Indivisibili film recensione

Indivisibili: il sottile equilibrio tra simbiosi e separazione

Indivisibili locandina

Indivisibili

Titolo originale: Indivisibili

Anno: 2016

Paese di produzione:Italia

Genere: drammatico

Durata: 100 min

Produzione: Tramp Limited, O’Groove

Produttore: Attilio De Razza, Pierpaolo Verga, Salvatore Ficarra, Valentino Picone

Distribuzione: Medusa Film

Regia: Edoardo De Angelis 

Sceneggiatura: Edoardo De Angelis, Barbara Petronio, Nicola Guaglianone

Fotografia: Ferran Paredes Rubio

Montaggio: Chiara Griziotti

Musica: Enzo Avitabile

Attori: Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo, Massimiliano Rossi

Trama di Indivisibili

Ne sud Italia, due gemelle napoletane siamesi, Daisy e Viola, vengono continuamente sfruttate dalla loro famiglia quando scoprono che queste possiedono una voce sublime. Da questo momento l’intera famiglia, madre, padre e zio, li tratteranno come se fossero dei fenomeni da baraccone portandole in giro per le feste paesane, matrimoni o battesimi per esibirsi a pagamento, ma di quei guadagni a loro non viene niente in tasca.

Tutto cambierà quando le ragazze scoprono che esiste un modo per potersi dividere chirurgicamente e inizia a lottare contro il volere dei loro cari per poter effettuare l’operazione e vivere una vita normale.

Recensione di Indivisibili

Il terzo lungometraggio di Edoardo De Angelis “Indivisibili”, è soprattutto un racconto di formazione e crescita, che si innesta sull’atavica dicotomia simbiosi – separazione. Le due gemelle siamesi Viola e Daisy, vivono attaccate solo da un lembo di pelle, ma che in realtà connette le loro anime.  

La storia è ambientata nel contesto degradato e surreale di Castel Volturno, un luogo pieno di potenzialità, ma martoriato dall’uomo ed abbandonato dallo Stato, terreno fertile per la terribile sorte che attende le due ragazze. Loro vengono sfruttate dai genitori(ignoranti e patologici), costrette a cantare ai matrimoni, esibite come fenomeni da baraccone, senza poter gestire i soldi guadagnati. Dopo aver saputo da un medico, che basterebbe un’operazione per separarle, il già precario equilibrio collassa. Dasy vuole viaggiare, sentirsi donna, essere una. Viola ha paura invece. Le gemelle come rappresentazione della nostra interiorità, spesso divisa tra la nostra parte bambina e quella adulta.

Nel loro percorso di autonomia incontreranno altre delusioni: un sedicente prete che le vuole far apparire sante-madonne ed un uomo ambiguo infatuato di Dasy solo per la sua diversità. Insomma, radici, religioni, amori sbagliati tutte “reti” in cui possiamo restare imbrigliati durante la difficile ricerca di noi stessi. Recidere una parte di noi, lacerarsi per portare alla luce lati di noi rimossi, soffocati o sconosciuti. Crescere.

Due scene in particolare stupende :  l’antro della Sibilla, un luogo mistico, un “utero”, il nostro inconscio che ci permette di ripartorirci da soli. E poi, la disperata corsa delle ragazze in motorino, verso una non identificata libertà.

Il finale è sospeso tra il tragico ed il visionario-favolistico, dove De Angelis dimostra una regia sicura e che raggiunge lo scopo. Il tutto è sorretto dalla bravura delle due attrici emergenti che donano una interpretazioni che potenzia incredibilmente il lungometraggio, grazie anche ad una macchina da prese che le segue sempre da vicino.

Emozionante la colonna sonora di E.  Avitabile, che ci ricorda con i testi delle sue canzoni, che a prescindere dal luogo(o modo) in cui si nasce, a tutti i bambini dovrebbe spettare lo stesso destino, essere amati.

Note positive :

  • una coinvolgente colonna sonora
  • attori in stato di grazia
  • originalità della trama

Note negative :

  • finale fumoso e sbrigativo

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