Cecilia in La rosa purpurea del Cairo

La rosa purpurea del Cairo: quando la finzione vuole incontrare la realtà e viceversa

Recensione del film La rosa purpurea del Cairo.
La rosa purpurea del Cairo

La rosa purpurea del Cairo

Titolo originale: The purple rose of Cairo

Anno: 1985

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Genere: commedia/fantastico

Produzione: Orion Pictures

Distribuzione: CDE (Italia)

Durata: 82 minuti

Regia: Woody Allen

Sceneggiatore: Woody Allen

Montaggio: Susan E. Morse

Direttore fotografia: Gordon Willis

Musica: Dick Hyman

Attori: Mia Farrow, Jeff Daniels, Danny Aiello, Diane West

Trailer italiano di La rosa purpurea del Cairo

Trama di La rosa purpurea del Cairo

La settimana scorsa nessuno mi amava, ora due persone mi amano e sono la stessa persona

Mia Farrow in La rosa purpurea del Cairo

La rosa purpurea del Cairo segue la storia di Cecilia, la quale lavora come cameriera in un locale della piccola cittadina in cui vive insieme al marito, disoccupato e violento che la tradisce e la sfrutta solo per i soldi. Cecilia ha la passione per il cinema e appena può si rifugia a vedere film nel piccolo cinema della sua città, dove si lascia trasportare dalla magia e dimentica per qualche ora i suoi problemi.

Un giorno dopo aver visto la proiezione del film La rosa purpurea del Cairo ne rimane affascinata e comincia ad assistere ad ogni proiezione, fino a quando il protagonista del film, Tom Baxter, nota questa donna particolarmente “ossessionata” dal pellicola ed esce dallo schermo per conoscerla (si, avete capito benissimo). Comincia così una fusione tra realtà e finzione. Tom si innamora di Cecilia e grazie a questo loro legame lei capisce che dovrà cambiare la sua vita in qualche modo e allontanarsi dal marito. A portare ancora più scompiglio alla vicenda arriva l’attore (quindi la persona reale) che interpreta Tom nel film, Gil Shepherd, che arriva da Hollywood per sistemare il caos causato dall’uscita di scena del suo personaggio.

La sottile linea che separa realtà e finzione in La rosa purpurea del Cairo

Il tema principale del film è il confine che separa il mondo del cinema, quindi la fantasia, dal mondo dello spettatore, quindi la realtà. Cecilia vorrebbe vivere all’interno della fantasia del cinema, la quale si è sempre chiesta come possa essere vivere nella perfezione e in un mondo dove tutto va a finire sempre per il meglio; dall’altra parte invece c’è Tom Baxter che vorrebbe vivere nel mondo reale con Cecilia e costruire per la prima volta qualcosa di tangibile. Entrambi vorrebbero scambiare la propria vita con qualcosa che non gli appartiene, perché credono che saranno più felici lasciandosi semplicemente la loro infelicità alle spalle. Molte volte al cinema ce lo saremo chiesti tutti come sarebbe vivere all’interno di un film proprio come fa Cecilia, ma il cambiamento e il “ritorno alla realtà” della donna arriva quando finalmente può fare la sua esperienza all’interno di quel mondo di fantasia, capisce che non è realmente quello di cui ha bisogno, Cecilia vuole una vita “vera” con delle persone reali e non una semplice fantasia, anche se non avrà la sicurezza del “e vissero sempre felici e contenti”, ma almeno sarà reale.

Recensione di La rosa purpurea del Cairo

Woody Allen scrive e dirige un film nel film, costruisce il film di cui si innamora Cecilia che “contiene” Tom Baxter,  inoltre architetta la “cornice” e cioè il vero e proprio film che noi stiamo guardando, è come una matrioska, quasi un gioco di specchi tra spettatori e attori; attori che vivono benissimo dentro alla loro magica bolla costruita su misura e che disprezzano il mondo reale, forse per via dell’assenza di un copione e della certezza che esso può dargli nel loro mondo fantastico. Dall’altra parte abbiamo gli spettatori che si rifugiano all’interno del cinema per immedesimarsi con gli attori, per vedere un po’ di felicità (visto il periodo della Grande Depressione che li soffoca). Un momento accumuna questi due mondi: l’uscita di scena di Tom Baxter, è il momento in cui si sgretola tutto, entrambi gli universi si rompono e collidono, ed entrambi diventano incerti ed anche il mondo perfetto del cinema vediamo che ha delle imperfezioni. Questo momento causa il caos: gli attori non sanno come continuare e rivogliono indietro il loro personaggio per continuare come sempre, dall’altra parte gli spettatori si oppongono a questo imprevisto perché rivogliono indietro il film come lo avevano immaginato. Nessuno dei due “universi” vuole essere fermato, non si accettano imprevisti, ognuno dei due mondi in fin dei conti ha un copione da portare avanti.

Woody Allen con la sua solita verve che emerge da una sceneggiatura più che brillante, firma il suo quattordicesimo lungometraggio portando si, l’incontro tra fantasia e realtà ma soprattutto ci regala una aperta lettera d’amore al cinema, ed è più che evidente durante l’ultima sequenza del film: Cecilia affranta entra e si siede ad assistere ad una proiezione del cinema sentendosi al sicuro come in nessun altro posto al mondo.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Il geniale incontro tra realtà e finzione
  • Dedica al cinema

Note negative

  • Avrei voluto almeno uno straccio di addio tra Cecilia e Gil (ma forse è stato meglio così)

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