Peripezie e pericoli a catena. Divertimento di alta classe sotto il segno di una libera e leggera fantasia ariostesca. È l’avventura allo stato puro con episodi di straordinario fascino. (cit. il Morandini)

La fortezza nascosta (隠し砦の三悪人, Kakushi-toride no san-akunin) (1958): il film che ispirò George Lucas.

Siamo agli inizi del 2018 e la saga Star Wars, iniziata nel lontano 1977 da George Lucas, ha raggiunto l’ottavo capitolo e non sembra intenzionata a giungere alla conclusione. Ma pochi sanno che una delle opere ispiratrici di questa longeva epopea risale al 1958, anno di svolta per uno dei più importati registi giapponesi di tutti i tempi: Akira Kurosawa.

Questi, dopo numerosi film distribuiti per lo più in patria, divenne noto anche al mercato estero grazie a Giuliana Stramigioli, docente d’italiano presso l’Università degli Studi Stranieri di Tokyo e fondatrice della società Italifilm nel 1948, la quale riuscì a far partecipare Rashomon (1950) (snobbato in patria) alla Mostra del cinema di Venezia. Qui il film si aggiudicò il Leone d’Oro e, grazie all’improvviso successo, raggiunse anche gli Oscar, vincendo nella categoria Miglior Film Straniero nel 1952.

Negli anni seguenti Kurosawa firmò molte altre pellicole di estrema importanza, mescolando cenni letterari altissimi, da L’idiota (1951) (tratto da Dostoevskij) a Il trono di sangue (1957) (tratto dal Machbet di Shakespeare), con la tradizione giapponese degli Jidai-geki, ovvero un genere di dramma storico ambientato nel periodo Tokugawa (徳川時代 Tokugawa jidai?16031868).

La Fortezza nascosta (1958) rientra in questo genere, ma rispetto alle pellicole precedenti presenta una componente comica molto più marcata.

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I protagonisti del film sono infatti due contadini in cerca di fortuna che litigano continuamente, creando situazioni comiche da teatro kabuki.

I due, dopo essere scappati da una miniera durante una rivolta dei prigionieri, si perdono in una foresta e li trovano dell’oro nascosto all’interno di alcuni rami secchi. A questo punto si palesa davanti a loro un uomo misterioso (il generale Rokurota Makabe, interpretato da Toshirô Mifune), che gli propone di aiutarlo a passare la frontiera con un’enorme quantità d’oro ed una misteriosa ragazza. Quest’ultima non è altro che la giovane erede al trono, personaggio interessante, in quanto si dimostra subito insofferente alle dinamiche politiche imposte dal proprio ruolo.

Il film non è altro che una favola avventurosa, molto più leggera rispetto agli standard del regista, ma non privo di spunti sociali interessanti: la principessa Yuki sottolinea quanto sia assurdo che, per salvare lei, si sia sacrificata la sorella del generale Rokurota e coetanea di Yuki. Sempre lei, giunta in un piccolo villaggio, rimane inorridita di come una prostituta viene trattata dal proprio padrone, quindi intima il proprio protettore di comprare la donna per poi liberarla.

La fortezza nascosta fu molto importante per Kurosawa perché gli permise, dal punto di vista tecnico, di sperimentare nuove tecnologie come il Tohoscope (il Cinemascope giapponese), per quanto riguarda la fotografia, e il Perspectosound, per quanto riguarda il suono. Ma soprattutto, grazie al successo che il film riscosse in tutto il mondo, riuscì finalmente a raggiungere l’indipendenza artistica fondando la propria casa di produzione, la Kurosawa Production.

“Una libertà che, mediante la sua personale casa di produzione fondata dopo aver diagnosticato il successo della pellicola, Kurosawa mantenne per una decina d’anni, prima del flop di Dodès’ka-dèn”. ( cit. Akira Kurosawa DVD Collection)

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Per chi stesse ancora chiedendo cosa c’entra questo film con Star Wars, vi invito a riflettere bene sui personaggi principali: due contadini goffi, un generale saggio e una principessa testarda. Ora chiamatela principessa Leila, sostituite il generale con un vecchio saggio eremita e aggiungete ai due una coppia di comic relief, ad esempio due droidi. Esatto, George Lucas dichiarò di avere ricalcato sui protagonisti de La fortezza nascosta quattro dei suoi personaggi più iconici: Leila, Obi-Wan Kenobi ed i due droidi C3- PO e R2-D2.

Inoltre il soggetto iniziale del primo film della saga aveva più di un punto in comune con l’opera giapponese, nonostante sia stato successivamente modificato:

“è il trentatreesimo secolo, un periodo di guerra civile nella galassia. Una principessa ribelle, con la sua famiglia, i suoi servitori, e il tesoro del clan, viene inseguita. Se riusciranno ad attraversare il territorio controllato dall’impero e raggiungere il pianeta amico, saranno in salvo”. ( cit. Lo Storione)

Per concludere, ricordiamo che lo stesso George Lucas, anni dopo, andrà in soccorso di Kurosawa, aiutandolo a produrre il capolavoro Kagemusha (1980), pellicola che rischiò di non vedere la luce a causa degli elevati costi di produzione.

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Note positive

  • Oltre al gusto registico e all’inventiva tecnica, possiamo anche segnalare le musiche del compositore Masaru Satō, assiduo collaboratore di Kurosawa.
  • Gli attori sono in grande forma, non solo Toshirô Mifune nel ruolo del generale, ma anche Misa Uehara come la principessa Yuki e i due irresistibili contadini interpretati da Minoru hiaki e Kamatari Fujiwara.
  • La direzione degli attori, soprattutto nelle scene di massa, sono state realizzate con l’aiuto del maestro d’armi Tetsu Kuse.

Note negative

  • Il film è ben lontano dai capolavori del regista, se questo può essere considerato un difetto.

 

Emanuele Marchetto