La pura sensibilità di un uomo: Loving Vincent

È veramente un fenomeno strano che tutti gli artisti, poeti, musicisti, pittori, siano materialmente degli infelici – anche quelli felici […] Ciò riporta a galla l’eterno problema: la vita è tutta visibile da noi, oppure ne conosciamo prima della morte solo un emisfero?
I pittori – per non parlare che di loro – quando sono morti e sepolti parlano con le loro opere a una generazione successiva o a diverse generazioni successive.
È questo il punto o c’è ancora dell’altro? Nella vita di un pittore la morte non è forse quello che c’è di più difficile.
Dichiaro di non saperne assolutamente nulla, ma la vista delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare i puntini neri che rappresentano sulle carte geografiche città e villaggi. Perché, mi dico, i punti luminosi del firmamento ci dovrebbero essere meno accessibili dei punti neri della carta di Francia? Se prendiamo il treno per andare a Tarascon oppure a Rouen, possiamo prendere la morte per andare in una stella. Ciò che però è certamente esatto, in questo ragionamento, è che essendo in vita non possiamo arrivare in una stella, non più di quanto, essendo morti, possiamo prendere il treno.
Comunque non mi sembra impossibile che le malattie possano costituir dei mezzi di locomozione celeste, così come i battelli, gli omnibus e il treno sono mezzi di locomozione terrestri. Morire tranquillamente di vecchiaia sarebbe come viaggiare a piedi.  cit. (Lettere a Theo di Vincent Van Gogh)

 

Loving Vincent è un tenerissimo racconto dell’uomo e poi del pittore Van Gogh, il genio definito come pazzo che a distanza di anni riesce ancora ad incantarci con i suoi splendidi dipinti attraverso quel suo stile unico che con quelle pesanti pennellate apre a noi il suo essere e le sue debolezze.

Un film indie che passerà indubbiamente alla storia, non tanto per ciò che racconta, ma soprattutto per come la vicenda viene narrata attraverso l’immagine: è il primo lungometraggio interamente dipinto su tela. Qui vi sono presenti più di 65.000 fotogrami (ognuno dipinto a mano su tela, prendendo spunto dai quadri originali del pittore olandese) che vede la collaborazione di ben 125 artisti usufrendo della tecnica del Rotoscope

Un’ impresa titannica, per un piccolo prodotto cinematografico!

loving vincent l'occhio del cineasta 3

La vita di Van Gogh viene mostrata al pubblico sotto forma di un giallo, come una classicissima investigazione, ambientata un anno dopo la sua dipartita.

Il tutto è basato sulle lettere che Van Gogh scriveva al fratello Theo.

AUVERS-SUR-OISE: Domenica venitsette luglio Vicent Van Gogh, 37 anni, pittore olandese residente ad Auvers, si è sparato con una revolver tra i campi. Ferito ha fatto ritorno alla sua stanza dove è morto due giorni dopo

Siamo nel 1891, Armand Roulin viene incaricato dal padre, postino, di recapitare personalmente l’ultima lettera di Vincent a suo fratello Theo. Il ragazzo, seppur riluttante intraprenderà questo viaggio ripercorrendo gli ultimi anni e giorni del pittore maledetto nel piccolo paese della Francia Auberge Ravoux.  Indagando e ascoltando le persone che hanno consciuto Vincent in vita riuscirà a comprendere chi fosse questo uomo dell’Olanda e che cosa gli passasse nel suo animo.

La domanda che comanda il film e che regge interamente le file della trama è: come è realmente morto Vincent Van Gogh, suicidio o omicidio?

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Come ho detto dinanzi non si parla tanto del pittore, non vengono mostrati suoi dipinti – se non attraverso la scenografia o i personaggi – ma l’uomo nella sua interezza, con i suoi pregi e i suoi difetti. Alcuni lo definiranno semplicemente un folle da rinchiudere in manicomio, altri lo riterranno una brava persona, alquanto bizzarra. Su ciò Darota Kobiela e Hugh Welchman hanno deciso di marcare la storia, ovvero Come era nel suo profondo Van Gogh?

Attraverso il suo personaggio possiamo comprenderci, porci fantastiche domande interiori e tentare di darci una risposta.

Chi siamo? Cos’è la morte e la natura? Come dobbiamo comportarci nel mondo sociale, cosa vuole che noi siamo? Dove stà la felicità?

E’ labile il confine tra genialità e pazzia, come lo è tra un uomo di principio da un folle.

La società impone all’umanità un’ etica, una comportamento corretto e uno sbagliato, un modello di donna e uomo ed i suoi cittadini devono obbligatoriamente adattarsi a questa gigantesca istituzione, che è solamente una creatura irreale. Il mondo che ci circonda è solamente il nostro modo di volerlo leggere, niente di più, ma che sia chiaro; non è il vero mondo, il vero cosmo. Se un dio lo ha forgiato per noi, beh, non è ciò che ora stiamo vedendo.

Per l’uomo comune il folle, il pazzo è solo colui che non riesce a stare a questi comportamenti, è colui che si ribella per un qualchecosa che sta nel suo animo umano; in primo luogo è un essere tormentato alla ricerca di un qualcosa, di un modello di vita che non appartiene a ciò che si trova dinanzi ma che sta dentro di sè.

Il pazzo indubbiamente avrà un animo tormentato che non riuscirà mai e poi mai a calmare e saziare, è sempre alla ricerca di un raggio di sole più forte che lo riscaldi, lui non ricerca una semplice emozione ma vuole il puro Amore.

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Questo comportamento, come nel caso di Vincent e di molti altri come lui, porterà solo a del dolore ogni giorno più forte.

Non adattandoci alla società, le persone lo vedranno come uno strano da evitare ed è quello che faranno e così diverrà un invisibile, e l’uomo già tormentato incomincerà a sentirsi solo e la solitudine è il peggior nemico dell’esistenza e della stessa felicità. Sotto tutti i punti di vista il folle parte per ricercare la sua identità personale e la sua felicità e finirà senza avere trovata, nè la prima nè la seconda, è un gatto che si morde la corda.

Un artista, come Van Gogh, dovrà avere una visione divergente del mondo rispetto agli altri e in sé avrà delle emozioni di tristezza che lo spingeranno a creare il suo mondo attraverso l’arte.

Ogni uomo è diverso, ogni individuo ha una sua storia e una sua emozione.

Van Gogh ha descritto a noi il suo cosmo interiore venendo umilmente rifiutato dal suo tempo, ma oggi avrebbe avuto le medesime difficoltà nel vivere?

Lasciamo che i nostri dipinti parlino per noi, ti abbraccio fratello mio. Con affetto Vincent

loving vincent l'occhio del cineasta

NOTE POSITIVE

  • sceneggiatura semplice ma assolutamente poetica
  • l’effetto reso dalle immagini dipinte su tela e messe in successione sono incredbili
  • il buon uso fatto dei quadri del pittore
  • la scelta di narrare la vita di Vincent attraverso le voci di chi lo ha conosciuto
  • l’emozione che coglie alla fine è unica. Pur vedendo nel lungometraggio Vincent poco e nulla, lo spettatore prova il suo senso di vuoto e la sua tristezza ma anche la speranza per ciò che poteva essere
  • Aver mostrato la parte della vita di Vincent meno conosciuta
  • Rari veri primi piani
  • La scelta di mostrare solo i personaggi realmente dipinti dall’artista
  • il decidere di mostrare il colore bianco e nero per il passato

NOTE NEGATIVE

  • nulla

Stefano Del Giudice

 

 

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