Let there be light : Angeli in territori di guerra

let there be light

Let There Be Light

Anno: 2020

Paese di produzione: Siria

Genere: Cortometraggio, documentario

Produzione: DAMASCENA FILM

Durata: 10’04’

Regia: Maria Luisa Forenza

Fotografia: Maria Luisa Forenza

Montaggio: Maria Luisa Forenza

Montaggio suono: Silvia Morales

Recensione di Let There Be Light

La pace e l’apparente tranquillità avvolge questo cortometraggio di 10 minuti, breve ma denso di significato. Maria Luisa Forenza, autrice indiscussa del prodotto filmico è capace di mettere sotto i riflettori questo monastero di angeli in territorio di guerra, servendosi di inquadrature semplici ma non banali, cariche di amore, paura e voglia di pace. Le interviste ai monaci e alle monache del monastero di San Giacomo Il Mutilato in Siria testimoniano la ricerca della speranza nelle piccole cose e andare avanti, nonostante la vita in alcuni momenti si dimostri dura e tutto intorno crolla. E’ proprio questo il messaggio che vuole inculcarci Forenza: il monastero è come se rappresentasse la porta di Dio ed i suoi monaci sono gli angeli, capaci di accogliere chi ha bisogno d’aiuto, chi ha ancora speranza ma soprattutto chi non fa differenze. Disponibile su MyMovies e candidato al concorso internazionale cortometraggi al Lucca Film Festival 2020, Let There Be Light risulta molto calibrato nella costruzione del messaggio piuttosto che in quella tecnico.

Trama di Let There Be Light

Ambientato completamente nel Monastero di Qarah in Siria, la vita genuina e ricca di valori dei monaci e delle monache testimoniano la volontà di non creare differenze sociali o qualsiasi altro tipo di differenze all’interno del panorama siriano, questa è la loro cultura. Le città sono devastate, così come il monastero stesso ha subito più di un attacco nel corso degli anni, ma sarebbe troppo semplice scappare, qui c’è gente che ha bisogno e le porte di Dio sono sempre aperte ai bisognosi.

Analisi di Let There Be Light

Sotto l’aspetto tecnico si possono evidenziare alcuni punti positivi e qualche punto negativo. Partendo proprio da quest’ultimi probabilmente l’inserimento della traccia sonora che accompagna l’alba con il canto del gallo e il cinguettio degli uccellini può essere considerato un azzardo dato che nel monastero non vi è traccia di un pollame e tanto meno di uccelli in cielo. Un altro punto negativo è rappresentato dalla proposta di campi lunghissimi del territorio siriano circostante, che per quanto possa rappresentare la calma, nella maggior parte dei casi sono sovrapposti alle parole dei monaci intervistati e proprio per questo appaiono poco naturali ma piuttosto come tappabuchi. Nelle note positive invece, tante inquadrature che si legano con il messaggio “Forenziano” , le prime fra tutte sicuramente la costruzione di molte porte nelle inquadrature, le quali, come evidenziato in precedenza rappresentano l’accesso a Dio. Oltre a queste sicuramente la più suggestiva si rivela essere la testimonianza che lo spettatore ha sia verbalmente che oggettivamente dell’attacco al monastero, con i fori dei proiettili che hanno bucato il muro. Concludendo, arriviamo all’importanza della musica ed in questo senso al flauto maneggiato con amore, pace e disinvoltura al tempo stesso dalla monaca, che suona quasi un inno al dolore per le miserie causate dalla guerra, un inno che proviene dritto dal cuore di Dio.

Note positive

  • La forza della speranza trasmessa per immagine
  • La musica che rappresenta un inno di dolore
  • La qualità delle riprese

Note negative

  • La traccia sonora all’alba inserita
  • Montaggio