Non aprite quella porta 2: Un’audace variazione

Non aprite quella porta 2: Un'audace variazione 1

Non aprite quella porta 2

Titolo originale: The Texas Chainsaw Massacre 2

Anno: 1986

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Horror / Commedia

Durata: 1 hr 41 min (101 min)

Casa di produzione: The Cannon Group, Inc.

Prodotto da: Menahem Golan, Yoram Globus

Regia: Tobe Hooper

Sceneggiatura: L. M. Kit Carson

Montaggio: Alain Jakubowicz

Dop: Richard Cooris

Musiche: Tobe Hooper, Jerry Lambert

Attori: Dennis Hopper, Caroline Williams, Bill Moseley, Jim Siedow, Bill Johnson

Non aprite quella porta 2 – Il trailer originale

Trama di Non aprite quella porta 2

La disk jokey texana Stretch (Caroline Williams) segue in diretta radio il massacro a colpi di motosega di un paio di adolescenti ubriachi, intenti a guidare spericolati tra le campagne di Dallas. La ragazza e il tenente Enright (Dennis Hopper) si interessano al caso, e scoprono che dietro tutto c’è Leatherface (Bill Johnson), un gigantesco assassino che indossa una maschera di pelle umana, membro della folle famiglia Sawyer.

Per Enright è l’occasione di abusare del suo status di tutore della legge e vendicarsi di coloro che hanno sterminato i figli dell’adorato fratello.

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Bill Johnson in Non aprite quella porta 2

Recensione di Non aprite quella porta 2

Nel 1974, il compianto Tobe Hooper scioccò le platee di tutto il mondo con il suo sporco e angosciante Non aprite quella porta. Forte di un budget irrisorio (che parzialmente comprendeva i proventi di Gola profonda, un classico del cinema porno uscito lo stesso anno), il regista texano aveva consegnato alla cinematografia horror un vero capolavoro, capace d’influenzare la successiva concezione di slasher oltre a inventare uno tra i più sublimi e iconici serial killer di finzione in assoluto: Bubba Sawyer detto Leatherface.

Il successo della pellicola ha aperto a Hooper le porte dei grandi studios hollywoodiani, per i quali ha realizzato nel corso di dieci anni una nutrita serie di titoli di genere più o meno efficaci, tra cui il notevole Poltergeist, prodotto da Steven Spielberg. Quasi obbligato da estimatori e produttori, il filmmaker ha girato nel 1986 un sequel diretto del suo magniloquente esordio, scegliendo una spinta strada grottesca che al rilascio in sala è riuscita a scontentare un po’ tutti.

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Una scena di Non aprite quella porta 2

Analisi di Non aprite quella porta 2

Deliberatamente autoironico, soprattutto nella caratterizzazione della famiglia cannibale, Non aprite quella porta 2 prende un cult del cinema e lo butta sul ridere, ovviamente non rinunciando all’horror nudo e crudo di frattaglie e sangue, il cui quantitativo viene incrementato dall’ottimo lavoro dell’effettista e truccatore Tom Savini. La mancanza della scioccante purulenza documentaristica del predecessore e l’accento sugli aspetti comici non rendono certo questo sequel meno provocatorio, e da ogni fotogramma traspare la consapevolezza di Tobe Hooper che la sua creatura più redditizia non ha più nulla da dire sul piano narrativo, e il regista ci mette sopra la pietra tombale nell’unico modo possibile: parodizzandola. Intento ovviamente sminuito dalla successiva produzione di ulteriori sequel e remake.

Dal primo film torna l’idea della carne umana come materia prima dell’alimentazione, incorporata in una classica storia di vendetta che funge da pretesto per le numerose sequenze gore dal gustoso senso dell’orrido, consacrato in due scene memorabili come il duello con le motoseghe e lo “stupro” di Stretch. Il cannibalismo è l’assoluto protagonista dell’atto finale al cardiopalma, dove gli attori si divertono a ribaltare continuamente i ruoli di vittime e carnefici, recitando sopra le righe tra affascinanti scenografie degradate. Il cast presenta grandi nomi come Dennis Hopper (un gigante del cinema che non ha bisogno di presentazioni) in un ruolo tanto istrionico e divertente quanto inutile, Bill Moseley (attore feticcio di Rob Zombie), Jim Siedow già visto nel precedente film, la bella Caroline Williams e Bill Johnson nelle vesti di Leatherface al posto di Gunnar Hansen.

Tobe Hooper ha così realizzato una spavalda e sopraffina fusione di orrore e umorismo, pronta a deludere, conquistare o lasciare perplessi senza mezze misure. Che lo consideriate un capolavoro o una fantozziana “cagata pazzesca”, nessuno potrebbe mai darvi torto.

NOTE POSITIVE

  • Il mestiere registico di Hooper.
  • Le divertite interpretazioni.
  • Ritmo vivace.
  • Lavoro su scenografie ed effetti speciali pratici.

NOTE NEGATIVE

  • Lo sguardo parodistico, per quanto geniale e figlio di un preciso intento d’autore, non può incontrare tutti i gusti.

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