Christopher Walken in una scena del film

La zona morta: David Cronenberg racconta (visivamente) il romanzo di King

Locandina La zona morta

La zona morta

Titolo originale: The dead zone

Anno: 1983

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Genere: thriller, fantastico

Durata: 103 minuti

Produzione: Dino De Laurentiis Company, Lorimar Film Entertainment

Produttore: Debra Hill

Distribuzione: CDE Compagnia di Distribuzione Europea

Regista: David Cronenberg

Sceneggiatura: Jeffrey Boam

Montaggio: Ronald Sanders

Fotografia: Mark Irwin

Colonna sonora: Michael Kamen

Attori: Christopher Walken, Brooke Adams, Tom Skerritt, Martin Sheen, Herbert Lom

Trailer del film La zona morta

Trama de La zona morta

Johnny Smith (Christopher Walken) è un professore di letteratura inglese e vive una felice relazione con la collega Sarah Bracknell (Brooke Adams). Una sera, mentre guida sulla strada verso la propria abitazione, viene coinvolto in un incidente, salvandosi miracolosamente. Tuttavia, Johnny cade in un profondo coma che lo costringe sul letto di una clinica per cinque anni, al termine dei quali fa due sconvolgenti scoperte: la vita in città è profondamente cambiata e lui ha sviluppato un potere che gli consente, attraverso il contatto con un’altra persona, di predire il futuro. Ed eventualmente, cambiarlo.

Recensione de La zona morta

Tratto dal celebre romanzo omonimo di Stephen King, il regista David Cronenberg propone al pubblico la propria interpretazione visiva del thriller scaturito dalla penna del master of horror. Il cineasta canadese, noto pioniere del sottogenere body horror, si confronta con un genere (il thriller fantastico) che poco ha a che fare con l’ambiente indagato attraverso i propri lungometraggi: tuttavia, Cronenberg non devia rispetto alla sua linea stilistica e anche in un plot quale è La zona morta il cineasta mette in scena un’analisi serrata del cambiamento fisico e psichico del protagonista, il quale subisce una lenta metamorfosi da innocuo professore di provincia ad eroe dotato di uno straordinario potere.

Analisi de La zona morta

Stephen King ha prodotto – e continua a produrre – terreno fertile per sceneggiatori e registi dediti alla realizzazione di pellicole appartenenti al genere horror. Tuttavia, quando si tratta di mettere in scena quella porzione di romanzi appartenenti al genere thriller, la questione si complica e si rischia di cedere alla realizzazione di prodotti pari a una qualunque puntata di N.C.I.S. Ma nel caso de La zona morta, testo pubblicato nel 1979, è il cineasta David Cronenberg a porsi dietro al cinepresa e a realizzare la trasposizione filmica in questione; davanti alla macchina, invece, c’è il premio Oscar Christopher Walken e un comparto attoriale perfettamente in armonia.

Il risultato, allora, non potrà che essere una delle migliori messinscene cinematografiche delle opere di King, un prodotto capace di rendere giustizia all’atmosfera che scaturisce dalle pagine scritte dal Re dell’Horror. Girato fra le Cascate del Niagara e i villaggi di Orono e Whitevale, in Canada, il film di Cronenberg è una chiara analisi dello stravolgimento della vita di Johnny Smith, un tranquillo insegnante che auspica interamente alla realizzazione di un avvenire sereno con la compagna Sarah Bracknell. Tuttavia, il regista canadese ben restituisce la dimensione di cesura fra la dimensione del sogno americano e l’alterazione dello stesso: e lo realizza attraverso la pratica delle tecniche adottate nella produzione dei suoi più celebri body horror. Nonostante nettamente diverso, sul piano dei tratti narrativi, rispetto ai precedenti lungometraggi, anche La zona morta pare tuttavia intessuto dell’elemento del corpo e del suo cambiamento. Johnny Smith, prima dell’incidente, riflette l’immagine dell’uomo americano medio, sia nei comportamenti sia nell’aspetto esteriore; successivamente, il suo corpo viene dilaniato dallo scontro col camion e costretto al coma per cinque lunghi anni, al termine dei quali dovrà imparare nuovamente a utilizzare sé stesso. Il primo antagonista che dovrà affrontare, invece, è uno stupratore seriale che terrorizza la cittadina di Castle Rock: i corpi delle donne rinvenuti sulla scena del crimine sono totalmente compromessi e riportano sulla scena il tema del body modificato. Ancora: la figura del candidato Greg Stillson campeggia in un gigantesco manifesto proprio davanti alla finestra di Johnny, ostentando sé stesso e ciò che rappresenta all’intera comunità.

In tal senso, dunque, Cronenberg effettua un passo ulteriore e decisamente più sofisticato, trattando in questi termini il corpo ne La zona morta. La narrazione che prende vita fotogramma dopo fotogramma è sorretta da una coordinazione fra i diversi compartimenti che insieme conferiscono al film una fluidità che rende il prodotto stesso altamente godibile da parte del pubblico. Una menzione speciale alla colonna sonora composta da Michael Kamen, il quale realizza sedici tracce che pienamente restituiscono la dimensione tenebrosa entro cui si sviluppa la trama del film di Cronenberg. In perfetta armonia sia con la narrazione che con il comparto musicale è, inoltre, la scelta delle scenografie, in linea con quell’atmosfera kinghiana nascosta nella nebbia e nel freddo della cittadina di Castle Rock.

Note positive

  • L’interpretazione di Christopher Walken che mostra con grande forza la metamorfosi del personaggio che interpreta
  • L’aderenza al romanzo di Stephen King
  • L’osservazione della mutazione psicofisica che subisce il protagonista

Note negative

  • La colonna sonora non splende nel corso della pellicola
  • La porzione narrativa dedicata alla figura del candidato al Senato Greg Stillson pare accelerata

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