Edward Norton in La 25°ora

La 25ª ora: l’America post-11 settembre

Recensione del lungometraggio La 25ª ora scritto da David Benioff e diretto da Spike Lee del 2002.
La 25ª ora

La 25ª ora

Titolo originale: 25th hour

Anno: 2002

Paese: Stati Uniti d’America

Genere:Drammatico

Produzione:40 Acres and a Mule Filmworks, Gamit Films, Industry Entertainment, Touchstone Pictures

Distribuzione: Buena Vista

Durata: 135 min

Regia:Spike Lee

Sceneggiatura:David Benioff

Montaggio:Barry Alexander Brown

Fotografia:Rodrigo Prieto

Musiche:Terence Blanchard

Attori:Edward NortonPhilip Seymour Hoffman, Barry Pepper

Trailer italiano de La 25ª ora

Trama de La 25ª ora

Il film, La 25ª ora, parla di uno spacciatore, Monty Brogan, che viene condannato a sette anni di reclusione e che ha, appunto, 24 ore per sistemare alcune faccende.

Recensione de La 25ª ora

Una norma della legislatura (…) degli stati uniti prevede che l’incensurato ritenuto colpevole di reati non di sangue possa beneficiare di una sorta di periodo-finestra, dall’istanza di carcerazione all’effettivo ingresso in galera. Questa parentesi (…) a New York dura 24 ore

Mauro Gervasini

Tratto dal romanzo omonimo di David Benioff, La 25ª ora è stato presentato in concorso al Festival di Berlino. Il libro aveva l’intento di descrivere i bassifondi newyorchesi alle soglie del nuovo millennio.

L’attore Tobey Maguire se ne innamorò e convinse lo scrittore a realizzare un primo script. Ovviamente Maguire voleva interpretare Monty, ma poi abbandonò il progetto per andare a interpretare Peter Parker nella trilogia su Spideman di Sam Raimi. Viene successivamente coinvolto Spike Lee, che ha la geniale intuizione di ambientare la pellicola dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Su indicazione del regista, Benioff riscrive la sceneggiatura, reintegrando alcune scene da lui scartate in precedenza perché ritenute “poco cinematografiche”: una di queste è la famosa scena del monologo allo specchio, modificata per inserire delle battute sul terrorismo e sul razzismo verso gli afroamericani. Anche il ruolo del padre viene ampliato e reso più emotivamente coinvolto: diventa un ex vigile del fuoco, figura rappresentativa dell’11 settembre 2001.

Questo aggiornamento non è stata una scelta di comodo: La 25ª ora è stato uno dei primi film ambientati nella New York post-11 settembre, e durante i titoli di testa ci vengono mostrati i laser blu posizionati dove una volta c’era il Word Trade Center. Questa immagine evanescente sottolinea una mancanza e rende la vicenda del protagonista allegoria di una città (e di una nazione) ferita, che non ha più certezze nel futuro. Come se l’evento tragico avesse costretto l’America ad interrogarsi su se stessa.

L’angoscia personale del vulnerato protagonista, spacciatore che vive la sua ultima giornata di libertà prima di entrare in carcere per sette anni, è immersa nell’ansia collettiva di una New York frastornata e tragica, che contempla le voragini delle Twin Towers(…). La domanda su quale potrà essere il futuro di Edward Norton si allarga al problema dell’avvenire di un’intera comunità

Tullio Kezich

Gli ultimi dieci minuti mostrano un lieto fine immaginato dal padre di Monty, che propone al figlio di scappare e di rifarsi una vita altrove: la sequenza è splendida, estremante intensa e toccante, e lascia intendere che, nonostante nulla sarà più come prima, non tutto è perduto.

(…) in quel periodo gli americani erano assetati di sangue; dovunque andassi c’era gente che indossava quelle t-shirt con la scritta ‘Bin Laden: Wanted Dead or Alive’, o cose anche peggiori. Ma non è stato per l’11 settembre che ho deciso di fare La 25ª ora. Non l’ho fatto per mostrare il dolore di New York, perché un film deve raccontare una storia. Abbiamo usato l’11 settembre come sfondo perché ritenevamo che contribuisse a raccontare meglio la storia

Spike Lee

Note positive

  • La prova attoriale dell’intero cast è eccellente e la sceneggiatura, con i suoi lunghi dialoghi spesso risolti in poche inquadratura, da la possibilità ad ogni singolo interprete di dimostrare la propria abilità recitativa.
  • Spike Lee è sempre stato uno sperimentatore, ma in questo film mette a frutto tutto quello che ha imparato nelle pellicole precedenti, dando vita ad una pellicola davvero unica, che sfrutta ogni singolo mezzo creativo (sonoro, fotografico, narrativo, ecc…) per costruire un racconto complesso, coinvolgente e dalla forte consapevolezza sociale.

Note negative

  • Fu il primo film che Spike Lee realizzò su commissione, dimostrando alle majors di poter gestire prodotti potenzialmente più commerciale; questo portò il regista ad imbarcarsi in progetti sempre meno personali come Inside Man (2006), che si rivelò comunque un ottimo film, o come il remake di Old Boy (2013), estremamente deludente, nonostante la tecnica impeccabile.

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