King Kong – Scheda Film

Anno: 1976

Paese: Usa

Lingua: Inglese

Genere: avventura drammatico

CAST TECNICO

Regia John Guillermin

Sceneggiatura Lorenzo Semple Jr

VFX  Carlo Rambaldi, Glen Robinson, Frank Van der Veer, Rick Baker

Dop Richard H. Kline

Casa di Produzione: Dino De Laurentiis

Durata: 2h 14m;  3 hr 2 min (182 min) (television) (USA)

Aspect ractio: 2.35 : 1

Negati format 35mm

CAST ARTISTICO

Jeff Bridges

Jessica Lange

Charles Grodin

King Kong: come rovinare un film – La recensione

Dwan:  Sono una diva, adesso

Fred Wilson:  Tutto sistemato, Jack, tournée negli Stati Uniti, si debutta a New York… radio, televisione, Kong. Ed ospiti d’onore  […] e poi riesco a scritturare anche Pagyn per la coreografia della Bella e la bestia

cit. King Kong

King Kong è uno dei mostri più famosi della storia del cinema, un essere spaventoso e dolce che ha incantato i cuori di migliaia di spettatori.

Peter Jackson definisce il King Kong del 1933 il suo film preferito, tanto che decise di onorarlo con un fedelissimo remake che ebbe il compito di riportare nel cuore dei ragazzi del XXI secolo la storia d’amore per eccellenza che vede come protagonista un errore della natura: un gigantesco Gorilla, l’unico della sua specie, che prova dei sentimenti per una graziosa ragazza americana incarnando il concetto della favola “La Bella e la Bestia”.

Kong, il nome del Gorilla, non prende vita sulle pagine di un romanzo d’avventura per ragazzi ma negli Studios cinematografici e precisamente dalla fantasia di Merian C. Copper. L’idea inizio a frullargli nella mente dopo aver parlato con W. Douglas Burden, un esploratore scientifico presso l‘American Museum of Natural History, il quale aveva riportato da un’isola dell’Estremo Oriente il più grande rettile mai trovato fino ad allora: Il drago di Kommodo.

Cooper sviluppò il racconto di Burden per il suo film; mantenne la spedizione verso un isola sconosciuta, denominata in seguito “Isola del Teschio” e l’incontro con un animale mai visto prima d’ora che venne individuato in un gigantesco Gorilla.

King Kong foto 1976

L’idea affascinò la RKO tanto che Cooper con Edgar Wallance poterono iniziare a porre le basi per la creazione di un mostro che da lì a poco sarebbe diventato un’icona del cinema mondiale, riuscendo a battere i muri del tempo. King Kong prima di tutto è una storia universale.

Il primo remake di King Kong venne effettuato nel 1976 a cura di John Guillermin. L’opera pur ottenendo un discreto successo di pubblico e un oscar a Carlo Rambaldi per gli effetti speciali, notevoli per l’epoca, non ottene l’approvazione da parte della critica cinematografica mondiale per determinati motivi che analizzeremo in seguito.

Nel 1986 ne venne realizzato un sequel “Kin Kong 2” che fu un meritato fiasco commerciale.

Trama

Siamo nel 1976. Un paleontologo, Jack Prescott, si imbarca clandestinamente su una nave di una compagnia petrolifera, la quale si dirige verso una misteriosa isola, celata alla vista umana da una fitta nebbia.

Fred Wilson, il capitano della spedizione, suppone con determinazione che in quello spazio incontaminato dall’essere umano ci sia una miniera di petrolio e che sia questa la causa della fitta nube che avvolge l’Isola del Teschio.

Il paleontologo va contro il capitano della spedizione asserendo un ipotesi alquanto folle, ma che si rivelerà veritiera: la nube è causata dall’ossigeno benché egli sa che in quel luogo abitano creature gigantesche

La monotonia del viaggio cambia con il ritrovamento in mare di una graziosa fanciulla, Dwan (Jessica Lange), unica superstite di un naufragio misterioso.

La spedizione arrivata sull’isola scopre immediatamente la presenza di un gas nel terreno e di una tribù indigena che sembra venerare un Dio scimmia Kong. Gli abitanti dell’isola sceglieranno di donare/sacrificare Dwan alla crudele divinità.

Da questo momento il paleontologo cercherà di salvare la donzella in pericolo, provando, a sua volta, a proteggere il gorilla dalla malvagità e crudeltà umana.

Analisi Filmica

Pur essendo un remake, King Kong del 1976 si distacca su molti aspetti dall’originale del ’33. I Temi trattati si avvicinano all’attualità del momento e al capitalismo americano fatto di news prese senza scrupolo dalle tristezze altrui. Tutto è mercato e tutto è secondario al business.

Il King Kong di James Creelman non è una bestia feroce e crudele come quella dell’originale ma racchiude in sé una coscienza, un’emozione e umanità che lo rendono tridimensionale al pubblico, tridimensionalità che però non è stata ben sviluppata in sceneggiatura non facendoci comprendere molte delle azioni di Kong. 

Mentre Kong è tridimensionale gli altri personaggi non hanno reali caratteristiche e nemmeno un’evoluzione caratteriale ma sono semplicemente ciò che vediamo esteriormente: Dawn la bella e seducente ragazza frivola e sciocca che aspira a diventar famosa; Jack Prescott l’amante della natura contro il capitalismo e il suo opposto Fred Wilson che fa tutto per il dio denaro e la gloria.

Nonostante alcune migliorie tematiche la trama non è riuscita a svilupparsi nel miglior dei modi. Le novità inserite hanno modificato le vicende originali e l’unione tra le novità del 1976 e quelle del 1933 non hanno portato il successo sperato causando un effetto di ridicolo in molti momenti cruciali del film

La vicenda non si svolge nel 1933 come l’originale ma si sposta negli anni contemporanei al film, nel 1976 e i personaggi narrati sono diversi da quelli mostrati da Cooper sia nei nomi che nella loro professione, ma il gioco dei ruoli dei tre protagonisti e della bestia resta il medesimo.

Nel ’33 si narra di una produzione cinematografica che si reca nell’Isola del Teschio per realizzare un film.  La Dawn del film è già presente dall’inizio come attrice del film.

L’entrata di Dawn corrisponde, nel 1976, alla prima reale gaffe narrativa all’interno dell’opera, causando la rottura della verosimiglianza narrativa.

Il paleontologo nota in lontananza un gommone con qualcuno sopra. L’equipaggio salva il civile scoprendo che si tratta di una ragazza. Lei è Dwan, una bella ragazza completamente truccata che sembra essere uscita da un salone di bellezza ( prima nota negativa) e non appare per niente una naufraga.

Jessica lange nel 1976 king kong

Dwan racconta di essere stata nello Yacht di un regista pornografico e che lei è un attrice. All’improvviso però l’imbarcazione è esplosa e si deduce che il regista sia morto.

Jessica Lange è ottima nel ruolo assegnatole ma il regista le fa interpretare in maniera ridicola la parte: lei ride mostrando tutta la sua superficialità, sembra quasi non fregarle niente di ciò che è avvenuto, come sembra non interessare ciò anche al paleontologo e al capitano che guardano solo il suo aspetto esteriore. Va bene caratterizzare un personaggio come frivolo ma due lacrime e un po di shock ci dovevano essere.

Nelle scene successive la troviamo a fare la gattamorta con il capitano e Jack come se il tragico incidente capitatole non fosse mai avvenuto.

Interessante invece la storia d’amore tra lei e il paleontologo che non cade nella banalità ma ha un suo senso e originalità all’interno dell’opera.

film king kong 1976

Altro errore ritrovabile nella prima parte narrativa è l’abbigliamento di Dwan. In una nave maschile non dovrebbero esserci abiti femminili, invece ci sono. Errore di senso.

Dwan: Senta Mr Wilson le piacerebbe un reportage sensazionale sullo sbarco?

F. Wilson: certo

Dwan: Allora deve portare anche me a terra che Titolo “Ragazza americana salvata da esplosione in mare grazie a Gola Profonda”

cit. King Kong

Entriamo nella seconda parte narrativa: l’arrivo all’Isola del Teschio. Tutto scorre perfettamente ed il film sembra migliorare ma riprecipita quando arrivano davanti ad un grosso muro di legno, una fortezza, che deve mantenere il mostro fuori dal paese di una tribù.

Qui mi soggiunge un dilemma: se il gorilla Kong non riesce ad entrare come fanno i nostri protagonisti ad oltrepassare, senza essere visti e senza difficoltà, il muro?

Risposta: è impossibile!. Infatti non è un caso che questo passaggio non verrà mai mostrato all’interno del film.

Giungiamo così alla nostra protagonista che viene rapita dal terribile King Kong, di cui non sapremo mai le vere intenzioni e cosa sia successo alle altre ragazze della tribù precedente poiché ci viene fatto intuire che la tribù sacrifica delle ragazza alla bestia per mantenere la tranquillità. Per loro Kong è una divinità da non fare arrabbiare

Il Gorilla viene mostrato attraverso un ottimo close up degli occhi, ben interpretati dall’attore Rick Backer che solo attraverso lo sguardo riesce a trasmettere allo spettatore emozioni uniche e d’angoscia, sopratutto nell’ultima metà del film e nella scena in cui il gorilla si trova rinchiuso in una gigantesca gabbia.

Gli effetti speciali sono fantastici per l’epoca anche se Kin Kong nei movimenti sembra molto più simile ad un essere umano, camminando sempre in maniera eretta, che non ad un animale selvaggio.

La scenografia, visibilmente dipinta, e i suoi set in studio non tolgono la magia all’opera filmica. Unico errore scenografico è che se gli animali del luogo sono giganti e Kong lascia sul suolo delle grosse impronte anche le piante dovrebbero essere enormi sennò fa troppo stano e assurdo notare come il paleontologo e la sua troupe faticano a trovare le traccie sulla direzione del gorilla, quando queste non possono essere che evidenti.

Purtroppo la sceneggiatura affossa continuamente l’opera filmica. Il primo dialogo e incontro tra il Gorilla e la ragazza è ridicolo, così assurdo che non ti permette nemmeno di ridere; ecco a voi le parole pronunciate da Dwan: 

Io soffro di vertigini, quando avevo dieci anni mi portarono sulla statua della libertà e vomitai nell’ascensore ( grida) Fammi scendere… voglio tornare a terra… fammi scendere sto male rimettimi a terra, ti prego. Brutta bestione antifemminista scimmione deficiente. Che accidenti vuoi da me, se devi mangiarmi, avanti che aspetti mangiami, falla finita, ingozzati e che ti vada per traverso… Non volevo, giuro che non volevo a volte divento così aggressiva è un sintomo di insicurezza sai e come quando tu abbatti gli alberi, invece tu sei gentile, sei così buono, tenero, buono, scimmione dolce. Noi due diventeremo grandi amici vero? Sai il mio segno è la bilancia e tu di che segno sei?

cit. King Kong

kng kong 1976 scena film

Alla fine il mostro viene catturato, la damigella viene salvata e King Kong giunge a Manhattan, come nuova moda del momento.

L’ultima parte è in assoluto la migliore del film, con delle scene ottimamente realizzate registicamente. Di una poesia incredibile quando il foulard di Dwan vola dentro la prigione di King Kong, lui lo prende sentendone l’odore e mostrando il suo amore per lei.

La sua scalata per le torri gemelle e la fine di King Kong è arte, sia tecnica – registica sia tematica. Una critica verso una società cieca e crudele dove la vittima è Kong; costretto a vivere in un mondo non suo per nostro volere di intrattenimento, vuole salvare solo il suo amore e vivere felicemente ma la vita glielo impedisce creando una storia d’amore impossibile per uno come lui.

fianale king kong 1976

Il finale racchiude l’emblema della società moderna: i paparazzi, le notizie a scalpito di tutto.

I paparazzi non guardano più i drammi come atti tragici ma per loro tutto è news, merce da vendere. L’umanità ha perso la compassione.

Nella scena finale Jack cerca di avvicinarsi alla sua amata piangente e urlante accanto al corpo senza vita del maestoso Kong. La folla è impazzita, tutti vogliono vedere il mostro fregandosi della tragicità dell’istante.

Il tema del capitalismo: L’uomo che si pone davanti alla natura come creatore del nuovo mondo come l’elemento centrale del film. Non per caso i protagonisti maschili sono gli opposti: un petroliere e un paleontologo.

Note positive

  • Gli effetti speciali riguardanti King Kong
  • La musica
  • Jessica Lange nella sua parte, benché per errori di regia e sceneggiatura anche lei cade nel ridicolo

Note negative

  • Buchi di sceneggiatura con battute fuori luogo
  • La regia
  • Aver inserito il personaggio interpretato da Jessica Lange in un secondo momento. Se fosse stato un elemento interno alla missione, beh. avrebbe funzionato meglio la sceneggiatura filmica.