Il Signor Diavolo: Ritorno all’horror anni ‘70

Recensione del film Il Signor Diavolo, ultimo lavoro del regista italiano Pupi Avati
Il signoe Diavolo film locandina

Il Signor Diavolo

Anno: 2019

Paese: Italia

Lingua: Italiano

Genere: horror, thriller, noir

Casa di Produzione: DueA Film, Rai Cinema

Durata: 86 min

Regia: Pupi Avati 

Sceneggiatura: Pupi Avati, Tommaso Avati, Antonio Avati

Soggetto: Pupi Avati

Scenografia: Giuliano Pannuti

Montaggio: Ivan Zuccon

Fotografia: Cesare Bastelli

Attori: Gabriele Lo Giudice, Filippo Franchini, Chiara Caselli, Alessandro Haber, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Riccardo Claut

Trailer de Il Signor Diavolo (ita)

Recensione de Il Signor Diavolo

Tratto dall’omonimo romanzo dello stesso regista (al quale però Avati decise di cambiare il finale) uscito nel 2018; ci troviamo di fronte a un film dove l’impronta avatiana è ben marcata. Un balzo indietro, visivamente parlando, di 40 anni, che ci porta a riavere un Avati de La casa dalle finestre che ridono e un nuovo “horror padano”. Accolto positivamente dalla critica ma non dal pubblico, rimasto piuttosto deluso da questo ritorno al passato. In seguito alla sua uscita nelle sale, Avati ha annunciato la sua intenzione di creare una saga ambientata in quegli stessi luoghi.

Trama de Il Signor Diavolo

Roma 1952. In seguito ad un misterioso omicidio che coinvolge due minori, il funzionario ministeriale Furio Momentè viene mandato ad indagare per evitare scandali, viste le imminenti lezioni politiche. Arrivato sul luogo, Furio scoprirà che la vita, unita strettamente alle superstizioni, nel paesino di Lio Piccolo (Veneto) sono ben diverse da quelle a cui è abituato; qui un ragazzo arriva ad ucciderne un altro perché convinto che questo sia il Diavolo.

Analisi de Il Signor Diavolo

Nella cultura contadina il diverso, il deforme, viene associata al demonio.

Padre Amedeo

In anni nei quali il genere horror si sta sempre più rivalutando, regalando al pubblico sia registi che prodotti molto validi, Avati decide di rimettersi dietro alla macchina da presa e dirigere un nuovo “horror all’italiana”, genere che lo consacrò al pubblico come regista. Questa volta, però, il progetto non riesce appieno: l’intero film guarda troppo al passato e il pubblico, compresi gli stessi estimatori del regista, si aspettavano qualcosa di nuovo e non un misero tentativo di “copiare sé stessi” per creare una sorta di effetto nostalgia. Altra grossa pecca del Il Signor Diavolo è il ritmo lento, troppo per un film di questo genere, lo spettatore che dovrebbe rimanere con il fiato sospeso è, invece, poco coinvolto e facilmente distraibile.

Va detto, però, che ci sono anche cose ben riuscite all’interno della pellicola, come la fotografia; i colori quasi completamente desaturati aiutano a immergersi nella visione e a creare un’atmosfera cupa e suggestiva. Purtroppo è stata sprecata l’occasione di creare un bel film, che sulla carta aveva del potenziale ma che non è stato sfruttato.

Regia ed interpreti ne Il Signor Diavolo

Pellicola che segna il ritorno all’horror del regista bolognese, nella quale decide di usare non solo lo stile ma anche molto degli interpreti dei suoi primi lavori. Lo stile è così riconducibile ai suoi primi lavori sui generis (La casa dalle finestre che ridono e Zeder) che non ci si crede che a separarli ci siano 40 anni; anche il suo protagonista Furio, interpretato da Gabriele Lo Giudice, un uomo di città mandato a indagare in una realtà a lui del tutto sconosciuta, ricorda l’inerme Stefano (Lino Capolicchio) mandato in un superstizioso paesino di provincia per un lavoro di restauro.

Degne di nota sono le prove attoriali fornite dai giovani interpreti che per la prima volta vediamo calcare il grande schermo, assolutamente credibili al fianco di attori affermati e, come detto in precedenza, non neofiti del genere.

NOTE POSITIVE

  • Le atmosfere cupe e gotiche
  • Le scenografie

NOTE NEGATIVE

  • Il finale
  • Il ritorno al passato troppo marcato

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