Deniz Ozdogan_MicheleCipriani in Cipriani_Venitucci in La Rivincita di Leo Muscato

La Rivincita: La difficoltà della normalità di vivere

Recensione del lungometraggio italiano La Rivincita (2019) disponibile su Ray Play dal 4 Maggio 2020
La rinvincità locandina film

La rivincita

Anno: 2020

Paese: Italia

Genere: drammatico

Produzione: Altre storie, Rai cinema

Distrubuzione: Rai Play

Durata: 85 minuti

Regia: Leo Muscato

Sceneggiaura: Michele Santeramo, Leo Muscato

Montaggio: Mauro Ruvolo

Fotografia: Giorgio Giannoccaro

Musica: Paolo Fresu

Attori: Michele Venitucci, Michele Cipriani, Deniz Özdogan, Sara Putignano

Trailer de La Rivincita

Recensione di La Rivincita

Dopo aver diretto il documentario Geometrie Anarchiche (2015) insieme a Laura Perini, Leo Muscato, che vanta un ampio curriculum da regista teatrale, realizza la sua opera prima filmica La Rivincita (2020) realizzato con il contributo della Regione Puglia e Lazio oltre che dalla Apulia Film Commission. Il lungometraggio inoltre è stato selezionato in gara al Bif&st 2020 – Bari International Film Festival ed è entrato a far parte del progetto ” La Rai con il Cinema italiano – Otto film di Rai Cinema in esclusiva su RaiPlay”, divenendo uno dei primi quattro film lanciati direttamente sulla piattaforma di lancio Rai Play, insieme a Magari di Ginevra Elkann, Bar Giuseppe di Giulio Base e Abbi fede di Giorgio Pasotti. Tutti questi film dovevano uscire al cinema ma a causa del problema legato al Covid-19 hanno trovato un nuovo spazio di diffusione. La rivincita è disponibile su Rai Play dal 4 Giugno 2020.

Il film si basa sull’omonimo romanzo di Michele Santeramo, pubblicato da Baldini & Castoldi, e vede la preziosa collaborazione del musicista compositore Paolo Fresu che ha realizzato il brano finale della pellicola con le note di No potho reposare, un canto d’amore della musica tradizionale sarda.

Andate a leggere l’intervista al regista e agli attori del lungometraggio

Trama di La Rivincita

Vincenzo è un contadino che vive la vita lavorando in campi d’olivo, il suo lavoro è l’unico mantenimento economico con cui vive lui e sua moglie Maja che da poco aspetta un figlio. L’uomo abita in una vecchia casa divisa in due micro appartamenti: uno per lui e l’altro per la famiglia di suo fratello, Sabino e l’infelice, la depressa Angela e il figlio dei due Marco che sogna di diventare un ballerino di latino americano. Sabino tra mille problemi economici tenta di mandare avanti la sua attività di fioraio situata davanti a un cimitero in cui nessuno sembra più andare e più volte, in maniera egoistica, chiede i soldi al fratello che non passa una bella situazione lavorativa ma che per affetto cerca sempre di aiutare Sabino.

La situazione di Vicenzo però precipita frettolosamente e ben presto si ritrova senza lavoro, poiché un’autostrada deve essere creata e deve passare sul suo terreno, così lo stato gli requisisce senza dargli soldi il suo territorio unico sostentamento al suo vivere. L’uomo impaurito obbligherà la moglie ad abortire, ma ben presto, quando la sua situazione economica migliorerà, decide di rivolere a tutti i costi un figlio suo, ma niente sembra andare per il verso giusto.

Analisi del film

Sabi, ma come si fa a stare bene?

Che cazzo ne so io Angela, per questo ci siamo ridotti così, perché non sappiamo più nemmeno come si fa a stare bene

Dialogo in La Rivincita

La Rivincita mostra al pubblico una storia cruda di realtà, dal sapore di miseria sulla lotta dei nuovi miserabili del 2020, uomini e donne alla disperata ricerca di una felicita all’interno di un mondo che li ha totalmente abbandonati e in cui la giustizia vera e propria appare un miraggio e in cui nemmeno le forze dell’ordine possono aiutarli. Così attraverso una regia semplice e priva di fronzoli artistici siamo posti dentro la quotidianità di due fratelli e delle loro rispettive famiglie in un paese della puglia desertico e mai realmente inquadrato, ma lo spazio narrativo si sposta solo in poche location come la casa, un paio di campi, il chiosco dei fiori che segnano anche il senso più profondo della vita dei personaggi che vivono monotonamente le loro vite: lavorando e andando a casa.

Il punto di forza dell’opera di Leo Muscato risiede esclusivamente nel tema trattato in La Rivincita che va ad analizzare una realtà che riguarda ognuno di noi e che trasforma la pellicola in un film d’impegno civile affrontano l’incertezza economica e la mancanza di opportunità lavorativa nei piccoli paesi ma allo stesso tempo mette in scena dei personaggi che non demordono e non intendono alzarsi ma che inversamente ad ogni duro colpo che la vita gli riserva loro si rialzano ancor più testardi di prima, così per il bisogno di soldi si è disposti ad accettare lavori dalla mafia, chiedere dei prestiti a degli strozzini, a vendere il proprio sangue o nel lavorare in nero e alla giornata dei campi, un luogo in cui i diritti umani sono tutt’ora inesistenti.

La narrazione, priva di musica, risente in maniera importante della provenienza teatrale del regista che va a creare degli spazi scenografici altamente teatrali e verosimili, perfino i dialoghi risentono nella scrittura questa componente anti-cinematografica rendendo il tutto un pizzico inverosimile nei primi quindici minuti in cui lo spettatore deve abituarsi a questo componente teatrale importante all’interno del film, accentuata anche dai protagonisti in primis Michele Venitucci, Michele Cipriani e Deniz Özdogan, che benché mostrano tutte le loro capacità interpretative riuscendo a creare degli ottimi personaggi risultano eccessivamente teatrali in alcune circostanze.

La Rivincita pur mostrando ottimi spunti riflessivi ha nella sua scrittura drammaturgica di sceneggiatura alcuni errori sopratutto nel momento in cui viene sequestrato il territorio al protagonista e questo non fa realmente nulla per ricercare un modo per combattere a tale ingiustizia e in secondo la storia del figlio, su cui il film andrà ad incentrarsi sempre di più nella seconda parte narrativa, risulta piuttosto assurda nel suo incipit: Un uomo fa abortire la moglie perchè non hanno soldi ma benché la situazione non sia realmente migliorata vivendo sempre in povertà, dopo poco tempo, l’uomo decide di volerlo a tutti i costi e lotterà contro alcuni ostacoli fisici per ottenerlo.

La sceneggiatura risulta inoltre un pizzico monotematica mettendo l’elemento della povertà e dei soldi fin dalle prime battute e portando tale concetto economico fino alla scena finale dell’opera, in questo senso rintraccio una mancanza di un sotto testo necessario per aumentare il pathos narrativo della storia.

Note positive

  • Tema
  • Attori
  • Regia, riguardo alle inquadrature

Note negative

  • Regia: doveva aiutare gli attori a ottenere una interpretazione maggiormente cinematografica
  • Assenza di sotto significati nel tema principale
  • Alcuni dialoghi troppo espliciti nella prima parte del film
  • Personaggi poco caratterizzati

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