo
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a Vision, però prima di passare a Vision, esatto. Volevo dire questo che tornando alla gioia, quindi travolti dalla gioia
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a Kh abbiamo coinvolto Vision che è tra sull'entusiasmo di tutte queste gioie si
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è imbarcata con noi in questo film proietti Massimo Vision. Prego.
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Io dico veramente poche parole, anche perché, insomma, il mio ruolo è stato
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più semplice di tutti, perché il film è arrivato già completamente
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fatto, se non per, diciamo, mancava tutta la parte, diciamo, più importante
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che era il set, però esistevano già tutti quanti gli elementi e chiaramente non si poteva che dire sì e dirlo con
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grande entusiasmo. Io però vorrei solamente spendere due parole per voi
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tre, eh, cioè per chi ha fatto ha scritto la sceneggiatura del film, ehm
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che di dire
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tante cose straordinarie che riguardano la gioia, penso che sia
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importante sottolineare il lavoro che avete fatto perché, insomma, in questi questi mesi in cui mi è capitato di
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leggere qualcosa, una cosa così bella è difficile. Quindi grazie veramente.
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Prego. Però volevo dire, posso dire una cosa senza assolutamente levare ai
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ragazzi che avevano già scritto una sceneggiatura molto bella, pronta,
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era già pronta per essere fatta, però anche per non levare a Nicolangelo il
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fatto che ci si sono permeati, cioè che Nicolangelo ha lavorato dal momento che Nicolangelo è entrato nella nella
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storia, Nicolangelo e loro tre hanno lavorato molto insieme e perché prima
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era veramente apparteneva solamente a loro il loro immaginario e poi è diventato anche
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l'immaginario di Nicolangelo che non è che fa il regista del film, è anche
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autore del film, è che la sua immaginazione, che questa cosa che lui ha, che è specifica sua e che è molto
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importante sottolineare del cinema che fa Niconangelo
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che è diventato il loro no racconto che poi si è tramutato
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qualcosa che gli è somigliato sempre di più e questo è importante dirlo perché sennò No, non è che lui è venuto e ha
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fatto la regia di una cosa, no, lui ha fatto una cosa che è molto sua, molto
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loro, molto sua, che poi è diventata anche molto nostra. Sono stati bravi
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loro ad inglobarmi, soprattutto perché ovviamente, no, metti mano su un lavoro
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che è già bello di per di per sé, però ci siamo nutriti penso entrambi bene,
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per cui anche se ho lottato un po' per dire s mettiamo la scena del bosco, facciamo lo stupagio così poi andiamo al
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lingotto perché poi abbiamo tutta una serie di fantasie anche, cioè
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giriamo a Torino, cioè ci sono anche dei desideri che poi si esprimono, no? conto un posto anche come dire bello da
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raccontare, no? anche da architetto
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e quindi diciamo ho messo un po' dentro inevitabilmente si fa no per cercare di
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appunto non per approviarsi un testo ma per cercare di entrarci invece così come gli attori interpretano il film i
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registi che poi lavorano su una versione della sceneggiatura già preesistente
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hanno bisogno, no, di rendere la propria prestazione poi interpretare anche loro.
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Grazie per avermi accolto la Prego. Allora, volevo chiedere al regista a
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però non hanno pareggiato. Direi che hanno risposto poi la magia,
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insomma, hanno articolato. Dai, prego. Allora, volevo chiedere a Nicolangelo e
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io ho notato rispetto a fortuna che senza Piaggeria è un film che veramente
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resta in testa perché sfugge a qualsiasi genere, non me lo posso definire un horror, ma ha dei riflessi cubistici,
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uno sdoppiamento della realtà anche dei personaggi di Pina Turco e Valeria Golino. C'è un'inversione di tendenza,
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nel senso che rimane questa architettura degli spazi disturbanti, questa estetica
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apparentemente gelida legata poi al calore umano. A che preso hanno avuto la geografia emozionale con quella boa che
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rappresenta l'unico bel ricordo di un personaggio molto controverso e la
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capacità che c'hanno i luoghi di comunque determinare i modi di agiri di
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reagire anche negativi ma anche positivi e riflettere gli stati d'animo
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soprattutto del personaggio della protagonista che come è stato detto bene passa dagli 8 agli 80 anni che valore
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hanno aggiunto per non snaturare la cifra siisti che sposta prima per
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arricchirla e trare anche partito da alcune sfumature che secondo me Jasmine Trinca e Valera Colino hanno messo
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exante di proprio durante il Grazie per la tua domanda. Grazie anche per aver citato Fortuna finché purtroppo
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non è stato molto visto. Purtroppo per me ehm è per me è un punto di partenza. Infatti
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non a caso prima stavo dicendo che i primi interventi che avevo fatto sul testo anche di natura geografica.
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Eh, per me è un punto di partenza, per alcuni sono le musiche, per me sono le architetture, perché in qualche modo ehm
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è la prima forma, no, è la prima forma visiva che ho rispetto a a alla
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rappresentazione di un sentimento, di un senso che c'è all'interno della scena e la
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i luoghi. Allora, questo film innanzitutto aveva un'abbientazione geografica molto precisa che era la provincia e quindi andava capita la
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provincia di oggi e e che differenza c'era tra la provincia e la periferia e che differenza c'era tra la provincia e
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il centro città, cioè perché questa storia poi aveva senso che fosse ambientata lì al di là di una
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ricostruzione filologica della cronaca che la provincia probabilmente nel suo
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essere così lontana da un centro e non essendo capaci di generare una centralità come a
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volte fanno le periferie, no? quando richiamano l'attenzione a sé perché nella crisi si genera qualcosa che è un
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racconto del contemporaneo. La provincia il luogo un luogo urbano che più
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sprigiona quel senso di ricerca di centralità senza di uscirci per cui dei personaggi così ai margini estensione
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poi anche gli altri personaggi ovviamente del film eh si muovono cercando la propria centralità emotiva.
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Gioia cerca questa questa questo sentimento dell'amore che non ha mai trovato che la metta al centro finalmente della sua vita e anche Saul
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cerca continuamente di essere al centro in una maniera più patologica e più narcisista per cui aveva senso di
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esistere come luogo la provincia e quindi la provincia con le sue architetture, la provincia con ehm i
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suoi luoghi che o sono come dire che non voglio parlare di un luogo però fare un discorso sentito di tutto 156 volte,
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però eh nel suo essere poi poco riconoscibile, ha qualcosa che ha a che fare poi con la
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natura anche dei personaggi. La boa è una cosa che è uno dei pochi simboli che
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ho messo nel film. Sono forti simboli fanno un insomma non sono molto ben
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recepiti quando sono immessi all'interno di un film, però per me a parte che mi piace sempre mettere un po' di così far
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intervenire anche gli artisti contemporaneato la pienezza per quello di No, bello perché poi è il simbolo
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l'opera d'arte. Quello è un'opera d'arte contemporanea. Sì. No, no, l'avevo già fatto con fortuna. Avevo coinvolto un grupo di
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artisti amici che amo molto che sono bianco e parente. Avevo fatto avevo
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utilizzato una loro opera che sceno che avvare un un sogno che avveniva, non so
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te lo ricordi. E in questo caso avevo trovato quest'opera d'arte all'interno del lingotto che, come tu sai una boteca
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oggi l'ospita lo stavano per smontare. Invece nella quella poi in realtà nella
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realtà nel nella diciamo nella prerogativa dell'artista è legata ad una buona gemella che si muove realmente
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nell'Oceano Atlantico e con una buona sospesa della rampa ripete gli stessi movimenti simultaneamente. Alla fine
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metterla alla fine e metterla anche un po' prima in quel momento di gioia per me era una sorta di presaggio per quello
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che succederà poi a gioia, no? La poia è gioia che si muove alla fine in questo
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limbo infinito in cui è è rimasta, però come tutti i simboli quello è il senso
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che fatto io. Ma sono belli tutti voi anche il Sì, scusami, ma c'abbiamo un'ultima domanda, senò non riusciamo davvero.
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Prego. E arriviamo anche a te. Purtroppo il tempo è avete alzato le mani tutti in contemporanei adesso.
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Buongiorno Francesca Pierleoni dell'ANSA. Buongiorno. Volevo chiedere a Valeria Polino, questo caso di di
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cronaca mi ha sempre un po' spezzato il cuore perché portava in una maniera così
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enorme un una reazione ai sentimenti, un modo di vivere i sentimenti di tante
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persone che magari sono questa donna è visibile anche attraverso
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un segno esterno, ma in tante lo vivono anche meno visibili. questo tipo di
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rapporto con le emozioni che sono come se fossero un po' tutti specchi deformanti, no? Non si trova un
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equilibrio. Volevo sapere quanto come artista era importante per te raccontare
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anche questo tipo di rapporto con le emozioni di una donna e che in realtà molte
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persone vivono, anche se per fortuna non si arriva a questo tipo di di tragedia.
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E e quanto adesso come appunto artista che cosa ricerchi quando decidi di fare
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un personaggio? Perché eh avrai hai proposte continuamente, quindi grazie.
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No, era era talmente importante, nel senso importante per me, eh era talmente
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interessante per me poterne parlare che addirittura a un certo punto, come aveva
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detto Viola, avevo pensato di farne la regia. Questo era ancora prima di conoscere Nicolangelo, eh, quando questo
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caso di cronaca mi mi interessava. Avevo avevo per qualche tempo così pensato di farne la
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regia proprio per poterlo raccontare quello di cui parli di cui parlava lei.
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E però non avrei fatto il il ruolo, non
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avrei fatto il ruolo di gioia, ecco, avrei fatto E se io avessi fatto quelle
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la cosa molto interessante che io sono io avrei fatto un film completamente
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diverso da Nicolangelo, avrei fatto un altro film, non so se è
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meglio o peggio, ma io avevo nella mia testa quando lo avevo immaginato un'altra cosa completamente.
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Ma proprio sulla cifra stilistica, a cosa avrei dato priorità, a che cosa
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sarebbe stato la stessa storia, ma da un altro punto di vista completamente
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diversa. E nel momento che è entrato Nicolangelo, che loro sono e che io ho deciso di
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farne l'attrice, sono entrata nella stessa storia, ma completamente diversa
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da come non me l'ero immaginata e mi sono completamente immersa dal
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punto di vista di Nicolangelo e adesso chiaramente non riesco a pensare a nessun altro modo.
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Non riesco a pensare né a nessun'altra gioia, chiaramente, perché adesso dico solo io potevo farla, non è vero.
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Potevano farle tante attrici bravissime che io avrei diretto e le avrei fatto fare tante. Cioè, però capisci che
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voglio dire che lo questo sentimenti di cui parliamo poi a seconda del di come ce li viviamo noi, di che tipo di eh poi
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diventeranno sullo schermo il punto di vista di quella persona e io avrei avuto
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altre priorità da raccontare da quelle di Nicolangelo e non avrei avuto quel tipo di magia, avrei avuto un'altra
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cosa, capito? E quindi eh sono tutti argomenti che ti aprono delle
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no delle delle porte, degli approfondimenti rispetto al nostro al nostro esistere.
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Ecco, il nostro esistere che cosa possa essere? Non so se ti ho risposto, però quello che mi hai chiesto mi ha fatto
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venire in mente questo. Cioè, ma Jasmine avrebbe fatto gioia? Mai.
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non avrebbe mai fatto il gioco, però avrebbe fatto sicuramente qualcosa che è inevitabile per me. Jasmine,
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ognuno la sua giustamente. Prego. Sono qui sopra Claudio Fontanini, cè spettacolo. Anch'io come Teresa
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Marchesi è la seconda volta che vedo il film, quindi rinnovo i complimenti a tutti per questo bellissimo film
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italiano. e attori tutti d' applausi, compreso Golella nella sequenza in auto del Sottofinale che è straordinario. Ma
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io volevo parlare con Jasmin Trinca che non ho mai visto così sensuale e inquietante e oggi
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no no no no no sensuale, inquietante e e e addolorata in un ruolo del genere.
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quanto è stato per te liberatorio interpretarlo e se lo aspettavi un ruolo del genere nella tua carriera che mi
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sembra non non l'avessi mai fatto. Sì, cioè nel senso che non ho proprio quella linea di ragionamento che aspetto
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il ruolo per cambiare qualcosa, però ehm sicuramente è stato un infinito
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divertimento, pur stando dentro un racconto che che definire tragico è poco. E
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non voglio essere banale sullo spazio di libertà, però un po' sì, anche poter
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uscire completamente da me, sia nel corpo che nell'intenzione, cioè proprio
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è una madre, una donna piuttosto distante, no, dalla mia visione del mondo. È proprio per questo però io
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quello che volevo dire prima era, cioè il cinema fa esistere le cose. Io penso che sia fondamentale che noi vediamo che
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questa donna esista, che un certo tipo di illusione, non solo nell'amore, ma in
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un in una possibilità che non è possibile esista. E e poi mi sono molto
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molto molto divertita di poter finalmente essere in scena con Valeria Golino, ehm
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con quel con questa gerarchia differente che non era più la gerarchia che lei è la mia regista in effetto, ma era la
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gerarchia del corpo, perché io sono due volte Valeria Colino e quindi in scena e
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quindi in scena potevo prendermi tutta la libertà del fondo per per metterla eh sotto.
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È fortissima. Cioè, mi prende proprio e mi lancia, mi
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lancia. È fortissima stato no. Ma insomma sono molto felice di aver fatto a botte
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di poter normalmente strapazzarmi. Questa è la Bene, purtroppo il tempo è arrivato a
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conclusione, come è stato ricordato, il film è stato presentato giornata degli autori, e uscirà il 12 febbraio al
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cinema. Grazie davvero a tutti. Grazie mille. Grazie. Quante sale uscirà al volo basso proiettili?
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stanno lavorando. Se dite spezie, magia varie volte, aumentano ogni volta le copie, quindi credo che sia quello il
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trucco.
#Drama Films
#Romance Films

