l'incredibile storia dell'Isola delle Rose recensione

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: Come costruire un isola privata e creare una micronazione

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose: Come costruire un isola privata e creare una micronazione 1

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Titolo originale: L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Anno: 2020

Paese: Italia

Genere: Commedia, Biografico

Produzione: Groenlandia

Distribuzione: Netflix

Durata: 118 minu

Regia: Sydney Sibilia

Sceneggiatura: Sydney Sibilia, Francesca Manieri

Fotografia: Valerio Azzali

Montaggio: Gianni Vezzosi

Musiche: Michele Braga

Attori: Elio Germano, Matilda De Angelis, Leonardo Lidi, Tom Wlaschiha, Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti, Francois Cluzet, Alberto Astorri, Violetta Zironi

Trailer de L’Incredibile storia dell’Isola Delle Rose

Trama de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Siamo negli anni della rivoluzione giovanile degli anni ’60 quando un giovane uomo di Rimini, Giorgio Rosa, si reca a Strasburgo presso l’Alto commissariato delle Nazioni Unite con una richiesta: trasformare la propria isola creata al di fuori delle acque Italiane in una micronazione autonoma e riconosciuta dal resto del mondo.

Con un salto temporale siamo nel 1968, insieme all’appena ingegnere Giorgio Rosa (Elio Germano) che all’interno di un pub bolognese reincontra una sua vecchia fiamma Gabriella, avvocatessa, con cui non sta più da ormai tre anni e che si prepara a sposarsi. Giorgio alla fine della serata decide di riaccompagnarla a casa sulla sua automobile “futuristica” da lui stesso realizzata e progettata. Ma la felicità per il giovane Giorgio dura poco. La polizia ferma il veicolo per mancanza di targa, la situazione degenera e i due finiscono in carcere e il rapporto appena rinato tra i due ripeggiora immediatamente.

Tempo dopo, nella primavera del 1968, nel periodo più tumultuoso e dirompertene di contestazione studentesca e giovanile nel resto d’Europa, ecco che Giorgio Rosa ha una visione e un sogno visionario: Costruire un isola al largo della costiera di Rimini, al di fuori delle acque territoriali nel cosiddetto mare di nessuno dove nessuna legge può raggiungerli. Qui nacque un’isola d’acciaio, un luogo in cui la libertà individuale è totale e vige solo un unica regola: niente regole!.

Giorgia Rosa inizia a creare e progettare l’isola grazie all’aiuto economico del suo migliore amico Maurizio ma sarà l’arrivo di un naufrago e di un tedesco esiliata dalla Germania e senza passaporto Italiano che lavora come animatore turistico a rivoluzionare il luogo trasformandolo in un mondo internazionale e multietnico, denominando il luogo in seguito come Isola Delle Rose. Ben presto questa sorta di nazione avrà una sua lingua made esperanto e una propria moneta e francobollo, ma l’arrivo della minaccia della politica e dello Stato è dietro l’angolo e rischiano di distruggere l’utopia di Giorgio e dei suoi amici.

Il cast de L'incredibile storia dell'Isola delle Rose
Violetta Zironi as Franca, Leonardo Lidi as Maurizio Orlandini, Elio Germano as Giorgio, Rosatom Wlaschiha as W.R. Neumann e Alberto Astorri as Pietro Bernanrdini

La storia vera di Giorgio Rosa, colui che ha ispirato il film

Il regista Sydney Sibilia durante la lavorazione del terzo film di Smetto Quando voglio scorge su Wikipedia una storia strana e che sembra una favola distopica irrealistica di cui lo Stato Italiano e la storia della nostra nazione ha voluto evidentemente dimenticare il tutto. Siamo dinanzi a una lotta politica di libertà individuale che nelle vicende narrate ne L‘incredibile storia dell’Isola delle Rose e basate sulla vita di Giorgio Rosa vengono completamente dimenticate e danneggiate da quei politici che hanno reso grande l’Italia stessa creando la costituzione italiana che tutt’oggi offrirebbe a ognuno di noi la libertà di pensiero e di azione.

L’isola delle Rose è realmente un fatto di cronaca storica, ed è stata una micronazione col nome ufficiale di “Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose” e corrispondeva a una piattaforma artificiale di 400 mq realizzata e progettata dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa presso il mare Adriatico. La piattaforma è stata posizionata a 11.612 km al largo delle acque di Rimini e ben 55o mt al di fuori delle acque territoriali. I lavori iniziali dell’isola sono iniziati nel 1958 tra il 15 e 16 luglio. Dopo vari problemi con le autorità Italiane i lavori terminarono il 20 agosto 1967, data in cui venne aperta ufficialmente al pubblico divenendo un’attrazione turistica e un luogo di totale libertà dove i giovani di tutto il mondo si recarono grazie anche all’attività giornalistica che incominciò a parlare del luogo, anche se con un aria maggiormente di pregiudizio e negativa, venendo anche attaccata per essere ritenuta un avamposto russo o un casinò illegale.

L’Isola viene proclamata da Giorgio Rosa stato indipendente il 1° maggio 1968. La nascita della Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj (Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose) viene annunciata ufficialmente nel corso di una conferenza indetta dallo stesso Presidente Rosa il 24 giugno 1968. Ma 55 giorni dopo la dichiarazione la Marina Militare italiana circonda l’isola impedendo l’attracco a qualsiasi imbarcazione. Il 13 febbraio, con una carica totale di 1.080 Kg i sommozzatori della Marina Militare italiana attaccarono il luogo facendolo esplodere e deformare la struttura portante senza farla cedere, ma ad assestare il colpo di grazia è la burrasca che si abbatte sulla piattaforma il 26 febbraio.

Questo atto contro la libertà d’espressione è anche l’unica guerra di aggressione della Repubblica Italiana. Dopo tale evento l’Onu decide di spostare il confine delle acque territoriali da 6 a 11 miglia nautiche.

La vicenda dell’Isola delle Rose è una metafora quando, in maniera discreta e silenziosa, una piccola illusione viene mandata in frantumi da una dimostrazione di forza da parte della politica. Ma non solo: è l’avvincente storia di una campagna di invasione lunga 55 giorni, che vide il Governo italiano contro un uomo solo, accusato di colpe insensate: fondazione di una radio pirata, contrabbando ed evasione fiscale, sfruttamento abusivo di risorse energetiche, atti osceni e perversione. Alla fine, gli si dichiarerà perfino guerra. Una guerra che la Repubblica Italiana ripudia, secondo la sua stessa Costituzione.

Sydney Sibilia
Elio Germano e Matilda De Angelis
Elio Germano e Matilda De Angelis

Recensione de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Dopo la trilogia di Smetto Quando Voglio, il duo degli sceneggiatori Sibilia e Manieri, realizzano una commedia altamente pop che richiama in maniera evidente alcuni aspetti narrativi e tematici che sono già presenti, seppur con evidenti divergenze, nel loro lavoro precedente. Durante l‘intervista al film la Manieri ha messo l’accento proprio su questa somiglianza autoriale tra quei lavori, dichiarando come vadano a mostrare il confronto tra libertà individuale e il potere costituito che all’interno de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose appare come elemento fondante e portante della storia e che ben descrive la vita del vero Giorgio Rosa, deceduto nel 2017, un inventore folle alla ricerca dell’avventura e del sogno.

L’elemento politico entra in maniera preponderante all’interno della drammaturgia narrativa sia dal punto di vista sociale – temporaneo essendo ambientato all’interno dell’epoca rivoluzionaria del ’68 vista in Italia come l’epoca del benessere e del boom economico, ma anche attraverso il gioco che il potere parlamentare di Roma ha avuto all’interno della situazione andando a mostrare due padri della costituzione italiana come Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio) e Giovanni Leone (Luca Zingaretti) che appaiono come i nemici della libertà stessa. Tale prospettiva alquanto sporca della politica viene sfruttata e mostrata con saggezza sia nella sceneggiatura che nella resa visiva grazie a una regia accurata e alle interpretazioni attoriali di calibro di due grandi attori del panorama italiano. Sibilia non vuole creare un dramma ma una commedia leggera in grado di far riflettere e ciò appare in maniera evidente da questi due personaggi che appaiono quasi ridicoli e stravaganti, divenendo delle vere e proprie macchiette narrative, più simbolo della mala politica che non dei due politicanti reali.

Il tutto è sorretto anche da una colonna sonora spumeggiante che dona al lungometraggio quel senso da pop movie e che bene si confà all’epoca del ’68 riuscendo proprio attraverso le geste di Rosa ad andare a narrare il clima italiano di quegli anni così strani e pieni d’innovazioni e rivoluzioni di costume e di società. Il Cineasta, inoltre per andare a creare L’incredibile storia dell’Isola delle Rose si rifà ad un film d’importanza italiana come L’ombrellone di Dino Risi, sopratutto riguardo allo spaccato della cultura italiana.

Trattandosi di una produzione italiana vanno fatti i complimenti a coloro che si sono occupati dell’aspetto effettistico che è piuttosto buono e reso ben rappresentato anche grazie a una fotografia piuttosto fredda come tinta e una scenografia e costumi ben fatti. Interessante è anche vedere come è stata resa l’isola, il vero set del film. I produttori e regista hanno scelto di costruire l’Isola delle Rose negli studi acquatici di Malta dove è presente un’enorme piscina, un “Infinity pool” che misura circa 100X100 metri quadri con ampio fronte verso il mare e una profondità massima di quattro metri e mezzo, un luogo che per 180 gradi dava la sensazione di trovarsi in mare aperto. Ma visto che al cineasta non bastava lo scenografa Zera e il team degli effetti speciali hanno creato un blue screen di circa un chilometro ottenendo ben 360 gradi. Questo è stato un espediente tecnico ma adoperato fino ad allora.

Un eroe o un sognatore

Rivoluzione, lotta contro il potere o semplicemente Sogno creativo? Questo è l’emblema che ruota intorno allo svitato personaggio di Giorgio Rosa, reso ancora più un nerd d’ingegneria dalla interpretazione quasi teatrale di un ottimo Elio Germano che non ricerca in maniera evidente di riandare a riproporre il personaggio storicamente vissuto ma si rifà a una sua visione del carattere narrativo, dando sfogo alla sua vena più autoriale.

Seppur il tema della Libertà è il perno centrale della storia ponendo questa contro il potere politico, il personaggio di Giorgio Rosa non ha niente di politico ma è spinto dal sogno, dal sogno di poter costruire un mondo proprio in cui essere semplicemente se stesso al di fuori di ogni etichettatura od omologazione sociale, tale caratteristica è ben visibili già nelle prima parte de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose nella visione della macchina altamente non facente parte dei canoni civili accettati e priva di quei requisiti normativi che deve possedere. L’isola per lui non è la presa di una posizione politica ma un atto di libertà individuale che poi come vedremo andrà fortemente in conflitto con lo stato, quasi incomprensibilmente spaventato da un luogo minuscolo e non pienamente abitabile come un Isola di cemento e alluminio. Ma cosa ha portato l’Italia ha distruggere questo luogo dando vita all’unica guerra della Repubblica Italiana iniziata di sua spontanea volontà? L’idea e un possibile esempio che il popolo potrebbe seguire, una nuova visione del mondo e delle possibilità individualistiche che andava immediatamente bloccata sul nascere per il timore politico di essere messo in discussione.

Tali sfumature sono ben rappresentate all’interno de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose in cui non abbiamo inizialmente un uomo politico, perché Giorgio Rosa non è un politico ma un inventore, anche se nel corso della narrazione anche lui si vede costretto a divenire un entità politica dichiarandosi presidente della cosiddetta “Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose” e a dovere, seppur mosso dall’amore verso Gabriella, a voler vedere la sua nazione riconosciuta a Strasburgo e da tutto il mondo come micronazione esistente dimostrando che aveva creato un qualcosa di unico.

La macchina in l'incredibile storia dell'Isola delle Rose
La macchina in l’incredibile storia dell’Isola delle Rose

La svolta femminista

Una delle molteplici sottotrame e tematiche presenti in questa pellicola che ben si regge sulla venatura comica con qualche accenno drammatico senza mai prendersi troppo sul serio e creando così un film distopico e prettamente leggero, è la venatura femminista che poteva, dato che è presente, essere accentuata maggiormente e resa più importante.

Il personaggi di Gabriella risulta interessante convivendo in uno stato di doppiezza caratteriale: da un lato ama la stranezza e la follia di Rosa ma dall’altro canto sa cosa deve fare socialmente, ovvero sposarci con un uomo normale e vivere normalmente nella società e nelle regole di questa. Questa dicotomia di Gabriella è resa in maniera troppo semplicistica basandola sul dubbio: Sposarmi o vivere una vita folle. Sicuramente si poteva fare di meglio e donare una tridimensionalità maggiore a questo donna che pur avendo un ruolo importante nella parte finale del film insieme all’altro personaggio femminile di Franca, poteva essere più approfondito all’interno della vicenda.

Tale problematica, probabilmente l’unica interna allo show, risiede non solo nel mancato approfondimento dei personaggi femminili ma in tutti i personaggi secondari che pur essendo abbastanza presenti hanno la pecca di essere solo abbozzati e superficiali. Gli sceneggiatori hanno donato a ognuno di loro poche informazioni e caratterizzazione statiche da cui non si sono mai staccati per tutto il film. Peccato.

Note positive

  • Recitazione attoriale
  • La gestione delle tematiche
  • Regia
  • Uso della musica
  • Effetti speciali

Note negative

  • Mancanza di approfondimento riguardo ai personaggi secondari

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