L’ultimo dei Mohicani (1992): Il sapore della classicità

L'ultimo dei Mohicani (1992): Il sapore della classicità 1

L’ultimo dei Mohicani (1992)

Titolo originale: The Last of the Mohicans

Anno: 1992

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Avventura, Azione, Drammatico, Western

Durata: 1 hr 48 min

Prodotto da: Michael Mann, Hunt Lowry

Casa di produzione: Morgan Creek Productions

Regia: Michael Mann

Sceneggiatura: Michael Mann, Christopher Crowe

Montaggio: Arthur Schmidt

Dop: Dante Spinotti

Musiche: Trevor Jones, Randy Edelman

Attori: Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Jodhi May, Steven Waddington, Wes Studi, Maurice Roeves

Trailer de L’ultimo dei Mohicani

RECENSIONE DI L’ULTIMO DEI MOHICANI

La gente di mio padre dice che alla nascita del sole e di sua sorella la luna, la loro madre, morì, così il cielo diede alla terra il suo corpo dal quale sbocciò tutta la vita e dal petto di lei tirò fuori le stelle e le lanciò nel cielo notturno per ricordarsi della sua anima.

CIT. OCCHIO DI FALCO (DANIEL DAY-LEWIS) – L’ultimo dei Mohicani

Tra le tante riduzioni cinematografiche del romanzo d’avventura L’ultimo dei Mohicani, pubblicato da James Fenimore Cooper nel 1826, quella firmata da Michael Mann (Heat, Collateral) nel 1992 è senza dubbio la più celebre, e costituisce l’ennesima pietra miliare nella carriera del famoso regista americano, che dopo il sottovalutato horror d’ambientazione storica La fortezza torna ad affrontare un contesto differente da quello abituale urbano ma che però forse si presta maggiormente all’estro enfatico della sua spettacolarizzazione filmica.

TRAMA DI L’ULTIMO DEI MOHICANI

Tutto il mondo brucia.

CIT. CORA MUNRO (MADELEINE STOWE) – L’ultimo dei Mohicani

La vicenda si ambienta sullo sfondo della guerra tra Francesi e Inglesi per la spartizione delle colonie americane nel XVIII secolo e di quella cruenta tra le due tribù indiane dei Mohicani e degli Uroni. In questo contesto burrascoso si incontrano Nathan Occhio-di-Falco (il tre volte premio Oscar Daniel Day-Lewis), un bianco adottato e cresciuto dagli indiani, e Cora (Madeleine Stowe), l’aristocratica figlia di un governatore inglese, e tra i due nascerà una storia d’amore dolente e trascendentale che tra battaglie mortali e ardue traversate non conoscerà rottura.

ANALISI DI L’ULTIMO DEI MOHICANI

Grande Spirito, e creatore della vita, un guerriero va a te, veloce e dritto come una freccia lanciata nel sole. Da lui benvenuto, e lascia lui prendere posto in Gran Consiglio di mio popolo. È Uncas, mio figlio. Dì lui di essere paziente, e da’ a me una rapida morte, perché loro sono tutti là, meno uno, io, Chingachgook, l’Ultimo dei Mohicani.

CIT. CHINGACHGOOK (RUSSELL MEANS) – L’ultimo dei Mohicani

Ispirandosi più alla sceneggiatura di Philip Dunne per la versione del 1936 (primo film che Mann ricorda di aver visto da bambino) che al romanzo di Cooper, la riduzione del 1992 prende alcune distanze dalla pagina scritta ma intavola un potentissimo discorso sull’America nata dal sangue e sulla fine degli orgogliosi popoli nativi, facendo del personaggio di Day-Lewis il vero eroe della storia, con i due amici di sangue indiano Uncas (Eric Schweig) e Chingachook (Russell Means) come comprimari.

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Una scena di L’ultimo dei Mohicani
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Russell Means e Daniel Day Lewis in L’ultimo dei Mohicani

Lo script di Mann e Christopher Crowe non manca certamente di approssimazioni e forzature, ma il tutto viene perdonato da una riproposizione di un dramma epico in cui lo spirito d’avventura classica viene restituito alla perfezione tra i vasti spazi americani, mentre la spiccata e giovanile sensibilità per il meraviglioso amplificano il trasporto emotivo delle imprese eroiche con consapevolezza del mezzo cinematografico.

Probabilmente i contesti da thriller (Manhunter) o da film d’inchiesta (Insider) sono più congeniali allo stile di Mann, che però da solido specialista d’azione dona vitalità a battaglie e inseguimenti lungo pendii ripidi e accidentati, trovando i suoi apici di spettacolarità visiva nella lunga resa dei conti finale e nella sequenza dell’assedio di Fort William Henry.

Daniel Day-Lewis, armato di tomahawk e archibugio, è una presenza scattante e atletica che offre al pubblico uno dei suoi tanti carismatici personaggi icona, e guida un cast in gran spolvero e credibile nell’esternazione dei sentimenti di amore e virtù, che ogni tanto fanno capolino nel tumulto della guerra. Non manca una certa vena di ironia, ma questa subito viene stemperata dalla malinconia e dalle esplosioni di violenza; il romanticismo a volte un po’ smielato ma mai fuori luogo viene sottolineato dall’incantevole e celeberrima colonna sonora di Trevor Jones e Randy Edelman e dalla fotografia di Dante Spinotti, in più di un momento memore delle stampe d’epoca.

Girato con un budget di 40 milioni di dollari tra le location naturali di New York e del North Carolina, L’ultimo dei Mohicani arrivò a incassarne quasi il doppio e a vincere un Oscar per il sonoro, aprendo un periodo di grandi successi hollywoodiani negli anni Novanta per Michael Mann e guadagnandosi lo status di cult movie per gli appassionati di film d’avventura vecchio stile che propongono un intrattenimento curato e coinvolgente.

NOTE POSITIVE

  • Michael Mann mette in scena un’America del XVIII secolo di sicuro impatto visivo
  • Daniel Day-Lewis in una delle sue interpretazioni più iconiche
  • Ritmo elevato nelle sequenze d’azione e nei momenti di raccordo
  • La colonna sonora

NOTE NEGATIVE

  • Sporadiche forzature a livello narrativo
  • Divisione tra buoni e cattivi un po’ troppo manierista