Léon (1994)

Léon: Imparare la vita

Recensione e scheda film di uno dei simboli del cinema: Léon di Luc Besson del 1994, film rivelazione che ha portato sullo schermo Natalie Portman. A cura Di Marco Petruzzo
Léon (1994) locandina film l'occhio del cineasta

Léon

Anno: 1994

Paese: Stati Uniti d’America

Genere:Thrillerazione

Casa di produzione Gaumont

Regia Luc Besson

Sceneggiatura Luc Besson

Montaggio Sylvie Landra

Dop Thierry Arbogast

Musiche Éric Serra

Attore: Jean Reno, Natalie Portman, Gary Oldma, Danny Aiello, Peter Appel, Michael Badalucco, Luc Bernard, Keith A. Glascoe

Trailer di Léon

Recensione di Léon

Léon e’ un film del 1994 diretto e sceneggiato da Luc Besson interpretato da Jean Reno ( che prosegue il suo sodalizio artistico con il regista fracense), da uno straordinario Gary Oldman e la allora tredicenne Natalie Portman alla sua primissima apparizione attoriale. Si deve a Besson e all’equipe artistica che si è occupata della selezione del casting l’aver scovato uno dei più grandi talenti attoriali del cinema di oggi. 

A doveri di cronaca va detto che Natalie Portman, venne inizialmente considerata  troppo piccola e dunque non adatta al ruolo tanto che il regista prese in considerazione Liv Tyler, che aveva già diciassette anni. Besson, però, una volta aver visto recitare la piccola attrice decise di affidargli il ruolo  di Mathilda, in Léon.

Trama di Léon

La vita del sicario di origine italiana Léon viene irrimediabilmente sconvolta quando la giovane vicina di casa di nome Mathilda, i cui genitori sono legati al traffico di stupefacenti e alla corrotta polizia di New York, viene a suonare in lacrime alla porta della sua umile stanza di motel.

La ragazza, scampata alla missione punitiva guidata dall’agente Norman Stansfield, rientrando dopo aver fatto compere, intravede attraverso la porta di casa il corpo del fratello minore, da lei molto amato, e non avendo altro posto in cui rifugiarsi, cerca asilo da Léon che, titubante decide di aiutarla. 

Mathilda scopre ben presto che il suo ospite si diletta nell’ arte della “pulizia”, ma al tempo stesso rimane colpita dalla perizia con cui si prende cura della propria pianta. Per nulla intimorita e desiderosa di vendicarsi della morte del suo caro fratellino Mathilda cerca di convincere Léon a insegnarle il suo mestiere. L’ uomo, impossibilitato a sbarazzarsi della curiosa ragazzina per via delle sue regole morali “niente donne né bambini” e vedendo la possibilità’ d’imparare a leggere l’inglese, si convince a barattare le sue conoscenze.

L’avventatezza della ragazza attira l’attenzione dello spietato agente della Dea che, al seguito dei suoi agenti, ha tutte le intenzioni di eliminare i due.

La pellicola termina come inizia, una ripresa aerea, le chiome degli alberi ed il verde, lo skyline della grande mela…

Analisi di Léon

Il lungometraggio di Besson  presente al pubblico il personaggio di Léon attraverso strette inquadrature sugli occhiali tondi e scuri, intento a farsi affidare un lavoro.

Sei libero Martedi?

cit. Léon

Successivamente siamo sul luogo del delitto effettuato da Léon: la tromba delle scale, giochi di luci e ombra, lo scintillio metallico di una lama.

Ogni scena d’azione viene sfruttata al massimo, la macchina da presa si posiziona nel luogo più ideale per catturare al meglio ciascuna inquadratura, trasformando scene di violenza in trattati di estetica.

Non e’ la regia pero’ ad avermi conquistato, bensì’ i due personaggi interpretati da Reno e Portman: il primo e’ un dolcissimo analfabeta amante del latte, una versione di Forrest Gump in possesso della “licenza di uccidere” di 007, la seconda una bambina strappata alla sua infanzia e gettata nel violento mondo degli adulti.

Besson ci dà una lezione importante e per farlo usa  due emarginati, entrambi vulnerabili e incapaci di vivere appieno ciascuno la propria eta’: per imparare dobbiamo accettare il fatto di non sapere.

L’uomo di Besson ha ancora la necessita’ d’insegnare e di apprendere, ha appreso l’infinita bellezza della condivisione, l’importanza del gioco (lo scherzetto dell’anello, il delicato Piggy) e della costanza (gli allenamenti fisici).

Besson crea un’opera casta, pura, ma non infantile, al contrario, complessa e articolata, in antitesi al “cattivo” che e’ solo cattivo, uno stereotipo della crudeltà degli adulti e della loro folle e ossessiva sete di onnipotenza. La malvagità e’ semplice, non ha alcun senso, e non vuole averlo

“Adoro questi brevi momenti di quiete prima della tempesta. Mi riportano sempre a Beethoven. Riesci a sentirlo ?! È come… quando poggi l’orecchio sull’erba. Riesci a sentirla crescere, riesci a sentire l’interno che passsssa! Ti piace Beethoven?! Adesso te lo faccio sentire…”

cit. Léon

Al termine del film Léon avra’ imparato non solo a leggere, ma l’amore stesso, insegnatoli dalle contrastanti emozioni della piccola amica, un amore sincero, e senza doppi fini, un amore che riporta alla vita, Mathilda a non mentire e noi tutti che, per provare ad essere felici, dobbiamo mettere le radici, per quanto la paura di essere successivamente sdraticati possa atterrirci.

Penso che staremo bene qui, Leon

cit. Léon

Note positive

  • Le prove attoriali
  • La regia
  • Le scene d’azione
  • La colonna sonora  (Sting, Shape of my heart)

Note negative

  • Lo spettatore non può esimersi dal vedere il film con occhi privi di malizia e non ancora zeppi di preconcetti imparati a memoria.

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