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Occidente: Riflessione sulla vita umana

Occidente film locandina

Occidente

Anno: 2019

Paese di Produzione: Spagna

Genere: fantascienza, drammatico

Durata: 99 minuti

Casa di Produzione: The Finger in the Eye, El Dedo En El Ojo

Regia: Jorge Acebo Canedo

Sceneggiatore: Jorge Acebo Canedo

Montaggio: Manu de la Reina

Montaggio sonoro:  Álvaro Cruz

Fotografia: Carlos Villaoslada

Attori:  Francesc Garrido, Isak Férriz, Mario Gas, Gonzalo CunillPaula Bertolín

Trailer spagnolo di Occidente

Trama di Occidente

In un tempo e in un luogo sconosciuto, un cineasta latitante, chiamato H, fa ritorno alla sua patria da cui era scappato in passato: una città industriale. In questo luogo vige una sorta di dittatura misteriosa che obbliga le persone ad accettare alcune regoli sociali come l’eliminazione del desiderio dall’essere umano e la non importanza della memoria e della cultura stessa. In questo mondo vive una giovane donna, Gloria, operaia e schiavizzata dalla città industriale, che ha avuto una storia d’amore con H. L’uomo si recherà nella città con la scusa di realizzare per i comandanti del posto una specie di film ma il suo intento è quello di convincere la donna a fuggire con lui per raggiungere un luogo di cui l’umanità ha perso ogni ricordo.

Recensione di Occidente

Fuoriuscendo da ogni regola di cinema mainstream e commerciale l’esordiente cineasta spagnolo, Jorge Acebo Caned, va a realizzare un film che fuoriesce dal comune linguaggio cinematografico distruggendolo e rielaborandolo al fine di creare una narrazione alquanto sperimentale con una impronta da saggio poetico che intende porre le basi per una discussione filosofica sul male di Occidente, parola che dà infine il nome al film.

Questo progetto mira a individuare la tradizione di un cinema che ha sviluppato diverse possibilità espressive, nei pressi della prova a volte sperimentale in termini di struttura narrativa.

cit. Jorge Acebo Caned

Occidente non ha ottenuto una vera e propria distribuzione cinematografica in Italia rimanendo un film piuttosto sconosciuto al pubblico mondiale a esclusione della Spagna, il luogo nativo del regista. Del resto era difficile che le case di distribuzioni puntassero su una pellicola così particolare e con una forte connotazione d’autore, tanto da potersi considerare all’interno di quel cinema invisibile che trova l’unica possibilità di esistenza attraverso i vari circuiti dei festival maggiormente di nicchia come, appunto, il Torino Underground Cinefest 2020 e Temporada Alta Girona 2019.

Analisi del film Occidente

Dov’è sta l’occidente? Il tempo delle cose, all’inizio c’era

cit, Occidente

La pellicola del cineasta spagnolo risulta essere per un pubblico piuttosto colto e amante di quei film lenti e privi di una struttura drammaturgica ben strutturata nei classici canoni dei tre atti, dato che Occidente pone il suo accento su un lato maggiormente filosofico e riflessivo volendo stuzzicare i pensieri dei suoi spettatori con domande più o meno complesse che ruotano sul senso stesso dell’esistenza umana. In questa analisi possiamo dunque asserire che Occidente possiede un sapore maggiormente saggistico che cerca di sfruttare dialoghi uniti a immagini e suoni per coinvolgerci all’interno di un viaggio introspettivo privo di verità assoluto ma dal sapore di cultura e di ricerca della realtà stessa dell’uomo, in cui non troviamo risposte ma solo domande su altre domande.

Jorge Acebo Caned con la sua prima opera visiva mostra le sue doti di regia costruendo dal punto di vista estetico un film molto interessante e suggestivo con inquadrature fisse che spaziano da ampi totali a mezze figure in maniera funzionale alla storia riuscendo a dare le sensazioni da lui volute all’interno della storia donando sia un respiro maggiormente ampio in cui l’inquadratura si apre facendosi anche descrittiva a istanti più intimistici in cui siamo insieme e dentro i personaggi. La fotografia di Carlos Villaoslada utilizza una tonalità di colore molto interessante e che svolge una sua importanza narrativa all’interno di Occidente andando a suddividere in maniera perfetta le due fasi opposte del lungometraggio. La prima parte visiva è quella della città industriale, svolta nelle location di Tabacalera, che sfrutta un effetto cromatico che spazia da un rosso accesso a un verde/giallo nei vari spazi interni, mentre nelle scene esterne troviamo un’atmosfera esclusivamente notturna e oscura, che simboleggia il male stesso dell’Occidente. La seconda parte nella cosiddetta civiltà perduta naturale, svolta a Comarca del Bierzo, troviamo la presenza di un tinta quasi color seppia in cui non ritroviamo più tinte accese ma il tutto sembra essere maggiormente spento, forse il simbolo di ciò che la cultura mondiale ha ormai dimenticato.

 Il montaggio risulta alquanto particolare, sia nell’aspetto visivo che in quello sonoro, mostrando spesso e volentieri immagini d’archivio che riprendono vari classici del cinema e di opera artistiche dai quadri ai vari filosofi mondiale tanto da rintracciare all’interno della visione numerose citazioni che passano da Picasso, Hölderlin, Nietzsche, Heidegger, Goddard, Kluge, Rossellini e numerosissimi altri autori più o meno conosciuti che aumentano, per la loro importanza interna alla comprensibilità della storia, la difficoltà di comprensione finale della vicenda narrata. Interessanti sono i vari momenti in cui l’immagine si blocca completamente oppure quando scompare il suono per un breve attimo prima che gli attori, spesso in voce fuori campo, iniziano a mostrare i loro discorsi filosofici.

La storia narrativa all’interno di Occidente non risulta molto approfondita ne nei personaggi ne negli eventi dato che sappiamo ben poco sia del mondo in cui si troviamo sia sulla vita stessa dei nostri personaggio e del motivo che li spinge ad agire in quel medesimo modo. La storia viene tralasciata a favore del tema filosofico.

Due parti sconnesse

Dal punto di vista visivo e attoriale il prodotto funziona benissimo ma non possiamo dire la stessa cosa a livello drammaturgico in cui si può rintracciare la presenza di due film al livello di linguaggio cinematografico all’interno della medesima pellicola. La parte della città industriale inizia fin dal principio a parlare di cultura, libertà e dell’importanza della memoria che la protagonista Gloria sembra non possedere realmente, come possiamo dedurre da varie battute.

H: Che cosa hai fatto oggi?

Gloria: Non lo so

Cit. Occidente

In questa parte rintracciamo una notevole verbosità all’interno del contesto visivo oltre a molti riferimenti sull’importanza della registrazione visiva, che probabilmente ha preso il posto della memoria umana divenendo memoria artificiale. Questi due elementi uno strutturale e l’altro di senso filmico scompaiono completamente nella parte da fuggitivi e rivoltosi e tale errore causa il distaccamento dello spettatore dalla storia attualizzato dai troppi silenzi all’interno della seconda parte narrativa in cui appare non succedere realmente nulla, poiché, se escludiamo gli ultimi minuti, non avviene una reale evoluzione in Gloria, che non sembra comprendere maggiori nozioni sul passato e sul senso dell’esistenza, e allo stesso tempo il pubblico non riece ad arrivare alla comprensione stessa del film che nel finale appare più una accozzaglia di filosofia e di riflessioni che non una storia strutturata che voglia condurci verso qualche verità o verso un finale prestabilito.

Note positive

  • Il suono
  • L’aspetto visivo molto curato
  • Paula Bertolin dona al pubblico una buona prestazione attoriale

Note negative

  • La seconda parte filmica
  • Approfondimento inesistente sui personaggi di cui sappiamo troppo poco
  • Elementi non approfonditi ne sul piano narrativo che simbolico
  • Il senso finale dell’opera appare poco chiaro

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