Lo chiamavano Jeeg Robot – L’eroe Romano

Lo chiamavano Jegg Robot locandina film

Lo chiamavano Jeeg Robot

Anno: 2015

Paese: Italia

Genere:Azione, Drammatico

Durata: 112 min

Produzione: Goon Films, Rai Cinema

Distribuzione: Lucky Red

Regia: Gabriele Mainetti

Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Menotti

Fotografia:Michele D’Attanasio

Montaggio: Andrea Maguolo

Musiche:Gabriele Mainetti, Michele Braga

Attori:Claudio Santamaria, Luca MarinelliIlenia Pastorelli

Trailer di Lo chiamano Jeeg Robot

Trama di Lo chiamavano Jeeg Robot

Periferia romana, Tor Bella Monaca. Enzo Ceccoti è un piccolo ladruncolo di quartiere che arranca a vivere commettendo piccole rapine. Vive in uno squallido appartamento, il quale è lo specchio della sua anima tormentata e dalla sua triste esistenza: una vita senza amore, senza affetto.  Un uomo pieno di problemi interiori che ha deciso di non lasciarsi andare mai più alle emozioni della vita, di non aprire mai più il suo cuore a qualunque individuo. Enzo si è creato una prigione, divenendo un sociopatico, ed in essa lui vive; nessuna gentilezza fa ormai parte del suo cuore e del suo mondo.

Enzo è il ladro che teme di essere ferito dal mondo e l’intento del film è quello di mostrare come un uomo che ha perso qualsiasi speranza nella vita, grazie a un evento sentimentale, possa ritrovare fiducia in se stesso e ricominciare a riosservare la meraviglia della vita e la bontà della gente.

La storia inizia con la fuga di Enzo da due poliziotti. Per non farsi catturare si tufferà nel Tevere, qui entra in contatto con delle sostanze radioattive che cambieranno per sempre la sua vita: da questo momento assume una enorme forza, diventando un “Uomo D’Acciaio”. Nel suo girovagare incontra il suo “Mentore” Alessia: la figlia di un suo collega rimasto ucciso in un affare losco mentre lavorava con il nostro protagonista. La giovane ragazza ha degli evidenti problemi psicologici causati da traumi del passato, che non vengono mai trattati veramente nella pellicola. Lei è un appassionata dell’anime Jeeg Robot D’Acciaio e, grazie a questo saga animata, rivedrà in Enzo il suo amato personaggio: Jeeg Robot.

Tra Alessia e il ladro inizierà una tenerissima e delicata storia d’amore. Lei, pazza e priva di pensieri negativi e maligni, rinsegnerà all’uomo che nella vita vale la pena amare, amare il mondo e gli altri. Gli fa comprendere che non deve usare i suoi poteri solo per se stesso ma per fare del bene alla comunità. Enzo, grazie a lei, manderà in frantumi parte della sua corazzata, riscoprirà l’Amore puro e incondizionato.

Recensione di Lo chiamano Jeeg Robot

Che cos’è un eroe? E’ un individuo dotato di grande talento e straordinario coraggio che sa scegliere il bene al posto del male, che sacrifica se stesso per salvare gli altri ma soprattutto che agisce quando ha tutto da perdere e nulla da guadagnare.

Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot è un lungometraggio drammatico e fantasy del 2015 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti.

Il mondo potrebbe essere un posto paradisiaco. L’umanità potrebbe vivere tranquillamente e in perfetta armonia, ma la storia ci insegna che questo meraviglioso avvenimento non potrà mai e poi mai accadere, per una semplice ragione: l’uomo è un combattente, un essere che desidera e vuole ottenere tutto il cosmo, un essere impregno di paure, di conflitti interiori ed esteriori, un essere egocentrico. Questo è l’uomo, l’essere umano creato dalla società che si è fondata dall’inizio dei tempi fino a oggi.

In un’altra società, una società migliore e più giusta e con altre regole, l’uomo sarebbe in grado di amare, un amore incondizionato, perché nella nostra anima c’è anche questa formidabile capacità. L’uomo sa Amare. L’Amore è il vero motore del mondo, se noi non fossimo in grado di provare questo tipo di sentimento, il mondo sarebbe già stato distrutto moltissimo tempo fa.  Alla fine che cosa cerchiamo se non l’Amore e l’affetto degli altri?

Viviamo in un clima sociale pieno di paure, i mass media non parlano dall’altro che di distruzione, di morte, di attacchi terroristici, di crisi e noi tendiamo a perdere la speranza nel futuro e nella nostra stessa sicurezza e incominciamo ad avere paura di vivere.

Una vita vissuta nella paura non è degna d’essere vissuta.

Lo chiamavano Jeeg Robot

In un mondo senza speranza, in un mondo che si sta avviando verso una lenta e assurda distruzione abbiamo bisogno di sapere che nascosti nell’oscurità esistono uomini e donne, che a rischio della loro stessa vita, sono pronti a salvarci, ad aiutare i nostri cari e la nostra cara città.

I Super-Eroi nascono per dare speranza ai cittadini, per sussurrargli nel cuore che  “andrà tutto bene”.  Molto probabilmente non è solo un caso che le sale cinematografiche si stanno riempiendo sempre più di lungometraggi Marvel, con i suoi personaggi nati nei fumetti, o con dei semplici individui pronti a diventare dei meravigliosi eroi per la giusta causa (vedesi il recentissimo Rogue One), ma credo che ci sia anche un motivo sociale… un ritorno all’insicurezza.

Dopo i vari Superman, Batman, Spider-man, Ant- Man , il cinema italiano voleva dire la sua: il primo ad intraprendere il tentativo è stato indubbiamente Salvatores con il suo “Il ragazzo invisibile“,  che riprende un po troppo il famoso Uomo invisibile, e nel 2016 esce l’eroe della Gotham d’Italia “Lo chiamavano Jeeg Robot” di G. Mainetti ( al suo primo lungometraggio).

Il pubblico e la critica lo hanno elogiato al capolavoro, moltissime persone ne sono rimaste folgorate dalla sua bellezza, tanto da aver vinto due David Di Donatello.

Pregi e difetti

Con estrema sincerità, ammetto, che non avevo nessuna buona aspettativa da questa pellicola ma mi sono dovuto ricredere “in parte”.  I personaggi di Alessia e Enzo sono ben scritturati, possedendo paure e traumi, che li fanno empatizzare immediatamente con il pubblico. Enzo non è l’uomo senza macchia, non è il buono assoluto, ma è una persona normalissima con i suoi mille problemi che sta rimparando ad amare il mondo. La storia tra i due si muove e cammina senza intoppi e questa che regge il tutto, proprio perché la storia di mafia non è all’altezza e non è risultata interessante ai mie occhi.

Lo chiamavano Jeeg Robot va in frantumi a causa di una scelta sbagliata da parte degli sceneggiatori. L’idea era giusta, ma il tempo in cui è stata messa in atto e la sua modalità non sono state scelte bene. Alessia non può venire uccisa in quel modo, era lei l’elemento più importante dell’intero film, gran parte del racconto era impiantato sul profondo legame tra i due. La sua morte l’avrei messa proprio nell’ultima parte del film, non una ventina di minuti prima. Da questo istante la trama si basa sulla lotta tra il bene e il male, tra il supereroe cattivo e il supereroe buono. Da tale istante il film non mi è più minimamente piaciuto, ma lo trovato irrealistico, soprattutto perché nel loro combattimento sembra che la loro super forza sia quasi scomparsa del tutto.

Se proprio volevate farla crepare, creando quel fantastico apice emotivo, che si verifica, il continuo doveva essere molto, molto ma molto diverso, non una classica lotta marvel ( surreale e mal fatta) in cui il buono si scontra con il malvagio. Il finale, lascia presagire, un continuo:  è un eroe e per sempre proteggerà la sua città Romana.  Alla fine diventerà un mito.

Note positive

  • La prova attoriale di C.Santamaria, E. Pastorelli e L. Marinelli ( il cattivone) sono da incorniciare. Forse sono le prove attoriali meglio riuscite degli ultimi anni, se parliamo del cinema Italiano.
  • Il legame tra Alessia e il ladro privo d’amore è perfetta. Non potevano mettere accanto a Enzo un personaggio migliore. Lei è senza peccato, non comprende il mondo ma sa solo che un eroe lo è in quanto non ruba ma fa bene e protegge il mondo dal crimine. Lui è il suo opposto benché possiede un gran cuore

Note negative

  • Il personaggio dello Zingaro non è sviluppato bene a partire dal suo setup , già dal fatto che gli hanno fatto svolgere nel passato (del film) il Grande Fratello, cosa che poteva benissimo essere evitata.
  • Non ci crea empatia con lo Zingaro, e quando si trova in guai seri con la mafia a noi non importa se lui vive o muore
  • La storia funziona fino alla morte Alessio, poi va in frantumi.
  • Lo stile registico non  mi ha convinto interamente.
  • Una domanda: ma il dito del piede gli ricresce o lo ha perso per sempre?