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Le pioniere del cinema erano donne

Non molti ne sono a conoscenza, ma a costruire il linguaggio cinematografico agli albori di Hollywood, c’erano le donne. Dal 1910 al 1920 nell’industria cinematografica, era presente una forte componente femminile: registe, sceneggiatrici e produttrici che hanno potuto sperimentare un’estrema libertà e toccare temi che ancora oggi vengono considerati tabù. Più della metà delle opere protette da copyright erano firmate da donne e nella West Coast gli uomini erano in minoranza. In seguito, con l’arrivo della censura e del dominio maschile, molto del lavoro di quegli anni è stato perso. Un lavoro che grazie ad associazioni come Women’s Film Preservation Fund, possiamo ancora vedere e ammirare. Assurdo pensare che con la marginalizzazione delle donne a ruoli secondari il cinema non è mai arrivato alla parità, peggiorando di anno in anno. I dati parlano chiaro: solo il 7 per cento dei 250 film di maggior successo economico è stato diretto da una donna e un solo Oscar per la regia è stato assegnato a una donna. Solo in Italia l’88% dei film a finanziamento pubblico italiano sono diretti da uomini, il 79% dei film prodotti dalla Rai è stato diretto da uomini e il 90.8% dei film che arrivano in sala è diretto da uomini. Quando la discriminazione è subliminale, diventa importante raccontare queste storie invisibili, così da proporre nuovi modelli liberi dall’influenza patriarcale. Ecco i nomi delle pioniere che hanno innovato l’industria cinematografica e di cui probabilmente non ti hanno parlato al tuo corso di storia del cinema.

Alice Guy-Blaché (1873-1968)

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Alice Guy-Blaché (a sinistra) dirige un film nel 1918.

Lumière e Méliès sono i nomi che sentiamo costantemente quando si parla dei primi cineasti della storia, ma insieme a questi, a creare le regole filmiche c’era anche lei, Alice Guy-Blaché. Prima donna regista e in assoluto la prima persona ad aver realizzato un film di tipo narrativo La fée aux choux del 1896. Alice stessa fu direttrice della casa di produzione Gaumont in Francia, per poi fondare la Solax Company in America. I suoi film trattano temi contemporanei quali l’uguaglianza tra i sessi, il matrimonio, il razzismo e il lavoro. Nel 1906 produce quello che era considerato il film più lungo per quel tempo, La vie du Christ Durava della durata di 35 minuti, con 25 set e centinaia di extra. E’ stata pioniera della sincronizzazione suono-immagine, dei primitivi effetti speciali e si dice abbia anche inventato il video musicale; nel lontano 1905, con l’uso del “cronofono”, con cui i cantanti venivano filmati in sincronizzazione labiale con una riproduzione preregistrata. Di tutti i film che ha realizzato e prodotto (più di mille), ne sono sopravvissuti solo 150. La creatività, l’ingegno e la passione di Alice hanno plasmato il ruolo di regista che conosciamo oggi e mentre le sue controparti maschili furono canonizzate, il suo lavoro fu trascurato e persino attribuito agli uomini. Da non perdere il documentario Be Natural:The Untold Story of Alice Guy-Blaché, diretto da Pamela B. Green e che racconta una storia impossibile da dimenticare.

Lois Weber (1879-1939)

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Lois Weber in una scena di Suspense del 1916. Il film presenta i primi esempi di split screen.

Più di un secolo fa, una delle più acclamate potenze dell’industria cinematografica -affidata a dirigere la più grande produzione che la Universal avesse mai tentato- era lei Lois Weber. La più importante cineasta del cinema muto americano, la prima a girare film sonori e nel 1916, la regista più pagata di Hollywood. Tra tutte le donne attive nel primo cinema americano, Weber produsse l’insieme di opere più consistente e omogeneo. Lavorò per oltre venticinque anni nel cinema, sceneggiando e dirigendo più di quaranta film e centinaia di cortometraggi. In un’epoca ancora caratterizzata dalla diffidenza verso il possibile impatto culturale del cinema, affronta tematiche come la pena di morte, la tossicodipendenza, l’emancipazione femminile e la contraccezione. A differenza dei suoi contemporanei come DeMille o Griffith, colse non solo l’impatto visivo del cinema ma anche il suo impatto sociale in quanto mezzo narrativo. Sperimentale e moderna, fondò la Lois Weber Productions, si prodigò per dare più spazio alle donne a Hollywood e assunse un ruolo rilevante nella nascente Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Nonostante la fama e l’impatto della sua carriera nell’industria cinematografica, la sua è un altra storia resa invisibile. Molti dei suoi film sono stati ristrutturati solo recentemente, tra questi ci sono Suspense(1913), Hypocrites(1915), Shoes(1916), Where are my children(1916) e The Blot(1921). 

Mabel Normand (1892-1930)

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Mabel Normand dietro la macchina da presa.

Indiscussa regina della commedia nell’epoca del cinema muto, Mabel Normand ha spinto i confini della storia del cinema all’inizio del 1900. Oltre alla carriera di attrice e comica, approdata alla Keystone Studios decide di scrivere, produrre e dirigere il suo lavoro. C’è un uomo in particolare per la quale ha fatto da mentore e diretto agli inizi della sua carriera, il celebre Charlie Chaplin. Ha anche scritto e diretto il suo famoso personaggio “The Tramp” nel suo primo film Mabel’s Strange Predicament. Ha lavorato con lo stesso Chaplin e Fatty Arbuckle nella maggior parte dei suoi film. Durante la sua breve e intensa vita ha collaborato inoltre con molte star della commedia come Stan Laurel e Marie Dressler. Gli ultimi anni della sua vita sono stati caratterizzati da diversi scandali di cui è stata protagonista, tra cui l’omicidio di William Desmond Taylor, per la quale era sospettata, ma fu esclusa. Poi ci fu la sparatoria del 1924 in cui l’autista di Normand sparò e uccise Courtland S. Dines con la stessa pistola di Mabel, ma il più grande fu il caso Fatty Arbuckle dopo la morte dell’attrice Virginia Rappe. A causa della gravità delle accuse – anche se Arbuckle è stato assolto alla fine – molti dei suoi film sono stati banditi dalla mostra. Questo ha influito negativamente sulla carriera di Mabel, poiché hanno spesso lavorato insieme.

Elvira Notari (1875-1946)

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E’ piccerella del 1922 -scritto e diretto da Elvira Notari.

Prima regista nella storia del cinema italiano, Elvira Notari ha contribuito alla crescita della settima arte nel nostro paese, tuttavia in pochi la conoscono. Abile narratrice e molto prolifica, girò centinaia di documentari e 60 film. Quando ancora in Italia non esisteva un cinema che parlasse della gente e della sua quotidianità, Notari fece della sua Napoli la capitale del cinema popolare, un set ideale per pellicole in grado di raccontare per la prima volta la vita vera e un anticipo di quello che poi sarà il Neorealismo. Il cinema di Elvira racconta con coraggio la vita di chi abitava nei sobborghi; sofferenza, famiglia, povertà e l’autentico desiderio femminile. Tutto il suo cinema è pieno di riferimenti alle condizioni delle donne di quel tempo, ma i suoi personaggi sono caratterizzati da madri forti e ragazze audaci, dove le controparti maschili finiscono spesso sopraffatte da personalità tanto forti. Ebbe un successo incredibile sia in Italia che all’estero, tanto da aprire un ufficio a New York a metà degli anni 20. Con la sua casa di produzione la Dora Film fece la gioia di molti emigranti italiani che, fino ad allora, erano stati costretti a importare clandestinamente i suoi film. Con l’avvento del sonoro e del regime fascista il contenuto dei suoi film divenne presto oggetto di una forte censura che portò nel 1930 alla chiusura della sua casa di produzione e di conseguenza all’abbandono della regista dal cinema. 

I meccanismi della società patriarcale tagliarono gradualmente fuori le donne dal mondo del cinema, eppure l’apporto femminile si rivelò fondamentale per la nascita del linguaggio filmico. Queste sono solo quattro delle storie che sono riuscite ad emergere dopo decenni di silenzio, viene naturale chiedersi quante storie siano finite nel dimenticatoio, o peggio siano state cancellate. I film creati da queste leggende dimenticate del cinema possono essere antichi, ma le storie che raccontano sono più attuali che mai.

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