L’allegria di Beetlejuice – Spiritello Porcello

“Dite il mio nome, ditelo due volte e alla terza io arriverò!” (cit. Beetlejuice – Spiritello Porcello)

Allegro, spensierato, spiritico, grottesco e coinvolgente; queste sono le parole che descrivono meglio il capolavoro cinematografico, Beetlejuice, del maestro del cinema Tim Burton, che, ahimè, ultimamente si è un po’ perso nel suo percorso artistico, anche a causa del suo attaccamento all’attore Johnny Depp, che è presente in gran parte dei suoi ultimi film, che non sono assolutamente dei capolavori, come “Sweeney Todd” (2007), “Alice in Wonderland” (2010) e “Dark Shadows” (2012).

Beetlejuice

Ritornando a Beetlejuice (1988), secondo lungometraggio del regista, lo spettatore si trova avvolto in un atmosfera surreale e gotica resa ancor più bizzarra dai forti colori.

Il regista costruisce dei personaggi molto caricaturali, crea delle fantastiche macchiette, evidenziandone le loro particolarità e stranezze, rendendole comiche e simpatiche all’occhio dello spettatore.

Beetlejuice

Due giovani sposi muoiono in un incidente stradale, causato da un cane, e si ritrovano a vivere come fantasmi, imprigionati nella loro dimora con un libro di istruzioni sulla loro nuova vita da defunti. Tutto scorre per il meglio fino a quando una famigliola viene a vivere nella loro casa, scombinandola tutta. I due tentano in tutti i modi di spaventare gli inquilini indesiderati, ma ogni loro sforzo finisce col fallire e con incuriosire e divertire la famigliola.

Beetlejuice

La prima ad accorgersi della presenza dei fantasmi è la ragazzina “tenebrosa” , che cerca di aiutare i fantasmi e poi i suoi genitori che vogliono utilizzarli per fare soldi. Tutto cambierà con la comparsa di Beetlejuice. I defunti e i vivi troveranno una soluzione per convivere? Guardate il film e lo scoprirete!

La trama presenta tutti i caratteri per lo svolgimento di un film horror: fantasmi, ospiti indesiderati, mostri e il maligno Beetlejuce, ma la storia si sposta su un clima ironico, creando una commedia horror, in cui lo spettatore non prova mai il terrore, l’ansia, la suspense ma è abbracciato, avvolto completamente dalla allegria, da un mondo assurdo in cui anche l’aldilà è una grande azienda e la vita di un fantasma alla fin dei conti non è così semplice.

Beetlejuice

L’opera cinematografica non cerca di inviare al suo pubblico un vero e proprio messaggio, non vuole insegnare niente, ma cerca solamente di concedere, di raggiungere con una sana e intelligente comicità il cuore delle persone, fargli venire il riso sulle labbra. Forse se vogliamo cercare proprio una nozione che viene inviata all’individuo che segue gli eventi narrati è di vivere la vita divertendoci.

“Il cinema, secondo me, è una forma dispendiosa di psicoterapia. Mi piace l’assurdità del cinema. E’ straordinariamente divertente” cit- T. Burton.

Se ci fermiamo a pensare un attimo Burton ha perfettamente ragione, noi viviamo in una quotidianità molto complessa, molto brutale sotto certi aspetti, siamo immersi in un mondo in cui si dà poco spazio alla fantasia, all’irrazionalità ma tutto è puntato sulla ragione, il concreto. Ecco cosa è la realtà, ma il cinema ben venga che non sia reale!; l’individuo ha bisogno di staccarsi dal quotidiano, quindi ben vengano i film che distruggono totalmente il vero affidandosi al sogno, all’assurdità.

In fondo il cinema è un arte, e l’arte non viene dalla razionalità, ma dal cuore, dalla parte più sensibile dell’autore.

Dagli occhi vermigli, grondano oramai lacrime sanguigne. Per tetri calamai l’orror loro permette agli spiriti vendette. Ma che tregua sia. E che dai corpi da chi era uscita, torni la vita. Mentre il tuono squarcia la notte, mentre il perdono succede alle lotte, mentre ogni altro rumore il silenzio inghiotte i nostri spiriti, i nostri ricordi e noi risorgiamo dall’ombra. Stappati al corso prematuramente, come chi morso vien da serpente, che i loro spiriti rinunci l’inferno perché possano tornare dal sonno eterno” (cit. Beetlejuice)

Ogni film per essere un piccolo capolavoro ha bisogno di un mix di lavori, partendo dal regista, allo sceneggiatore, in questo caso Michael McDowell, e soprattutto di un buon compositore, che qui troviamo in Danny Elfman. La canzone simbolo di “Spiritello Porcello” è senza ombra di dubbio “ Banana Boat Song (Day O)” di Harry Belafonte. (clicca qui per il video)

Nel lungometraggio sono già visibili alcune tracce dello stile visionario burtiano, come i tagli dell’inquadratura che sono simili a quelli dei film espressionistici tedeschi del Gabinetto del Dottor Caligari (Wiene, 1920), in cui la scenografia è delirante, assurda, allucinante, così come è presente anche in alcune scene di Beetlejuice, in cui troviamo dei pavimenti storti a scacchi.

beetlejuice.

Ad oggi è uscita una serie animata intitolata “In che mondo stai Beetlejuice?” (1989-91) realizzata da Burton che, in questi ultimi mesi, ha affermato che riprenderà in mano la macchina da presa per la realizzazione del sequel del film.

Note positive:

  • L’atmosfera grottesca/surreale adattissima a tale genere di film
  • Aver impiantato il film intorno alla simpatia
  • Le buone interpretazioni attoriali

Note negative:

  • La mancanza di un vero cattivo. Beetlejuice non è assolutamente un diavolo, ma un tipo che vuole solo divertirsi.
  • Si arriva alla conclusione in maniera troppo frettolosa

Stefano Del Giudice

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occhiodelcineasta

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6 pensieri riguardo “L’allegria di Beetlejuice – Spiritello Porcello

  • marzo 23, 2014 in 10:21 am
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    Questo è in assoluto uno dei miei film preferiti!!! 🙂 Quando ero un po’ più piccola avevo paura a dire tre volte “Beeetlejuice” hihihi XD
    Mi hai appena conquistata con questo articolo! Spero parlerai ancora dei film di Burton, perchè li adoro 😀

    ps: La scena di Banana Boat Song è davvero un classico! Corro a rivedermi il film 😉

     
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  • aprile 4, 2014 in 12:03 pm
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    Ciao, bel blog e bella recensione! Non è mai facile scrivere sui film classici e questo in particolare è il Frankenstein jr. dei goth.
    Sono daccordo su tutto quello che hai scritto a parte un paio di questioni. Primo: il problema di Tim Burton non è Johnny Depp, semmai il contrario e se vogliamo dirla tutta, Tim Burton è tristemente responsabile della fulgida carriera della sua donna, la Carter. A mio avviso l’attrice più sopravvalutata di sempre. Siamo allo stesso livello di Will Ferrell per i film comici. Secondo (e so che qui mi farò dei nemici): non paragoniamo Burton nemmeno ai pavimenti del Gabinetto. E’ come paragonare Fantozzi ai film dei Vanzina.

     
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  • aprile 17, 2014 in 1:14 pm
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    Francesca mi ha preceduto, stesso premio per te sul mio blog!
    Ad ogni modo, io Beetlejuice l’ho guardato da grandicella… ma mi è piaciuto lo stesso! Le musiche, poi, sono di Denny Elfman, quindi… che te lo dico a fa’…?

     
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