la casa l'horror del 1981

La casa: Sam Raimi alle prese con il suo primo film

la casa recensione

La casa

Titolo originale: The Evil Dead

Anno1981

Paese di produzioneUsa

GenereHorror

Produzione: Films around the world

Distribuzione: Multivision, Videopiù

Durata: 1 hr 25 min (85 min), 1 hr 10 min (70 min) (FSK 16) (Germany)

Regia: Sam Raimi

Sceneggiatore: Sam Raimi

Montaggio: Edna Ruth Paul

Dop: Tim Philo

Musica: Joseph Lo Duca, Ed Wolfrum

Attori: Betsy Baker, Bruce Campbell, Hal Del Rich, Ellen Sandweiss, Sarah York

Trailer italiano de La casa

Trama de La casa

Un gruppo di ragazzi composta da cinque individui ( Ash, Scott, Cheryl, Linda e Shelly) si recano in uno chalet di montagna, isolato da tutto e da tutti, per trascorrere un week end tra amici, ma niente va come dovrebbe andare e al tramonto incominciano ad accadere degli strani eventi e Cheryl, mentre disegna un orologio a pendolo, viene posseduta. La situazione precipiterà definitivamente quando il gruppo, specialmente Ash e Scott, trovano un vecchio registratore e un libro inquietante.

Nel registratore è presente un nastro con la voce di un uomo che parla dell’aver riportato alla luce il Naturon Demonto che consente di riportare in vita gli spiriti. L’audio pronuncia una formula che fa fuoriuscire definitivamente gli spiriti maligni dall’inferno.

Recensione de La casa

Si c’è un’altra strada… un sentiero… ma gli alberi Ash … lo sanno! Non lo vedi cosa mi hanno fatto Ash!!

La casa

Correva l’anno 1979: un aspirante regista di nome Sam Raimi guardava “Halloween” di John Carpenter in un drive-in e il primo pensiero che aveva in mente era la consapevolezza di non poter raggiungere un livello di qualità horror così elevata. Il suo genere preferito era la commedia, a tal punto da aver girato qualche sgangherato cortometraggio in Super 8 con il suo fidato gruppo, formato soprattutto dai compagni di scuola. Tuttavia la questione problematica era che il massimo budget raggiungibile, ovvero centomila dollari, permetteva solo la creazione dell’horror. Un genere dunque da sempre considerato meno bisognoso di altri, e forse è proprio per questo motivo che la fantasia è scoppiata per molti in mancanza dei mezzi adeguati.

L’arte di arrangiarsi ha permesso per esempio a Raimi, ora famoso principalmente per la trilogia di “Spiderman”, non solo la sperimentazione nella messa in scena, ma l’entrata nell’olimpo del cinema del terrore, prima con il corto “Within the Woods”, materiale necessario per motivare i produttori, e poi con la realizzazione del lungo e definitivo “The Evil Dead”. Il primo elemento chiave vincente è insito nel titolo italiano (La casa).

Una casa, da sempre prefigura il focolare domestico, qui è uno chalet utilizzato dai protagonisti per lo svago, che si rivela invece un contenitore di forze primigenie. Ma il campo scenografico non si limita solo all’abitazione, perché anche la natura circostante è complice, da una parte carnefice dell’uomo ma allo stesso tempo vittima e schiava di esseri misteriosi. Un ambiente rarefatto che non lascia scampo, utilizza tutti i mezzi possibili per ottenere le prede e contribuisce insieme all’atemporalità alla costruzione di una storia universale, destinata ad affascinare e ispirare per tanto tempo.

Una vera e propria rivoluzione fu la personificazione del mostro: la macchina da presa, oggetto funzionale al racconto per immagini, diventa il monstrum che insegue i ragazzi, attraverso piani sequenza in soggettiva, ma non è visto né dai personaggi del film né dagli spettatori. Quindi la macchina da presa (maneggiata con estrema facilità attraverso il formato 16mm) diventa il simbolo del cinema come finzione e gioco, i protagonisti non vedono lei, ma percepiscono la forza sinistra, mentre lo spettatore si ritrova a inseguire questi ultimi, raggiungendo pienamente la catarsi e il coinvolgimento.

Uno strano Eroe 

Dei sei ragazzi protagonisti che vengono posseduti, violentati e sfregiati da queste forze misteriose, solo uno oppone resistenza e risponde al nome di Ash Williams: interpretato dall’amico di scuola Bruce Campbell, questo character apparentemente impacciato e modesto, diventa eroe suo malgrado, sopravvive a tutte le “torture” e persecuzioni degli amici, non solo fisicamente, ma anche nella psiche. Infatti si ritrova in una situazione in cui tutti darebbero di matto e si mostrerebbero passivi, e invece, in barba a tutti gli stereotipi antecedenti del mostro come essere superiore e divino in confronto all’uomo, destinato a morire o a diventarne schiavo, imbraccia il fucile e prende di petto gli eventi.

Il suo battesimo di fuoco può essere considerato lo specchio liquido, in cui immerge il braccio e subito dopo tira fuori un urlo liberatorio, unico momento di umanità, prima di diventare quello che oggi sarebbe catalogato come un supereroe. Ash è diventato un personaggio iconico dell’horror non solo per la sua iniziativa di combattere contro i demoni anche insconsci (non per niente ricorre il doppelganger), ma anche per il suo percorso, proseguito con gli altri due capitoli ad alto budget, di quella che diventerà una delle trilogie più strane e innovative del cinema.

Nel primo capitolo vediamo ancora un ragazzo incerto e timido che dimostra di non voler morire; nel secondo, “La casa 2”, viene posseduto, ma riesce a sopravvivere, forse perché destinato a essere il rappresentante umano della lotta contro il male, o semplicemente perché ha molta fortuna, e completa la sua figura più famosa con due oggetti/armi/props: fucile e motosega; ma è il terzo a rappresentare il climax: il ragazzo viene catapultato da un vortice interdimensionale nel Medioevo, in un villaggio disturbato da demoni. Qui non si limita a continuare ad accettare la figura dell’eroe combattendo e si permette di sbagliare un rito, scatenando altre forze dall’oltretomba, dimostrando la sua unicità proprio nell’errore e nella sbadataggine.

L’ultimo prodotto di questo fandom, la serie “Ash vs Evil Dead”, conia il combattimento contro il male come prassi, semplice mansione del protagonista, che prende tutto alla leggera ed esce indenne in un modo o nell’altro da ogni atrocità.

Il Necronomicon ex mortis

Tornando al capostipite della saga, si può notare che il prop presente fin dall’inizio è un libro: il Necronomicon ex mortis, il Libro dei morti, trovato nella cantina dello chalet e la cui lettura funge da interruttore per l’orrore, nato dalla penna dello scrittore di Providence H.P.Lovecraft, precisamente nel racconto “The hound” del 1924. La naturale esistenza del libro è oggetto di molti studi e nel film La casa viene utilizzato come ulteriore elemento dell’occulto, indecifrabile e forse inesistente, che incrementa l’alone di mistero e di ambiguità di un horror astratto ed evocativo, aiutato da una messa in quadro che utilizza spesso il fuoricampo e dal campo sonoro irrefrenabile e senza tregua, come gli eventi che si susseguono senza pausa.

Raimi continua la tradizione usata da Agatha Christie di un unico luogo come teatro dell’azione, claustrofobico e in cui può succedere di tutto. Dopo l”Orient Express”, lo chalet di montagna verrà riproposto e rielaborato a tal punto da scatenare una satira finale dei cliché del genere, attuata dal director Drew Goddard nel 2011 con “The Cabin in the woods”. Il lavoro sulle voci e sul trucco demoniaci conclude poi il lavoro, assicurando un’esperienza cinematografica d’impatto e indimenticabile.

Il contributo per la Settima Arte di Sam Raimi non finisce qui: il suo stile è inconfondibile: ironia e coinvolgimento nella storia sono le protagoniste dei suoi film e l’attenzione per i demoni, e la conseguente possessione, continuerà in “Drag me to hell”, pellicola del 2009. Il suo esordio non finirà mai di offrire suggestioni e idee per i cineasti, soprattutto per quelli più interessati all’equilibrio tra soma e psiche.

Note positive

  • La scenografia
  • La regia
  • La sceneggiatura

Note negative

  • Nessuna

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