Nella valle di Elah (2007): l’America fà i conti con se stessa

È così che si combattono i mostri: lasci che ti vengano vicino, li guardi negli occhi e poi li colpisci. (cit. Nella valle di Elah)

Regia di Paul Haggis.Con Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Jonathan Tucker.

Il film è stato presentato in concorso alla 64° Mostra del Cinema di Venezia e successivamente al Festival internazionale del film di Toronto.

Nella valle di Elah (2007)
Hank Deerfild (Tommy Lee Jones), patriota e reduce del Vietnam, si mette alla ricerca del figlio minore Mike, scomparso da una base del Nuovo Messico, dopo essere tornato dall’Iraq. Il corpo del giovane viene trovato carbonizzato in un terreno vicino alla base. Le autorità sembrano intenzionate ad insabbiare la cosa, quindi Hank decide di indagare per conto suo, scoprendo scoprendo dettagli sempre più oscuri sul suo amato figlio.

Ispirato alla vera storia del soldato Richard Davies, ucciso da un commilitone che soffriva di sindrome post-traumatica da stress.

Nella valle di Elah (2007)

 

“Qualsiasi film si faccia in tempo di guerra è politico” (Paul Haggis).

Paul Haggis, alla sua seconda regia, cerca di riflettere sulla confusione ideologica dell’America contemporanea, e lo fa raccontando un conservatore che vede crollare tutti i suoi valori.

La guerra viene mostrata solo in filmati danneggiati, estratti dal cellulare di Mike: questi video prendono forma, man mano che la narrazione va avanti, diventando sempre più nitidi. Questo simboleggia la presa di coscienza di Hank, il quale è costretto a riconsiderare la sua posizione nei confronti del conflitto.

Hank pensa a suo figlio come ad un eroe, una visione idealizzata non solo per la parentela che li unisce, ma anche perché è un soldato, un buono; questa visione patinata è la stessa che ogni conservatore ha nei confronti della guerra e di chi si arruola per difendere la patria. Questo anche grazie ai media, che manipolano le immagini rendendole appetibili al pubblico americano. Ma la realtà è molto più complessa ed inquietante: un’esperienza simili è disumanizzante per chiunque la viva, specialmente se in giovane età. Quello che Hank vede nei filmati tratti dal cellulare di Mike non è più suo figlio, è un mostro.

Questo è il tema centrale del film, espresso fin dal titolo, che fa riferimento al luogo di Israele dove si sarebbe svolta la battaglia tra Davide e Golia: un giovane non può essere mandato a combattere un gigante; inoltre, nel momento in cui Golia viene sconfitto, Davide diventa un assassino, trasformandosi in quello che lui stesso voleva combattere.

“(…) è un film interessante più per le contraddizioni che lascia affiorare che per le soluzioni proposte. È il film di un liberal americano che critica la guerra in Iraq assumendo il punto di vista di un conservatore” (Vincenzo Buccheri).

Interessante anche la sequenza finale, dove Hank innalza la bandiera americana al contrario, segno che bisogna guardare all’american way of life da un’altra prospettiva, rivalutando tutti quei valori che ormai non sembrano aver più nessun significato.
Curiosità: Inizialmente Haggis voleva affidare la parte di Hank Deerfield a Clint Eastwood.

Nella valle di Elah (2007)

Note positive:

  • Tommy Lee Jones era da tempo che non ci offriva un’interpretazione così intensa. Potremmo paragonarlo al Clint Eastwood di Gran Torino (2008): un reduce decorato e fiero, ma che scopre suo malgrado quanto siano effimeri i principi per i quali ha combattuto.
  • La narrazione, lenta e sinuosa, riesce ad essere davvero coinvolgente, grazie anche ad espedienti registici molto efficaci (vedi per esempio la trovata del cellulare danneggiato).

Note negative:

  • La critica mossa dal film arriva forte e chiara, ma l’ambiguità, aspetto interessante come già abbiamo detto, rischia spesso di diventare retorica.

Emanuele Marchetto

Facebook Comments
 
The following two tabs change content below.

L'occhio del cineasta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *