Nimic: il ritorno al cortometraggio di Yorgos Lanthimos

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Nimic

Titolo originale: Nimic
Anno: 2020
Paese: Germania, USA, Regno Unito
Genere: Drammatico
Distribuzione: Mubi
Durata: 12 minuti
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Efthymis Filippou, David Kolbusz, Yorgos Lanthimos
Fotografia: Diego Garcia
Montaggio: Dominic Leung, Yorgos Mavropsaridis
Musiche: Rebecca Grierson
Attori: Matt Dillon, Daphne Patakia, Susan Elle

Trailer del cortometraggio Nimic

Nimic è un cortometraggio scritto e diretto dal regista greco Yorgos Lathimos, è interpretato da Matt Dillon, Daphné Patakia e Susan Elle presentato al Ravenna Nightmare Film Fest e, dal 27 novembre, disponibile sulla piattaforma streaming Mubi.

Trama di Mimic

La trama del cortometraggio è, apparentemente, semplice. Nimic è la storia di un violoncellista professionista (interpretato da Matt Dillon), che vive una routine noiosa e monotona. Un giorno, dopo aver terminato le prove per un concerto, è seduto su una metropolitana, qui fa una domanda a una donna: “Che ora è?”. La donna (interpretata da Daphné Patakia) risponderà esattamente come lui: “Che ora è?”. Scesi dalla metropolitana, lo segue fino a casa e comincia a ripetere tutti i gesti che fa l’uomo. Sembra letteralmente una stalker. Lui entra in casa con una chiave, chiude la porta, lei, con la stessa chiave aprirà la porta ed entrerà a sua volta. La moglie (Susan Elle), insieme ai tre figli dell’uomo non sembrano sconvolti riguardo a quello che sta succedendo. È proprio in questa sequenza che capiamo: la donna si sta sostituendo (o l’ha già fatto) all’uomo, in tutto e per tutto. Forse anche l’uomo si sostituirà in un ragazzo, alla fine del corto, questo potrebbe portare a un finale circolare.

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Matt Dillon in Nimic

Recensione di Nimic

Ben diciotto anni dopo Uranico Disco del 2001, il regista greco, acclamato dalla critica da una decina d’anni, scrive e dirige Nimic, un cortometraggio di dodici minuti presentato al Ravenna Nightmare Film Fest e al festival di Locarno.

Ritorna quindi ai cortometraggi e lo fa servendosi di un attore esperto e facilmente riconoscibile quale Matt Dillon, grazie alla sua interpretazione, il regista offre un saggio della sua visione estremamente d’autore condensata in circa 10 minuti, dove ritorna uno dei temi preferiti del regista: lo spazio quotidiano, famigliare, che qui avvolge e soffoca il protagonista. Una distopia schiaccia i componenti della famiglia, li sdoppia e li priva della loro unicità, così saranno ancora più soli, soffocati da una realtà che non capiscono. 
 
Sono, fin da subito, noti gli aspetti tecnici caratterizzanti nel corto: fish-eye, grandangoli, panoramiche e lunghe carrellate laterali (in special modo durante il ritorno a casa dei “protagonisti”).

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Fotogramma del cortometraggio Nimic

Proprio l’uso, quasi esasperante, del fish-eye tende a deformare la realtà e getta i protagonisti del corto al centro di uno sguardo di uno sguardo pregno di distopia, tema, già precedentemente affrontato, da Lanthimos, basti pensare a The Lobster; ma l’uso della suddetta tecnica visiva, tende a deformare gli spazi, rende, tutto più onirico, dotando gli spazi di una sfericità non naturale, che rimanda, appunto, al tema del tempo non lineare ma circolare: un tempo che inizia, forse non finirà mai e ci saranno continue ed eterne repliche.

In questo contesto è importante sottolineare anche l’uso della musica, qui in particolare della classica. È parte centrale del corto sin dall’inizio: quando Matt Dillon si risveglia, c’è un’orchestra che accompagna questa azione, mentre quando fa colazione, la musica procede a scatti. Ma queste interruzioni sono presto svelate, in quanto il protagonista è un violoncellista professionista e le interruzioni non sono nient’altro che anticipazioni delle prove che sta svolgendo. La musica singhiozzata è anche perfettamente adatta a rendere il carattere ansiogeno del cortometraggio.

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Fotogramma del cortometraggio


Nimic è un incubo circolare, in cui il tempo e lo spazio avvolgono il protagonista, Nimic è un’allucinazione, una perdita d’identità improvvisa.    

Con quest’ultimo cortometraggio, Yorgos Lanthimos destruttura, ancora una volta, il suo personale modo di vedere il mondo, immettendo i suoi personaggi, che sono marionette nelle sue mani, in un mondo pauroso, folle, in cui convergono sensualità ma anche dolore.          

Note Positive Note negative

  • Fotografia meravigliosa Nessuna, il corto è decisamente perfetto
  • Finale aperto

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