Manhattan (1979) poster

Manhattan: La difficoltà d’amare

Recensione e scheda film di Manhattan la commedia sentimentale a tinte drammatiche di Woody Allen. Un film che ha fatto la storia del cinema, con la sua satira e la fotografia in bianco e nero.


Scheda Film
Recensione
Scheda Film

Manhattan – Scheda Film

Anno: 1979

Paese di produzione: Usa

Genere: Commedia

 

CAST TECNICO

 

Regia: Woody Allen

Sceneggiatore: Woody Allen, Marshall Brickman

Montaggio: Susan E. Morse

Dop: Gordon Willis

Durata: 1h 36 m.

Produzione: Jack Rollins, Charles H. Joffe productions 

Distribuzione: United Artists Europa, Warner Home Video, 20 th century fox home entertainment

CAST ARTISTICO

Woody Allen, Diane Keaton, Michael Murphy, Mariel Hemingway, Meryl Streep, Anne Byrne, Michael O’Donoghue, Karen Ludwig, Victor Truro, Tisa Farrow, Helen Hanft, Bella Abzug, Gary Weis, Kenny Vance, Charles Levin, Karen Allen, David Rasche, Damion Scheller, Wallace Shawn, Mark Linn-Baker, Frances Conroy, Bill Anthony, John Doumanian, Raymond Serra

Recensione

MANHATTAN – LA RECENSIONE

Nel 1979, Woody Allen porta sullo schermo uno dei suoi lavori più iconici: Manhattan caratterizzato da una fotografia in bianco e nero con splendide musiche e dialoghi ricchi di un sano umorismo e sarcasmo. Manhattan racconta la storia di un gruppo di persone intente a confrontarsi con se stesse e soprattutto con i loro problemi sentimentali. W. Allen, dopo il suo capolavoro, Io & Annie, pone allo spettatore ancora una volta tale problematica andando a scavare all’interno delle fragilità dei vari personaggi.

La città di New York fa da sfondo a una trama semplice e gradevole che ha il compito di portare lo spettatore a contemplare le dinamiche delle relazioni, dalle più consolidate a quelle appena iniziate.

Trama

La narrazione si apre con una coppia sposata, Yale ed Emily, seduti a un tavolo, in compagnia di un’altra coppia Isaac (Woody Allen) e Tracy (Mariel Hemingway). Dopo la cena, durante una passeggiata, Yale confessa all’amico di aver tradito la moglie e di essersi innamorato di un’altra donna di nome Mary (Diane Keaton).  Isaac, del resto, ha una vita sentimentale travagliata: dopo aver chiuso ben due matrimoni, sta frequentando Tracy, una ragazzina di diciassette anni, molto più giovane di lui.

Woody Allen and Mariel Hemingway

 Un giorno, durante una visita al museo, Isaac e Tracy incontrano Yale in compagnia dell’amante che in poche battute mostra tutto il proprio essere saccente contrapponendosi in modo ostinato e contrario all’idea artistica di Isaac, tanto da accaparrarsi l’antipatia dell’uomo. Tuttavia, durante una festa Isaac incontra nuovamente Mary e i due, raccontando le reciproche motivazioni che li hanno spinti a divorziare, stringono un’amicizia che li porterà a conoscersi profondamente e a mettere a rischio le rispettive relazioni.

ANALISI FILMICA

New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata

Cit. Manhattan

Manhattan city (1979)

L’inizio del film è caratteristico del cinema di Allen, con diverse sequenze volte a inquadrare le varie bellezze della città di New York, accompagnate dalla dolce musica di sottofondo Rhapsody in Blue; il tocco geniale è rappresentato dalla scelta di una fotografia in bianco e nero, utilizzata per cercare di dare (con ottimi risultati) un tocco di “vecchio” e nostalgico, richiamando i capolavori del passato. Spicca la scena girata all’interno del planetario che ci permette di assistere a quello che si potrebbe definire un momento di alto cinema. Il gioco di ombre, il silenzio assoluto, il dialogo magnetico e dal perfetto ritmo, permettono di gustare al massimo una delle scene più attraenti del film.

I personaggi di Manhattan sono mostrati per quella che è la loro fragilità. Le loro vite sentimentali sono complicate: Yale non vuole accontentare Emily e la sua idea di avere dei figli, Isaac ha concluso ben due matrimoni, l’ultimo dei quali è terminato in modo beffardo, la moglie l’ha lasciato per un’altra donna! Mary è un personaggio di cultura, ma che mostrerà in pieno quella che è la sua debolezza, non riuscendo mai a dare continuità a una relazione come testimoniano il suo matrimonio fallito e la complicata relazione con Yale. E’ proprio qui che il genere comedy proposto da Allen riesce a tamponare l’irrequietezza dei personaggi; come nella maggior parte dei suoi film, il sarcasmo, l’umorismo e l’ironia giganteggiano all’interno dei dialoghi anche quando si tratta di tematiche più o meno pesanti. Un esempio è riscontrabile quando Isaac cerca di convincere l’ex moglie (una giovane e bellissima Meryl Streep) a non scrivere il libro sul loro matrimonio, dopo vani tentativi esclama: “Non sono io lo psicotico, immorale, ambisesso!”.

Tuttavia, nonostante l’immancabile timbro umoristico, in Manhattan è riportata la difficoltà dell’essere umano nell’affrontare i rapporti sentimentali tra uomo e donna.  Ripensando a Io & Annie viene subito in mente la celebre frase conclusiva:

E io pensai a… quella vecchia barzelletta, sapete… Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: “Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”, e il dottore gli dice: “perché non lo interna?”, e quello risponde: “e poi a me le uova chi me le fa?”. Be’, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.

Cit. Io & Annie

In Manhattan Woody Allen decide di non essere così diretto, ma di far comprendere allo spettatore tale disagio. Analizzando la situazione vediamo come Yale e Mary vivono la classica relazione “marito-moglie-amante” e non appena Mary si rende conto di essere trascurata rispetto a quanto meriterebbe, decide di chiudere la storia. Isaac frequenta Tracy, che nonostante i diciassette anni, sembra riuscire ad appagarlo sotto tutti i punti di vista. Tuttavia, il protagonista del film sembra non essere particolarmente coinvolto nella relazione; più volte cerca di allontanare Tracy dall’idea che la loro relazione possa effettivamente continuare e avere un futuro. Quando lei gli confessa di avere l’opportunità di andare a studiare a Londra all’accademia di Musica e di Arte Drammatica, Isaac la esorta ad andare dicendole che sarà un’occasione unica, irripetibile e da cogliere al volo, senza pensare troppo alla loro relazione; di conseguenza, poco dopo, i due si lasceranno. Inevitabilmente, essendosi scoperti incredibilmente affini come per magia, Mary e Isaac iniziano a frequentarsi e tutto sembra filare alla perfezione. Sesso, cultura, umorismo e chimica danno l’impressione poter trascinare la coppia alla tanto attesa e agognata serenità di cui tutti sono alla ricerca.

Woody Allen and Diane Keaton in Manhattan (1979)

L’amore in Manhattan

Il dilemma “Alleniano” sull’irrazionalità dei rapporti uomo-donna, ancora una volta si fa largo nella trama. Mary incontra casualmente il suo ex- marito prima e Yale dopo. Quest’ultimo incontro la sconvolge nuovamente, facendole riaffiorare dolci e piacevoli ricordi che la condizionano al punto di voler nuovamente troncare la sua relazione con Isaac per ritornare con Yale. Isaac, dopo un iniziale momento di sconforto, prende coscienza dell’aver “Perso un bel treno” nel momento in cui ha lasciato Tracy, l’unica capace di regalargli momenti di vera e propria serenità e fa un ultimo disperato tentativo, bloccandola sulla porta di casa prima che lei parta per Londra, come da lui stesso consigliatole.

Idea per un racconto sulla gente a Manhattan, che si crea costantemente dei problemi veramente inutili e nevrotici perché questo le impedisce di occuparsi dei più insolubili e terrificanti problemi universali. Ah, ehm… Deve essere ottimistico. Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda. Be’, ci sono certe cose per cui valga la pena di vivere. Ehm… Per esempio… Ehm… Per me… boh, io direi… il vecchio Groucho Marx per dirne una e…Jo e DiMaggio e… secondo movimento della sinfonia Jupiter e… Louis Armstrong, l’incisione di Potato Head Blues e… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra… quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne… i granchi da Sam Wo… il viso di Tracy…

Cit. Manhattan

 Manhattan, dunque, è il racconto di persone insicure e insoddisfatte, sempre meno pronte a confrontarsi con la solitudine e alla disperata ricerca della perfezione, per lunghi tratti, introvabile. Woody Allen ancora una volta ci mostra quanto sia difficile coltivare e mantenere viva una relazione, che si tratti di un matrimonio, di una frequentazione con una ragazza notevolmente più piccola di età, o con una donna che tende a incarnare tutti gli aspetti della donna perfetta.

Manhattan (1979)

L’insofferenza manifestata dai personaggi per la mancanza di quel “qualcosa” non riscontrabile nel proprio partner, che potesse fare la differenza, li porta alla ricerca di stimoli nuovi che però, non dimostrandosi risolutori, conducono a una nuova insofferenza.  Come una sorta di ciclo infinito, si torna sempre sui propri passi, sperando che stavolta, possa andare meglio e che, come dice Tracy, si possa imparare a “avere un po’ di fiducia nelle persone.”

Note positive

  • Fotografia
  • Colonna sonora
  • Sceneggiatura

Note negative

  • Mancato approfondimento di alcune storie

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