sanremo io sono mia

Io sono Mia: Mimì – la maledizione di una persona

locandina io sono mia l'occhio del cineasta

Io sono mia

Anno: 2019

Paese: Italia

Lingua: Italiano

Genere: biografico, musicale

Casa di Produzione: Rai Fiction, Eliseo Fiction

Durata: 1h 40m

Regia  Riccardo Donna

Sceneggiatura  Monica Rametta

Montaggio  Alessio Doglione

Dop  Alessio Torresi Gelsini

Attore: Serena Rossi, Maurizio Lastrico, Lucia Mascino, Dajana Roncione

Trama di Io sono mia


Sanremo ’89. Mimì entra nell’Ariston di Sanremo, cammina per gli angusti corridoi fino ad arrivare sul palco dove andrà a provare la sua canzone in gara “Almeno tu nell’universo“. A Sanremo incontrerà una giornalista, Sandra (Lucia Mascino), che era venuta lì per intervistare Ray Charles, e che considera l’intervista alla Berté una punizione da parte del suo redattore, poiché nessuno vuole intervistare la iettatrice. Attraverso l’intervista Mia Martini si aprirà alla giornalista, come fosse un’amica, parlandole di tutta la sua carriera e mostrandole la sua fragilità interiore e allo stesso tempo la forza di reagire per amore della musica. 

Recensione di Io sono Mia

Sai, la gente è strana Prima si odia e poi si ama Cambia idea improvvisamente Prima la verità poi mentirà lui Senza serietà Come fosse niente

Almeno tu nell’universo


Nel Gennaio 2019 “Io sono Mia” del regista Riccardo Donna, famoso al pubblico televisivo per le sue numerose fiction targate Rai come “Un medico e un famiglia“, sbarca sul grande schermo, volendo dimostrare che la differenza di qualità tecnica tra il cinema e la televisione, come accade anche in America, si sta sempre più affievolendo. Ma questo vale anche per la televisione italiana?  Il film dedicato al mito della musica Mia Martini esce nel piccolo schermo un mese dopo ottenendo un ottimo successo di pubblico con un 31% di share, segno che quell’artista bistrattata da molti ancor oggi riscalda il cuore di migliaia di persone Domenica Rita Adriana Bertè , conosciuta con il nome d’arte Mia Martini, ispirandosi al marchio delle bevande alcoliche, è un’icona della musica italiana, riuscendo a segnare il tempo di quel periodo storico con quella voce forte, piena di malinconia e disperazione. La cantante ha pubblicato, lottando con i denti, ben diciotto album in studio dal 1963 al 1995. Mimi è una musicista che ha sempre provato a vivere come voleva senza vendersi come artista alle major discografiche che per questo motivo si sono vendicati contro di lei portandola alla rovina, non solo musicale.

– Tu c’hai un visetto carino, eh! Ma c’hai un caratteraccio!

– Questa è l’unica cosa sulla quale sono sempre stata d’accordo.

Io sono mia


L’inizio del film si apre con un falso piano sequenza, essendo presenti numerosi tagli, dove vediamo di spalle una figura femminile che cammina determinata verso il palco dell’Ariston di Sanremo. Interessante e corretta la scelta di mostrare il volto dell’autrice, per la prima volta, quando questa ha un microfono in mano e pronuncia determinate parole, che racchiudono il significato stesso dell’intero film “Sai la gente è strana prima si odia e poi si ama”. 

La scena, che doveva finire lì, continua, ed è un errore. Mia Martini protesta con i ragazzi del mixer chiedendo un pianoforte da suonare, benché in quel sanremo non c’è l’orchestra e lei dovrà cantare sopra la base musicale. Qui i lavoratori, tra loro, la sfottono affermando che quella cantante porta sfortuna e per andare a prendere il pianoforte stringono in mano un cornetto napoletano per scacciare il malaugurio. Non avrei inserito questa parte poiché si cade nell’errore di tutte le fiction italiane, ovvero raccontare troppo, togliendo la potenza all’immagine che può raccontare in maniera più raffinata le tematiche stesse del film. Dopo cinque minuti sappiamo già il tema e il finale stesso del lungometraggio; ciò toglierà forza narrativa alla storia. L’idea di creare una cornice filmica attraverso l’intervista effettuata dalla giornalista, seppur banale, è stata un’ottima scelta perché semplifica il flusso narrativo degli eventi. Io sono mia però cade nella sceneggiatura: i fatti della vita di Mia sono narrati in maniera confusionale, non capiamo i legami con la famiglia e la sorella Loredana Berté, né capiamo totalmente il suo vissuto artistico, vedendola solo in alcuni anni di vita: quelli segnati dal suo apice artistico e quelli di decadenza interiore. La stessa storia d’amore tra lei e Andrea, personaggio completamente di finzione – basato su Ivano Fossati – non diventa mai una vera storia di passione e di romanticismo. L’opera filmica pecca proprio dove avrebbe dovuto essere potente: nell’emozione. Il pubblico non sente vibrare il cuore per le sventure della sua protagonista. Il punto ad occhiello dell’opera filmica è l’attrice Serena Rossi che ci offre un’ottima interprete di Mia Martini, riuscendo a mettere l’anima nell’intera interpretazione filmica. Anche i momenti cantati, proprio dall’attrice, riescono a mantenere una forza espressiva ottima benché la voce canora è assai diversa da quella della sfortunata cantante.

Avvicinarsi con discrezione, a piccoli passi. Davanti a me il racconto di una vita, memorie private e storia professionale. I ricordi di Mia che diventano non solo momenti biografici, ma anche pezzi di storia. Il ricordo di quella grande cantante ancora vivo tra la gente della mia età. Un lavoro quindi sulla memoria, un concetto a me molto caro, perché oggi in questo mondo in cui tendiamo a usare e gettare tutto, è facile dimenticare e perdere il patrimonio della nostra storia. Un pezzetto di quella storia è il mio film.

cit. Riccardo Donna

Riccardo Donna vanno fatti i complimenti per essersi cimentato in un lavoro non semplice portando in scena la cantautrice più maltrattata in vita dalle produzioni televisive e musicali italiane. Il lavoro registico però è buono per metà: il lavoro con gli attori è ottimo ma la scelta delle inquadrature è piuttosto basico, come se non avesse portato nessuna aggiunta al film che pare raccontare semplicemente ciò che i personaggi pronunciano; poi il continuo uso delle dissolvenze abbassa la qualità, stonando nell’opera filmica.  Nel complesso la pecca più grossa dell’opera è il trucco; come è possibile che il volto di alcuni personaggi, come la madre e il padre di Mimi, non invecchiano mai dall’inizio del film? Come è possibile che la stessa Mia Martini all’inizio del film sia una ventenne? Tutte queste pecche condizionano incredibilmente la capacità del pubblico nel seguire e comprendere Io sono mia

Interessante notare però ciò che è accaduto alla cantautrice Italiana; come è possibile che moltissimi personaggi del mondo dello spettacolo, che riteniamo essere intelligenti, si siano lasciati condizionare da quelle voci per cui Mia Martini portava sfortuna. Come è possibile che in un mondo come il nostro si possa ancora credere a queste idiozie e come è possibile che nessuno ha alzato il dito aiutando ad eliminare tali voci infondate. La storia narrata non vuole porgere lo sguardo sul malessere e la decadenza di Mimì, ma pone l’attenzione sulla sua forza di reazione e sulle sue numerose rinascite canore. Anche il titolo “Io sono Mia” richiama questa forza, la forza di una donna che combatte per essere se stessa senza lasciarsi andare ai compromessi artistici e ai vari ricatti. 

Decido io come vivere la mia vita.

Io sono mia

Note positive

  • Le provi attoriali
  • La scelta di ricantare le canzoni


Note negative

  • La regia e sceneggiatura: quest’ultima scontata e scritta male
  • La scelta di mandare un’opera così al cinema
  • Il lavoro dei truccatori

3 Comments

  1. Concordo, la scelta del regista non mi è piaciuta molto, “un medico in famiglia” e un film biografico, su un personaggio poi, profondo e complesso, sono cose ben diverse. A tratti l’ho trovato caricaturale, la bravura di Serena Rossi non può sopperire a tutto. Mi ha un po’ deluso, speravo fosse sviluppato meglio.

  2. Ottima recensione nel contenuto, si vede che l’autore capisce quel che dice e ne parla con passione. Centra il punto più volte, sottolineando quelli che sono problemi gravissimi delle produzioni italiane (superficialità della sceneggiatura, piattezza della regia che non scende mai a fondo). Se posso permettermi di dare un consiglio, suggerirei di limare un pochino la scrittura. a volte poco fluida e nel finale un po’ buttata lì. In ogni caso, come ho già detto, centra perfettamente i nodi gordiani (forse manco tanto gordiani, dato che a un vero appassionato come è il recensore appaiono palesi) non solo di questa fiction, ma dell’intero comparto delle produzioni biografiche dedicate ad artisti italiani (De Andrè, Gaetano, per dirne due).

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