Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto: io sono la legge

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto: io sono la legge 1

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Titolo originale: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Anno: 1970

Paese di produzione: Italia

Genere: grottesco, thriller

Durata: 112 minuti

Produzione: Vera Film

Distribuzione: Euro International Film

Regista: Elio Petri

Sceneggiatura: Ugo Pirro, Elio Petri

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Fotografia: Luigi Kuveiller

Attori: Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Arturo Dominici, Massimo Foschi, Salvo Randone

Recensione di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Una tagliente riflessione sul potere e sui suoi meccanismi, un’accurata messinscena dal timbro brechtiano che sortisce la chiara riflessione su temi dostoevskiani e kafkiani: è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, film del 1970 diretto da Elio Petri e vincitore del Premio Oscar alla miglior pellicola straniera nel 1971. Interpretato da un indimenticabile Gian Maria Volonté nel ruolo del Dottore, il lungometraggio è il primo capitolo della cosiddetta trilogia della nevrosi, seguito da La classe operaia va in paradiso (1971) e La proprietà non è più un furto (1973). Nel culmine dell’Italia lacerata da accesi dibattiti politici e attentati terroristici, appena uscita dalla turbolenta stagione sessantottina, il film del cineasta romano mostra con sapienti tecniche registiche luci e ombre della contemporaneità e dei suoi protagonisti sclerotizzati. 

Trama di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Una mattina, a Roma, un dirigente della Pubblica Sicurezza a capo della sezione Omicidi (Gian Maria Volonté) si reca nell’appartamento della sua amante, Augusta Terzi (Florinda Bolkan). Al culmine di un gioco erotico, il poliziotto uccide la donna tagliandole la gola con un rasoio; tuttavia, semina in tutta la casa prove e indizi riconducibili alla sua persona. Una volta giunto in commissariato, pronuncia un serrato discorso in virtù della sua promozione a comando dell’Ufficio politico, mentre le indagini relative all’assassinio della signora Terzi iniziano a svolgersi, sotto l’occhio vigile del “Dottore”, che, incapace di controllare i propri istinti e il proprio potere, depista i colleghi e compromette le prove a suo carico: il tutto per dimostrare la sua assoluta insospettabilità.

Analisi di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

“La vittima si faceva fotografare in pose da cronaca nera. Ce n’è un’intera collezione. Per me è opera di dilettante, anche un po’ puerile.”


– Arturo Dominici nel ruolo del dott. Mangani

Nel culmine degli anni di piombo, Elio Petri e Ugo Pirro concepiscono un soggetto innervato nel tema concepito da Dostoevskij della sfida dell’assassino alla giustizia: contaminato da temi prelevati dall’opera di Franz Kafka, lo script finale assume i tratti di un film grottesco e filosofico che, tuttavia, risulta pregno di psicologia e riflessioni etiche. Sul piano esteriore, chiaro è il ripensamento, da parte degli sceneggiatori, della questione politica e dell’impiego del potere da essa derivato: un potere che tanto più è autoritario e repressivo, tanto più opera un processo di regressione ai danni dei governati ridotti a uno stato infantile, facendo sortire dagli stessi un bisogno del potere come un bambino necessita della figura paterna. Il protagonista, in tale ottica, si comporta a tutti gli effetti con l’irresponsabilità di un infante: non solo assassina l’unica persona a lui sentimentalmente legata, bensì compromette la scena del crimine per sfidare l’ambiente nel quale egli stesso opera da anni con successo.

«Volevo fare un film contro la polizia, ma a modo mio» dichiara Elio Petri a proposito di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. E fin dalla linea narrativa adottata il regista romano centra appieno il senso dell’atipicità ricercato: l’intreccio si sviluppa alternando la storia a flashback relativi al rapporto fra il Dottore e Augusta, dal loro primo incontro avvenuto telefonicamente sino al momento in cui si manifesta il presunto movente dell’omicidio.

Un protagonista al di sopra di ogni sospetto

Annoverata fra le più grandi interpretazioni della storia del cinema, la prova d’attore di Gian Maria Volonté nei panni del Dottore incarna appieno il personaggio concepito da Elio Petri e Ugo Pirro. Mai nominato per l’intera durata del film, il protagonista è un controverso ma rispettato poliziotto che, una mattina, ottiene la promozione da capo della sezione Omicidi a responsabile dell’Ufficio Politico; non prima di aver assassinato, nel mezzo del coito, l’amante Augusta Terzi nell’appartamento della donna, in via del Tempio 1. Nonostante in principio l’atto di deliberata sfida contro la macchina del potere risulti tanto sfrontato quanto eroico, portando lo spettatore quasi a porsi dalla parte dell’uomo, nel corso della narrazione si evincono crepe e mancanze nella personalità dell’Assassino. Volonté, in tal senso, è abilissimo nell’ostentare la sfrontatezza del proprio personaggio dinnanzi ai colleghi del suo ufficio; tuttavia, l’incapacità umana e, per certi versi, virile dell’uomo, si rivela nel suo rapporto con Augusta, una vera e propria outsider del sistema che gioca senza ritegno con i valori morali della società. Esemplificative sono le sessioni fotografiche in cui il Dottore immortala l’amante “in pose da cronaca nera”, riproducendo alcune scene del crimine al quale egli ha assistito.

“Voi saprete tutti che fino a ieri mi sono occupato di assassini. E con un certo successo. Non è senza significato che abbiano destinato proprio me in questo momento alla direzione dell’ufficio politico. Ciò è stato deciso poiché tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire.”

– Gian Maria Volonté nel ruolo del Dottore, durante la cerimonia di promozione a capo dell’Ufficio Politico

Solo l’avversario del Dottore, il rivoluzionario sessantottino Antonio Pace, pare contrapporsi efficacemente a un sistema di alienazione e frustrazione morale che modifica la natura e la morale dell’uomo. L’antieroe di Petri, infatti, assimila i rivoluzionari avversi al potere costituito a criminali come ladri e assassini, in un sistema che teme la rivelazione della propria fragilità dinnanzi al vigore dei giovani individualisti come Antonio Pace: esemplare, in tal senso, la celebre scena dell’interrogatorio sostenuto dal personaggio di Gian Maria Volonté del suo antagonista, un giovane Sergio Tramonti alla sua seconda apparizione sul grande schermo.

Rivelatrice della scissione morale e delle instabilità psichiche dell’Assassino è l’indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone: l’ausilio dello scacciapensieri, così come del sax soprano e del contrabbasso elettrico, non sono solo volti a palesare l’instabilità del protagonista, ma svolgono anche il ruolo di macchina musicale volta a straniare, in senso brechtiano, il pubblico che, in tal senso, viene indotto a rammentare come  la storia narrata sia una pura situazione ideale.

La messinscena di un capolavoro

Lo stile adottato da Elio Petri per la realizzazione di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto si configura affine alla linea seguita per la precedente pellicola A ciascuno il suo: ambedue le narrazioni, difatti, sono caratterizzate da molti primi piani e dall’uso dello zoom, alternati dall’ausilio del piano sequenza. In accordo con tale stile sono non solo la colonna sonora di Ennio Morricone e il cast di attori e attrici, ma anche un’eccelsa scenografia curata da Carlo Egidi e la scelta dei costumi di Angela Sammaciccia; due comparti che si armonizzano perfettamente con l’atmosfera della narrazione e con i ruoli dei personaggi sulla scena. Basti pensare alla contrapposizione spaziale fra l’appartamento minimalista del Dottore e la caotica casa di Augusta; oppure, si richiami l’ufficio del Questore in cui campeggiano giganteschi dipinti di figure femminili e il manifesto di Gabriele D’Annunzio nel personaggio dell’Orbo Veggente. Completano la realizzazione di una pellicola selezionata fra i 100 film italiani da salvare l’attenta fotografia di Luigi Kuveiller e il montaggio serrato di Ruggero Mastroianni.

Note positive

  • La magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté;
  • L’accuratezza dei dettagli nella scenografia, come la conformazione della casa del Dottore, degli uffici e della casa di Augusta Terzi
  • La matrice letteraria e filosofica del film
  • La memorabile colonna sonora composta da Ennio Morricone

Note negative

  • Nessuna in particolare

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