La leggenda di Beowulf: Un fantasy per adulti all’insegna del digitale

La leggenda di Beowulf: Un fantasy per adulti all'insegna del digitale 1

La leggenda di Beowulf

Titolo originale: Beowulf

Anno: 2007

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Fantasy / Epico / Animazione

Casa di produzione: Warner Bros.

Prodotto da: Robert Zemeckis, Steve Starkey

Durata: 1 hr 49 min, 1 hr 55 min (director’s cut)

Regia: Robert Zemeckis

Sceneggiatura: Neil Gaiman, Roger Avary

Montaggio: Jeremiah O’Driscoll

Dop: Robert Presley

Musiche: Alan Silvestri

Attori: Ray Winstone, Anthony Hopkins, John Malkovich, Robin Wright Penn, Angelina Jolie, Brendan Gleeson, Crispin Glover, Alison Lohman

Trama de La leggenda di Beowulf

Gli dei non permetteranno che io muoia sulla tua debole lama. Gli dei non permetteranno che io muoia di spada o inghiottito dal mare. Gli dei non mi lasceranno morire nel sonno consumato dal tempo.

CIT. BEOWULF (RAY WINSTONE)

750 d.C. Mentre il cristianesimo procede a grandi passi nella Scandinavia medievale, il regno danese di re Hrothgar (Anthony Hopkins) è flagellato dalla violenza del grottesco mostro Grendel (Crispin Glover), un troll sensibile ai rumori forti. Il sovrano mette sul mostro una allettante ricompensa, e alla sua reggia approda il valoroso ma arrogante guerriero vichingo Beowulf (Ray Winstone), sterminatore di giganti e mostri marini, che uccide Grendel guadagnandosi la riconoscenza di Hrothgar.

Divenuto a sua volta Re e amato per le sue giovanili imprese, Beowulf si ritroverà cinquant’anni dopo a chiudere i conti con un l’oscurità del suo passato che ha assunto la forma di un immane drago sputa-fuoco…

Recensione de La leggenda di Beowulf

Siamo noi uomini mostri adesso. Il tempo degli eroi è morto, Wiglaf. Il Cristo Dio lo ha ucciso, e ha lasciato l’umanità con nient’altro che martiri piangenti, paura e vergogna.

CIT. BEOWULF (RAY WINSTONE)

Quello di Beowulf è un poema epico norreno composto e messo per iscritto tra il VII e il XII secolo, pozzo d’ispirazione per molti autori fantasy a partire da J. R. R. Tolkien e passando per C. S. Lewis. L’epopea si svolge in un Nord Europa germanico d’inizio Medioevo, un’epoca dove il cristianesimo stava muovendo i primi lenti passi per portare un nuovo codice di valori esistenziali agli uomini del tempo.

La transizione religioso-culturale di quel periodo storico è uno dei temi chiave su cui gli sceneggiatori Neil Gaiman (autore di American Gods) e Roger Avary (co-sceneggiatore mai fino in fondo riconosciuto di Pulp Fiction) hanno costruito la loro trasposizione del poema che, con l’eccezione di alcuni aggiustamenti-tradimenti resi necessari dalla natura piuttosto frammentaria dell’opera, ne segue con minuziosa fedeltà trama di base e tematiche.

Il Beowulf di Gaiman e Avary è l’epica di un uomo coraggioso ma non infallibile, capace di cadere in tentazione della carne come del potere e della promessa di gloria. Il protagonista finisce così per incarnare le idiosincrasie dell’intera società che si muove attorno a lui, arrogante, belligerante e assai pessimista sul destino dell’uomo, fisicamente incapace di distruggere le forze del male che ne minano la felicità ma consacrato all’immortalità tramandata dal compimento di ardue imprese.

Il sottotesto della crasi tra paganesimo e cristianesimo serve inoltre agli autori per alludere alla fine di quest’epoca di eroi ed esaltazione di sé stessi, pronta a cedere il passo a una nuova era d’ideali di rettitudine, umiltà e difesa del debole tipici delle successive saghe medievali, come il ciclo arturiano.

Analisi de La leggenda di Beowulf

Quando ero giovane, io pensavo che essere re volesse dire andare in battaglia ogni mattina, contare l’oro e il bottino nel pomeriggio e giacere con bellissime donne ogni notte. Ma ora, niente è piacevole come avrebbe dovuto essere.

CIT. BEOWULF (RAY WINSTONE)

La leggenda di Beowulf è stato diretto da Robert Zemeckis, pupillo di Steven Spielberg passato alla storia per quel geniale ibrido tra girato live action e cartoni animati che fu Chi ha incastrato Roger Rabbit. Il regista ha optato per una totale realizzazione del film con la tecnica della motion capture, da lui già sperimentata nel natalizio Polar Express. Rispetto al film precedente, il fotorealismo digitale della tecnica, che cattura e rielabora al computer espressioni e movimenti degli attori (permettendo poi d’inserirli su sfondi creati ad hoc), ha toccato notevoli traguardi, anche se a tratti si ravvisa una certa legnosità nei volti, che rischia di limitare l’espressività degli attori coinvolti nel progetto.

Generalmente l’impatto visivo di La leggenda di Beowulf è molto spettacolare, soprattutto nelle scene che vedono l’eroe combattere i mostri, dove Zemeckis (supportato dall’ottima soundtrack di Alan Silvestri) impartisce la giusta epicità action a suon di piani sequenza articolati e prospettive azzardate. Altri pregi d’inventiva tecnologica e artistica si ravvisano nel design delle creature, ferali e spaventose al punto giusto, sicuramente il pezzo forte dell’intero film (lascia invece perplessi la scelta di affibbiare alla madre di Grendel, interpretata da Angelina Jolie, dei talloni simil-tacchi a spillo).

Come detto, la sceneggiatura è parecchio ricca di spunti di riflessione sulla caducità del terreno nel bel mezzo dell’eterno conflitto tra bene e male, e presenta personaggi in altorilievo, granitici ma al contempo reali e pieni di imperfezioni. Il racconto arranca un po’ nella parte centrale, ma la dilatazione del ritmo (in cui l’adrenalina viene relegata solamente alle battaglie) è quella giusta dell’epica, dove le vicende sono portate avanti dai personaggi e dai loro conflitti interni più che dal clangore delle spade e dalle urla di guerra.

Dotato di una violenza grafica molto intensa ed espliciti riferimenti al sesso che anticipano di diversi anni il connubio pulp-medievale di Game of Thrones, La leggenda di Beowulf è un esperimento a tratti zoppicante ma nel complesso riuscito e interessante, forse troppo in anticipo sui tempi per poter conquistare l’amore del pubblico del 2007, e proprio per questa ragione da riscoprire e rivalutare.

Note positive

  • Impatto visivo generalmente spettacolare.
  • L’estro di Robert Zemeckis nell’imprimere epicità al racconto.
  • La varietà di sottotesti della sceneggiatura.
  • La colonna sonora poderosa di Alan Silvestri.

Note negative

  • La parte centrale perde un po’ di ritmo.
  • A tratti la mocap facciale degli attori è un po’ troppo legnosa.

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