Patricia Owens in The Fly (1958)

L’esperimento del dottor K. : L’ibridazione uomo mosca

Recensione e scheda film de L'esperimento del Dottor K. (1958) che tratta della figura di un mostro ibrido e della sua natura malvagia tra poliziesco e fantascienza.
The Fly (1958) locandina

L’esperimento del dottor K.

Titolo originale: The Fly

Anno1958

Paese di produzioneUsa,

GenereFantascienza, poliziesco

Produzione20th century fox

Distribuzione20th century fox

Regia: Kurt Neumann

Sceneggiatore: James Clavell 

Montaggio: Merrill G. White

Dop: Karl Struss

Musica:Paul Sawtell

Attori: David Hedison, Patricia Owen, Vincent Price, Herbert Marshall, Kathleen Freeman, Charles Herbert, Torben Meyer, Eugene Borden, Betty Lou Gerson

Trailer de L’esperimento del Dottor K.

Recensione de L’esperimento del dottor K.

Il disgusto fu per me troppo grande, troppo inaspettato. […] Sforzandomi di premere entrambi le mani sulla bocca per soffocare le urla, e nonostante le mie dita sanguinassero, gridai senza riuscire a fermarmi. Non potevo distogliere gli occhi da lui, non riuscivo neppure a chiuderli, anche se sapevo che se avessi guardato quella cosa orrenda ancora un po’ avrei continuato ad urlare per il resto della mia vita. Lentamente il mostro, la cosa che era mio marito si coprì la testa. 

cit.  The Fly da Autori vari, Al cinema con il mostro, a cura di P. Haining, Milano, Oscar Mondadori, 1981, p. 106. 

Nel racconto, intitolato The Fly, scritto da George Langelaan nel 1957 possiamo asserire che il mostro è un essere pericoloso privo di ogni elemento umano di bontà, la stessa donna nel guardare ciò che è divenuto il marito a causa di un esperimento finito male, ritiene che l’uomo che amava sia morto e che al suo posto ci sia un’altra cosa, un mostro indegno di vivere. Il mostro dunque risulta essere semplicemente un essere diabolico privo di qualsiasi anima e di capacità di ragionamento e dunque risulta un essere pericoloso e da uccidere il prima possibile. Nella storia infatti lo scienziato preferisce porre fine alla sua stessa vita piuttosto che vivere e campare da mostro ibrido, temendo anche di poter far del male a coloro che ama. 

Dal breve racconto di George Langelaan è stato tratto nel 1958 un film intitolato The Fly, tradotto in italiano con il nome di L’esperimento del Dottor K, che unisce il genere della fantascienza futuristica con il classico poliziesco in cui al centro della storia, come anche dell’opera letteraria, c’è il mistero della morte dello scienziato André.

Il lungometraggio vede alla regia Kurt Neumann  per la casa di produzione statunitense Twentieth Century Fox Film, in un bellissimo tecnicolor dai colori accesi, nel formato cinematografico del cinemascope. The Fly inoltre è il primo film di una trilogia cinematografica che comprende Return of the fly (La vendetta del dottor K.) dell’anno seguente e Curse of the fly (La maledizione della Mosca) del 1965.

Il cast de L’esperimento del dottor K.

Nel primo lungometraggio troviamo un cast di spessore, in primis, Vincent Price, che interpreta Francois Delambre, fratello del cosiddetto “scienziato pazzo” André Delambre, interpretato da David Hedison. Nel ruolo femminile della moglie Hélène Delambre, abbiamo l’interpretazione di Patricia Owens, mentre nel ruolo del figlio “cacciatore di mosche” Filippo Delambre, troviamo Charles Herbert. Il ruolo del poliziotto che dovrà andare a indagare sulla morte dello scienziato è l’ispettore Charas, eseguito da Herbert Marshall.

Trama de L’esperimento del dottor K.

La storia si apre di notte, a Montréal in Francia, con la morte dello scienziato, schiacciato dalla pressa idraulica, per ben due volte, per mano di sua moglie nell’industria elettrica di famiglia, gestita col fratello Francois; la macchina da presa va a mostrare il sangue rosso sul macchinario, aumentando il senso di macabro.

I due investigatori, l’ispettore Charas e Francois non comprendono cosa abbia portato Hélène a compiere questo gesto macabro e spietato. La stessa donna afferma di essere lei l’assassina del marito ma allo stesso modo non spiega i motivi del suo gesto; inoltre si dimostra essere ossessionata dalle mosche, infatti vorrebbe trovarne un’ anomala dalla testa bianca; quando l’infermiera che la accudisce uccide con un giornale una mosca, Hélène è disperata, vuole vederla, ma a malincuore, disperandosi, afferma che non è quella che cerca e che vuole disperatamente sbarazzarsi a tutti i costi. Gli enigmi insoluti di cosa sia successo a Andrè e del perché sia così importante proprio quella singola mosca, verranno svelati dalla spiegazione di Hélène, che parla solo a causa di una “truffa” per mano di Francois,innamorato di lei, che finge di possedere la mosca bianca e di custodirla nel suo cassetto. Tramite questo inganno la donna racconta al cognato e all’ispettore quello che accadde attraverso un lungo flashback. Dal minuto ventisette abbiamo la visualizzazione per immagini del passato (di qualche mese prima dal momento attuale) della famiglia Delambre e dello scienziato.

Analisi de L’esperimento del dottor K.

La sceneggiatura di James Clavell risulta essere piuttosto fedele negli elementi e nell’ approccio al tema narrato, al racconto di George Langelaan a esclusione della metamorfosi tripla: 

L’ulteriore ibridazione tra uomo, mosca e gatto frutto di un tentativo fallito dello scienziato di ristabilire la sua forma originaria

cit. 5 E. Canadelli e S. Locati, Evolution. Darwin e il cinema, Genova, Le Mani, 2009, p. 188

Anche la cornice della storia ottiene un radicale rinnovamento: se nel racconto Hélène inizierà a raccontare gli avvenimenti molto tempo dopo, mentre si trova rinchiusa in manicomio, nella versione cinematografica gli eventi vengono immediatamente narrati alla polizia.

Fin dai titoli di testa il film mostra chiaramente un clima horror e inquietante attraverso una musica melodiosa di archi extradiegetica, possiamo udire forte e chiaro il ronzio della mosca, che alla fine della sequenza d’apertura la vediamo apparire da un buco in una rete, grande e nera, per poi scomparire immediatamente nella parte sinistra, in alto. Fin dai titoli di testa il film mostra chiaramente un clima horror e inquietante attraverso una musica melodiosa di archi extradiegetica, possiamo udire forte e chiaro il ronzio della mosca, che alla fine della sequenza d’apertura la vediamo apparire da un buco in una rete, grande e nera, per poi scomparire immediatamente nella parte sinistra, in alto. 

L’invenzione del teletrasporto

Ne L’esperimento del dottor K. troviamo la tematica dell’esperimento scientifico, in cui lo scienziato entusiasta mostra a sua moglie il prodigio della sua nuova scoperta, da tenere segretamente nascosta. Per mostrarle la sua scoperta va a inserire in una cabina un piattino di porcellana, poi mette in moto tutti i marchingegni, tra cui bottoni, valvola e pulsanti (lo spettatore sente il rumore di tutto l’apparato). Indossando sia lui che la sua compagna due occhialini neri per proteggersi dalla luce che verrà sprigionata, la macchina da presa inquadra il movimento di luci e dischi che ruotano, poi parte la musica extradiegetica elettronica che si fa carica di tensione dando attesa e aspettative allo spettatore. Un bagliore blu e il suo relativo suono illumina la capsula, la lancetta rossa della valvola si posiziona sull’uno e una luce bianca con un rombo acustico fortissimo fa sparire il piattino, che appare come per magia in un’altra cabina posizionata in una seconda stanza adiacente nel laboratorio.

La trasposizione del piatto da una cabina all’altra viene resa tecnicamente attraverso la comparsa di un incredibile bagliore che rende completamente impossibile vedere al suo interno. Tale inquadratura è intervallata dalla mezza figura in piano a due dello scienziato e della moglie avvolti dalla luce bianca.

La moglie pensa che si tratti di un trucco, ma in realtà è l’attuazione del principio scientifico della scomposizione degli atomi di una materia e la ricomposizione di essa in un altro spazio, alla velocità della luce.

In una frazione di secondo, un’infinitesima parte di secondo, il piattino si era disintegrato, per un attimo non è esistito più, ma i suoi atomi hanno viaggiato nello spazio alla velocità della luce, poi qui un momento dopo, si è reintegrato nella sua forma primitiva […] Io posso trasferire la materia, qualunque cosa alla velocità della luce in modo perfetto

André in L’esperimento del Dottor K. 

L’esperimento che a primo impatto sembra essere riuscito, ha però un “errore”, che verrà evidenziato dalla moglie dopo un loro breve e romantico bacio: la scritta sul fondo della verde porcellana “Made in Japan” è scritta alla rovescia, quindi l’oggetto non si è reintegrato perfettamente. Lo scienziato dunque si rimette all’opera per ricontrollare e riscrivere le formule, eseguendo altre scomposizioni e ricomposizioni, prima con oggetti (un giornale, che verrà ricomposto alla perfezione con le parole nel giusto ordine), poi con animali (prima con il gatto di famiglia Isabelle, che purtroppo, finirà nello “spazio”, non riuscendo, dopo la disintegrazione, a ricomporsi, rimanendo inizialmente di lui solo i suoi lamentosi miagolii; poi con un porcellino d’india, che passa brillantemente la prova).

Negli esperimenti è da evidenziare che la mdp ha un limite: l’obiettivo della cinepresa riesce ad inquadrare il soggetto/ oggetto che viene disintegrato (senza dissolvenze ma con stacco di montaggio), per poi giungere a destinazione nell’altra cabina, ma non ci può far visualizzare nel profilmico e nella diegesi gli atomi dell’elemento mentre viaggiano alla velocità della luce per raggiungere la seconda postazione. La mdp riprende il visibile, quello che si può filmare, non l’invisibile del movimento degli atomi.

L’imprevisto e la nascita dell’ibrido uomo – animale

Quando la macchina scientifica e tecnologica sembra ormai collaudata, marito e moglie sono felici della vita e si respira l’aria della nuova stagione della primavera ormai alle porte, che l’atmosfera cambia radicalmente: con una ellissi narrativa siamo nell’interno della loro abitazione borghese, con il fratello Francois che dapprima invitato da André per fargli vedere la meravigliosa invenzione, non viene fatto entrare nello studio e André si nasconde da lui senza mostrarsi e senza dare spiegazioni, lasciando semplicemente un foglio sulla porta del laboratorio scrivendo disordinatamente, in inglese e a penna, di non disturbare (la scrittura disordinata non è una peculiarità di André, quindi è un segnale che deve essere successo qualcosa di negativo al protagonista).

Il bambino Filippo, entrando poi in casa, afferma di aver catturato una mosca con testa e zampa bianca, con sua mamma che, senza neanche vedere l’insetto, dice di liberarlo. 

Dopocena Hèlène va al laboratorio per vedere se Andrè ha bisogno di qualcosa; lui, senza pronunciare parola, le manda un biglietto di colore bianco da sotto la porta. E’ la donna a leggere ad alta voce il contenuto, in cui c’è scritto che è successo un terribile guaio e che l’uomo è impossibilitato a parlare; dopo avere dato indicazioni ad Hélène di portarle una tazza calda di latte col rum, la mdp si avvicina alla porta, dove sentiamo da fuori il rumore della macchina da scrivere proveniente dal laboratorio. E’ quando la donna ritorna col latte, che legge il nuovo messaggio: 

Quando bussi ti apprirò la porta, vai al mio scrittoio e posaci il latte, poi vai alla seconda stanza e cerca di trovare una mosca, la riconoscerai facilmente ha la testa bianca. Non ucciderla, dalla subito a me. Prima di entrare devi promettermi di obbedirmi sempre. Non guardarmi e non parlarmi, è del tutto inutile, non posso risponderti

L’esperimento del dottor K.

Entrando nel laboratorio, dopo aver posato il cibo nella prima stanza, si deve recare nella seconda per cercare la mosca, proprio quella dalla testa bianca. L’uomo, che cammina nascondendosi il volto con un telo nero, vuole l’insetto vivo e non vuole essere visto in viso da lei. Mentre la donna è alla ricerca del piccolo animale, con un montaggio alternato, la mdp si avvicina per qualche secondo allo scienziato in campo medio, che mentre sta bevendo il latte dal suo tavolo di studio, fa degli strani rumori, antiumani. La donna li sente fuori campo, e rimane come stordita, non capisce. La ricerca della mosca non ha portato nessun frutto, non c’è traccia di lei.

La visione dell’uomo mosca

I primi elementi che denotano che c’è stato un cambiamento degradante nel protagonista sono quindi il fatto che abbia perso l’uso della voce, il suo volto coperto, evidentemente ripugnante, e i rumori che lui emette quando beve, che non hanno niente di umano.

Il primo segnale visivo che ci conduce alla sua mutazione fisica è la sua mano sinistra dalla peluria nera e artigliosa, mentre la destra è normale. La colonna sonora dà carica emotiva all’immagine con un sobbalzo acustico dei fiati, con la mdp che si sposta da sinistra a destra, inquadrando dal ginocchio fino poco sotto le spalle lo scienziato.

La mdp, in campo-controcampo, riprende la donna dai capelli rossi in preda alla disperazione, avvicinandosi con un carrello ottico in avanti, con la musica extradiegetica più concitata. Il suo è un urlo istintivo di angoscia; l’immagine con la bocca spalancata e la mani sul viso, può ricordare iconograficamente “L’urlo” di Edward Munch.

L’uomo coperto dal telo scuro decide allora di nascondere nella sua giacca l’elemento destabilizzante della zampa di mosca, con il regista che effettua un’inquadratura con un piano all’americana, mostrando i due personaggi in campo. La donna se ne andrà dal laboratorio piangendo, appoggiando la sua testa alla ringhiera di legno delle scale e il marito, con un altro messaggio (il foglio è tenuto dalla donna tra le mani con le unghie con lo smalto rosso, con la sua voce fuori campo che legge in soggettiva), si scusa, dicendole di tornare l’indomani. Il carattere di Hélène, apparentemente debole e fragile in realtà è molto forte, prendendosi cura del marito e portandogli rispetto, eseguendo tutti gli ordini richiesti da Andrè in difficoltà.

La mattina seguente, dopo aver portato caffè e latte all’uomo nel laboratorio, la indirizza con un nuovo messaggio nella seconda stanza, in cui lei legge tra sé e sé il contenuto (mentre lo spettatore udirà la sua voce narrante off). Andrè chiarifica sia a lei che allo spettatore come mai si trovi in quella situazione.

Messaggio di Andrè letto con voce off da Hélène: Ricordi l’esperimento del piattino? Ho avuto un imprevisto simile. Avevo tentato l’esperimento su di me ieri ma in una seconda prova una mosca che non avevo vista era entrata con me nel disintegratore. Quando ci siamo reintegrati i nostri atomi si sono mischiati. Ora la mia sola speranza è trovare quella mosca. Dovrò entrare in cabina un’altra volta insieme a lei e pregare che i nostri atomi si separino. Se non la troverai, dovrò eliminarmi (mentre pronuncia le ultime due parole, Hélène stropiccia il foglio)

L’esperimento del dottor K.

E’ interessante che la sequenza che dovrebbe essere quella più significativa e centrale del film, ovvero la prova riuscita di disintegrazione e reintegrazione del protagonista nella cabina, e soprattutto la seconda verifica, quella in cui un elemento estraneo, la mosca, è entrata accidentalmente nell’abitacolo con lui, facendo fuoriuscire immediatamente due “mostri”, non sia stata rappresentata dall’istanza narrante in campo. La scelta registica è stata quella di ometterla, di non farcela vedere (sicuramente una scena troppo forte per gli spettatori di fine anni cinquanta). L’istanza narrante sta quindi portando Hélène e lo spettatore per gradi, tramite messaggi e svelamento, nella scoperta della situazione e delle sembianze delle parti animalesche dell’uomo, come la zampa di mosca a grandezza umana vista in precedenza.

Con una ellissi narrativa tramite dissolvenza incrociata, ecco che Hélène porta la cena ad Andrè. Qui assistiamo ad una ripetizione con variazione del loro incontro della notte precedente. La mdp si avvicina allo scienziato, ancora coperto dal telo, che emette suoni particolari mentre beve il latte; poi la mdp ci mostra l’inquadratura del tavolo imbandito, in cui l’istanza narrante ci evidenzia che il personaggio, per via della sua zampa sinistra è impossibilitato a tagliare la carne col coltello, mentre con la destra umana riesce a spezzare il cibo per poterlo mangiare. Hélène, che si era recata nella stanza adiacente con il nuovo messaggio scrittole per lei da suo marito, lo guarda stranita. Il nuovo biglietto è molto pessimista: secondo le parole di Andrè (lette da Hélène in voce off) la mosca non verrà mai trovata e l’unica cosa da fare, essendo stato punito per aver superato i limiti delle possibilità umane, è di eliminare tutte le apparecchiature, tutte le prove che costituiscono l’esperimento, anche se stesso. Per uccidersi però ha bisogno dell’aiuto di lei. Hélène vorrebbe che ci ripensasse perché l’uomo ha ancora ragione e intelligenza umane ed è sicura che domani certamente troverà l’insetto.

Mentre lo scienziato sta battendo a macchina un nuovo messaggio, in cui le scrive che non può più aspettare e che è difficile continuare a vivere così, la mdp inquadra il particolare della sua zampa da mosca che tenta di bloccare, senza il suo controllo, la mano destra che scrive. E’ un chiaro segnale che evidenzia che la parte animale, associata al male, sta iniziando a prendere il sopravvento su quella umana. La donna però non si dà per persa e cerca di dare nuova speranza al marito asserendo che lui possiede ancora la sua intelligenza e che dunque può sperare ancora di divenire nuovamente umano. L’uomo su consiglio di Hélène, prova a fare un tentativo, entrando nuovamente nella capsula (senza togliersi i vestiti) per vedere se ritorna alla normalità. La disintegrazione è resa sempre attraverso l’effetto dell’illuminazione che dà l’idea di una trasferimento fisico ma che nasconde completamente la scomparsa dell’individuo, utilizzando però un espediente altamente funzionante.

Hélène credendo che l’esperimento abbia dato esito positivo, gli toglie il telo sulla testa (la musica evidenzia delicatamente questo gesto) e quello che vede è molto forte per lei, ma anche per gli spettatori dell’epoca: l’uomo non ha più un volto umano, bensì quello gigantesco e sproporzionato di una mosca. L’uomo ha due occhi enormi dal colore giallo-verde e un viso nero di mosca, con movimenti delle antenne sulla parte della bocca. L’orchestra sfocia con una musica di terrore con un suono fortissimo fisso. La donna tira un urlo fortissimo, inquadrata centralmente in primissimo piano.

La parte umana, quella buona, è ancora presente in André. Lui ama la moglie e le accarezza con la mano la guancia, con la musica extradiegetica dolce. Il mood della colonna sonora vira però anche su atmosfere più tenebrose, preannunciando il momento di quando la zampa nera ad uncino vorrebbe stritolare la testa di Hélène. In André coabitano la parte razionale dell’uomo ma anche quella crudele della mosca. La parte umana, in questo frangente è comunque ancora più forte rispetto a quella dell’insetto, ma dà comunque filo da torcere ad André. Potremmo asserire che l’essere uomo mosca è un essere spaccato a metà; da un lato convive ancora l’elemento umano con una personalità buona mentre dall’altro lato rintracciamo la presenza del male causato dagli elementi di mosca presenti nell’ ibrido. Del resto l’estetica del bello è presente nella sotto trama, in cui si dà una connotazione del tutto negativa alla bruttura fisica. Un essere bello è puro e angelico mentre una persona orripilante e fuori dalle regole della natura risulta essere abominevole e dunque malvagia e diabolica. Hélène dopo aver visto il mostro non ha più nessun dubbio su cosa fare; è sicura, come il marito/vittima, che quell’essere non umano va sterminato e nascosto dalla faccia della terra. Non è un caso che l’uomo mosca decida di morire venendo schiacciato con una pressa nel volto e nella zampa; eliminando le parti mostruose dell’animale, è come se niente fosse successo. Resta però da uccidere la mosca dalla testa bianca!

Note positive

  • La sceneggiatura

Note negative

  • Non mostrare mai l’esperimento ( a causa dei limiti tecnici attuali) 

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