Ombre rosse e il microcosmo di una nuova America

Ombre rosse e il microcosmo di una nuova America 1

Ombre rosse

Titolo originale: Stagecoach

Anno: 1939

Genere: western

Paese: Stati Uniti d’America

Produzione: Walter Wanger Production

Distribuzione: United Artists

Durata: 96 min

Regia: John Ford

Sceneggiatura: Dudley Nichols

Soggetto: Ernest Haycox (racconto)

Fotografia: Bert Glennon

Montaggio: Otho Lovering, Dorothy Spencer

Musiche: Richard Hageman, W. Franke Harling, Louis Gruenberg, John Leipold, Leo Shuken, Gerard Carbonara

Attori: Claire Trevor, John Wayne, John Carradine, Andy Devine, Thomas Mitchell, Louise Platt, George Bancroft, Donald Meek, Berton Churchill, Tim Holt, Tom Tyler

Trailer originale del film Ombre rosse

Trama di Ombre Rosse

Arizona, 1880: un gruppo eterogeneo di estranei si trova a dover affrontare insieme un viaggio a bordo di una diligenza diretta a Lordsburg, nel New Mexico. Tra i passeggeri troviamo la prostituta Dallas, cacciata dalla cittadina per “offesa alla morale”, il medico alcolizzato Josiah Boone, la moglie devota Lucy Mallory che, incinta, vuole raggiungere il marito ufficiale di cavalleria, il losco banchiere Gatewood, il sudista galantuomo Hatfield, il venditore di superalcolici Peacock, il maresciallo Wilcox e il fuorilegge Ringo. La diligenza, già turbata all’interno dalle tensioni sociali ma soprattutto etiche tra i passeggeri, è minacciata all’esterno dalla presenza incombente degli Apache di Geronimo.

Recensione di Ombre Rosse

È opinione diffusa che il cinema statunitense nasca insieme al western, ma è con Ombre rosse che il genere acquista dignità artistica e arriva all’attenzione della critica, che capisce la profonda simbologia che può essere espressa da questa tipologia di film precedentemente considerati puro intrattenimento. Tratto da un racconto di Ernest Haycox ma probabilmente ispirato a Palla di sego di Maupassant, oltre a mostrare la potenzialità artistica del western Ombre rosse si fa portatore di importanti valori di uguaglianza sociale.

Uno dei più significativi archetipi del western è l’arrivo del treno, che sostituendo le diligenze e gli spostamenti a cavallo segna il passaggio dall’era della conquista a quella della civilizzazione. Ombre rosse, il cui titolo originale è appunto Stagecoach (diligenza), è ambientato in un’epoca in cui il sistema istituzionale e di valori degli Stati Uniti è ancora in via di formazione, ed è stato realizzato in un periodo storico, la fine degli anni ’30, in cui gli USA stavano ancora uscendo dalla terribile crisi del ’29 cercando di ricostruire la nazione con la consapevolezza che la sfrenata corsa all’arricchimento personale non può che portare al collasso. I passeggeri della diligenza di Ombre rosse rappresentano un campionario umano che si ritrova a convivere in un microcosmo: i personaggi “positivi” (il commerciante, la brava moglie, il gentiluomo) all’inizio del viaggio si irrigidiscono in una posizione di freddo sdegno verso i personaggi “negativi” (la prostituta, il bandito, l’alcolizzato), che però, di fronte alle minacce interne ed esterne che il gruppo si trova ad affrontare, dimostrano un coraggio e una purezza d’animo che riescono a smuovere il superficiale moralismo degli altri passeggeri. Lungi dal voler rappresentare un manicheo rovesciamento di ruoli tra buoni e cattivi, Ford mostra anche il lato umano e onorevole di Lucy e del sudista Hatfield: l’unico personaggio completamente negativo e oltretutto ridicolo è Gatewood, che nel suo continuo invenire contro l’intromissione dello stato nell’economia non può non ricordare coloro che negli anni ’30 contestavano il New Deal per puro tornaconto personale. L’amore tra il bandito Ringo e la prostituita Dallas e la loro volontà di costruire una nuova vita lontana dal passato turbolento di entrambi, scelta narrativa per l’epoca sovversiva, prospetta una nuova società libera dai pregiudizi e volta a prosperare su nuove basi sociali.

Note positive

  • Splendida costruzione dei personaggi e ottima prestazione degli interpreti
  • Messaggio sociale all’epoca molto significativo e coraggioso
  • Regia e ritmo apprezzabili anche da uno spettatore contemporaneo

Note negative

  • Rappresentazione tendenzialmente negativa degli Apache, comprensibile tuttavia in un film degli anni ‘30