Mowgli: Il figlio della giungla – La dura legge della giungla

Recensione, trama e cast di Mowgli: Il figlio della giungla del 2018 diretto da Andy Serkis per Netflix.
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Mowgli: Il figlio della giungla

Titolo originale: Mowgli: Legend of the Jungle

Anno: 2018

Paese: Stati Uniti d’America, Regno Unito

Genere: Avventura / Drammatico

Casa di produzione: Warner Bros Pictures

Prodotto da: Steve Kloves, Jonathan Cavendish, David Barron

Distribuzione: Netflix

Regia: Andy Serkis

Sceneggiatura: Callie Kloves

Montaggio: Mark Sanger

Dop: Michael Seresin

Musiche: Nitin Sawhney

Attori: Christian Bale, Rohan Chand, Benedict Cumberbatch, Cate Blanchett, Naomie Harris, Andy Serkis, Matthew Rhys, Freida Pinto, Peter Mullan, Tom Hollander

Trailer italiano di Mowgli – Il figlio della giungla

RECENSIONE DI MOWGLI: IL FIGLIO DELLA GIUNGLA

A due anni dalla versione live action della Disney a cura di Jon Favreau, più patinata e gioiosa, sulla piattaforma Netflix è arrivata un’altra versione del celeberrimo romanzo di Rudyard Kipling Il libro della giungla diretta da Andy Serkis, pioniere della motion capture avendo interpretato Gollum nella Trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson. Prodotto da Warner Bros., il film è una mistura di live action e motion capture che si avvale di un cast di primo piano prestatosi alla tecnica che comprende nomi del calibro di Christian Bale, Cate Blanchett, Benedict Cumberbatch e lo stesso Serkis. Per il ruolo del giovane Mowgli è invece stato scritturato il convincente Rohan Chand.

L’intenzione del regista era quella di costruire una versione insanguinata della storia, che trasmettesse la crudezza di una giungla in cui non c’è spazio per la debolezza e dove gli animali vivono e muoiono secondo un sistema di dure e spietate “leggi”. Questa ben specifica scelta annulla qualsivoglia paragone con tutte le trasposizioni del romanzo viste finora, ma al contempo non annulla quei difetti che fanno di Mowgli: Il figlio della giungla una vera occasione mancata.

TRAMA DI MOWGLI: IL FIGLIO DELLA GIUNGLA

Mowgli (Rohan Chand) è l’unico superstite del massacro della sua famiglia ad opera della feroce tigre zoppa Shere Khan (Benedict Cumberbatch). Salvato dalla pantera Bagheera (Christian Bale), il giovane viene cresciuto tra i lupi del vecchio Akela (Peter Mullan) e indottrinato alla legge della giungla dal saggio orso Baloo (Andy Serkis).

Shere Khan nel frattempo scopre che Mowgli è ancora vivo, e il ragazzo sarà costretto a fare i conti sia con il felino che con le sue origini umane.

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Christian Bale e Rohan Chand in Mowgli
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Benedict Cumberbatch è la tigre Shere Khan

ANALISI DI MOWGLI: IL FIGLIO DELLA GIUNGLA

Della pagina scritta di Kipling sono state riprodotte perfettamente le atmosfere di un’India coloniale per nulla fiabesca e consolatoria. Nella giungla la lotta per la sopravvivenza non fa sconti per nessuno, e persino gli umani portatori di civiltà e ordine non è esente dalla violenza verso gli animali oltre che verso i loro simili. Il prologo detta da subito quei toni oscuri e minacciosi che caratterizzeranno l’intero film, e Andy Serkis non si pone troppi problemi a inquadrare uccisioni brutali e macchie di sangue scarlatto che spicca nel verde opaco della foresta (ovviamente nei limiti di un film concepito comunque per i ragazzi).

L’insieme è particolarmente organico e pulsante di vita mentre la spettacolarità degli scenari creati in digitale (pur non essendo ostentata) viene valorizzata da un’ottima fotografia priva di artifici e da una regia sinuosa, fatta di movimenti di macchina spericolati, palesemente influenzata dalla formazione che Serkis ha avuto nella seconda unità di Peter Jackson. Tutti gli attori coinvolti nel progetto per prestare volto e movenze alla motion capture offrono delle buone prove, eppure lascia abbastanza perplessi la scelta di applicare le caratteristiche somatiche degli interpreti ai musi animali che, sì, ne umanizza le espressioni ma produce un effetto straniante che cozza con il realismo dell’operazione.

Si ravvisano problemi anche sotto il profilo narrativo. Per quanto l’idea di sviscerare il lato più oscuro del romanzo di Kipling sia vincente, Mowgli: Il figlio della giungla non aggiunge nulla di nuovo a una storia nota a tutti e rivisitata in molteplici salse. Il racconto di formazione di Mowgli procede didascalico e con un ritmo a tratti svogliato, senza riuscire a emozionare davvero. Si assiste passivamente a uno spettacolo visivamente sfarzoso ma povero sotto il profilo emozionale, che se a tratti riesce a risultare efficace è solo grazie alla perizia tecnica di Andy Serkis e al lavoro ottimo degli attori. Purtroppo la tecnica non basta, e per quanto Mowgli non sia certo un film brutto, il suo ululato non è destinato a riecheggiare negli anni a venire come gli autori probabilmente si aspettavano.

NOTE POSITIVE

  • La regia sinuosa di Andy Serkis.
  • Gli attori offrono delle buone prove.
  • L’efficace resa visiva di una giungla oscura e crudele.

NOTE NEGATIVE

  • Non aggiunge nulla di nuovo alla trama.
  • Povero di emozioni.
  • Discutibile la scelta di umanizzare i musi degli animali.

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