Mulan (2020): ma è davvero un brutto film?

Mulan locandina film

Mulan

Titolo originale: Mulan

Anno: 2020

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico, Fantastico

Casa di Produzione: Walt Disney Pictures

Distribuzione: Walt Disney Pictures Italia, Disney Plus

Durata: 120 minuti

Regia: Niki Caro

Sceneggiatura: Lauren Hynek, Rick Jaffa, Elizabeth Martin, Amanda Silver

Montaggio

Dop: Mandy Walker

Attori: Liu Yifei, Donnie Yen, Jason Scott Lee, Utkarsh Ambudkar, Yoson An, Ron Yuan, Tzi Ma, Rosalind Chao, Gong Li, Jet Li

Trailer di Mulan (2020)

Trama di Mulan

In una Cina tradizionalista ligia all’onore, ai doveri e al rispetto dei ruoli, delle leggi civili e dell’Imperatore, cresce Hua Mulan, la figlia primogenita della famiglia Hua, che si dimostra, fin dalla tenere età, maggiormente dedita all’arte della spada e del combattimento, arti che sono prerogativa del genere maschile e non femminile; seguendo questo stile di vita la giovane rischia di perdere l’onore davanti agli occhi della sua famiglia non dimostrandosi una brava moglie. Nella struttura patriarcale della Cina imperiale il genere femminile ha solo un obiettivo fin dalla nascita: mostrarsi onorevoli davanti alla mezzana in modo che questa gli scelga un marito. In seguito le donne dovranno rispettare e accudire i loro mariti dandogli dei figli e occupandosi delle faccende domestiche, ma Mulan non è portata per tutto ciò.

Durante l’adolescenza di Mulan le truppe di Rouran, guidate dal vendicativo Bori Khan accompagnato da una potente strega, stanno mettendo sotto assedio e in grande difficoltà le truppe imperiali, così l’Imperatore emana un decreto imponendo che ogni famiglia mandi un componenti maschile a prestare servizio nell’esercito imperiale per difendere il paese dagli invasori stranieri. Nella famiglia Hua l’unico maschio è l’anziano capofamiglia che però possiede una gamba invalida che lo costringe a utilizzare un bastone per poter semplicemente camminare. L’uomo e la sua famiglia sanno perfettamente che questa volta non farà mai più ritorno dalla battaglia, ma che perirà con onore per combattere il suo impero. L’unica che non accetta questo destino per il padre è Mulan che, sapendo di essere forte nell’arte del combattimento, ruba l’armatura e la spada del vecchio padre e fugge di casa nel bel mezzo della notte per raggiungere l’accampamento militare, ben sapendo che se scoprono che lei è una donna, lei verrà uccisa.

Una complessa distribuzione di Mulan

Una enorme fatica da parte della Disney per non rendere economicamente parlando Mulan del 2020 il vero primo fiasco commerciale della casa di topolino, che ha avuto notevoli problemi di distribuzione cinematografica in America e in Europa a causa dell’epidemia da Covid-19 che ha sancito la chiusura, per molto tempo di tutte le sale cinematografiche. Così la pellicola che doveva uscire a Marzo è slittata sempre più terminando dal 4 settembre 2020 sulla piattaforma Disney Plus in cui è possibile visionarla per un tempo limitato per la modica cifra di 21,99 Euro, non uscendo nelle sale cinematografiche. Inoltre per non farsi mancare niente ha trovato una forte opposizione in Cina a causa della presa di posizione da parte della protagonista Liu Yife che si è dimostrata favorevole all’indipendenza di Hong Kong, dando vita a un rischio boicottaggio del film da parte delle autorità cinesi.

Recensione di Mulan

La pellicola di Niki Caro risulta un ibrido, un film che rimane sospeso e ingabbiato tra la ricerca di originalità narrativa e gli obblighi disneyani intenzionati a realizzare un live action per famiglie che richiami alla mente il lungometraggio d’animazione dell’1998, il tutto senza andare a realizzare un vero e proprio remake come è avvenuto con i precedenti La Bella e la Bestia (2017) o il Re Leone (2019) che si dimostravano praticamente identici sia nelle inquadrature che nelle battute al film d’animazione.

Mulan del 2020 non è un Remake dell’omonimo film disney ma si rifà alla leggenda cinese sulla guerriera Hua Mulan, comparsa per la prima volta nel poema cinese del 6 secolo “La ballata di Mulan” dal filosofo e scrittore Liang Tao, di cui l’opera però è andata perduta, nonostante ciò la storia è rimasta intatta nella cultura orientale cinese. Gli sceneggiatori hanno estrapolato alcuni situazioni e personaggi dal materiale bibliografico a loro disposizioni riprendendoli per il film: questo è avvenuto nell’inserimento di un anziano comandante che vista la notevole forza spirituale del soldato Hua Jun ( Mulan) gli promette in sposa la figlia. Del film del 1998 rintracciamo solo qualche lontano accenno in alcune situazioni, quelle basilari dal punto di vista drammaturgico e fondamentali per la complessione narrativa della storia, come la scena in cui il vecchio Hua termina a terra mentre prende la pergamena imperiale oppure rintracciamo nelle similitudini nel rito con la mezzana anche grazie a un effetto nostalgia musicale: durante il rito dell’acconciatura rintracciamo all’interno della melodia di Harry Gregson-William un accenno musicale della canzone “Molto onore ci darai”, oppure nella sequenza della valanga durante lo scontro con gli Unni che risulta simile al film di Tony Bancroft e Barry Coo. Gli stessi personaggi del primo Mulan scompaiono per lasciare spazio a nuovi personaggi che purtroppo appaiono come delle copie sbiadite di quelli che avevamo conosciuto attraverso la visione animata della storia e che non riescono a incidere realmente nella mente dello spettatore.

  • Mushu: l’elemento comico del film d’animazione lascia il posto a un entità sempre legata al senso mistico riguardante gli antenati divenendo la Fenice, elemento protettore della famiglia Hua. La fenice pur risultando interessante dal punto di vista concettuale non viene espressa e sviluppata bene all’interno della storia divenendo un entità inutile ai fini narrativi non incidendo minimamente negli eventi. Anche la sua dimostrazione visiva in CGI lascia a desiderare apparendo inizialmente come un aquilone nel cielo.
  • Cri-Kee: il grillo portafortuna scompare nella storia, benché viene richiamato lontanamente da un soldato
  • Li Shang, il comandante e coprotagonista del primo film scompare dal lungometraggio come individuo ma la sua personalità viene scissa in due parti: nell’anziano comandante delle truppe  Tung, amico del padre di Mulan, e in un giovane ragazzo anche lui abile combattente, che instaurerà un legame quasi romantico con la protagonista benché appare non venire ricambiato apprendo forse una tematica LGTB all’interno della storia e che potrebbe essere meglio sviluppata in un sequel del film.
  • Shan Yu, il capo degli unni, non è presente con questo nome ma cambia esclusivamente denominazione divenendo Bori Khan, che però richiama visivamente l’antagonista del film animato.

Lo stile visivo di Mulan e i suoi problemi

Se la storia è la medesima dell’originale Disney, le modalità scelte da Niki Caro, alla sua prima prova regista di un grande colossal, sono completamente divergenti. La Mulan mostrataci fin dalla prima sequenza in cui la troviamo come una bambina a caccia di una gallina appare già un abilissima guerriera e padrona delle arti del combattimento. Qui la regista posta l’attenzione della storia non tanto su una questione d’onore e di legame familiare, su cui era maggiormente incentrato la pellicola d’animazione, ma va a creare un personaggio già in partenza emarginato ed etichettato come diverso e lo scopo del film è: riuscirà a trovare il suo ruolo nel mondo patriarcale per quello che è realmente? L’intero film è una risposta a questa domanda: Mulan all’interno di un mondo di uomini sarà in grado di farsi valere trovando una sorta di onore e di rispetto dalla sua patria o dovrà divenire moglie infelice? Con queste premesse si sarebbe dovuto trovare un excursus importante d’approfondimento sulla protagonista e sul suo percorso di formazione ma questo è completamente surclassato per favorire una narrazione commerciale della storia in cui si preferisce l’azione e la superficialità piuttosto che l’introspezione. La prima vera pecca di Mulan 2020 è l’anonimato dei suoi personaggi privi di tridimensionalità e di qualsiasi caratteristiche meritevole da essere ricordata. Mulan cresce e matura? Si ma solo con un deux machina in una scena che lascia veramente a desiderare per la sua struttura, anche a causa dell’inserimento drammaturgico della strega che, oltre ha sottolineare maggiormente tematiche femministe all’interno della storia, risulta un personaggio veramente scritto male e incomprensibile nell’arco narrativo.

Lo stile registico si rifà al genere Wuxia orientale, in cui si va a raccontare le geste e avventure eroiche degli eroi marziali cinesi. Il film si apre con una voce narrante del padre della protagonista che andrà a raccontare la forza della propria figlia allo spettatore, il tutto per ricercare un senso di epicità che però si raggiunge solo in alcuni brevi frangenti, come in alcune scene dell’addestramento militare che però non raggiunge la forza del film d’animazione anche perché fin dall’inizio Mulan è una delle più forti “soldatesse” nell’accampamento. Il genere Wuxia è denotabile anche nelle scene d’azioni visibili fin dall’aperture del film; questi istanti però stonano all’interno della visione vuoi per una CGI non all’altezza degli altri lavori Disney, vuoi per una regia fin troppo da videogioco con notevoli rallentamenti della scena e fin troppe capriole o salti inverosimili da parte della protagonista o degli altri combattenti.

Considerando che il ritmo narrativo è buono e che il film non può annoiare anche per la sua natura commerciale, non possiamo asserire che Mulan 2020 sia un brutto un film poiché tra mille problematiche funziona e sarebbe funzionato se la regista avrebbe reso la storia ancor più cupa e avesse mostrato dei combattimenti degni di nota e magari meno realizzati in CGI, perché in questo film manca la guerra, probabilmente per la sua natura da film per ragazzi. Mulan 2020 rimane fino dei suoi tempi e della visione disneyana di political correct e di realizzare storie il meno emozionanti e sporche possibili per essere visibili anche ai bambini più piccoli. Dunque alla fine della visione possiamo dire che Mulan è un film insulso e che alla fin fine non lascia traccia di sé allo spettatore.

Note positive

  • Interpretazione di Liu Yifei
  • Il montaggio
  • La musica
  • La scena della valanga degli Unni

Note negative

  • La CGI
  • La sceneggiatura
  • Una stile registico all’insegna del dramma ma senza svilupparlo
  • L’utilizzo della Fenicie alquanto errato
  • Personaggi altamente piatti
  • Non aver scelto se fare un film serio per adulti o un film disneyano

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