7 maggio – Conferenza stampa di Carmen è partita, il nuovo film di Domenico Fortunato disponibile in esclusiva su RaiPlay dal 16 maggio per l’appuntamento Sabato Cinema. L’incontro si è svolto alla Casa del Cinema di Roma con la partecipazione di Domenico Fortunato, Giovanna Sannino, Alessandro Tersigni, Antonella Carone, Maurizio Mattioli e Francesco Giuffrida.
Il film, prodotto da Altre Storie con Rai Cinema e sostenuto dal MIC e dalla Regione Lazio, è un racconto intimo e carico di mistero ambientato in un borgo della valle del Tevere. La storia segue la scomparsa improvvisa di Carmen, una giovane donna riservata e spesso giudicata dal paese, e il dolore di Amedeo, il sarto con cui aveva instaurato un legame profondo. La sua assenza riapre ferite, sospetti e verità taciute, in un dramma che esplora fragilità, amore e colpa.
recensione del film “Carmen è partita”:
https://locchiodelcineasta.com/carmen-e-partita-2026/
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[musica]
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Vedete voi come come regolarvi e qui,
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come vedete, appunto, il titolo è Carmen
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partita. Sarà in esclusiva su RPlay dal
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16 di maggio e io vi presento le persone
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che sono qui sedute sul nostro
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palchetto. Eccoci. un giorno, l'ho
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tirata un po' in lungo, non ti vedevamo.
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Allora, presento subito il il regista
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che è anche protagonista del del film
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che è Domenico Fortunato. Ciao Domenico,
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benvenuto naturalmente.
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Presento poi le due attrici, Giovanna
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Sannino, ciao Giovanna e Antonella
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Carone naturalmente [applauso]
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e poi saluto
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Alessandro Tegni Alessandro e Maurizio
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Mattioli. Sono molto contento, non ho
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mai incontrato in nessuna occasione di
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conferenza stampa, quindi solo sullo
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schermo. Eh, però so chi sei anch'io io
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so chi sei
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>> e questo mi sembra grave o pericoloso
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per me, no? Però dichiaro proprio la mia
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proprio così passione di spettatore per
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il lavoro che fa. Insomma,
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>> in prima fila saluto Stefania Memeo di R
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Play e poi ci faremo raccontare, no,
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l'importanza di questa esclusiva su
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questa piattaforma che ora comincia ad
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essere molto frequentata, no? Perché per
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anni si diceva guardate il replay ha
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tanti piccoli grandi tesori, perché non
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andate? Allora c'è una pigrizia diffusa.
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Ora mi pare che i numeri da quello che
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ho letto sono decisamente cambiati. E
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poi saluto naturalmente Cesare Fragnelli
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che è il produttore del del film e
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Giorgio Lucantonio di Reggi.
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Lo schema lo conoscete, comincio io con
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delle così con delle piccole cose o
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anche una sola piccola cosa perché poi
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appena ci sono domande da parte vostra
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vi lascio volentieri il il microfono.
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Allora, volevo chiedere al al regista,
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proprio partendo da una cosa che tu hai
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scritto, grazie, che c'è scritta
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nelbook, no? Eh, e ti chiederei se hai
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voglia di articolarla, non non per farne
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una conferenza, naturalmente di tipo eh
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da filosofia esistenziale, naturalmente,
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che poi è, se non ho capito male,
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proprio la molla del del racconto e di
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quello che hai voluto raccontare con
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questo film.
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Buongiorno a tutti.
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La cosa che mi ha colpito di questo
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soggetto quando Cesare Fragnelli me lo
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ha sottoposto, io lavoro da anni con lui
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e devo dirgli grazie ogni volta
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per la cura che mette [sbuffare] nella
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realizzazione dei prodotti, la cosa che
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mi ha colpito è la solitudine di questi
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personaggi,
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il freddo che proprio c'era dentro
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questi personaggi, soprattutto in questi
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posti piccoli, in questi paesi dove
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sembra che tutti sappiano tutto degli
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altri. In realtà ci sono dei tesori
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dentro nascosti nel sottosuolo di ognuno
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di noi e quindi ho pensato che fosse
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giusto esplorare questi personaggi e
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storia perché ognuno di noi poi è una ha
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una ha una provenienza e noi veniamo
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proprio da posti piccoli come questo.
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dalla Basilicata, Cesare dalla Puglia,
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il la storia ambientata a Mentana, ma
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ognuno di noi ha eh
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una storia piccola piccola che però
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diventa universale. Eh un grand non
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voglio fare il filosofo, no, ma lo puoi
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fare. Io giocavo. è stato un grandissimo
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antropologo, adesso non mi viene il il
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nome, che disse che eh [gemito]
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i veri provinciali sono coloro che non
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possegono un villaggio vivente nella
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memoria
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e quindi noi che ce l'abbiamo tutti un
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villaggio vivente nella memoria, abbiamo
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un villaggio come questo che si vede nel
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film.
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Eh no, grazie per questa cosa, anche
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perché tu a un certo punto, se non
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ricordo male, io l'ho letto qualche
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giorno fa il pressbook, tu parli anche
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di un elemento di io la definisco
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stranezza, no? Vuoi soffermarti anche un
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po' su quello? Poi volevo sentire anche
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i tuoi attori, no? Perché anche loro, a
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modo loro hanno una forma innocente,
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tutti quanti direi di stranezza.
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Ognuno di noi ha una sua stranezza. Ecco
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questi personaggi, innanzitutto Amedeo,
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Amedeo Mennella,
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Carmen, tutti tutti i personaggi.
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Stranezza la possiamo chiamare anche
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diversità.
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Quando queste stranezze si incontrano,
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c'è scritto in quella frase, alla fine
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quella stranezza che li unisce, quando
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quelle stranezze sono compatibili, è la
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cosa esatta della frase, dire possono
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diventare amore.
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>> Amedeo è uno che vive da solo,
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>> eh,
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>> che ha dei fantasmi, riesce a parlare
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soltanto con le foto dei genitori, chi
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non ha perso un papà, una mamma e se li
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ricorda tutti i giorni della propria
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vita. Forse qualcuno parla, a me capita.
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Io vorrei sentire, per esempio, la voce
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di mio padre, non so, un desiderio.
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Vorrei un giorno incontrare mio padre e
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parlargli per 5 minuti, non c'è da 40
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anni. E Ameteo è così. Io sono entrato
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in queste sono le stranezze dei
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personaggi. Poi i silenzi amedeo, i
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silenziato
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che parla solo col genitore in casa,
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possono diventare compatibili con quelli
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di Carmen, che è un'altra che sta sempre
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in silenzio e c'ha tutto un suo
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microcosmo, un suo mondo. Quindi queste
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stranezze possono diventare ad un certo
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punto amore e magia e articolarsi in
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vari modi. In questa storia si articola
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in modo completamente diverso questo
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amore inespresso. Senta, un'altra cosa e
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poi dopo sto zitto, giuro. Eh, c'era già
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nel progetto, nel soggetto, nella
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sceneggiatura, che i fantasmi sono di
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due tipi, no? Uno, un fantasma, sono dei
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fantasmi familiari, tuo padre e tua
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madre, poi c'è il fantasma del cinema o
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di qualcosa, di un'eleganza, di un modo
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di essere di vi divine totalmente
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diverso da ora. Anche questo secondo
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aspetto fantasmatico c'era nella storia
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o l'avete sviluppato poi dopo?
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>> No, questo c'era nel soggetto e poi con
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Cesare è stato sviluppato, l'abbiamo
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sviluppato proprio in modo
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completamente. Quello è amore. Amore per
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il cinema. Il cinema è un posto comodo
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dove stare. Il cinema è un posto
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meraviglioso che aiuta sempre in tutte
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le storie perché è un'altra magia. Eh,
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quella
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lui parla con le mani Amedeo a
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manualità. Oggi queste cose si perdono.
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Un artigiano di quelli di un tempo aveva
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imparato il mestiere dal papà e quindi
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avendo questo mito, avendo questo amore
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per queste dive, parla attraverso la
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realizzazione di questi abiti, quelli
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delle è anche un grande omaggio al
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cinema e oggi il cinema ha bisogno di
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questi omaggi, soprattutto oggi.
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Allora, io io comincio a stare zitto,
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altrimenti divento un dialogo tra me e
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loro che va benissimo, naturalmente. Non
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so se però da parte vostra ci siano
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delle curiosità, delle domande
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del "Qualo fa dei segni, ma non credo
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che la voglia intervenire". Boh, non lo
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so. Eh,
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stavo parlando con un'altra persona,
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scusatemi. Avete domande da fare? Vado
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avanti io. Ditemi voi, eh, perché poi
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dopo alla fine poi dice, "Eh, non ci ho
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fatto fare la domanda". fanno così i
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colleghi, poi simpaticamente li conosco.
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Va bene, io procedo, poi quando avete
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voglia, se vi vengo delle curiosità
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bastaare [risate]
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il braccio, io sto più rivolto da questa
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parte, ma insomma in caso agitato e e me
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ne accorgo, però volevo appunto
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coinvolgere le due interpreti su questo
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tema della loro stranezza, no? da una
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parte Carmen, ti dici chiamo così, come
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il personaggio che ha una sola battuta
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alla fine, quindi credo che sia stata
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un'esperienza eh non indifferente. Non
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hai dovuto fare la memoria sul copione,
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quindi è un grande vantaggio, però anche
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non è semplice, no, interpretare un
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intero film stando
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>> in silenzio.
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>> In silenzio. Poi per me che sono
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logorroica è ancora più complessa come
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come cosa, però questo che hai detto tu
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è stata la prima cosa che mi è stata
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detta quando ci siamo incontrati
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e all'inizio parte subito figo, cioè una
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cosa una cosa nuova che mi vede su
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un lavoro completamente diverso da
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quello che ho fatto prima. Ma poi dopo
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quando inizi a leggere la sceneggiatura
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dici padre, figlio e spirito santo che è
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vero che non c'è il lavoro sulla sulla
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memoria, però alla fine il lavoro sulla
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memoria è l'ultima delle cose che fai
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anche quando le battute ci sono, perché
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eh se in un altro contesto m devi
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riguardarti le battute, comunque devi
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andare a prendere i sottotesti, le
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analisi e tutto quello che c'è qui era
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solo sottotesto e dovevi registrare
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memor izzare delle dei movimenti perché
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questo è un personaggio sessivo.
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Dovevi andare a registrare quelle a
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leggere nelle didascalie, quindi
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conoscere a memoria tutto quello che
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stava accadendo perché poi il
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personaggio ha anche un'evoluzione,
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altrimenti non arriverebbe a parlare
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alla fine a dire quell'unica frase.
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Quindi c'è stata una memoria diversa e
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creare anche una memoria emotiva dentro
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il personaggio, perché di della sua
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storia conosciamo poco, conosciamo
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attraverso la zia, eh, però c'era
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bisogno di mettere tanta struttura sotto
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perché il il limite era sottilissimo del
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creare qualcosa che fosse uno stereotipo
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che non raccontasse nulla e invece
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restare in un personaggio che attraverso
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gli occhi, attraverso i suoi silenzi
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potesse comunque parlare. Noi abbiamo
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fatto un lavoro molto importante sulla
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musica, cioè questo personaggio non
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parla attraverso le parole che poi io
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vengo dal teatro, quindi la cosa più
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complicata è stato cambiare anche il
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metodo di studio, cioè il teatro basa
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tutto sulla parola, sull'azione del
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corpo. Io ho dovuto togliere la parola e
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mettere solo corpo. Ed è stato un lavoro
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per me molto interessante perché poi io
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sono all'inizio della mia carriera,
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quindi fare m prodotti che mi mettono in
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gioco è qualcosa di molto motivante per
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me, altrimenti che lo faccio a faare?
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Cioè diventa tutto un marcare il
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cartellino e basta. Invece così ti metti
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in gioco e capisci quello che sai fare,
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quello che non sai fare, quello che fai
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meglio, quello che fai peggio. Eh, spero
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di averlo fatto bene, però [risate]
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però ehm è un cercare eh di attraverso
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la musica quello che abbiamo fatto, lo
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dicevo prima, la mia scena preferita è
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quella sulla pensilina. Anche in casa
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poi si ripete questa eh costante ricerca
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delle parole attraverso la musica. Io in
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quel momento ascoltavo Battisti. Per me
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Battisti ha dato voce a Carmen, che poi
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non si vede, è tutto uno studio che c'è
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dietro, però era la ricerca di questo
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canto libero di una ragazza imprigionata
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nel suo vissuto, nel suo paese, che non
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diventa un orizzonte ampio ma molto più
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stretto, che attraverso le l'amore che
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dona Medeo dopo e la musica prima riesce
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a a uscire da questa gabbia che si è
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costruita.
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>> Grazie. Allora, sentiamo la zia
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Antonella mescolo, quindi il personaggio
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con col tuo nome,
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giustamente, come appunto, no, di
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Carmine non sappiamo nulla, no? Intuiamo
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delle cose, da questo giro di
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accompagnatori che la vanno a prendere
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finito il lavoro da Amedeo. Anche nel
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tuo caso, no, del personaggio non
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sappiamo tantissimo, anche se poi
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qualcosa viene viene raccontato e detto,
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no? Allora, che lavoro che lavoro hai
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fatto? Allora, intanto grazie,
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buongiorno a tutti e tutti. Ringrazio
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Domenico e ringrazio Cesare Franelli.
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Permettetemi questa piccola parentesi in
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apertura che questo è il secondo lavoro
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che faccio con voi, con altre storie.
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Grazie per avermi dato l'opportunità di
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fare questo personaggio tanto diverso
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rispetto agli altri che ho fatto finora,
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diametralmente opposto rispetto a al mia
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persona, al mio modo di essere di
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vivere. E prima si parlava di
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solitudine. La solitudine è molto bella,
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può essere molto Alda Merini diceva che
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è lo spazio della libertà creativa, però
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acquisire e arrivare a vivere bene la
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propria solitudine è una fatica, cioè è
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un percorso, è una è qualcosa di molto
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importante, è un'evoluzione molto
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importante penso per tutti noi. Questi
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personaggi hanno un altro tipo di
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solitudine non perfettamente risolta e
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questo è il caso di di zia Rosanna che
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si muove, se vogliamo, in senso opposto
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e contrario rispetto a loro che sono i
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due protagonisti e che sono quasi
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intrappolati nel loro silenzio. Rosanna
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invece è disegno di segno opposto, c'ha
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quest'irruenza
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nel parlare, nel raccontare che però
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nasconde tante cose e tante volte noi
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usiamo le parole per nasconderci, non
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per rivelarci. E per me, Rosanna, è
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esattamente questo. Io sono credo, non
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lo so, sarà capitato a ognuno di noi a
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volte di trovarsi in un luogo, me è
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capitato, me lo ricordo benissimo, di
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entrare in un bar e a un certo punto la
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barista mi ha iniziato a raccontare
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tutta la sua vita. Ma la sua vita
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proprio era veramente una una cosa
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straziante, perché mi racconta che aveva
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subito violenze dal dall'ex marito, che
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gli era morto un fratello poco prima e
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io ero lì completamente annichilita da
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questa valanga di parole, di racconti
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[sbuffare] e da estranea, da
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sconosciuta, da da una sconosciuta che
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mi hanno fatto capire e mi hanno
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ricordato moltissimo quando poi mi sono
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approcciata al personaggio di Rosanna
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quella quella sensazione, quella
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percezione lì o perlomeno come io ho
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letto quel personaggio, chiamiamolo
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così, perché poi nella vita, nella
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società, siamo tutti un po' eh dei
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personaggi che poi nell'arte cerchiamo
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di di replicare, di far rivivere. E
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quindi io invece che sono una persona
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molto razionale, molto come dire
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anche riservata, ho provato a capire
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come effettivamente quelle parole
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potessero rivelare totalmente altro.
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Rosanna è un personaggio che non ha eh
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io la definisco sradicata, c'è ancora
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questa cadenza pugliese, lo dichiara,
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questa provenienza dalla Puglia, la la
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dichiara, ma lei è lì, ma non è lì, è
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sempre in un altrove. Ecco, le parole in
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quel caso servono a coprire forse una
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una un'evoluzione che Rosanna non ha
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fatto fino in fondo e lo lo racconta a
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un certo punto, racconta di questo
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passato di tossicodipendenza
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e però lei non riesce a prendersi cura
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di questa nipote e quindi ha bisogno di
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di affidarla a qualcuno che ritiene più
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in grado di lei che a Medeo. Anche in
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questo caso sì, si tratta di una
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solitudine molto diversa, ma che è stato
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molto divertente
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attorialmente affrontare e attraversare.
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>> Una curiosità che non c'entra nulla col
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film. Sei più tornata in quel bar?
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>> Non sono più tornata in quel bar, però
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sarebbe però ci vorrei tornare. È il bar
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dell'Università di Bari è quello è
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stato. Immagino poi a tutti gli altri
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studenti cos'altro può aver raccontato
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quella signora. [risate]
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>> Hanno fatto una tesi sulla barig. Hanno
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fatto una tesi sulla probabilmente.
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>> Alessandro, a te volevo sentire un po'
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te e in questo film come ti sei trovato,
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questa stranezza di cui, appunto, eh
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accennava Domenico prima, eh appartiene
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al tuo personaggio o oppure
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>> Assolutamente no, però ehm
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esco un po' fuori da il mio personaggio
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maresciallo esce un po' fuori dal
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contesto. Diciamo che la stranezza e la
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diversità che diceva Domenico e mette
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paura, no? Il diverso mette paura.
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Questo paesino piccolo, che cosa
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succede? che parlando e mettendo voci di
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corridoio, etichettando persone, questa
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paura un po' si accorcia e è anche un
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modo per
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per stare bene, no, in questa piccola
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società che era questo paesino. E quindi
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questa gente fa questo tutti i giorni,
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quindi etichetta persone, parla male,
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parla bene, c'è sempre voci che girano.
16:34
Ehm E questo maresciallo cosa fa? In
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realtà è un po' un collante, no? è un
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po' il famoso carabiniere del quartiere
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e in questo in questo paesino è il
16:44
questo maresciallo che tutti conoscono,
16:47
eh, e lui conosce tutti, quindi dire è
16:50
un po' un collante di queste diversità.
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Ehm, la solitudine, non so, il mio
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personaggio, diciamo, che ha,
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essendo un militare un po' la scelta
17:00
questa vita di solitudine e quindi in
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realtà si sente un pochino più
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superiore, anche quando in certe scene
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che abbiamo girato lui è sempre molto
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determinato, quindi alla fine cerca di
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scontrarsi, di capire, no, dove è finita
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Carmen, in realtà poi si scontra con un
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muro di omertà e di gomma. Questo è,
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diciamo, che nei piccoli posti, non solo
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nei piccoli posti, come sappiamo.
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Maurizio, vogliamo sapere da da te, no?
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Perché tu sei uno degli spettatori di
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questo
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teatrino di di paese, no?
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>> Innanzitutto io volevo specificare,
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forse non ce n'è bisogno. Questo è il
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primo film. Io di solito la gente èata a
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vedermi un po' in avanti. In avanti
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intendo dire faccia, risate, battute.
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Questo film mi ha tenuto molto a freno e
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non poteva che farmi piacere alla mia
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età e soprattutto alla mia esperienza,
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insomma. E quindi è stata una cavalcata
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molto bella. La solitudine Aleggia su
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questa la piazza di questo di questo
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borgo, da tra negozianti, come tu sai,
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come voi sapete, e c'è un macellaio, c'è
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un bar, c'è un unalimentario, ecco,
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questo c'è nelle piazze di tutti i paesi
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e lui in più è un amico del cuore,
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insomma, uno col quale mi sono
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confidato, col quale lui si confida.
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Insomma, eh mi è piaciuto molto entrare
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in questo clima di, chiamiamolo anche
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mistero, perché no? Perché questo film
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diventa diventa diventa un mistero, un
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po' un thriller, no? Eh, e ti ripeto, ma
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in chiave sobria per quello che mi
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riguarda. Io non posso che essere felice
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di questo, perché ti ringrazio molto,
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ringrazio anche te per avermi dato modo
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di poter
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spiegare per di poter portare alla gente
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un personaggio, magari forse ci matrioli
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come serio qui. Eh, a me mi basterebbe
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che una trentina 40 persone dicessero
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questo, io già sarei felice.
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Magari il prossimo film aumenteranno,
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spero. No, perfetto.
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>> No, soprattutto poi dimostro in questo
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film di essere un attore, non solo
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capace di far ridere e basta.
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>> Io ti ringrazio. Non me lo volevo dire,
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però ero convinto. Eh, [risate]
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>> lo dico perché lo penso, quindi
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>> ero convinto,
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>> altrimenti
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>> ho rivisto il ragazzo del Segni che era
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un bambinetto nei Cesaroni, ragazzo di
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premesse e di promesse che ha mantenuto
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tutto. Eccolo là. Ma bravo, proprio
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bravo. Ringrazio Domenico Fortunato, un
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amico di sempre, mi veniva a vedere in
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un teatrino a Roma dove lui faceva la
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scuola. Lui faceva la scuola della
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scaletta diretta dal da Antonio Per
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Federici
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>> e nella sala anticua si faceva teatro e
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lui stava sempre lì a vedermi, mi ha
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sempre mostrato molto affetto
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e e abbiamo mantenuto questo questa
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amicizia, questo questo filo con
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[schiarire la voce] lui finché adesso
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appunto mi ha mi ha voluto mi ha cercato
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per questa per questa storia. Non posso
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che essere felice. La ripeto, ripeto, il
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Garbo
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e la il soft, chiamiamolo così, di
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questo film mi ha preso subito
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dall'inizio e mi ci sono sentito. Ecco
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la cosa importante. A mio aggio, io non
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ho sofferto a passare la mano ad un
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altro tipo di personaggio. Questo è
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importante. Non ho sofferto, mi è mi è
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venuto facilmente, credo, almeno. e non
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posso che essere contento alla mia età e
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soprattutto volendo io fare questo
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mestiere ancora per tanto tempo, perché
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tu sei il l'unico martere dove fino a
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Quant hai visto che il Donatello chi
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l'ha preso 85 anni
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non ha limiti. La bellezza del nostro
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mtiere è che non ti dà un limite.
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>> Grazie ancora.
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>> Grazie. Infatti [applauso]
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anticipato.
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