L’uomo delle stelle: i mille volti della Sicilia

L'uomo delle stelle locandina

Scheda del film

Anno: 1995

Paese di produzione: Italia

Genere: drammatico, commedia

Durata: 113 minuti

Produzione: Cecchi Gori Group

Distribuzione: Cecchi Gori Group

Regista: Giuseppe Tornatore

Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore, Fabio Rinaudo

Montaggio: Massimo Quaglia

Fotografia: Dante Spinotti

Attori: Sergio Castellitto, Tiziana Lodato, Leopoldo Trieste, Leo Gullotta, Clelia Rondinella

Trailer di L’uomo delle stelle

Recensione de L’uomo delle stelle

Dopo il noir espressionista Una pura formalità del 1994, Giuseppe Tornatore ritorna in Sicilia per narrare la storia di un truffatore, Giuseppe Romolo in arte “Joe Morelli”, il quale inganna gli ingenui siciliani mediante l’affascinante macchina del cinema. Insignito al premio speciale della giuria (in ex-aequo con La commedia di Dio di Joao César Monteiro) alla cinquantaduesima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film del regista bagherese risulta un prodotto nel quale riecheggia sì la voce di Nuovo Cinema Paradiso ma, al contempo, mostra le crepe di un mondo innocente e facilmente adulabile dalla magia del cinematografo.

Trama de L’uomo delle stelle

Sicilia, 1953: il giovane romano Joe Morelli (Sergio Castellitto) si addentra nell’entroterra dell’isola a bordo del suo sgangherato camioncino per truffare gli abitanti di quei luoghi mediante la macchina del cinema. Fingendosi un noto produttore cinematografico, l’uomo propone agli ingenui siciliani di sottoporsi – previo pagamento – a un provino che, registrato su pellicola, verrà spedito a Cinecittà, in quanto la sua casa di produzione è alla ricerca di nuovi volti da portare al successo. Donne, uomini, giovanotti, pastori e bambini vengono adulati dalla possibilità di lasciare l’isola e di ottenere il successo: perciò pagano Morelli e si sottopongo a improbabili provini, riponendo nella figura del romano tutte le loro speranze.

Analisi de L’uomo delle stelle

L’uomo delle stelle è il terzo ritorno in Sicilia del regista bagherese dopo il pluripremiato Nuovo Cinema Paradiso e Stanno tutti bene; è un ritorno, tuttavia, venato da malinconia e inquietudine, sia verso l’isola natale sia verso la cinematografia tout court. Non è più Totò, il bambino innamorato dei film, il protagonista della pellicola, bensì un truffatore che utilizza il cinema per raggirare i siciliani bramosi di successo. Si configura, dunque, il topos dello straniero venuto da lontano che, nell’arco di poche settimane, stravolge l’apparente immobilità dei piccoli paeselli siculi, avvolti nelle calde tinte color giallo-ocra. Joe Morelli, interpretato da un Sergio Castellitto sopra le righe, è un parassita del mito cinematografico, un truffatore senza scrupoli capace di stimolare quel sogno insito nei siciliani di abbandonare l’isola e di far fortuna in continente.

Rispetto alle pellicole che in Nuovo Cinema Paradiso erano elevate a reliquie del corpo santo della cinematografia, ne L’uomo delle stelle queste risultano scadute e, perciò, impossibili da visionare; ciò che rimane è il sorprendente carosello di volti immortalati dall’occhio – cinepresa di Joe Morelli. La bellezza dura e aspre della Sicilia si rispecchia nelle facce prive di trucco dei siciliani che entrano a far parte di un album di ritratti sonori e in movimento. Ma ciò che di inatteso sortisce da questa serie di sequenze dal sapore pasoliniano è l’effetto che la macchina da presa produce nell’interiorità dei provinati: una giovane donna coglie l’occasione di asserire il proprio onore dinnanzi ai concittadini; un pastore narra la sua singolare visione del mondo; un muto riprende a parlare interpretando un componimento spagnolo. Giuseppe Tornatore, in tal senso, si eleva rispetto alla mera successione di facce e non inciampa in una banale episodicità: bensì, il regista bagherese mostra le potenzialità quasi maieutiche del cinema, il quale viene mostrato non più come luogo deputato di uno spettacolo ecumenico, ma è rappresentato nel suo farsi, nel momento precedente la visione in sala.

Tuttavia, le sirene del successo affascinano e sconvolgono i più ingenui; accade così che, nell’avventura truffaldina di Joe Morelli, s’insinui la giovane Beata, interpretata dall’allora esordiente Tiziana Lodato. La fanciulla, orfana e cresciuta in un convento di suore, è vittima del potere adulatorio del cinema che le offrirebbe la possibilità di abbandonare la Sicilia, un atto di hybris condannato dal microcosmo del film di Tornatore. Morelli, in contrapposizione, continuerà ad alimentare la sua sete di denaro adulando i paesani che a ogni sosta accorreranno con i loro pochi risparmi fra le mani.

Sullo sfondo di tale dramma, non esule da venature comiche, si configura la Sicilia del Secondo Dopoguerra, povera d’innovazioni tecnologiche ma ricca di storia e tradizioni: singolare la scena in cui viene trasportato al cospetto della macchina da presa un centenario garibaldino che, in poche e flebili parole, trasmette un anelito di passato davanti agli occhi stupiti di Joe Morelli. La fedele restituzione storica dell’isola si coniuga con una sopraffina scelta delle location per la registrazione delle scene: prevalentemente, Giuseppe Tornatore gira fra Ragusa Ibla e Monterosso Almo, anche se, per la sequenza iniziale, viene scelta Matera come luogo del primo paese in cui Morelli decide di sostare.

L’uomo delle stelle è configurabile, dunque, come l’alter ego di Nuovo Cinema Paradiso: un universo parallelo in cui la macchina del cinema risulta essere una sirena incantatrice volta a risvegliare i desideri degli ingenui. Risulta necessario allora asserire che Tornatore, in tal senso, compie un atto coraggioso nel mostrare questa cruda realtà, questa dimensione nettamente opposta alla magia che traspare nel suo lungometraggio più apprezzato. Una visione che, tuttavia, appare necessaria al fine di comprendere appieno il metodo del regista bagherese e la sua riflessione sulla cinematografia.

Note positive

  • L’innovativa trattazione del mezzo cinema
  • L’interpretazione di Sergio Castellitto nei panni di Joe Morelli
  • La scelta delle location

Note negative

  • Alcune scene erotiche appaiono fuori luogo all’interno del contesto filmico
  • Fra i diversi provini, certi risultano stereotipati rispetto alla figura del siciliano così come viene percepita da un membro estraneo