L'amore bugiardo (Gone Girl) recensione

L’amore bugiardo (Gone Girl): la malattia dei media

Trama in L’Amore Bugiardo

Una giovane donne scompare il giorno dell’anniversario del suo matrimonio. Il marito al suo ritorno a casa trova un mobile distrutto e nessuna traccia di lei, segnale che è accaduta una colluttazione violenta. La polizia immediatamente lo interroga, lo considera come unico sospettato. Ben presto spunteranno nuovi indizi proveniente dal diario della donna in cui lei scriveva d’aver paura del marito, il quale la maltrattava. Tali notizie giungono ai media e tutti andranno a ritenere l’uomo un assassino. Come in tutti i casi reali, il marito è sempre ritenuto l’assassino, ma sarà lui? Tutti, e soprattutto i media lo definiranno uno psicopatico ancor prima del processo.

Recensione de L’Amore Bugiardo – Gone Girl

– Noi non siamo noi stessi, solo quando siamo innamorati diventiamo noi stessi

– Sorpresa!

– Siamo avvelenati. Noi ci completiamo l’un l’altro nel più detestabile, peggiore modo possibile      

L’Amore Bugiardo

L’ Amore Bugiardo (Gone Girl; 2014) è la trasposizione dell’omonimo romanzo realizzato nel 2012 da Flynn. Il lungometraggio è diretto da David Fincher, ritenuto uno dei migliori cineasti a partire dagli anni 90 sfornando opere dal calibro di Seven e Fight Club, ormai entrati di diritto nello scaffale visivo di un amatore di cinema.

In Gone Girl non possiamo che rintracciare tematiche importanti della società contemporanea nata intorno al 2005 con l’avvento dei social. Lo sceneggiatore e romanziere tratta di questi tempi malsani inserendo nel suo incipit narrativo il femminicidio, di cui purtroppo, sentiamo costantemente parlare dai più variegati notiziari e talk – show.  Il merito di questa opera e di andare a trattare due temi portanti, femminicidio e cultura del mass media, attraverso una chiave psicologica innovativa il tutto basato sulla suspense da Thriller.

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L’amore bugiardo scena film

L’importanza dei Mass Media

I Media vengono collegati al significato di Business che, ormai ha avvolto ogni cosa, tanto che le notizie e i lutti altrui divengono un mezzo a favore dei giornalisti per creare scoop e guadagni. Questo strumento possiede il dono di entrare nel cervello della gente, nel bene e nel male. I programmi tv riescono a far nascere certezze, dubbi e paure divenendo quasi delle divinità, che conoscono il giusto e il male: se in un crimine si indica un individuo come omicida gli spettatori andranno ad accettare tale notizia come  certa.

La televisione, in primis, internet in seconda ( ma con molta meno forza, poiché in questo universo esistono moltissime voci in capitolo, mentre in tv no, ma solo una o due) vanno a trasformare tutto in evento pubblico riuscendo a far divenire semplici individui delle star del momento, o rendendole degli assasini. Gli show stanno togliendo potere giuridico ed esecutivo alla giustizia che si sta spostando sempre più nei saloni dello spettacolo che va a formare l’opinione pubblica così importante nella nostra società, che però si basa su opinione di gente incompetente in materia. 

Tutto questo impianto esiste per un singolare motivo, a cui purtroppo non possiamo nasconderci: la massa è interessata a questi Show, tutti noi abbiamo voglia di vivere dentro queste storie, proviamo ( da sempre) un grande fascino verso i Killers,  però è un conto leggere o guardare opere di genere Thriller un conto sono le storie reali e non di pura creazione mentale.  La cronaca nera va alla grande, i programmi tv ottengono un ottimo audience, essenziale per mantenersi in vita, quindi perché devono smettere di trattare argomenti d’interesse pubblico? Così cavalcano l’onda trasformando semplici persone coinvolti nel delitto in vere star del momento.

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Rosamund Pike L’amore bugiardo – Gone Girl

Analisi di L’Amore Bugiardo – Gone Girl

Nel complesso il risultato finale è di livello: la sceneggiatura fila bene, i dialoghi costruiti non sono insulsi o messi per allungare la storia ma risultano chiari e concisi. Il tutto viene narrato attraverso un eccellente montaggio che tramite i suoi salti nel mondo di Amy e in quelli dell’indagine riescono a mantenere attiva la concentrazione dello spettatore senza annoiare tanto che le due ore e mezza passano via leggere. Del resto in l’Amore Bugiardo rintracciamo una regia precisa e ordinata priva di qualsiasi fronzoli artisti che tende però a rendere la visione alquanto commerciale e per il grande pubblica perdendo quella connotazione d’autorialità presente negli altri lavori di David Fincher. Il tutto risulta però molto efficace nel rendere comprensibile la storia già alla prima visione, ma la nota di maggior rilievo all’interno di Gone Girl è senza dubbio la sceneggiatura che divide la storia in due parti distinte.

Attenzione Spoiller

La prima parte de L’Amore Bugiardo è leggermente banale, a causa di una mancata suspense necessaria in un thriller. Tutto il primo atto e parte del secondo funziona solamente grazie alla lettura del diario, che riesce ottimamente a dare il ritmo alla storia. Il vero guaio narrativo, più che registico, è che noi siamo sempre a favore del marito: neanche per un istante l’ ho creduto colpevole, ma anzi mi ha inspirato simpatia. Dopo un quarto d’ora ero sicuro che il mistero fosse dietro le buste, il loro gioco ad indovinelli con cui dovevano rintracciare il loro regalo d’anniversario; ho sempre ritenuto che lei fosse scappata, che lo volesse per qualche strana ragione punirlo, che lei aveva finto tutto, che stufa di come lui si comportava con lei, maltrattandola  aveva deciso di vendicarsi. Suspense zero, ansia zero. Si comprendeva subito, dal fatto che la polizia non lo arrestava, che in qualche modo Nick sarebbe riuscito a cavarsela, senza guai.

La seconda parte si apre con la dolce sposina in macchina che abbandona per sempre la sua vita, fingendosi morta. Lo spettatore scopre che la donna intelligentissima è praticamente pazza, falsa. Aveva scoperto che lui la tradiva, che il suo matrimonio era agli sgoccioli, che lui non l’amava più: tutto ciò per la sua mente era troppo, doveva dare una lezione a quell’ ingrato.  La suspense non compare magicamente, anzi quel pizzico di tensione che era presente si elimina, dato che noi ormai sappiamo tutto.  Bravura registica è stata quella di riuscire a incuriosire lo spettatore, vogliamo scoprire come si comporterà Amy e siamo attratti dal suo carattere, freddo e calcolatore. Ovviamente, come in ogni buon film, non tutto va bene, il piano della finta defunta non fila lisciamente ma trova dover affrontare dei guai e così modificare in corsa l’obbiettivo finale. La storia del marito passa in secondo piano, fortunatamente, lasciando lo spettatore concentrato sulle azioni della mente contorta di lei. Da questo momento in poi la banalità svanisce e tutto si svilupperà in un modo inaspettato.  Il finale è l’anti-banalità. E’ questa traccia della storia che rende il film godibile e apprezzabile nel suo insieme

Indubbiamente è un opera registica di valore, è un buon film da vedere al cinema, anche se inferiore ad altri lavori di Fincher. Una nota positiva è l’interpretazione degli attori ( Rosamund Pike e Ben Affleck)  che è perfetta, pienamente adatti e calati nella parte.

Nate è un uomo leggermente insensibile, che gli piacciono le donne e fare dei bei sorrisi finti; mentre lei inizialmente è una dolce e intelligente mogliettina che quando scopre del tradimento del marito mostra il suo lato nascosto, come fredda e spietata calcolatrice che in ogni modo possibile cercherà di ottenere i suoi scopi, riuscendo a giocare tutte le sue carte prendendosi anche qualche rischio.

Note positive

  • La sceneggiatura nella seconda parte
  • La prova attoriale, in special modo quella di Rosamund Pike
  • La critica ai media

Note negative

  • La narrazione nella prima parte che svela troppo presto l’innocenza del marito.

12 Comments

  1. Di questo film ció che mi ha lasciata di stucco è stato il finale. Sinceramente mi aspettavo una chiusura diversa…più “coerente”

  2. Beh, la coerenza è quella di Amy. A me il film non è dispiaciuto e so che il paragone è forzato ma ho apprezzato molto di più il libro, dal quale si comprendono molto più profondamente le personalità. In verità, Nick è quasi approssimato, tant’è che tutti si concentrano con la questione mediatica: non è il mezzo a costringere Nick a comportarsi in un certo modo, è il mezzo che si adatta perfettamente a Nick 😉 se volete, ho recensito sia libro che film e mi piacerebbe sapere che ne pensate! Ciao!

  3. Bellissima analisi. Penso che questo film acquisti una dimensione maggiore visti i tempi in cui ci troviamo, tra criminali celebrità e casi di cronaca nera trattati come reality show. La sceneggiatura [ed id il libro] hanno saputo prendere questi elementi reali e “giocarci” per immergerci in una storia dove, fino ad un certo punto, non sai da che parte stare perché influenzato da fattori esterni [è vero che nella prima parte si tende a stare dalla parte del marito, però è anche difficile crederlo innocente al 100% più che altro per i racconti del diario].
    L’unica nota “stonata” secondo me è il finale. Non mi ha convinto appieno, è abbastanza surreale [ma anche la vicenda di suo lo è] ma anche controcorrente più che altro per il marito che vive un epopea cercando di liberarsi dalle bugie della moglie e alla fine decide di viverci dentro.
    Tu che ne pensi? È un finale giusto/adatto secondo te?

    • Sinceramente, il finale l’ho apprezzato, forse si è un po’ surreale, ma la vita lo è, le persone seguono di più il loro cuore che non la logica. Il marito voleva e stava per rilasciarla, ma appena scopre che lei aspetta un figlio, per la sua compassione e sua bontà non riesce ad abbandonarlo ad una madre pazza. Il finale funziona: shocca lo spettatore, lasciandolo spiazzato. Un finale in cui lei andava in carcere? No, non mi interessa. Tanti film finiscono così.

      • Mmh forse hai ragione. Cioè il finale come lo ricordo io continua a non convincermi [tocca riguardarlo, certi film meritano sempre di almeno una seconda visione], però l’alternativa di lei in carcere o di una morte [di lei o di lui] sarebbe stata fin troppo banale.
        Grazie della risposta 🙂

  4. Davvero bel film, me le sono godute anche io quelle 2 ore e mezza filate. E ottima recensione. Seppur mi rimbombi nella testa fin da inizio lettura, il titolo (ovviamente) ritradotto della versione italiana del film: L’Amore Bugiardo.
    Con Raul Bova. Tratto da un racconto di Moccia.
    Speravo scherzassi fino a che non sono arrivato in fondo al trailer. 🙁

  5. Confermo i giudizi positivi, anche se sono rimasto pure io spiazzato dal finale. Ma come hai detto tu, riflettendoci, un finale più “scontato” avrebbe declassato il film. Finalmente un blog sul cinema…ottimo!

  6. amo david fincher, gran bella recensione.

  7. complimenti per la recensione!

  8. Scusa, non vedo nulla nella tua home page riguardo i cookies. Ne eri al corrente? Ciao Dora

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