Il Buco (2019)

Il Buco (2019) : Contro l’avidità umana

Recensione del lungometraggio spagnolo distribuito da Netflix nel 2020 il Buco ( El Hoyo), un horror a tinte fantascientifiche sulla lotta di classe.
locandina de Il Buco film netflix

Il Buco

Titolo originale: El hoyo
Anno: 2019
Paese di produzione: Spagna
Genere:
Horror, thriller, fantascienza
Durata: 94 minuti
Casa di Produzione: Basque films, Mr. Miyagi films,
Plataforma La Pelicula A.I.E
Distribuzione italiana: Netflix
Regia: Galder Gaztelu- Urrutia
Sceneggiatore: David Desola, Pedro Rivero
Montaggio: Haritz Zubillaga, Elena Ruiz

Fotografia: Jon D. Domínguez
Musiche: Aranzazu Calleja
Attori: Ivan Massagué, Antonia San Juan, Zorion
Eguileor
, Emilio Buale Coka, Alexandra Masangkay,
Zihara Llana

Per visionare il film clicca qui

Trailer de Il Buco

Recensione de Il Buco

Realizzato dal regista spagnolo Galder Gaztelu- Urrutia, Il Buco risulta una interessantissima opera prima piena di mistero e di fascino. Il film è stato presentato in anteprima mondiale, il 6 settembre 2019, al Toronto International Film Festival vincendo l’ambito premio del pubblico. Grazie a questa partecipazione Netflix decise di acquistare i diritti di distribuzione cinematografica del lungometraggio disponibile dal 20 Marzo del 2020 sulla sua piattaforma on demand. In Spagna è uscito  l’8 novembre 2019.

Trama de Il Buco

Due uomini si ritrovano in una prigione formata come una grande torre, dove i prigionieri sono suddivisi su più livelli che separano gli uni dagli altri. Durante questa prigionia, gli uomini e le donne sono totalmente alienati dal resto del mondo, potendo contare solo sul proprio spirito di sopravvivenza e cibandosi tramite una piattaforma che passa da un livello all’altro. Il protagonista della pellicola cerca di sfidare questo sistema affrontando la ferocia e la brutalità dell’uomo.

Analisi de Il Buco


Galder Gaztelu- Urrutia ci trasporta subito all’interno del racconto, senza perdersi in introduzioni futili o fuorvianti. La prima parte della pellicola riesce a esplicare perfettamente la quotidianità vissuta all’interno della folle prigione. Questa ci viene narrata con un insieme di sequenze che funzionano e sono ben messe in scena, figlie di un’attenta regia. Infatti il regista ci permette di cogliere tutti i dettagli inerenti al racconto, ance grazie a un ritmo costante che immette all’interno dell’opera un’immensa tensione incuriosendo e coinvolgendo ottimamente lo spettatore.

La tensione e l’azione non sono gli unici punti di forza de Il Buco ma rintracciamo la presenza di una sceneggiatura ben scritta la cui potenzialità trova piena realizzazione nei dialoghi tra Goreng, protagonista della pellicola, e i vari personaggi che incontra lungo il suo folle percorso verso la rivoluzione. Tra risvolti di trama più o meno convincenti, lo spettatore si ritrova in un teatro di brutalità, violenza e sangue. Ciò che sorprende è l’equilibrio raggiunto tra i vari elementi narrativi dal montaggio alla regia, con un ottimo dosaggio del cinema splatter, che non si traduce mai in scene dell’orrore disturbante.

Il Buco sfrutta a tratti l’utilizzo di vari flashback che però vengono gestiti in maniera limitata e assai superficialmente rompendo talvolta il ritmo narrativo che invece doveva e voleva essere costante. Gli sceneggiatori avrebbero potuto approfondire alcuni aspetti che all’interno della storia vengono soltanto accennati e mai sviluppati, nonostante ciò la credibilità del racconto viene avvalorato dalle ottime interpretazioni attoriali, in cui primeggia Ivan Massagué in grado di essere sempre dento il personaggio dall’inizio alla fine del lungometraggio.

Tra l’ingordigia dell’uomo e la filosofia di Hobbes


Il Buco offre molti spunti interessanti, sebbene non sempre siano approfonditi in maniera puntuale. Durante la visione ci si accorge della chiara denuncia sull’avidità dell’uomo, reo di mettere i suoi interessi davanti a quelli della collettività. Chi è in alto non tiene conto dei bisogni di chi si ritrova in basso, in quei livelli dove la piattaforma arriva ormai vuota, priva di cibo, spingendo gli uomini a cibarsi tra loro stessi. L’ingordigia dell’uomo è al centro del film, in tal senso sono emblematiche le scene ambientate nelle “celle” in alto, con prigionieri totalmente incuranti del rispetto altrui. In tal direzione Thomas Hobbes parlava di uno stato di guerra incessante, dove ogni uomo è lupo agli occhi dell’altro. Ciascuno è mosso da pulsioni meramente egoistiche e non vi è spazio per distinzioni tra giusto e sbagliato. L’uomo è spinto dai suoi interessi, seguendo i suoi istinti che lo portano alla violenza, al concetto di “mors tua vita mea”. La tematica è ben inquadrata nella storia, ma non trova pieno compimento nel finale che poteva essere gestito in maniera più coerente. Questo del resto mantiene una coerenza nello stile, ma non soddisfa del tutto lo spettatore, come se Il Buco si interrompesse sul meglio e con soluzioni semplicistiche, creando ampie stonatura con le premesse narrative mostrate nell’incipit e svolte poi durante l’arco narrativo. Eppure le critiche non vanno a sminuire un lavoro che rimane apprezzabile e ricco di aspetti che possono soddisfare un’ampia fetta di pubblico.

Note positive

  • Regia
  • Tensione narrativo
  • Dosaggio dello splatter
  • Interpretazioni attoriali

Note negative

  • Gestione dei Flashback
  • Finale

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