Mi chiamo Francesco Totti recensione

Mi chiamo Francesco Totti: Il gladiatore di Roma

Mi chiamo Francesco Totti locandina documentario

Mi chiamo Francesco Totti

Titolo originale: Mi chiamo Francesco Totti

Anno: 2020

Paese: Italia

Genere: Documentario

Produzione: The Apartment, Wildside, Capri Entertainment, Fremantle, Vision Distribution, Rai Cinema, Sky, Amazon Prime Video

Distribuzione: Vision Distribution

Durata: 106 min

Regia: Alex Infascelli

Sceneggiatura: Alex Infascelli, Vincenzo Scuccimarra

Fotografia: Marco Graziaplena

Montaggio: Alex Infascelli

Trailer di Mi Chiamo Francesco Totti

Trama (estesa) di Mi Chiamo Francesco Totti

Eccoci qua. E tu, Roma che fai, dormi?

Mi Chiamo Francesco Totti

La storia segue la vita calcistica e privata dell’uomo Francesco Totti dai primissimi calci al pallone in una spiaggetta a Porto San Giorgio e all’interno del cortile della scuola elementare A. Manzoni dove un timido Francesco, insieme a qualche ragazzino più grande del quartiere e a suo fratello, giocavano a Paperelle, gioco che gli ha fatto scoprire la sua potenza e precisione di tiro.

Ancora piuttosto giovane lo vediamo nelle file della squadra calcistica Lodigiani, la terza squadra di Roma Capitale dopo Roma e Lazio, ma la seconda vera squadra per i Romani. Successivamente assistiamo al suo arrivo nella primavera Roma (anche la Lazio lo voleva nella sua primavera) e successivamente alla prima chiamata in prima squadra dove un Totti ancora minorenne si vede accanto ai suoi miti di scuola Roma come Giannini.

Nel frattempo Francesco vede passare da Roma molte facce nuove e nuovi allenatori, dal suo “padre del campo e fuori” Mazzone che pone nel ragazzo una grande fiducia, passando poi per Bianchi che non vuole far giocare Totti e che resterà alla Roma solo grazie all’intervento dello storico presidente Sensi che riconosce nel giovane un gran talento calcistico. L’attaccante di Roma incontrerà sul suo percorso calcistico anche Zeman che migliorerà ulteriormente l’aspetto fisico del calciatore con i suoi duri allenamenti fisici. L’allenatore Ceco darà un insegnamento importante a Francesco, dicendogli:

Con i piedi che hai, devi tirare

Mi Chiamo Francesco Totti

Alla A.S. Roma arriverà anche un allenatore con la fama del vincente come Capello, ma quell’anno la squadra andrà male sotto tutti i punti di vista. Il campionato 1999-2000 verrà vinto dalla storico rivale di sempre, la Lazio, creando un enorme malumore nei tifosi e soprattutto in Totti che si rinchiuse in casa per qualche giorno per non vedere ciò che era accaduto. Ma poi l’anno successivo con Capello la Roma alzò al cielo lo scudetto del campionato italiano.

La vita di Totti verrà invasa dall’amore per la sua compagna storica Ilary Blasi, per la nascita del suo primo figlio e per la vittoria di quella coppa del mondo nel 2016, in un mondiale che ha rischiato di non poter giocare a causa di un brutto infortunio sotto la gestione di Spalletti, con cui nella prima esperienza a Roma ha avuto un grandissimo rapporto affettivo. Il tutto si fermerà a 40 anni compiuti dove il giocatore inizierà il suo periodo più oscuro nello Spalletti Bis dove il capitano storico della Roma viene relegato in panchina giocando sempre e solo qualche minuto finale di partita, riuscendone anche a risollevare più volte la situazione della squadra. Il rapporto tra lui e Spalletti peggiorerà sempre più fino a quando Totti verrà messo ai margini della rosa e si troverà a vedere le partite in tribuna. Tutto questo lo ha convinto ad un ritiro calcistico più precoce di quanto avrebbe voluto.

Mi chiamo Francesco Totti
Dal set di Mi chiamo Francesco Totti

Recensione di Mi Chiamo Francesco Totti

Presentato in anteprima mondiale alla Festa del cinema di Roma 2020, Mi Chiamo Francesco Totti risulta un opera intima e umana in cui il capitano storico della Roma apre il cuore svelando il sé più intimo e privato al pubblico romano, senza evitare di togliersi qualche sassetto dalla scarpe soprattutto nei confronti dei due allenatori: Spalletti e Bianchi. La pellicola, uscita nel periodo più drammatico per il campione del mondo a causa della morte del padre Enzo in concomitanza proprio con l’uscita del documentario a RomaFF15 ( dove Totti ha preferito non partecipare), risulta un lungo monologo del calciatore che attraverso vari filmati, da quelli in 35 millimetri a carattere puramente familiare fino a quelli televisivi delle partite calcistiche, va a raccontare il suo mondo interiore. Tale elemento è la vera novità del documentario realizzato da Alex Infascelli ( Almost Blue nel 2000, Piccoli crimini coniugali nel 2017) che evita l’uso di interviste a personaggi presenti nella vita di Francesco, come i vari allenatori o i suoi genitori, ma preferisce avere un unico sguardo non oggettivo e un unica voce narrativa, dando praticamente a Totti la possibilità di dire tutta la sua verità e tutte le sue emozioni sulla sua prima fase di vita, da capitano e gladiatore di Roma.

Fotogramma di Mi chiamo Francesco Totti
Fotogramma di Mi chiamo Francesco Totti

La nostalgia nel documentario

E pensare che la prima parola che ho detto è stata palla

Mi chiamo Francesco Totti

Queste sono le prime parole pronunciate da Totti su sfondo nero, prima di catapultare il pubblico all’interno di un tenero ritratto di famiglia. Siamo nel 1977, a Porto San Giorgio. Le immagini vanno a mostrare i volti della famiglia Totti, rilassati e divertiti sulla spiaggia, dando la sensazione di un epoca spensierata che ormai sembra essere quasi dimenticata. Tale sensazione nostalgica non viene mostrata solo nei piccoli filmini di famiglia, in grado di mostrare al pubblico l’importanza stessa di un nucleo familiare positivo e unito in grado di divenire un vero e proprio supporto interiore e di forza, ma anche nel racconto di un mondo calcio più vicino alla passione, al divertimento del gioco che non ha quello asettico di oggi dove conta più la tecnica che l’uomo calciatore. Vediamo un tifo accesso e giocatori sudare e arrabbiarsi per un piccolo cambio, come Totti. Uomini che danno tutto per la loro squadra della vita, in un mondo ormai molto diverso da quello che conosciamo nel 2020, dove sono i soldi a gestire il calcio e l’attaccamento della squadra sembra venire sempre meno. Totti invece è divenuto un mito, il gladiatore di Roma, accentuato anche attraverso le inquadrature realizzate con un carello circolare in cui il giocatore in penombra è in piedi all’interno di uno stadio buio e deserto. Lui è l’eterno capitano di Roma per la sua umanità e la sua passionalità romana di rifiutare qualsiasi offerta estera, perfino il Real Madrid, per giocare nella sua città del cuore: Roma, il luogo del suo sogno.

Il documentario Mi Chiamo Francesco Totti risulta un ottimo spaccato sulla società calcistica Roma mostrando la passione della città verso quei colori calcistici, attraverso la festa per la vittoria del campionato 1983, e attraverso il racconto delle gesta sportive del calciatore si ha uno spaccato della storia della società calcistica soprattutto dall’epoca dell’arrivo di Totti al professionismo fino alla vittoria del campionato 2001. La seconda parte della carriera di Francesco viene eccessivamente tralasciata e quasi buttata via come se fosse meno importante. Anche la storia dell’A.S. Roma viene meno all’interno del documentario e conosciamo solo pochi nomi dei giocatori che hanno toccato il campo insieme a Totti, se ciò può essere giusto essendo un documentario su Francesco dall’altro lato si poteva approfondire un pizzico meglio il rapporto tra lui e la squadra. Gli unici calciatori di cui si parla sono Giannini e Cassano.

Interessante risulta l’utilizzo di alcuni parti girate a nuovo, esclusivamente all’inizio e alla fine, dove vediamo Totti camminare all’interno dell’Olimpico di Roma, e poi nel gioco delle Paperelle dove abbiamo un ragazzino che lo impersonifica. Qui abbiamo uno stile visivo che richiama il filmino amatoriale e lo stile di vita anni ’80. Se però vengono messi pezzi di questa natura fittizia nel primo atto narrativo sarebbe stato interessante averli anche nel continuo invece li troviamo solo ad inizio e fine.

Un gruppo di bambini si metteva in cima alla scala. Cominciavano a camminare uno dietro l’altro. Scendevano il gradino fino alla fine della scala. Sotto c’era un bambino che doveva calciare e colpire queste benedette Paperelle

Mi Chiamo Francesco

Il finale dimostra la sua natura nostalgica, in un racconto umano di Totti dove lui stesso con una frase finale precisa e alla ricerca di speranza, mostra il suo interrogativo più grande: cosa fare ora senza essere più nella Roma? La vita sarà bella come questi 40 anni?

Ora però basta pensare al passato. France’ tu devi sapere che davanti a te ci sta un futuro più bello di quello che tu puoi immaginare. Vabbè. Manda un attimo indietro.

Mi Chiamo Francesco

Note positive

  • Malinconia interna alla storia
  • La scelta di un unico narratore
  • L’uso del materiale d’archivio

Note negativo

  • Si parla poco dei compagni di squadra di Totti

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