George Clooney in Money Monster (2016)

Money Monster – L’altra faccia del denaro: Un esplicito messaggio alla società

Trailer italiano di Money Monster – L’altra faccia del denaro

Il Premio Oscar Jodie Foster (Taxi Driver, Martin Scorsese, 1976; Sotto accusa – The Accused, Jonathan Kaplan, 1988) dirige il primo lungometraggio prodotto dalla società Allegiance Theater, sceneggiato dal trio Alan Di Fiore, Jim Kouf e Jamie Linden (Dear John, Lasse Hallström, 2010). Il film, che riunisce George Clooney e Julia Roberts dopo Ocean’s Twelve (Steven Soderbergh, 2004), è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2016.

Trama di Money Monster – L’altra faccia del denaro

Lee Gates (George Clooney) è l’anchorman di Money Monster, un popolare show televisivo incentrato su consigli finanziari. In seguito alla caduta di un titolo di borsa capace di “bruciare” 800 milioni di dollari, il cui acquisto era stato suggerito dallo stesso presentatore, Kyle Budwell (Jack O’Connell), un giovane investitore che ha perso 60.000 dollari, decide di entrare nello studio televisivo e prendere in ostaggio Gates in diretta tv. Un gesto folle che costringe il conduttore e la regista Patty Fenn (Julia Roberts) a indagare disperatamente sulla vicenda, tentando di salvare una situazione sempre più pericolosa.

Recensione di Money Monster – L’altra faccia del denaro

Con Money Monster, Jodie Foster (anche regista di Mr. Beaver – The Beaver, 2011) realizza una molteplice analisi della società contemporanea. Se da un lato il lungometraggio, presentato a Cannes nel 2016, caratterizza una serie di personaggi che possono essere considerati valide “espressioni” del presente; dall’altro richiama l’attenzione dello spettatore sul trattamento delle news da parte dei media, entrando in “contatto”, anche provocatorio, con chi guarda il film. La vicenda descritta nella sceneggiatura di Alan Di Fiore, Jim Kouf e Jamie Linden, richiama, per la tensione insita nelle sequenze, Inside Man (Spike Lee, 2006). Ma il thriller concretizzato dal famoso regista nato ad Atlanta non si accosta a Money Monster solo per il genere affine, bensì per quella critica rivolta al mondo “moderno”, che Lee, così come la Foster, reputano sia caratterizzato da una progressiva perdita di umanità.  

La stessa umanità di cui non vi è traccia nelle prime sequenze del film, più incentrato su questo tema rispetto a Inside Man, in cui il denaro viene considerato come una effimera serie di bit con un valore solo virtuale. Una considerazione, questa, che prelude alla drastica caduta di un titolo di borsa capace di perdere 800 milioni di dollari, scaturendo la reazione di Kyle Budwell (Jack O’Connell), un investitore comune che ha dimostrato troppa fiducia nei confronti di Lee Gates (George Clooney). I due protagonisti maschili del film interpretano dunque delle figure “prodotte” dal sistema: il primo attraverso le sue speranze rivolte verso un facile arricchimento tramite il trading finanziario; il secondo per via della sicurezza insita nello status di celebrità, che priva Gates della lucidità per prevedere un improbabile – ma pur sempre possibile – cambio di posizione.

Esattamente quello che avviene dopo l’irruzione di Kyle, rovesciando in qualche secondo il “castello” costruito da Gates nella tranquillità dello studio di Money Monster. Da qui in poi, i due protagonisti maschili cominciano un difficile dialogo sotto lo sguardo di Patty Fenn (Julia Roberts), regista dello show, che, nonostante alcuni attriti con Gates, tenta ogni strategia per aiutare il collega. Il personaggio della Roberts, così come quello della fidanzata di Kyle (Emily Meade) e di Diane Lester (Caitriona Balfe), addetta stampa della società accusata del crollo in borsa, appaiono come i perfetti contraltari dei precedenti, esemplificando l’importante ruolo delle donne sia all’interno di un network televisivo (Patty Fenn), sia nei “piani alti” di una grande azienda (Diane Lester). La fidanzata di Kyle dimostra invece quando la situazione del personaggio di O’Connell sia fragile, ribaltando anche in tal caso le convinzioni su cui il giovane aveva posto affidamento.

Eppure, nonostante le convincenti interpretazioni del cast, il merito di Money Monster è quello di distanziarsi da quella logica tipica della star, tanto capace di attirare su di sé le attenzioni dello spettatore, avvicinandosi invece ad un esplicito messaggio che pone l’attenzione su problemi globali. Perché uno dei momenti più interessanti del film è proprio quando Gates lascia le sue speranze nelle mani delle persone, oppure le inquadrature, appositamente sottolineate da Jodie Foster, dedicate a chi sta seguendo uno show dai toni sempre più drammatici. Delle sequenze che denunciano, molto più della storia alla base della sceneggiatura, quella critica alla società contemporanea che la Foster tenta, con uno stile particolarmente esplicito, di esprimere fin dall’inizio. Cercando di far comprendere il rischio che si sta correndo, ovvero quello di divenire “virtuali” come le transazioni promosse da Gates, perdendo quell’umanità che invece deve contraddistinguerci.

Note positive

  • L’espressione di un interessante spaccato della società contemporanea
  • La capacità nella gestione del (difficile) ruolo da parte di George Clooney
  • L’interpretazione di Jack O’Connell

Note negative

  • Le sequenze relative alla società che ha perso il denaro in borsa, pur necessarie in questa sceneggiatura, non permettono un più approfondito trattamento degli interessanti temi sottolineati da Jodie Foster

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