la vita è bella recensione film

La vita è bella (1997): Benigni e il fascismo

La vita è bella locandina film

La vita è bella

Titolo originale: La vita è bella

Paese di produzione:  Italia

Anno: 1997

Genere :  drammatico, storico, commedia, sentimentale

Produttore esecutivo: Vittorio Cecchi Gori, Mario Cotone

Casa di produzione:  Cecchi Gori Group, Melampo Cinematografica

Distribuzione in italiano: Cecchi Gori Group

Durata: 124 min 

Regia:  Roberto Benigni

Soggetto: Roberto Benigni, Vincenzo Cerami

Sceneggiatura: Roberto Benigni, Vincenzo Cerami

Produttore:  Elda Ferri, Gianluigi Braschi

Fotografia: Tonino Delli Colli

Montaggio: Simona Paggi

Effetti speciali: Giovanni Corridori

Musiche: Nicola Piovani

Scenografia: Danilo Donati

Attori: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Giustino Durano, Giuliana Lojodice, Sergio Bini, Giorgio Cantarini, Claudio Alfonsi, Lydia Alfonsi, Gil Baroni, Giancarlo Cosentino

Trailer de La Vita è Bella

Trama di La vita è bella

Nel 1939 Guido Orefico è un ragazzo ebreo toscano che insieme al suo amico Ferruccio Papini si trasferisce dalla campagna in città, ospite dallo zio Eliseo. Guido proprio grazie all’aiuto dello zio inizierà a lavorare nel Grand Hotel cittadino, proprio durante il periodo fascista prima della seconda guerra mondiale.

Guido si innamora presto di una maestra della città Dora, promessa sposa di Rodolfo, e fa di tutto per conquistarla, anche competere con il giovane fidanzato di lei burocrate fascista. Con un salto temporale arriva il 1944 e nel pieno della seconda guerra mondiale le persecuzioni contro gli ebrei diventano insistenti. Guido ha sposato Dora ed hanno avuto un figlio, Giosuè. Ben presto però per la famiglia Orefico le cose si mettono male. La parte ebrea della famiglia viene deportata (il giorno del compleanno del piccolo Giosué) e Dora, pur di seguire la sua famiglia, decide di salire di sua volontà sul treno diretto verso il campo di concentramento

Guido per proteggere il figlio dagli orrori della deportazione inventa un gioco a punti trasformando la disgrazia in una favola divertente per il piccolo.

Recensione di La vita è bella

La vita è bella è un film del 1997 diretto e interpretato da Roberto Benigni. Vincitore di tre premi Oscar per la miglior film straniero, per il miglior attore protagonista, ovvero Roberto Benigni, e per la migliore colonna sonora a fronte delle sette candidature si inserisce tra i più grandi capolavori del cinema italiano, grazie al contributo e alla profonda riflessione ironica e storica di Benigni in riferimento alla dittatura e all’Olocausto.

L’idea iniziale era quella di produrre un film comico da parte del regista dopo i successi di Johnny Stecchino e Il mostro, ma ben presto la rotta fu deviata. Si può dire che il personaggio di Guido possiede elementi piuttosto comici e ironici, quasi fuori dagli schemi tradizionali. L’uomo prende il tutto come se fosse un gioco vivendo il momento con una facciata di leggerezza. Emblematica risulta la scena della colorazione del cavallo dello zio Eliseo con scritte antisemite, qui Guido cerca immediatamente di sdrammatizzare facendo passare l’evento come una ragazzata.

L’opera cinematografica di Benigni, probabilmente la più matura sceneggiativamente, risulta una pellicola ibrida rifacendoci al dramma, alla commedia, al sentimentale e allo storico il tutto strizzando l’occhio alla favola, elemento onnipresente nel lungometraggio che lo rende un film per le famiglie, pur toccando le corde dell’animo umano. Il tutto viene narrato come una fiaba amara mostrata attraverso un atmosfera leggera che permette di mettere in scena degli ottimi siparietti comici e l’amore tra Guido e Dora, l’amicizia tra Ferruccio e Guido, la potenza della famiglia, fino alla deportazione resa più emozionante e strappalacrime dall’amore di Guido nei confronti del figlio, dove mette in scena un gioco insieme allo zio per proteggere il figlio dai soprusi e dagli abusi nazisti. L’uomo architetta un gioco a premi e gli fa credere che la fine del gioco consiste nella totalizzazione di mille punti e la vincita di un carro armato reale.

Lo stratagemma è frutto della personalità di Guido che non si smentisce nell’allietare la vita del figlio e anche in un certo senso degli stessi deportati mettendo in scena un teatro all’inizio della deportazione fingendosi traduttore. Egli traduce le parole di un ufficiale tedesco come se fossero le regole del gioco per convincere il figlio della realtà delle sue parole e trasportandolo via dal possibile dolore. In tale elemento narrativo troviamo il successo de La vita è bella e la capacità di Benigni di mostrare quel genere cinematografico sulla deportazione degli ebrei con una chiave di lettura inesplorata fino ad allora, creando un film altamente originale. L’elemento fiabesco ed emotivo della storia permette al pubblico di entrare nella vicenda senza far caso a una rappresentazione storica non proprio accurata ma il tutto si può perdonare poiché se La vita è bella avesse avuto una rappresentazione storica molto verosimile tale lungometraggio non avrebbe visto la luce.

Il tema centrale della storia non può che essere L’amore, sia paterno che sentimentale. Benigni racconta un amore vero che va oltre ogni barriera parentale, sociale e contro ogni ricatto. La romanticità si respira dalle battute iniziali, attraversa la pericolosità della promessa di matrimonio, combatte la dittatura e si manifesta nel rapporto madre figlio. Inoltre, l’amicizia è affrontata fortemente. Ferruccio è un grande amico di Guido e fa di tutto per aiutarlo a conquistare Dora ed allo stesso tempo Guido ricambia proponendo le poesie di Ferruccio agli occhi dell’editrice Guicciardini.

Il dramma dell’Olocausto è straziante e ogni tanto è allietato dall’ironia messa in scena da Benigni e dalla sua personalità illuminata nei panni di Guido.

Note positive

  • Interpretazione attoriale
  • Tematiche trattate
  • Sceneggiatura

Note negative

  • Poca verosimiglianza storica

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