Scena del film la morte viene dallo spazio

La morte viene dallo spazio: L’onu e l’apocalisse

la morte viene dallo spazio locandina

La morte viene dallo spazio

Titolo originale: La morte viene dallo spazio

Anno: 1958

Paese: Italia

Genere: fantascienza

Produzione Royal Film, Lux Film

Durata: 80 minuti

Regia: Paolo Heusch

Sceneggiatura: Alessandro Continenza, Marcello Coscia

Fotografia: Mario Bava

Montaggio: Otello Colangeli

Musiche: Carlo Rustichelli

Attori: Paul Hubschmid, Madeleine Fischer, Fiorella Mari, Ivo Garrani

Trailer di La morte viene della spazio

Trama di La Morte viene dallo spazio

Un razzo atomico guidato da un pilota viene lanciato dall’Onu sulla luna ma avviene un incidente da cui il pilota riesce misteriosamente a salvarsi ritornando sulla terra, mentre il razzo esplode contro degli asteroidi tra Marte e Giove che così vengono deviati verso la terra rischiando la collisione con il nostro parere.

Recensione di La Morte viene dallo spazio

La morte viene dallo spazio rimette è un esempio della fantascienza italiana negli anni ’60, in un epoca in cui entravano in gioco i termini di riciclo e del riuso dei materiali narrativi e di scenografia già sfruttati nel panorama cinematografico da altri film, tale risparmio di budget permetteva di utilizzare il denaro in maniera maggiormente intelligente e rendeva il cinema fantascientifico italiano ai livelli di quello Americano per certi versi. Va asserito che La morte viene dallo spazio rimette è prodotto dalla Lux Film, la casa di produzione più ricca e potente d’Italia. A differenza di altri cineasti come Corman o Edward D. Wood Jr. o delle produzioni Hammer, il cineasta Paolo Heusch e il direttore della fotografia Mario Bava, famoso per i suoi lungometraggi horror, non hanno avuto a disposizione una piccola casa indipendente ma una grande produzione Italiana che ha permesso al duo di ottenere effetti speciali all’avanguardia.

La Morte viene dallo spazio viene ritenuto dagli studiosi del cinema italiano come il primo film appartenente, in Italia, al genere fantascientifico.

Similitudini de La Morte viene dallo spazio

La morte viene dallo spazio, che si rifà sull’onda del successo “Quando i mondi si scontrano” (When Worlds Collide) di Rudolph Maté, appartiene a un sottogenere della fantascienza tra i più antichi dal punto di vista letterario: la fantascienza apocalittica o apocalittic fiction, un filone di grandissimo successo e diffusione, ma anche per la trasversalità che ha questo genere che è per antonomasia un cinema a basso costo, perché spesso è terrestre, del cinema popolare perché l’investimento emotivo del tema della distruzione del mondo è sempre molto forte, e anche quello in cui si è più cimentato il cinema d’autore. Nei termini di proto – fantascienza anche quello di Bergman del 56 del settimo sigillo possiede in sè una tematica apocalittica, entrando nei possibili influssi che possono aver avuto i produttori nell’adozione di questo filone, di cui fa parte anche il lungometraggio di Marco Ferreri “Il seme dell’uomo”.

Il film di Paolo Heusch riprende esplicitamente il successo di Quando i mondi si scontrano attraverso vari elementi di continuità narrativa: rintracciamo dunque in entrambi le pellicole la presenza dell’Onu. In Quando i mondi si scontrano sono presenti delle fotografie realizzate in un centro di ricerca che mostrano degli strani spostamenti tra i pianeti, che vengono portate all’attenzione dell’Onu, ed ecco che tutti i rappresentanti di tutte le nazioni si interrogano su come intervenire, su cosa sita succedendo, sullo spostamento di questi pianeti. Si capisce che c’è un pianeta Bellus che sta andando in rotta di collisione verso la terra, e dall’altro lato c’è un pianeta Zira, che si sta avvicinando alla terra, che ha delle caratteristiche molto simili a quelle della terra, e quindi sarebbe un possibile luogo su cui abitare. Gli ossessionati delle etichette lo classificano come film apocalittico e post – apocalittico, perché quando la terra sta per essere distrutta, un’enorme astronave, una sorta di arca di Noè, parte alla volta del pianeta Zira portando oltre ai nostri eroi del film, anche animali; una grande selezione a sorteggio in cui viene creato questo equipaggio, che riesce a sopravvivere e a trasferirsi su un nuovo pianeta. Film del 1951, a colori, per lo spettatore italiano questo è un elemento di novità veramente eccezionale, questo technicolor straordinario, soprattutto nella parte finale che ebbe un impatto molto forte, e lo si vede in un autore molto sensibile al colore come Mario Bava. La parte iniziale de La Morte viene dallo spazio parla dell’Onu di cui una rappresentanza di tutti gli stati stranieri ha costruito un razzo che ha lo scopo di circumnavigare la luna e di rientrare sulla terra. Anche qui c’è un estrazione, ma questa volta è sul pilota, che sarà inviato sullo spazio con questo razzo. Mentre è in orbita c’è un problema tecnico non ben chiarito (film ambiguo da questo punto di vista) e fatto sta che il razzo perde la traiettoria, il pilota riesce a sganciarsi e ad atterrare nel deserto dove verrà recuperato, e l’astronave invece si perde in un gruppo di asteroidi. Quando l’astronauta si sveglia in ospedale scopriamo però che il motore atomico dell’astronave non era stato disattivato, e quindi in orbita di fatto c’è una potenziale bomba, in mezzo a un gruppo di asteroidi. E quindi l’astronauta è preoccupatissimo; sulla terra appaiono i primi fenomeni, tra cui gli animali che scappano e maremoti. Gli scienziati vanno a misurare meglio questi asteroidi e si scopre che si stanno avvicinando pericolosamente alla terra. L’Onu a questo punto si raduna, si cerca meglio la soluzione, e si stabilisce che si usino tutti i razzi atomici a disposizione, per bombardare questo masso di asteroidi e soprattutto questa astronave in modo da liberare il mondo da questo pericolo.

La scena dell’esplosione è, nonostante alcuni errori di verosimiglianza con razzi diversi tra loro , di forte impatto emozionale, soprattutto perché comunque l’esplosione dell’astronave genera un’ondata di calore enorme che non lascia inalterata la terra, semina un po’ di distruzione e devastazione. Anche se non si conclude con l’uomo al centro della terra che guarda la landa desolata, abbiamo però i nostri protagonisti che guardano un paesaggio empaticamente provati anche fisicamente, dalla distruzione. Uno dice:

e pensare che qualche ora fa non sapevamo se avremmo più visto questo tramonto

La morte viene dallo spazio

La chiusa è idilliaca, su un panorama dal sapore di devastazione.

Assistiamo all’Onu, con l’idea dei paesi che cercano di trovare una soluzione globale, l’idea della minaccia che arriva dallo spazio; puramente casuale nel caso del film Quando i mondi si scontrano, mentre causata o influenzata dall’azione dell’uomo ne la morte viene dallo spazio. Abbiamo la centralità dell’astronauta, della storia d’amore; in Quando i mondi si scontrano, l’astronauta che è anche il pilota fin dall’inizio mostrato anche nel suo carattere avventuroso, ma naturalmente poi si innamora della figlia di uno scienziato, con questa arca di Noè che trasporta quindi una specie di Adamo ed Eva. Ne La morte viene dallo spazio è la moglie che attende il marito, che non ha più sue notizie, che attende il salvataggio dopo la perdita dell’astronave, e che gli è accanto per tutto il film fino alla soluzione finale. E’ presente lo sfondo delle armi nucleari, della guerra fredda, dell’accordo tra grandi potenze, che fa del filone della fantascienza apocalittica, un elemento di grande successo di questo periodo. Il meccanismo promozionale mette al centro l’armageddon.

I due trailer hanno questa somiglianza, centrale negli anni 50 e nei film di fantascienza. L’elemento di distruzione, di apocalissi, di armageddon. Il Trailer di quando i mondi si scontrano di Rudolph Maté, richiama la logica produttiva, e il tecnicolor, trailer saggio di tutte le variazioni coloristiche che avvengono durante il film e vengono concentrate in questo poco tempo. Vediamo l’esibizione di elementi fantascientifici legati alla tecnologia, come il telescopio, la rampa, lo stereotipo dello scienziato, del laboratorio, fino al razzo e all’astronave, e l’elemento apocalittico di distruzione, i maremoti, crolli, scoppi ecc. che si traducono in questa onda di sangue del rosso vivo che conclude questa serie di immagini. E’ la metropoli americana, i boschi, la base spaziale, l’idea che è la terra quello in cui si sta svolgendo tutto. Di spaziale non c’è nulla, non è una space opera. Non abbiamo il richiamo allo spazio siderale, se non semplicemente facendo leva sugli elementi dell’astronave e astronauta. Per la morte viene dallo spazio non esiste un vero e proprio trailer italiano, ma quello ufficiale da cui far riferimento è quello americano, perché la critica italiana ha anche espresso giudizi negativi su questo film. Il meccanismo è identico, quello che può succedere domani, quello che succede oggi; forte collegamento con il presente (è quello che può succede domani), elementi tecnologici (i monitor, la base spaziale, i comandi, i razzi), c’è però una vocazione verso lo spazio più evidente rispetto al film precedente, vedendo l’astronauta, il casco, lui dentro l’astronave, asteroidi e magma, corpi celesti che esplodono. L’elemento temporale è espresso in modo molto forte, il count down, elemento centrale di tanta fantascienza apocalittica, quanto manca, anche gli orologi, i quadranti, visualizzati spesso nel film, elemento della costruzione temporale, di suspense e di attesa. Le scene finali di Quando i mondi si scontrano portano quasi nell’idillio, orizzonte mitico ed elemento dato anche dalla costruzione temporale della coppia che si salva, l’arca di Noè, l’uomo che emigra lontano dalla terra, lontano dalla civiltà. L’astronave parte, quando sulla terra c’è la devastazione. Qui invece abbiamo il tempo di una delle tante storie, più vicino alla cronaca.

Incipit de La morte viene dallo spazio

Antitetico rispetto a Quando i mondi si scontrano; l’elemento di tensione è molto evidente, grazie all’impiego dell’elettronica, creando un leith motiv che poi viene utilizzato in tutto il film e distinto chiaramente da quello amoroso, collocando tutto nell’orizzonte di attesa: l’ora zero, il tono di questi giornali che affiorano dalle rotative, crea un ritmo incalzante che già costruisce il count down: Il primo è quello dell’uomo che deve andare sulla luna, ma poi capiamo che il vero count down che ci terrà incollati e appassionati allo schermo sarà quello di quando questi asteroidi richiederanno di cadere sulla terra. Nel senso dello spazio, la fantascienza è in scena dalla prima inquadratura, rampe di partenza dei razzi spaziali. Il tema del lancio e il tema dello spazio., inoltre a una costruzione della temporalità, e a un forte collegamento con la cronaca (anche nell’altro film emergono i mezzi di comunicazione (sapere, non sapere/ vedere non vedere). Serie di testate giornalistiche che si succedono,  i titoli di testa. Russia, atomica, spazio; il lettering scelto colloca la produzione lux più vicina a quella dell’explotaion, a un cinema di serie B, con questo fumetto che richiama all’animazione, al mondo del fumetto molto amato dai giovani. La versione italiana differisce da quella americana, perché il titolo compare nella testata di un giornale, avendo una continuità maggiore. Orizzonte fortemente di cronaca. La collocazione nell’Atomica, e nella guerra fredda tra Usa e Urss, che evocano anche solo scritti. Fin dalla prima inquadratura, siamo nel mondo della scienza, e poi dopo qualche istante ci mostra il razzo, soldati, scienziati, ordini impartiti dagli altoparlanti; fino all’apparizione con un sistema di glass shot, trucco da mascherino, c’è una sovrimpressione che permette a questo modellino di razzo elaborato da Mario Bava che si occupava del direttore ella fotografia, e si occupava in quegli anni anche come responsabile dei trucchi, crea l’idea di questo razzo che incombe al di fuori di questa base, e che diventa da subito l’oggetto di desiderio del nostro sguardo. L’illusione scenica che il film costruisce ponendosi anche a noi spettatori come un film fortemente mimetico delle produzioni americane, cioè sembra una produzione americana o inglese.  La centralità dei mezzi di comunicazione; la fantascienza è in qualche modo vedere, sapere, avere a disposizione queste informazioni, e l’incipit ce lo mostra fortemente, anche questa gara tra i giornalisti per capire da chi sarà pilotato il razzo atomico, e infine il vincitore è il pilota americano John, destinato a condurre la prima spedizione dell’uomo sulla luna. E’ la base di una proiezione mondiale, non sta avvenendo nel segreto delle faccende di stato, ma ne stiamo partecipando tutti, tutti gli stati, e in questa proiezione verso gli spettatori, ci siamo anche noi spettatori del film, che siamo direttamente coinvolti. Il pubblico del film si sente fin da subito proiettato in mezzo, anche la scelta di questo giornalista che parla rivolti a noi. E’ un interpellazione, uno sguardo quasi proibito in macchina che interpella lo spettatore in causa. Lo sfoggio tecnologico è tutto molto forte, la base della Nasa, e tutte le nazioni sono rappresentate. Questo attore era già molto famose per un precedente film di fantascienza. Rustichelli costruisce anche una partitura completamente diversa, punto di contatto della fantascienza americana, per il filone amoroso. Il valore della linea amorosa è subito evidente; la dimensione sociale (l’orgoglio, il ruolo, l’importanza) vs. dimensione privata (il timore della fidanzata, compagna del pericolo che corre, presente per tutto il film, portato addirittura verso l’esoterico, lei a un certo punto ha delle premonizioni, e le sue paure diventano delle visioni. L’elemento melodrammatico non è solo la storia amorosa contornata dall’elemento musicale, ma anche quella di riportare alla visione collettiva umana. Il film precedente:  Il risveglio del dinosauro, uno dei primi film sul filone dei mostri.  

Il ritmo de La morte viene dallo spazio

La suspense esiste quando non succede niente, e il film è costruito su questa suspense, sul non riuscire a vedere, sull’attesa di qualcosa che è minaccioso e imminente, ma viene ritardata l’azione e l’arrivo. E’ anche molto forte l’esibizione della tecnologia e la dimensione scientifica, come modello d’interpretazione della realtà. Si fa riferimento alla realtà attuale. L’utilizzo di materiali effettuato in modo così plateale ci porta in una direzione di un’operazione assolutamente consapevole; l’autorialità di questa operazione (alta produzione, budget commisurato a questo genere che in quegli anni è a basso budget, il soggetto di questo  film è di Virgilio Savel, che nel 1962 si impegna in un importanze produzione televisiva affianco al padre del documentario d’inchiesta italiano che è Leandro Castellani, e vengono realizzate cinque puntate di questa storia della bomba atomica, col montaggio iniziale di bambini, questo accompagnamento musicale che richiama da vicino il fungo atomico, con gli effetti elettronici che la fantascienza utilizza. La morte viene dallo spazio è incentrato sulla questione atomica, il razzo è atomico, e poi l’esplosione, e la bolla di calore che arriva comunque a devastare la terra, e sono anche atomici i razzi che vengono inviati sullo spazio  per bloccare il pericolo atomico. C’è tutto il rigore informativo, la professionalità giornalistica e lo stile particolare che Savel stava già dimostrando, essendo nel 58 già un importante documentarista nell’ambito industriale, per l’Olivetti, ma collabora come sceneggiatore per il cinema italiano in opere anche molto diverse come ne i ragazzi di piazza Spagna, il neorealismo rosa, della commedia, e produzioni importanti come nel 54 de il figlio dell’uomo, a contenuto religioso. Non è secondaria la sua presenza di alta professionalità, già consolidato documentarista. Ogni operazione d’intervento di questi frammenti è un operazione di manipolazione, agendo proprio in termini visivi, utilizzando raccordi sull’asse finti.

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