Gravity: Nell’immenso spazio spaziale

Legge di gravitazione universale:
“Nell’universo ogni punto materiale attrae ogni altro punto materiale con una forza che è direttamente proporzionale al prodotto della loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza” ( cit.Newton)

Gravity (2013) è un film fantascientifico diretto da Alfonso Cuarón e presentato alla 70essima edizione della mostra cinematografica di Venezia. 

Nell'immenso spazio spaziale: Gravity

L’universo, un gruppo di astronauti, un esplosione, un sopravvissuto che lotta per sopravvivere in una situazione complicata: è il plot del lungometraggio fantascientifico diretto da Alfonso Cuarón che all’ 86° edizione del Premio Oscar ha ottenuto un ottimo, quanto invidiabile, bottino con ben dieci candidature e ben sette statuette vinte. Niente male!

Il pubblico entra in salotto, prende posto sul divano, uno spegne le luci mentre un altro clicca il tasto play sul telecomando. Il silenzio cala nell’aria mentre l’opera cinematografica incomincia a creare una storia, che nella nostra mente diviene reale.

Sullo schermo nero compaiono delle scritte bianche che descrivono precisamente quanto sia difficile vivere fuori dal nostro pianeta.

“ A 600 km di distanza dal pianeta terra la temperatura oscilla fra – 258 e -148 gradi Fahrenheit.
Lì non c’è nessun suono
Non c’è pressione d’aria
Non c’è l’ossigeno” (cit. Gravity)

L’universo è il luogo in cui noi passiamo tutta la nostra esistenza, è quello strano e incomprensibile posto gigantesco, definito da noi piccole menti infinito, in cui la Terra si trova sospesa nel nulla, galleggiando eternamente e girando in continuamente e inesorabilmente nello stesso modo intorno alla stella vitale. La forza che permette ciò è la Gravita. Se essa non ci fosse, la vita nell’intera galassia non esisterebbe.

Gravity: Nell'immenso spazio spaziale

 

Da quando l’Apollo 11 con i suoi passeggeri è sbarcato sulla luna il 20 luglio 1969, i terrestri hanno incominciato sempre di più a impiantare satelliti nello spazio intorno alla terra e molti uomini sono partiti per compiere varie missioni, fino ad essere riusciti a mandare un robot su Marte.

La scienza ha fatto incredibili passi avanti soprattutto per una caratteristica presente più o meno in maggior quantità in tutti gli esseri umani: La curiosità. Esattamente, signori. E’ questa la forza che ci ha fatto andare sulla luna, che ci fa uscire di casa. Molti uomini sono partiti per andare nello spazio pur sapendo di rischiare la vita, ma la curiosità era troppo forte per rifiutare.

Dopo queste mie riflessioni ispirate in parte dal film analizziamo la pellicola di Cuaron. Un gruppo di astronauti americani è nell’orbita spaziale. Appena iniziato si sente pronunciare una frase, che risalta immediatamente all’orecchio “Ho un cattivo presentimento”. In effetti qualcosa di molto spiacevole accadrà ai 3, due uomini e una donna, alla sua prima esperienza nel nulla.

Detriti di altri satelliti a gran velocità colpisce l’astronave, che si danneggia irrimediabilmente. Uno muore, la donna si stacca dalla navicella e incomincia a fluttuare nello spazio, mentre il più esperto, il comandante Kowalsky non subisce particolari problemi. Kowalsky (George Clooney) grazie allo zaino Jet riesce a recuperare la dottoressa Ryan Stone, che presa dal panico ha quasi terminato del tutto l’ossigeno. I due incominciano a passeggiare nello spazio vuoto, per cercare di raggiungere una navicella cinese.

Riusciranno a cavarsela?

La storia sceneggiata da padre e figlio, rispettivamente Alfonso Cuarón e Jonás Cuarón, è potenzialmente innovativa nell’ambientazione essendo svolta per gran parte interamente nello spazio aperto e non del tutto dentro una navicella spaziale alla Solaris tarkovskijano o alla 2001: odissea dello spazio di Kubrick, anche se entrambe le due pellicole sono superiori qualitativamente all’opera cinematografia del regista messicano.

Il film non risulta innovativo per un fattore: la banalità, ovvero è per gran parte estremamente banale: (spoiler) l’astronauta ha il presentimento che deve accadere qualcosa di tremendamente brutto ed è ciò che avviene, i due che restano in vita si aiutano a vicenda fino a quando ovviamente uno si sacrifica per salvare l’altro, che ovviamente si salverà all’ultimo secondo.

Cuarón è riuscito a trasmettere un immagine estremamente poetica dell’universo. La bellezza delle luci, dei pianeti, dell’aurora boreale inviano allo spettatore un enorme senso di tranquillità, di pace, quasi a sentirsi un tutt’uno con la natura.

“ Oh mio dio wow! Ehi Ryan dovresti vedere il sole sul Gange è pazzesco “ dice Kowalsky (cit. Gravity)

Applausi meritati vanno anche a Steven Price. per la colonna sonora più che azzeccata, la quale funziona perfettamente insieme alle immagini.

Nota positiva

  • La tensione rimane dall’inzio alla fine, senza scendere mai.
  • Lo spettatore si immedesima con i personaggi tifando per loro
  • La scenografia è ben fatta
  • Non si sente la mancanza di altri personaggi ( nel film sono solo due)

Nota negativa

  • Il finale è un pò troppo scontato
  • Il ritorno del fantasma Kowalsky era evitabile

Stefano Del Giudice

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occhiodelcineasta

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3 pensieri riguardo “Gravity: Nell’immenso spazio spaziale

  • giugno 27, 2014 in 10:59 pm
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    Sicuramente dopo 2001 è difficile immaginare un nuovo Capolavoro di fantascienza (anche se non sono per niente d’accordo di associarli a questo genere dato il fattore realismo che non viene mai oltrepassato).

    Sinceramente l’ho trovato molto piacevole e molto più profondo di quanto possa sembrare, per cui se non va elevato a Capolavoro credo comunque che debba esser visto almeno una volta.

    Bella recensione!

     
    Risposta
  • luglio 4, 2014 in 3:43 am
    Permalink

    forse l’ho visto, ma non ricordo bene.
    ad ogni modo sono felice d’avere tra i miei seguaci un appassionato di film, sono sempre alla ricerca di consigli 🙂
    ti seguo e…(ri) guarderò Gravity!
    – l’idea di trovarsi nello spazio immenso senza alcuna base di ancoraggio mi suscita una grand’ansia 😀

     
    Risposta
  • luglio 7, 2014 in 11:56 am
    Permalink

    Buongiorno,

    Le scrivo per conto di Paperblog Italia. Non ci è stato possibile rintracciare la sua mail, le lascio dunque un post. 

    La nostra équipe editoriale ha notato il suo blog e poiché la qualità dei suoi articoli e l’originialità dei contenuti ci sono apparsi degni di nota, volevamo proporle di entrar a far parte della piattaforma Paperblog (http://it.paperblog.com/). 

    Se fosse interessata, o volesse ricevere più informazioni a rigurado, la prego di contattarmi all’indirizzo silvia@paperblog.com.

    Grazie dell’attenzione,
    Silvia

     
    Risposta

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