King Kong (2005): La cinefilia romantica del remake di Peter Jackson

Recensione di King Kong (2005) il remake di Peter Jackson che ci cimenta in una storia tra sentimentalismo e azione.
King Kong (2005): La cinefilia romantica del remake di Peter Jackson 1

King Kong

Anno: 2005

Paese: Stati Uniti d’America, Nuova Zelanda

Genere: Avventura / Fantascienza / Drammatico

Casa di produzione: Universal Pictures, WingNut Films

Prodotto da: Peter Jackson, Fran Walsh, Jan Blenkin, Carolynne Cunningham

Durata: 3 hr e 07 min (187 min)

Regia: Peter Jackson

Sceneggiatura: Peter Jackson, Philippa Boyens, Fran Walsh

Montaggio: Jamie Selkirk

Dop: Andrew Lesnie

Musiche: James Newton Howard

Attori: Naomi Watts, Adrien Brody, Jack Black, Thomas Kretschmann, Colin Hanks, Jamie Bell, Andy Serkis, Evan Parke, Lobo Chan, Kyle Chandler

Trailer di KING KONG

RECENSIONE DI KING KONG

C’è rimasto ancora un po’ di mistero in questo mondo, e possiamo goderne tutti al prezzo di un biglietto d’ingresso.

CIT. CARL DENHAM (JACK BLACK) – KING KONG

Fresco della pioggia di Oscar e del successo planetario della Trilogia di Il Signore degli Anelli (2001-2003), il regista neozelandese Peter Jackson ha potuto riportare in vita un progetto cullato fin dalla giovinezza: la realizzazione di un remake del capolavoro King Kong del 1933 diretto da Merian C. Cooper, condito di mille suggestioni e generi differenti, e con un occhio di riguardo per la lezione sul catastrofismo spielberghiano di Jurassic Park (1993).

Il rifacimento, aggiornato con i più avveniristici effetti speciali dalla stessa Weta Digital della Trilogia dell’Anello, segue filologicamente la trama del capostipite, ma dilata i tempi a dismisura con un elevato numero di sottotrame e scene ad alto tasso spettacolare, portando la narrazione alla chilometrica durata di più di tre ore.

TRAMA DI KING KONG

Quand’ecco la bestia guardò in volto la bella, e la bella fermò la bestia, che da quel momento fu come morta.

CIT. CARL DENHAM (JACK BLACK) – KING KONG

New York, 1933. Il regista indipendente Carl Denham (Jack Black) ha in progetto di girare un film sulla misteriosa Skull Island, e organizza una spedizione a cui prendono parte anche l’attrice di vaudeville Ann Darrow (Naomi Watts) e l’acclamato drammaturgo Jack Driscoll (Adrien Brody). Una volta imbarcata sulla nave Venture, comandata dal capitano Englehorn (Thomas Kretschmann), la troupe giunge sull’isola ma si imbatte però in una serie imprevista di pericoli: tribù selvagge, animali preistorici, e un gigantesco gorilla (Andy Serkis) che sembra appassionarsi per la bella Ann.

ANALISI DI KING KONG

Lei non ha fiducia, non sa nemmeno se sia ancora capace di amare, se si concede all’amore, è la rovina…

CIT. ANN DARROW (NAOMI WATTS) – KING KONG

King Kong di Peter Jackson si compone in tre atti ben distinti per toni e atmosfere: la prima parte, ambientata in una New York degli anni della Depressione ricostruita alla perfezione, è in bilico tra dramma e commedia che si concede anche qualche frecciatina al vetriolo verso i meccanismi di produzione hollywoodiani; la seconda prende una forte virata in pieno horror e cita tra le altre cose il Cuore di tenebra di Joseph Conrad; il finale, di ampio respiro, è dedicato all’impossibile love story tra la bella e la bestia che tutti conosciamo.

Al coinvolgimento emozionale di questa terza parte contribuisce anche l’eccelso lavoro di Andy Serkis (già Gollum nella trilogia tolkieniana) che presta movenze ed espressioni facciali a un Kong mai stato così realistico. Dente spezzato, mandibola storta, cicatrici e sguardo fetale ma al contempo (fin troppo) umano: il gorilla di Jackson impressiona per realismo e potenza scenico/espressiva, in uno dei migliori risultati ottenuti dalla tecnologia della performance capture.

Se il lavoro compiuto dalla Weta nella realizzazione di Kong e delle varie creature che popolano l’isola, è egregio; la componente umana non resta indietro. Tra una Naomi Watts funzionale e un Adrien Brody di cui si nota un genuino smarrimento davanti alla sovrabbondanza di effetti speciali, a spiccare nel cast è soprattutto Jack Black nei panni di un Orson Welles 2.0, ugualmente eccentrico e distruttivo.

I 90 minuti ambientati a Skull Island sono indubbiamente i più riusciti e coinvolgenti. La messa in scena di un ambiente esotico ed ostile, dove l’uomo non ha diritto di replica, lascia davvero a bocca aperta, anche se Jackson, talune volte, non riesce a mettere a freno un’autocompiaciuta volontà di stupire ed emozionare lo spettatore, soffermandosi troppo su alcune scene dove mette in mostra ogni tipo di mostro o dinosauro (la versione extended cut sfiora addirittura le quattro ore).

In conclusione, King Kong di Peter Jackson è un maestoso omaggio al grande cinema di una volta; quello fatto di amori impossibili e avventura in luoghi inesplorati, che forse si crogiola un po’ troppo negli effetti speciali e nella sua chilometrica durata, ma riesce comunque a imprimere il giusto pathos e la giusta epicità che si richiede a racconti di questo tipo.

NOTE POSITIVE

  • Regia
  • Attori
  • Effetti Speciali

NOTE NEGATIVE

  • A tratti la lunga durata si fa sentire

Newsletter Updates

Enter your email address below to subscribe to our newsletter