La danza della realtà recensione film

La danza della realtà: Il viaggio onirico nell’infanzia di Jodorowsky

La danza della realtà locandina

La danza della realtà

Titolo originale: La danza de la realidad

Anno: 2013

Paese: Cile, Francia

Genere: Biografico

Produttore: Michel Seydoux, Moisés Cosio, Alejandro Jodorowsky

Distribuzione: Garabondo – Arte in movimento

Durata: 133 minuti

Regia: Alejandro Jodorowsky

Sceneggiatura: Alejandro Jodorowsky

Fotografia: Jean – Marie Dreujou

Montaggio: Maryline Monthieux

Musiche: Adan Jodorowsky

Attori: Brontis Jodorowsky, Pamela Flores, Jeremias Herskovits, Alejandro Jodorowsky, Bastiàn Bodenhofer, Andrés Cox, Adan Jodorowsky, Cristòbal Jodorowsky

Trailer del film La danza della realtà

Il 28 ottobre del 2014 la tappa del tour italiano di Alejandro Jodorowsky giungeva a Roma. Dopo 23 anni d’assenza il regista cileno, simbolo del cinema underground, ha presentato il suo ultimo film, La danza della realtà, tratto dal suo libro autobiografico.

Trama de La danza della realtà

Ambientato nella sua città natale Tocopilla, Jodorosky cambia il suo passato, ricostruendo la sua famiglia e in particolare la figura di suo padre Jaime, un uomo che ha impartito al figlio un educazione dura e severa, alla quale il regista concede una redenzione finale, mentre realizza il piccolo sogno della madre, una donna schiavizzata dal marito, che sognava di diventare una cantante lirica e per questo in tutto il film il suo personaggio recita cantando da soprano.

Recensione de La danza della realtà

“Il cinema è l’arte più completa”

cit. Alejandro Jodorowsky

Il film mette in evidenza la dura realtà di un popolo schiacciato dalla dittatura e dalla miseria e il rifiuto che la città ha nei suoi confronti poiché figlio di emigrati ebrei russi, con la pelle bianca e il naso a punta che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di Pinocchio, il tutto documentato con una scena dove i suoi compagni si prendono gioco di lui a causa del suo sesso circonciso. La scena è popolata di alcune figure della sua infanzia, come Teosofo, gli uomini mutilati a causa degli incidenti in miniera lasciati per strada perché incapaci di compiere un lavoro, il nano che lavorava per il padre pubblicizzando il negozio di biancheria.

Molto particolare è la fotografia realizzata dal punto di vista del bambino, priva di ombre ricercando un maggior luminosità e colore interno alla scena.

Questo film, ha dichiarato in conferenza stampa il regista, l’ha trasformato in un salvatore per il suo paese, poiché grazie a lui sono stati fatti dei miglioramenti alla città, ricostruendo gli edifici che nel tempo erano stati distrutti.

Piuttosto difficile è stata l’interpretazione da parte di Brontis Jodorosky, figlio del regista e interprete dei suoi precedenti film El Topo e Santa Sangre, che si è dovuto calare nei panni del padre di Jodorosky (quindi del nonno), regalando una performance molto dura basata soprattutto sull’espressività di un uomo severo, nel primo blocco narrativo, e di un uomo che subisce violenza nel secondo blocco.

Durante la conferenza Jodorosky ha introdotto la sua tecnica di guarigione basata sulla psicomagia e l’importanza dei tarocchi, che porta sempre con se. Ha manifestato il suo rancore nei confronti del cinema americano e nelle case di distribuzione cinematografica, infatti La danza della realtà, dopo un anno dall’anteprima a Cannes, è uscito in un solo cinema venendo distribuito per tre settimane. Sia il regista sia la GARABOMBO arte e movimento, una società che nasce nell’intento di favorire e produrre il cinema d’autore e più in generale tutte le espressioni artistiche che difficilmente trovano spazio nelle attuali logiche di mercato, si sono battute affinché le opere del regista vengano distribuite in molti più cinema. E per finire Jodorosky ha raccontato un piccolo ricordo del suo unico incontro con Fellini: “sono venuto a Roma per presentare il mio film Santa Sangre, ed un giornalista mi chiese quale regista mi aveva influenzato di più e io risposi Fellini. Mi invitò sul set del film che stava girando, La voce della luna, quando mi vide allargo le braccia urlando JODOROWSKY e io risposi PAPÀ. Subito dopo iniziò a piovere e tutti corsero a ripararsi, quella fu l’ultima volta che vidi Fellini e la mia conversazione con lui fu di due parole Jodorowsky-papà, ma non la dimenticherò mai

Questo viaggio onirico nell’infanzia del regista continua con il secondo capitolo intitolato Poesia senza fine.

Note positive:

  • Difficile e ben riuscita interpretazione degli attori, in particolare di Brontis Jodorosky
  • Sceneggiatura e fotografia originali

Note negative:

  • Il film non prende una fetta di pubblico molto ampia visto la particolarità del cinema di Jodorosky



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