L’imbalsamatore: Similitudini con Ossessione di Visconti

L'imbalsamatore locandina del film

L’imbalsamatore

Anno:2002

Paese: Italia

Genere: Drammatico

Casa di Produzione: Fandargo

Distribuzione: Fandargo

Durata: 101 min

Regia: Matteo Garrone

Sceneggiatura: Matteo Garrone, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso

Montaggio:Marco Spoletini

Fotografia: Marco Onorato

Musiche: Banda Osiris

Attori: Ernesto Mahieux, Valerio Foglia ManzilloElisabetta Rocchetti

Trailer italiano di L’imbalsamatore

Recensione de L’Imbalsamatore

Quarta opera cinematografica di Matteo Garrone, L’imbalsamatore è un classico esempio del grande cinema italiano tanto da essere considerato d’interesse nazionale alla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano per la sua forza tematica e simbolica andando a riprendere fatti di cronaca romana riguardanti il nano di Termini, Domenico Semeraro, un tassidermista omosessuale, ucciso da Armando Lovaglio, il suo protégé.

L‘imbalsamatore è stato presentato nel 2002 presso il Quinzaine des Réalisateurs al 55º Festival di Cannes ottenendo importanti riconoscimenti di critica al David di Donatello e ai nastri d’argento.

Trama de L’Imbalsamatore

Un tassidermista napoletano nano con dubbie tendenze sessuali, Peppino Profetta, mostra grande abilità nello svolgere il suo mestiere divenendo famoso nel luogo e soprattutto richiesto dalla stessa camorra a cui serve una figura capace come lui per effettuare il commercio di sostanze stupefacenti, andandolo a pagare dunque per estrarre dai cadaveri la loro droga.

La vita solitaria di Peppino viene sconvolta dall’incontro con l’affascinante ventenne alto e bello Valerio per cui sente immediatamente una forte attrazione amorosa. L’uomo decide di coinvolgere il giovane nel suo lavoro e questo, grazie a una buona offerta economica accetta e lascia il suo lavoro di cuoco. Trasferitosi a casa dell’imbalsamatore Valerio subisce l’ascendente del suo maesto con cui andrà a stringere una forte amicizia, ma il loro rapporto verrà messo in crisi quanto incontrano la giovane e bella Deborah.

Ernesto Mahieux, Elisabetta Rocchetti, e Valerio Foglia Manzillo in L'imbalsamatore (2002)
Inquadratura basata sulla composizione triangolare

Analisi de L’Imbalsamatore

Lunga Inquadratura che mostra ottimamente il rapporto conflittuale tra i tre personaggi, protagonisti del film di Matteo Garrone “L’imbalsamatore”. Peppino all’estrema destra dell’inquadratura, personaggio che come mestiere fa l’imbalsamatore, imbalsama gli animali con una tradizione molto antica, e incontra nella sua strada Valerio, il personaggio che è al centro dell’inquadratura, che è fidanzato con la ragazza che è alla sinistra di questo frame. C’è una scelta produttrice di senso ne L’imbalsamatore che sta nel fatto che i due protagonisti maschili hanno un’altezza eccedente; Valerio è un ragazzo, un uomo molto alto, mentre Peppino è un uomo di bassa statura. Questo elemento viene utilizzato da Garrone come fertile a livello compositivo. In questa composizione visiva troviamo una forma geometrica di tringalo che ricalca maggiormente il senso stesso e profondo dell’opera audiovisiva segnata e basata su un gioco a tre ( e dunque triangolare) amoroso. Il vertice del triangolo è Valerio, e si svela come tale anche dal punto di vista visivo nelle inquadrature, e c’è anche in altre inquadrature, e Valerio è l’oggetto del desiderio da parte di Peppino e da parte della ragazza che se lo contendono. Dentro questa inquadratura ci sono degli elementi già dinamici e narrativi. Nelle sequenze invece in cui ci sono insieme Peppino e Valerio dove i due sono inquadrati più o meno a figura intera c’è un inquietante vuoto dell’inquadratura che è proprio dovuto a questo elemento spaziale, e ciò ci interessa perché esiste un film molto importante per la storia del cinema italiano dove questa figura del triangolo in senso spaziale diventa un elemento della storia del film, che ha per oggetto una passione amorosa e un triangolo amoroso; in questo senso di composizione visiva e tematica rintracciamo delle similitudini testuali e non con Ossessione di Luchino Visconti, che fa parte della grande tradizione del cinema italiano.

L’Incipit de L’Imbalsamatore: Alternanza tra oggettiva dell’animale in gabbia e la sua visione in soggettiva

Evidentemente è un Prologo; Ernesto Mahieux è il protagonista, Peppino. In questa scena, sviluppata interamente nello zoo, rintracciamo una serie d’inquadrature mostrate attraverso diversi punti di vista di grande interesse. In questa introduzione facciamo la conoscenza dei due protagonista interni del film che diverranno ovviamente l’oggetto stessto de L’imbalsamatore di Garrone che mostra come la casualità stessa di un incontro andrà a sconvolgere le loro stesse vite e il mondo circostante.

  • Soggettiva di fatto impossibile, perché è un animale, il Marilù, importante che si vede la palpebra che si chiude, e il quadrangolare che deforma i personaggi, e c’è anche l’audio (il battito del cuore) – AURICOLARIZZAZIONE INTERNA = Oltre alla questione del punto di vista visivo c’è anche una soggettività del punto di ascolto che è quella del fatto che chi guarda e chi sente, sia il battito del cuore, sia l’audio che si abbassa; l’animale dello zoo diventa a tutti gli effetti personaggio centrale di questa sequenza, con Peppino e Valerio che si incontrano. Questo Maribù è come se cogliesse il triangolo, pur se la ragazza non sarà poi tra i protagonisti del film, e poi anche la questione che si capisce che Peppino ha desiderio e interesse nei confronti di Valerio, ma anche l’inverso; Lui rimane lì, manda via la ragazza, vuole ascoltare le cose interessanti che ha da dire Peppino. Quello sguardo esterno mostra anche questa simmetria di interessi. Quando Valerio gli stringe la mano, gli fa un bellissimo sorriso, e si danno appuntamento.       

La soggettiva = Lo sguardo soggettivo del personaggio crea una forma di immedesimazione da parte dello spettatore nei confronti del personaggio; è un po’ impossibile e improbabile immedesimarci nello sguardo di un Marilù, ma questa eccentricità del punto di vista è ancora più interessante e inquietante, perché questo animale, capendo dal discorso di Peppino, mangia cadaveri; è una sorta di avvoltoio e doppio di Peppino, perché lui imbalsama gli animali. E’ un incipit forte perché mostra delle cose per niente scontate; innesca un meccanismo che è legato all’inquietudine.

  • Il tema/La questione della gabbia: Tutte le inquadrature ci mostrano questo forte diaframma che è la rete della gabbia; Sì per forza siamo allo zoo; ma la gabbia fa proprio parte del racconto su come ce lo vuole dare Garrone; tutti questi personaggi sono tutti ingabbiati, pre – determinati dal fatto di essere ingabbiati.
  • Lo spazio ingabbiato che imprigiona
  • Il sistema degli sguardi occupa tutta la parte iniziale del film, ed è molto importante. La soggettiva è molto al di là della consueta lettura della soggettiva di un personaggio. E’ inquietante e contraddistinta dal suo enorme occhio. E’ inquietante Peppino per la sua vicinanza con la morte ma anche come trasformatore di materia.  

Il finale de L’imbalsamatore

Campagna brumosa = poco realistica, non dandoci l’idea della campagna mediterranea per eccellenza, e i due personaggi che camminano e si allontanano sono di Valerio e Debora, e lo sguardo è il dettaglio degli occhi di Peppino; sono solo due inquadrature: Non c’è un ancoraggio allo sguardo, non sappiamo se c’è qualcuno che guarda o se è un’oggettiva. Se dopo non ci fosse lo sguardo di Peppino non sarebbe soggettiva.

Tratta dalla lezione tenuta da Cristina Iandelli

Alla fine de L’imbalsamatore troviamo un’ultima inquadratura piuttosto lunga nella sua durata in cui viene mostrata la riva del Po’. Quando appaiono i titoli di coda dei personaggi e degli interpreti, è avvenuto un omicidio; questo inquietante personaggio è stato eliminato. Interessante che questo personaggio invisibile sullo sfondo ricompare. Il ritorno del rimosso (una lettura più psicanalitica) Peppino a un certo punto viene tolto di mezzo, ma questo Peppino è veramente un rimosso, torna in questo paesaggio spettrale, che ha la massima apertura, con questo campo lunghissimo. Siamo all’infuori delle regole narrative del piano della realtà, così come è difficile assumere un uccello come personaggio di un film. C’è una struttura a chiasmo che è legata al rifiuto del realismo e naturalismo come chiave di lettura del mondo.

Questa inquadratura ricorda un momento importante di Ossessione, dove nel pre – finale del film abbiamo questo trattamento dello spazio e del paesaggio, che avrà grande importanza nel cinema di Antonioni; in Ossessione il luogo è lo stesso, le rive del Po’, siamo nella pianura padana, presente in tutto il film di Visconti, e presente comunque anche in Garrone come set. I personaggi partono da Napoli, e arrivano a Cremona, che poi culmina sulle sponde del po’. Figure piccolissime all’interno di questo vuoto. La simmetria narrativa comunque è perfetta, ma la differenza sostanziale e visiva tra i due e che in Visconti il paesaggio è solare, mentre in Garrone il paesaggio è cupo.  

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