Lost Sesta stagione: Il finale

Recensione e spiegazione della sesta e ultima stagione di Lost creata da J.J.Abrams, Damon Lindelof, Jeffrey Lieber e che ha fatto la storia del format televisivo seriale.
Trailer di Lost Sesta Stagione

Recensione di Lost Sesta Stagione

La serie tv dei record, il prodotto più rivoluzionario nel panorama internazionale nel campo televisivo e soprattutto, un programma che è riuscito a entrare nella cultura di massa. Suspense, intrighi, misteri e azione mischiati con concetti filosofici rendono Lost un capolavoro assoluto: un gioiello pregiato, grazie anche alle frequentissime citazioni della cultura pop (libri, cinema, fumetti e musica). Lo spettatore rimane incantato dalle vicende narrate tanto che al termine di un episodio si ha già la curiosità di vedere cosa accadrà e la curiosità del comprendere il mistero dietro l’isola misteriosa conosciuta per cinque straordinarie stagioni televisivi non può non condurti, con grande ansia e interesse, a visionare tutte le sedici puntate della sesta stagione. Senza ombra di dubbio Lost, insieme a I Soprano e I segreti di Twin Peaks hanno contribuito in maniera importante alla creazione della struttura drammaturgica seriale in grado di catturare l’attenzione emotiva dello spettatore.

Trama

La bomba è esplosa causando la morte di Juliet, sacrificatasi per gli altri. Ora il gruppo si ritrova nuovamente nel 2007 ma sempre sull’isola. Kate, Sawyer, Miles, Hurley, Jin e Jack si risvegliano nei pressi della botola del Cigno e scoprono che Sayid è gravamente ferito e sta per morire. Nel tentativo di curarlo, dopo una visione di Hurley su Jacob, si recano a un misterioso tempio. Nel frattempo il gruppo che segue il falso Locke è nei pressi della statua per incontrare il misterioso Richard. In questo luogo, a sorpresa del povero Ben, si scopre la vera natura di Locke che altro non è che il Mostro di fumo, l’essere che spaventa l’isola da quando sono arrivati.

Contemporaneamente a ciò troviamo una dimensione parallela del mondo che ipotizziamo, inizialmente, essersi fondata dall’esplosione. Siamo alla prima puntata, anno 2004, volo Oceanic 815. Nell’oceano l’isola è completamente affondata e l’areo non precipita ma termina a destinazione. Tale linea temporale va a mostrare le vite dei personaggi prive di questo avvenimento e di come le loro vite sono destinate a incontrarsi nell’arco delle loro vite anche senza la presenza dell’isola.

I primi problemi produttivi per la realizzazione del finale di Lost

Lost è stato il primo grande show televisivo realizzato con un ampio budget economico, basti pensare che l’episodio pilota è costato la bellezza di dodici milioni di dollari. A causa di questo l’ABC aveva più volte optato l’idea di cambiare la location della serie ritenuta eccessivamente costosa, pensiero, fortunatamente, mai realizzato. Per tale motivo risulta assai complicata la decisione dell’emittente di pretendere dal trio di ideatori, J. J. Abrams, Damon Lindelof, Jeffrey Lieber, di posticipare il finale della serie dalla quinta stagione alla sesta. Va asserito che il produttore esecutivo dello show tv Carlton Cuse ha dichiarato che la troupe degli sceneggiatori aveva un piano ben studiato per portate al termine il tutto in un lasso di tempo da cinque stagioni, che era il tempo necessario per lo svolgimento degli eventi e lo svelamento dei misteri riguardanti l’isola, giungendo al termine alla puntata numero 100. Purtroppo il capo della rete televisiva si è imposto a tale decisione dei creatori imponendo, anche a costo di cambiare tutti gli ideatori, il continuo di Lost per la sesta stagione. La folla idea dell’ABC però non finisce qui, perché decidono di bocciare il finale scelto da J.J.Abrams ambientato su un vulcano, elemento fondamentale per la comprensione della storia, a causa degli elevati costi produttivi. Da un lato l’ABC pretende di continuare il tutto spendendo molti soldi e dall’altra parte decidono di bocciare l’idea di chi conosce bene il mondo Lost per non spendere troppo denaro, un piccolo controsenso.

Analisi di Lost Sesta stagione

Per comprendere i problemi principali di Lost è da considerare i conflitti produttivi sopracitati che di certo non hanno giovato al finale dello show sopratutto nei tempi e modi prestabiliti costringendo gli sceneggiatori ha costruire nuovi eventi, nuove storie da loro non ipotizzate precedentemente e da loro non volute e se proprio in quel momento gli ideatori non hanno nessuna idea per allungare in maniera costruttiva il tutto ecco che abbiamo questa sesta stagione alquanto interessante ma non funzionale.

L’ultima stagione di Lost risulta interessante nel suo approccio drammaturgico per aver soppiantato la sua venatura da Thriller fantascientifico abbracciando una dimensione maggiormente spirituale e riflessiva su cui andare, in seconda analisi, a far ruotare tutta l’intera vicenda, ovviamente senza abbandonare l’elemento action che si mantiene costantemente in tutto l’arco narrativo della serie televisiva di casa ABC. L’elemento spirituale e legato al senso di destino viene sfruttato in maniera intelligente per svelare alcuni misteri come quello legato ai famosi numeri della sfortuna o di Hurley 4, 8, 15, 16, 23, 42 ( fulcro dell’Equazione di Valenzetti) dal risultato di 108 ( simbolo di peccato nei Buddisti), che vengono rintracciati sia nella stazione Cigno che in questa ultima season all’interno di una grotta con i nomi dei protagonisti mostrata da Locke a Shephard.

Riguardo alla struttura narrativa in Lost sesta stagione viene mantenuto il medesimo stile di raccontare la vicenda ed è proprio per poter svolgere tale mansione che è stata creata la variazione temporale del mondo parallelo che riparte dal pilot stesso dello show evitando però che l’areo precipiti sull’isola. Non abbiamo più dei flashback o i flashforward ma i creatori utilizzano il flash sideways, che purtroppo sarà fondamentale per lo sviluppo e la comprensione del prodotto finale, ottenendo più importanza dell’intera stagione.

L’ultima stagione riesce a essere interessante e a non affondare grazie al lavoro di creazione dei personaggi avvenuta nel corso delle stagioni in cui lo spettatore va a provare un enorme empatia e simpatia con ogni singolo carattere di Lost temendo per la loro sorte, a tale motivo tutte le morti soprattuto quella della coppia Jim e Sun ha un enorme potena narrativa, mostrando in maniera onnipresente come Lost sia prima di tutto una serie corale con degli ottimi attori, che probabilmente, non hanno avuto tutto il successo che si meritavano. D’altro canto gli sceneggiatori hanno sfruttato male le sedici puntate non svelando mai i misteri e buttando il tutto nell’ottica di bene e male, nozione mostrata in maniera eccessivamente semplicistica e bidimensionale in cui si afferma che esiste solamente il bianco e il nero e nessuna sfumatura, in quest’ottica si poteva trovare un escamotage narrativo migliore sia per condurre la storia dove gli sceneggiatori volevano sia per dare un senso più completo alla storia che, se guardiamo anche il cortometraggio finale dello show ” The New Man In Charge” possiamo asserire che non sappiamo ancora nulla sul mondo riguardante l’isola e dunque di aver visto sei stagioni per comprendere poco o niente dell’intera serie.

Filosofia e mitologia: le tematiche

Il caso o il destino? Questo è il vero dilemma dell’animo umano; esiste un senso in questa landa desolata o siamo su un immenso vascello privo di un timoniere? L’umanità, fin dalle suo origini, ha cercato di comprendere lo scopo di tutto ciò: non può e non vuole accettare l’idea che siamo qui per una pura casualità, che si nasce e si vive senza motivo; ma siamo portati ad Interrogarci sul perché dobbiamo vivere, morire per poi svanire nel nulla, ritornare in quel luogo in cui eravamo prima di nascere, ovvero nell’inesistenza? Tutti noi dobbiamo rintracciare un senso all’esistere ed è per questo che esistono miti e religioni.

Lost prende il concetto e lo fa proprio e pone le domande sia contemporaneamente allo spettatore che al personaggio che si domanda: Perché siamo ancora vivi? Dove siamo? Perché siamo finiti in questo luogo abbandonato da Dio? Jack non vuole e non vede nessuna meta in tutto ciò ma nel suo cervello solo un obbiettivo è presente: ritornare alla normalità. J. Locke comprende e vede che tutti loro sono lì per un motivo, che le loro vite e soprattutto la sua sono destinate a fare in quell’isola cose importantissime: spinto da questo credo scoprirà la botola, con un computer e un codice per salvare il mondo, fino a farla esplodere, conoscerà Ben e i famigerati Altri divenendo il loro Leader e infine sotto comando del fumo nero sposterà l’isola fino a morire.

Il bene e il male vivono nel mondo, ma nell’isola tutto ciò è confuso, mischiato: chi è il giusto? Chi è il malvagio? Gli Altri e la Dharma chi diavolo sono? I numeri 4,8,15,16,23,42 che diavolo significano? Tutto rimane un po’ avvolto nel mistero.

(Spoiler) Una caverna con una strepitosa luce che va protetta a tutti i costi ed è fondamentale che resti intatta, se questa si spegnerà tutto il mondo crollerà e sarà la fine di tutto. Questo è ciò che il giovane Jacob comprese dalla sua precettrice: l’isola è un contenitore del bene e del male con un tappo in fondo alla grotta, se questo viene tolto tutto terminerà, tutto sarà distrutto e lui dovrà fare di tutto per impedirlo. Jacob portò avanti il compito di protettore del mondo, ma preso da un attacco di follia creò un mostro, la nuvola di fumo. Suo fratello uccise la sua precettrice e lui lo scaraventò nella luce da cui scaturì una terribile nube di fumo, intenzionata ad andarsene da quel luogo. Da questo momento tutto ciò che sembrava facile divenne complicato: Il mostro voleva distruggere la luce.

Lost non va letto nel senso di perduti, ovvero scomparsi, ma nel senso di persone che hanno perduto il valore della vita, il loro essere. Loro sono i candidati (ovvero i passeggeri) proprio per questo motivo perché sono imperfetti come Jacob e come lui soli; nelle loro esistenze quotidiane non erano felici ma erano schiacciati dai problemi, qui hanno potuto riscoprire i veri valori umanitari e vivere una nuova vita.

Il senso dietro al finale di Lost sesta stagione

Nella serie abbiamo avuto i flashback sulle vite dei protagonisti, poi i flashforward e infine i flashpresent, che inizialmente sembravano mostrare un universo parallelo nato dallo scoppio della bomba nella botola prima che questa venisse costruita, ma all’ultima puntata scopriremo che non è assolutamente così ma che è un limbo, un luogo post-morte costruito dai naufraghi in modo che potessero ritrovarsi, una volta morti tutti, per passare altrove: qui non c’è tempo, non esiste ora, l’unico modo per incominciare il nuovo viaggio è ricordare e l’ultimo che riuscirà in questo è proprio Jack che ha bisogno che il padre lo accompagni nel suo ultimo percorso.

Christian Shephard : Tutto quello che ti e’ successo e’ reale. Tutte quelle persone nella chiesa. Sono reali anche loro.

 Jack: Sono tutti… Sono tutti morti? 

C – Prima o poi tutti muoiono, ragazzo. Alcuni prima di te, altri molto tempo dopo.

 J- Ma perché’ ora sono tutti qui?

C- Beh, non esiste nessun “ora”in questo posto. 

J- Dove siamo, papa’? 

C- Questo e’ un posto che… che avete creato insieme tutti voi, in modo da potervi ritrovare. La parte più’ importante della tua vita e’ stata quella che hai trascorso con queste persone. E’ per questo che siete tutti qui. Nessuno ce la fa da solo, Jack. Hai avuto bisogno di tutti loro, e loro hanno avuto bisogno di te.

J- Per fare cosa? 

C- Per ricordare. E per lasciarselo alle spalle 

J- Kate ha detto che stiamo per andare via 

C- No, non è un andare via. E’ un andare avanti 

J- Per andare dove? 

C- Scopriamolo

cit. Lost 6×17

Sulla spiaggia incontriamo lo scontro finale: il nuovo Jacob (Jack) sconfigge il mostro e all’ultimo tentativo di salvare l’isola compie il suo dovere: riportando l’ordine nelle cose. Nelle ultime sequenze vediamo Jack camminare nella foresta morente. Si ritrova nel luogo in cui era giunto sull’isola dopo l’incidente e casca proprio in quel punto. Qui lui abbandona il mondo accanto al cane, sua unica compagnia, infondo come lui diceva:

Si vive insieme, si muore soli

cit. Lost

Il finale è un capolavoro assoluto di tecnica, tutto inizia come è terminato; abbiamo conosciuto all’inizio della storia Jack attraverso l’apertura dell’occhio e alla fine lo salutiamo con la chiusura di questo. Eccezionale.

Il nuovo Jacob ora diventerà Hurley l’unico rimasto sull’isola che trasformerà in suo fedele consigliere Ben, che per la prima volta realizza il suo sogno; diventare essenziale per l’Isola e per qualcuno. Probabilmente il fato aveva già pianificato tutto, forse il destino di Locke era proprio quello di morire per farsi impossessare da Man in Black. Jack doveva diventare il successore di Jacob per ammazzare il mostro e morire, così che il prescelto, ovvero Hurley, fosse il protettore dell’isola e che Ben era destinato, dall’inizio, ad aiutare Hugo. Il libero arbitrio in Lost sembra esserci ma è solo un illusione.  

Il vero conflitto nella trama nasce da una male di comunicazione tra i vari gruppi dei personaggi che alla fin dei conti sono tutti buoni; gli Altri credono di seguire Jacob mentre in realtà seguono il volere della nube uccidendo i candidati. Jacob non spiega mai nulla di quello che deve compiere, il Mostro inizialmente era un brava persona intenta solamente a lasciare quel posto, perché non doveva farlo? La Dharma era lì solo per fare degli esperimenti scientifici. Tutti questi tra di loro avevano dei segreti che li ha condotti alla guerra e alla loro stessa distruzione. L’era di Hurley da come si intende sarà l’opposto.

Note Positive:

  • Storia intrigante
  • Personaggi ben scritti
  • Ottime prove attoriali di gran parte del cast

Note negative

  • Troppi misteri inspiegati: da questi misteri potrebbero nascere un sacco di spin-off
  • La sensazione che gli sceneggiatori non sapessero più dove andare a concludere, terminando il tutto in un banale ( anche se interessante) lotta tra bene e male

Note Positive:

  • storia intrigante
  • personaggi ben scritti
  • ottime prove attoriali di gran parte del cast

Note negative

  • troppi misteri inspiegati: da questi misteri potrebbero nascere un sacco di spin-off
  • La sensazione che gli sceneggiatori non sapessero più dove andare a concludere, terminando il tutto in un banale ( anche se interessante) lotta tra bene e male


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