Gli studenti neri di L'odio esplode a Dallas

L’odio esplode a Dallas (1962): un film che parla di oggi

Recensione del lungometraggio drammatico L'odio esplode a Dallas del 1962 di Roger Corman
L'odio esplode a Dallas

L’odio Esplode a Dallas

Titolo originale: The Intruder

Anno: 1962

Paese: Stati Unidi d’America

Genere: drammatico

Produzione:

Distribuzione: Regionale

Durata: 85 min

Regia: Roger Corman

Sceneggiatura: Charles Beaumont

Fotografia: Taylor Byars

Musiche: Herman Stein

Attori: Bo Dodd, Robert Emhardt, Leo Gordon, Walter Kurtz, Beverly Lunsford, Frank Maxwell

Trailer di L’odio esplode a Dallas

Recensione L’odio esplode a Dallas

“…fu il primo film a essermi dettato da profonde convinzioni sociali e politiche (…) è uno dei film più duri che abbia mai girato. E per quanto riguarda il tema, il più serio”

Roger Corman

Questo afferma il regista Roger Corman nel suo libro parlando di una pellicola da lui fortemente voluta, tanto che buona parte del budget viene dalle sue stesse tasche (Costò circa 80000 dollari), stiamo parlando di L’odio Esplode a Dallas, un forte film di protesta.

Il regista voleva da tempo passare al cinema di stampo sociale, per raccontare l’America profonda, dove molti pregiudizi ancora sopravvivono nella mente delle persone, alimentati dall’ignoranza.

Per questo motivo acquistò i diritti di The Intruder, romanzo del 1958 scritto da Charles Beaumont (che si occuperà anche della sceneggiatura), basato su una storia vera. Il risultato è un film insolito per il regista, ma asciutto e sgradevole, che riesce a mostrare senza troppi giri di parole un’America nascosta, dove il processo d’integrazione è rallentato dal più becero conservatorismo che fa facilmente presa sulla popolazione.

Trama di L’odio esplode a Dallas

Tagline: “He Fed Their Fears And Turned Neighbor Against Neighbor!”

cit. L’odio esplode a Dallas

Anni ’50, sud degli Stati Uniti. Adam Cramer, uomo dotato di un’ottima dialettica politica, giunge nella fittizia cittadina di Caxton e incita i cittadini alla violenza razziale, lottando contro le leggi di integrazione scolastica per gli stranieri. Utilizzando l’arma del populismo e i suoi rapporti poco limpidi con il Ku Klux Klan locale, riuscirà ad aizzare la popolazione contro le comunità nera, ebrea e contro i comunisti.

Analisi di L’odio esplode a Dallas

L’aspetto più interessante del film è proprio lo spaventoso populismo che Adam Cramer (interpretato da William Shatner) riesce ad utilizzare come arma per plasmare l’opinione pubblica. La sua dialettica riesce a raggiungere il popolino, facendo presa sulle paure irrazionali figlie del pregiudizio e della disinformazione, come l’affermazione che una nazione meticcia è una nazione più vulnerabile”. Tale aspetto ricorda tristemente l’attualità e questo aggiunge valore all’opera, perché oggi più che mai il razzismo è uno dei temi preferiti da molti politici per manipolare le masse.

“Un Corman duro e puro, ambientato a Dallas e girato l’anno precedente dell’assassinio di Kennedy”

Film Tv

Il film uscì infatti circa un anno prima dell’assassinio di Kennedy (22 novembre 1963). Questo potrebbe spiegare l’assurdo titolo italiano che include la città di Dallas senza un apparente motivo; il titolo originale è The Intruder. 

Curiosità: Il film fu girato a Charleston, East Prairie e Sikeston, in Missouri. Prima della fine della produzione, la gente del luogo contestò il film per il ritratto razzista della popolazione locale che ne usciva fuori e la troupe subì anche diverse minacce.

Note positive

  • Il film, oggi più che mai, risulta estremamente attuale; Questo significa che ha superato con successo la prova del tempo, cosa che succede solo a pellicole davvero meritevoli.
  • Il cast è eccellente, con una nota particolare a William Shatner che nel suo discorso ai cittadini rimane in bilico sulla sottile linea che lo separa dalla recitazione gigionesca.
  • La sceneggiatura è piuttosto schematica, ma questo permette al regista di affrontare gli argomenti di petto, senza troppi giri di parole.

Note negative

  • La povertà di mezzi la si vede soprattutto nelle scene di massa, con i contestatori fuori dalla scuola.
  • Il finale risulta oggi troppo sbrigativo e ottimista. L’intenzione del regista era probabilmente quella di smorzare i toni, lasciando così un messaggio di speranza agli spettatori.

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