Quando si tratta d’amore finiamo per essere i nostri peggiori nemici!(cit. La ruota delle meraviglie)

Wonder Wheel ( La ruota delle meraviglie) è un film drammatico del 2017 diretto da Woody Allen

Come ogni anno ormai Woody Allen, per far fronte al suo dichiarato bisogno di scrivere un film ogni 365 giorni per non pensare ai problemi della vita, torna con un dramma ambientato in una Brooklyn degli anni cinquanta. Più precisamente ci troviamo a sud di Brooklyn, a Coney Island, dove diverse vite si intrecciano tra loro fino a tessere la tela di una trama semplice nella sua apparenza ma intelligentemente usata dal regista per comporre un disegno più grande.
In questa sorta di apparente paese dei balocchi troviamo i nostri protagonisti: Ginny (Kate Winslet), una donna tormentata dal peso di un errore giovanile nei confronti dell’uomo amato; Humpty (Jim Belushi) un lupo di mare che ha aiutato Ginny a trovare un lavoro e di cui ora è il marito in una relazione fin troppo problematica che ha generato un figlio piromane; Mickey (Justin Timberlake) , il bagnino con la testa all’arte e alle donne, una sorta di dandy; e infine Carolina (Juno Temple) la figlia che Humpty ha avuto con la sua prima moglie e che, dopo aver sposato un malavitoso non facendosi vedere per anni, torna dal padre perché cercata dalla mafia.
La ruota delle meraviglie: scorci di luce su una buia quotidianità l'occhio del cineasta
I personaggi di questo film appaiono come delle maschere di cui Allen si serve per esprimere le sue ossessioni, quelle che chiunque segua la sua filmografia conosce, sono dei personaggi semplici, delle macchiette: l’alcolizzato, la casalinga disperata, la giovane impertinente e l’aspirante scrittore. Sono questi i personaggi attorno ai quali ruota il film, niente di eccezionale verrebbe da pensare, ma con questo film il regista mostra una svolta nella sua poetica. Certo I personaggi appaiono come maschere che ricordano tanto la più volte citata tragedia greca, il film ha dichiaratamente un’impostazione a tratti teatrale, ma nella loro semplicità essi vengono mossi da Allen ai fini di comporre quel puzzle che finora, nella sua mente, era spesso stato difficile da ricomporre.
La particolarità di questo film sta nel fatto che non sono i personaggi a parlare ma le luci, i colori e i giochi di fotografia che notiamo evidentemente per tutta la durata del film. L’ introspezione psicologica di Ginny, come quella degli altri personaggi, ci viene mostrata grazie ai giochi di luce, con un chiaro riferimento alle metodologie sceniche teatrali, e sono proprio quegli scorci di luce a permetterci di guardare con speranza la tragedia che questi personaggi, a seconda delle loro motivazioni, portano dentro.
Intendiamoci, tale speranza risulterà pura illusione, una chimera, stiamo pur sempre parlando di Woody Allen. Tuttavia sta proprio qui la grande novità, quella che il regista ci mostra con una metafora fin troppo esplicita, ossia quella del luna Park e in particolare della ruota panoramica.
La ruota delle meraviglie: scorci di luce su una buia quotidianità l'occhio del cineasta2
Se i migliori film di Allen, uno su tutti, per intenderci, Io e Annie, aveva dentro di sé tutti i temi della poetica di Allen: la socializzazione con l’altro sesso, la relazione di coppia, la relazione con il mondo esterno e il taedium vitae, tutto edulcorato con uno stile ironico e sprezzante che fanno spesso confondere il film con una semplice commedia, adesso tutto e più chiaro e Allen crea un film semplice, non imbottito di tematiche difficili da comprendere ad occhio nudo come nei suoi precedenti capolavori, ma realizza un film assolutamente non ermetico ma eccessivamente chiaro.
Visto che hai sposato uno che ha fatto i soldi ficcando la gente nel cemento probabilmente non hai mai lavato i piatti! (cit. La ruota delle meraviglie)
Il regista mostra come la sua convinzione che la tragedia della vita, ovvero il fallimento, sia ormai così intrinseca nell’animo umano da esserssi trasformata in accettazione. È questa la parola chiave del film, L’ accettazione, quella che nonostante gli sgargianti colori del luna Park si nasconde nella profondità di una realtà spesso avara, una realtà che a volte per caso, a volte per una nostra colpa ci condanna al tormento, così come è successo a Ginny che come un moderno Edipo paga una vecchia colpa la cui consapevolezza verrà a bussare alle porte della sua vita troppo tardi. Ma nonostante questo, la ruota continua a girare, tutto ciclicamente si ripete e l’accettazione la leggiamo nello sguardo spento di Kate Winslet nella sua ultima scena, prima che suo figlio, nell’ultima scena del film, accenda un fuoco bruciando i suoi sogni di speranza.
La ruota delle meraviglie: scorci di luce su una buia quotidianità l'occhio del cineasta3

Note positive:

  • La fotografia capace di suggerire stati d’animo
  • Una sceneggiatura quasi teatrale
  • L’ennesima grande prova di Kate Winslet.

Note negative:

  • In alcune scene tra la Winslet e Timberlake, specie nel piano sequenza sul finire del film, si sente a pelle il divario tra i due attori. Io avrei scelto un attore più intenso.

 

Roberto Valente