Non fidatevi di nessuno – The Hateful Eight

“Non un avvertimento, non una domanda. Una pallottola” ( cit. The Hateful Eight)

Il sangue scorre fluido sul pavimento. Uomini violenti sono riuniti all’emporio di Minnie in attesa che la furibonda tormenta di neve cessi definitivamente. Tutti loro desiderano andare a Red Rock.

Non fidatevi di nessuno - The Hateful Eight

Il più desideroso di giungere a Red Rock è indubbiamente il crudele John Ruth conosciuto al mondo come il fantomatico ” Boia”. E’ un cacciatore di taglie ed il suo unico scopo  è quello di incassare un bel po di banconote consegnando alla forca la delinquente Daisy Domergue. Durante l’intero svolgere degli eventi la mia mente si chiede: cosa avrà mai fatto Daisy per meritare la morte? Domanda che troverà risposta solo alla fine dell’opera cinematografica.

” Quindi la porti a Red Rock dove la impiccheranno?”

“Esatto”

“Resterai lì a vedere?”

“Oh, puoi scommetterci. Voglio sentire il suo collo che si spezza con le mie orecchie. Non aspetti mai a vede quando li impiccano?”

” I miei non vengono mai impiccati, perchè non arrivano mai vivi […] Trasportare uomini disperati e un buon modo per farsi ammazzare”

Non fidatevi di nessuno - The Hateful Eight

Tutti gli eventi vengono preparati fini dall’inizio della trama… se uno ascolta attentamente i dialoghi e ogni singola parola pronunciata dai personaggi si fa comprendere immediatamente che nulla andrà liscio. Tarantino è abilissimo nel creare fin dalle prime immagini una ottima suspance, un climax nero in cui tutto può succedere da un momento all’altro. Nulla è lasciato al caso ma tutto viene creato lentamente fino ad arrivare al suo culmine, all’esplosione finale (un vulcano di sangue)

L’ultima opera  di Quentin Tarantino “The Hateful Eight”, sempre ambientata in un mondo criminale, pone l’accento sulla Fiducia, fiducia semi cieca verso lo sconosciuto che si incontra lungo la strada per la cittadina.

“Il Boia” si imbatte,nel suo tragitto in carovana, nel Maggiore Marquis Warren e in Chris Mannix, il quale afferma d’essere il nuovo sceriffo della città. John deve fidarsi, riponendo fede nelle loro parole oppure deve lasciarli in balia di una tormenta di neve, ovvero ad una morte certa?

Malvolentieri si fiderà, benché teme che quei due siano in combutta per catturare la sua preda e intascarsi i suoi 10.000 dollari di taglia. Arrivati all’emporio di Minnie trovano altri viaggiatori e appena giunti, le menti e gli occhi di John e Marquis, sono già pronti ad investigare. Il Maggiore Marquis, unico nero della combriccola, sente odore di bruciato fin dal primo momento. Lui chiede ad uno ” Dov’è Minnie?” e la risposta non gli piacerà. L’uomo affermerà che è andata a Nord dalla Madre.. ciò non farà altro che insospettire il Maggiore perché lui sa che Minnie non lascerebbe mai il suo negozio nelle mani di qualcun altro. In tutto ciò “Il Boia” decide di non fidarsi di quegli individui che si trovano all’emporio, crede che qualcuno di loro menta e che sia in combutta con la sua criminale Daisy.

Fidarsi o non fidarsi: questo è il dilemma. Abbassare le difese o rimanere armati fino ai denti in attesa che accada qualcosa?

Non fidatevi di nessuno - The Hateful Eight

Tarantino, lungo la sua carriera da cineasta, spostandosi dal mondo dei gangster, a quello di guerra ed ora al western, riesce sempre a mantenere intatto il suo stile sia nella scrittura della sceneggiatura – con i suoi classici lunghi dialoghi sporchi, con la divisione della storia in capitoli e soprattutto con la creazione di personaggi maledetti-  sia nel mondo di riprendere con il suo classico mexican standoff o i lunghi piani sequenza.

The Heiteful Eight (2015) , come del resto Django Unchained (2012), sono in se per se dei western sotto tutti gli aspetti ma non possiamo assolutamente dire che sono dei veri e puri western: non vediamo mai e poi mai dei veri e classici cowboy o sceriffi senza macchia o peccato, anzi siamo invasi da delinquenti, truffatori e cacciatori di taglie, i quali – molto spesso – sono malvagi più che i cattivi a cui danno la caccia. In The Heiteful Eight si può ben dire che il mondo dei gangster – almeno nella creazione dei personaggi – è entrato prepotentemente dentro questo atipico Western, in cui non ci vede neppure l’ombra di un pelle rossa.

In Django Unchained lo spettatore e il regista salvano almeno uno o due personaggi, qui tutti vengono messi dentro una totale carneficina dove nessuno, sia dal punto di vista morale e fisico, si salva. Nessuno, escluso forse lo sceriffo, è il buono ma tutti – inseguendo i propri scopi – sono disposti a fare qualsiasi delitto siano costretti a compiere pur di salvarsi la pelle. Appena sentono odore di truffa loro sparano!  Tarantino in questa sua ottava fatica mette tutta la violenza e brutalità possibile, senza che questa risulti esagerata e ingiusta poiché anche lo spettatore sa che tutti  si meritano di crepare miserabilmente.

Note positive:

  • Tanto di cappello agli attori. Eccezionali. Tutti toccano un livello altissimo di recitazione entrando pienamente nei panni dei loro crudi e volgari personaggi, i quali sono descritti in ogni minimo dettaglio dalle riprese e dal copione di Quentin T.
  • 2h e 47 minuti di intero interesse. Il film scorre velocemente e ti cattura. I lunghi dialoghi sono privi di vera e proprio azione ma ti immergono in un contesto da cui non possiamo non entrare. Noi siamo sulla carrozza del “Boia” e dopo siamo nella locanda, in cui la tensione è percepibile nell’aria  fin dai primi momenti.
  • Il modo di ripresa, la fotografia e la musica di Ennio Morricone sono entusiasmanti. La musica iniziale dell’opera ti permette d’entrare pienamente nel mondo western
  • La scena finale è un capolavoro del macabro. Il sangue scorre ed invade ogni frammento della stanza e dei corpi. Il finale mostra una scena destinata ad entrare e rimanere per molto tempo nella mente dello spettatore
  • Il linguaggio sporco è abbondante ma non cade mai nel volgare e i dialoghi sono pazzeschi.
  • Si può vedere e rivedere senza essere mai annoiarsi
  • La divisione in capitoli della storia è funzionale e non semplice estetica.
  • L’intelligenza è stata quella di creare un opera in cui ogni singolo personaggio è fondamentale. Tutti possono essere a loro volta dei protagonisti e lo spettatore mai e poi mai sa chi sta affermando la verità e chi una bugia. Tutti i personaggi sono visti inizialmente in maniera positiva per poi essere considerati dei mostri veri e propri e poi magari noi spettatori li rivediamo come degli uomini onesti, ciò accade al Maggiore Marquis: prima è il buono poi diventa il malvagio per eccellenza e infine diventa il giusto giustiziere e uomo onesto. Insomma un evoluzione non da poco in un pomeriggio e in una notte.
  • Interessante è aver mostrato – quasi alla fine – ciò che era accaduto nel locale di Minnie prima della venuta di John e del suo gruppo.
  • Interessante è notare come Tarantino riesca sempre a creare storie crude e brutali con l’uso di un linguaggio considerabile come “Humor” nero
  • Il finale rimane aperto. I banditi avranno detto la verità oppure hanno mentito fino alla morte. Il pubblico può dividersi.

Note negative:

  • Non le trovo!

Stefano Del Giudice

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L'occhio del cineasta

3 pensieri riguardo “Non fidatevi di nessuno – The Hateful Eight

  • aprile 26, 2016 in 9:13 pm
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    Del tutto in disaccordo con questa analisi….Fra i film di Tarantino è sicuramente il peggiore e segna un nettissimo passo indietro nella sua cinematografia: direi un film che qualcuno cui piace Tarantino (come piace a me) non dovrebbe vedere.

     
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  • agosto 4, 2016 in 10:14 pm
    Permalink

    Io invece sono perfettamente d’accordo con quanto scritto nella recensione davvero competente precisa e dettagliata un ottimo Tarantino!!! 🙂

     
    Risposta

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