La 25ª ora: l’America post-11 settembre

“Una norma della legislatura (…) degli stati uniti prevede che l’incensurato ritenuto colpevole di reati non di sangue possa beneficiare di una sorta di periodo-finestra, dall’istanza di carcerazione all’effettivo ingresso in galera. Questa parentesi (…) a New York dura 24 ore”  

(Mauro Gervasini).

Regia di Spike Lee. Con Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin, Rosario Dawson, Brian Cox.  Tratto dal romanzo omonimo di David Benioff, il film è stato presentato in concorso al Festival di Berlino.

Il film, La 25ª ora, parla di uno spacciatore, Monty Brogan, che viene condannato a sette anni di reclusione e che ha, appunto, 24 ore per sistemare alcune faccende. Il libro di David Benioff aveva l’intento di descrivere i bassifondi newyorchesi alle soglie del nuovo millennio.

L’attore Tobey Maguire se ne innamorò e convinse lo scrittore a realizzare un primo script. Ovviamente Maguire voleva interpretare Monty, ma poi abbandonò il progetto per andare ad interpretare Peter Parker nella trilogia su Spideman di Sam Raimi.

 

La 25ª ora: l'America post-11 settembre

Viene successivamente coinvolto Spike Lee, che ha la geniale intuizione di ambientare la pellicola dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Su indicazione del regista, Benioff riscrive la sceneggiatura, reintegrando alcune scene da lui scartate in precedenza perché ritenute “poco cinematografiche”: una di queste è la famosa scena del monologo allo specchio, modificata per inserire delle battute sul terrorismo e sul razzismo verso gli afroamericani ( vedi qui) . Anche il ruolo del padre viene ampliato e reso più emotivamente coinvolto: diventa un ex vigile del fuoco, figura rappresentativa dell’11 settembre 2001.

La 25ª ora: l'America post-11 settembre

Questo aggiornamento non è stata una scelta di comodo: La 25ª ora è stato uno dei primi film ambientati nella New York post-11 settembre, e durante i titoli di testa ci vengono mostrati i laser blu posizionati dove una volta c’era il Word Trade Center. Questa immagine evanescente sottolinea una mancanza e rende la vicenda del protagonista allegoria di una città (e di una nazione) ferita, che non ha più certezze nel futuro. Come se l’evento tragico avesse costretto l’America ad interrogarsi su se stessa.

La 25ª ora: l'America post-11 settembre

 

Scrive Tullio Kezich:

“L’angoscia personale del vulnerato protagonista, spacciatore che vive la sua ultima giornata di libertà prima di entrare in carcere per sette anni, è immersa nell’ansia collettiva di una New York frastornata e tragica, che contempla le voragini delle Twin Towers(…). La domanda su quale potrà essere il futuro di Edward Norton si allarga al problema dell’avvenire di un’intera comunità”.

Gli ultimi dieci minuti mostrano un lieto fine immaginato dal padre di Monty, che propone al figlio di scappare e di rifarsi una vita altrove: la sequenza è splendida, estremante intensa e toccante, e lascia intendere che, nonostante nulla sarà più come prima, non tutto è perduto.

“(…) in quel periodo gli americani erano assetati di sangue; dovunque andassi c’era gente che indossava quelle t-shirt con la scritta ‘Bin Laden: Wanted Dead or Alive’, o cose anche peggiori. Ma non è stato per l’11 settembre che ho deciso di fare La 25ª ora. Non l’ho fatto per mostrare il dolore di New York, perché un film deve raccontare una storia. Abbiamo usato l’11 settembre come sfondo perché ritenevamo che contribuisse a raccontare meglio la storia”

(Spike Lee).

 

Lati positivi:

  • La prova attoriale dell’intero cast è eccellente e la sceneggiatura, con i suoi lunghi dialoghi spesso risolti in poche inquadratura, da la possibilità ad ogni singolo interprete di dimostrare la propria abilità recitativa.
  • Spike Lee è sempre stato uno sperimentatore, ma in questo film mette a frutto tutto quello che ha imparato nelle pellicole precedenti, dando vita ad una pellicola davvero unica, che sfrutta ogni singolo mezzo creativo (sonoro, fotografico, narrativo, ecc…) per costruire un racconto complesso, coinvolgente e dalla forte consapevolezza sociale.

Lati negativi:

  • Fu il primo film che Spike Lee realizzò su commissione, dimostrando alle majors di poter gestire prodotti potenzialmente più commerciale; questo portò il regista ad imbarcarsi in progetti sempre meno personali come Inside Man (2006), che si rivelò comunque un ottimo film, o come il remake di Old Boy (2013), estremamente deludente, nonostante la tecnica impeccabile.

Emanuele Marchetto

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